
Calco di uomo nell'orto dei fuggiaschi a Pompei - opera di Tiberio Gracco
L'Orto dei Fuggiaschi, nella Regio I di Pompei, è uno dei luoghi più toccanti dell'intera area archeologica. Qui, durante gli scavi del 1961, furono individuati i resti di un gruppo di uomini, donne e bambini che tentarono di fuggire dalla città durante le ultime e più violente fasi dell'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
I celebri calchi conservano non soltanto la posizione dei corpi, ma anche particolari degli abiti e dei gesti compiuti negli ultimi istanti di vita. Per questo l'Orto dei Fuggiaschi rappresenta uno dei luoghi nei quali la tragedia di Pompei appare con maggiore immediatezza.
Prima dell'eruzione quest'area non era però un luogo funerario né uno spazio abbandonato. Era un vigneto inserito nel tessuto urbano, con strutture destinate alla coltivazione e un triclinio estivo nel quale si poteva mangiare all'aperto sotto una pergola.
Un vigneto all'interno della città
Negli ultimi anni di vita di Pompei l'area era utilizzata principalmente come spazio agricolo.
Gli studi archeologici hanno riconosciuto le tracce della coltivazione della vite e la presenza di un triclinio destinato ai banchetti all'aperto.
Il vigneto ricorda un aspetto importante della città antica: all'interno delle mura non esistevano soltanto case, botteghe, templi e edifici pubblici.
Giardini, orti, vigneti e piccoli appezzamenti coltivati occupavano numerosi spazi urbani e contribuivano alla produzione di frutta, verdura e vino.
Nel 79 d.C. questo tranquillo spazio verde divenne invece il luogo nel quale un gruppo di persone cercò disperatamente una via di salvezza.
La fuga verso Porta Nocera
Durante le prime fasi dell'eruzione, una quantità enorme di pomici ricadde progressivamente sulla città.
Le strade e gli spazi aperti vennero ricoperti da uno strato sempre più spesso di materiale vulcanico, rendendo ogni movimento estremamente difficile.
Le persone ritrovate nell'Orto dei Fuggiaschi stavano probabilmente cercando di raggiungere Porta Nocera, una delle uscite della città situata poco più a sud-est.
Quando attraversarono questa zona, la coltre di pomici aveva già raggiunto diversi metri di altezza.
Camminare significava quindi muoversi sopra un terreno instabile e continuamente modificato dalla caduta dei materiali vulcanici.
Le ultime fasi dell'eruzione
La situazione cambiò radicalmente quando iniziarono a raggiungere Pompei le correnti piroclastiche, nubi estremamente calde composte da gas, cenere e materiali vulcanici.
La fase finale dell'eruzione non lasciò praticamente possibilità di sopravvivenza alle persone ancora presenti nella città.
Il gruppo dell'Orto dei Fuggiaschi venne raggiunto mentre tentava di allontanarsi.
Le posizioni dei corpi mostrano persone cadute o rannicchiate, alcune vicinissime tra loro.
Quello che oggi vediamo non è quindi una ricostruzione immaginaria della tragedia, ma la testimonianza materiale dell'esatto punto nel quale queste persone morirono quasi duemila anni fa.
Quante erano le vittime?
L'Orto dei Fuggiaschi è tradizionalmente conosciuto come il luogo dei 13 calchi.
Le ricerche pubblicate dal Parco Archeologico nel 2026 hanno permesso di ricostruire con maggiore precisione ciò che avvenne durante gli scavi del 1961.
Gli archeologi individuarono in realtà 15 vittime.
Di una delle prime vittime rinvenute non fu possibile realizzare il calco.
Delle altre furono ottenute 14 impronte in gesso, ma soltanto tredici vennero sistemate nell'angolo sud-orientale dell'Orto.
Il quattordicesimo calco fu trasferito poco dopo la realizzazione presso la Casa dei Quattro Stili e oggi la sua identificazione precisa tra i calchi conservati a Pompei non è completamente certa.
I tredici calchi visibili nell'Orto sono quindi parte di un gruppo di vittime più ampio di quanto indicato dalle descrizioni tradizionali.
La scoperta del 1961
Gli scavi iniziarono il 2 marzo 1961 sotto la direzione di Amedeo Maiuri, uno dei più importanti archeologi nella storia moderna di Pompei.
Le vittime non furono rinvenute tutte contemporaneamente.
Il primo calco venne realizzato il 10 aprile. Nei giorni e nelle settimane successive furono individuati altri gruppi di persone.
Tra il 17 e il 22 aprile vennero realizzati i calchi di cinque vittime vicine tra loro.
Il 27 aprile furono individuati altri tre individui e il 31 maggio emerse un ulteriore gruppo formato da cinque persone.
La disposizione dimostra quindi che non si trattava necessariamente di un unico gruppo compatto che procedeva insieme, ma di più persone o piccoli gruppi sorpresi nello stesso settore durante la fuga.
Come si formano i calchi
I calchi di Pompei sono il risultato di un fenomeno particolare prodotto dall'eruzione.
Quando le vittime furono ricoperte dai materiali vulcanici, la cenere progressivamente si consolidò intorno ai corpi.
Con il passare del tempo i tessuti organici si decomposero, lasciando nel terreno una cavità che conservava la forma esterna del corpo.
Nel XIX secolo il direttore degli scavi Giuseppe Fiorelli comprese che queste cavità potevano essere riempite con gesso liquido.
Una volta solidificato il gesso e rimosso il materiale vulcanico circostante, appariva la forma della persona morta durante l'eruzione.
La tecnica fu sperimentata per la prima volta nel 1863.
I calchi dell'Orto dei Fuggiaschi, però, non appartengono a quella prima esperienza: furono realizzati quasi un secolo dopo, nel 1961, durante gli scavi diretti da Maiuri.
Non sono semplicemente “statue”
I calchi non devono essere considerati statue realizzate dagli archeologi.
Il gesso riempie uno spazio che era stato realmente occupato dal corpo di una persona.
Per questo possono rimanere impressi dettagli straordinari: pieghe degli abiti, calzature, lineamenti, posizione delle mani e altri particolari.
All'interno del calco possono inoltre conservarsi ossa e oggetti appartenuti alla vittima.
Le moderne tecnologie diagnostiche permettono oggi di studiare questi elementi senza distruggere il calco.
Radiografie, tomografie computerizzate e scansioni tridimensionali stanno fornendo nuove informazioni sull'età, sul sesso, sulle condizioni fisiche e sugli oggetti portati dalle persone durante la fuga.
Uomini, donne e bambini
Tra le vittime dell'Orto dei Fuggiaschi erano presenti adulti e bambini.
Questo è uno degli aspetti che rende il luogo particolarmente impressionante.
L'eruzione non colpì una categoria specifica della popolazione. Famiglie, persone sole, schiavi, cittadini liberi, ricchi e poveri dovettero prendere rapidamente decisioni sulla possibilità di restare nelle proprie abitazioni o tentare la fuga.
Non sappiamo con certezza quali rapporti esistessero tra tutte le persone ritrovate nell'Orto.
La vicinanza di alcuni corpi suggerisce però che almeno parte delle vittime potesse muoversi insieme.
Gli oggetti trovati con loro permettono talvolta di ricostruire piccoli frammenti di quelle ultime ore.
Cosa portarono con sé
Chi tentava di lasciare Pompei doveva decidere rapidamente cosa portare.
Le ricerche archeologiche sulle vittime dell'eruzione hanno documentato monete, gioielli, chiavi, lucerne, contenitori con acqua e piccoli oggetti personali.
Anche nell'Orto dei Fuggiaschi sono stati rinvenuti oggetti associati alle persone in fuga.
Tra questi figurano monete e vaghi di collana in pasta vitrea.
Sono reperti apparentemente modesti, ma permettono di comprendere concretamente cosa significasse abbandonare improvvisamente la propria casa senza sapere se sarebbe stato possibile tornarvi.
Una nuova scoperta: forse un medico tra i fuggiaschi
Nel 2026 il Parco Archeologico di Pompei ha pubblicato una nuova e importante ricerca su una delle vittime dell'Orto dei Fuggiaschi.
Durante il restauro del calco identificato con il numero 46 era stata individuata una piccola cassettina in materiale organico conservatasi all'interno della colata di gesso.
Accanto alla vittima si trovava anche un sacchetto contenente monete d'argento e di bronzo.
Le moderne analisi radiografiche e tomografiche hanno permesso di osservare l'interno della cassettina senza distruggerla.
Una coticula e piccoli strumenti
All'interno dell'astuccio è stata identificata una coticula, una piccola tavoletta in pietra utilizzata per triturare o preparare sostanze.
Oggetti di questo tipo potevano servire nella preparazione di medicamenti o cosmetici.
Le scansioni hanno inoltre rivelato diversi piccoli strumenti metallici, alcuni dei quali potrebbero essere compatibili con strumenti utilizzati nella pratica medica.
Il confronto con altre cassette mediche rinvenute nell'area vesuviana rende quindi possibile l'ipotesi che la vittima fosse un medico o una persona legata alla preparazione di rimedi.
Non possiamo considerarlo definitivamente dimostrato, ma la scoperta restituisce una dimensione personale straordinaria a uno degli individui dell'Orto.
Non vediamo più soltanto una figura anonima immobilizzata nel gesso: cominciamo a intravedere una persona che, nel momento della fuga, aveva scelto di portare con sé strumenti probabilmente collegati alla propria attività.
Le moderne tecniche di indagine
La ricerca del 2026 mostra quanto i calchi continuino a essere una fonte archeologica ancora oggi.
Le analisi mediante tomografia computerizzata consentono di attraversare virtualmente il gesso e visualizzare ossa e oggetti senza danneggiare il reperto.
Nel caso della piccola cassetta dell'Orto dei Fuggiaschi, la scansione ha mostrato anche la struttura interna dell'astuccio, la serratura e diversi elementi metallici completamente invisibili dall'esterno.
Tecniche che naturalmente Maiuri non poteva utilizzare nel 1961 stanno quindi permettendo di ottenere nuove informazioni dalle stesse vittime scoperte più di sessant'anni fa.
Il metodo dei calchi e la memoria delle vittime
La tecnica ideata da Fiorelli cambiò radicalmente il modo di percepire Pompei.
Prima dei calchi, l'eruzione era raccontata soprattutto attraverso edifici crollati, oggetti abbandonati e scheletri.
Con i calchi apparvero invece le persone nel momento della morte.
Per questo queste testimonianze hanno sempre avuto un enorme impatto emotivo sui visitatori.
Non sono importanti soltanto per comprendere l'eruzione.
Permettono di ricordare che le case, le strade, le terme e i templi che oggi visitiamo erano abitati e frequentati da persone reali.
Un luogo da osservare con rispetto
L'Orto dei Fuggiaschi è diventato inevitabilmente una delle immagini simbolo di Pompei.
È però importante non considerare i calchi soltanto come una curiosità spettacolare.
Quello che vediamo rappresenta il luogo della morte di persone realmente vissute quasi duemila anni fa.
Le moderne ricerche del Parco insistono sempre più sulla necessità di studiare questi reperti come individui e storie personali, non semplicemente come testimonianze dell'eruzione.
Ogni dettaglio — una moneta, un gioiello, un oggetto di lavoro o la posizione di un corpo accanto a un'altra persona — può contribuire a restituire parte dell'identità perduta delle vittime.
Il vigneto prima della tragedia
È altrettanto importante ricordare ciò che l'Orto rappresentava prima dell'eruzione.
Nel corso della visita l'attenzione viene inevitabilmente attirata dai calchi, ma il sito era originariamente uno spazio produttivo e di vita quotidiana.
Qui crescevano viti, si lavorava nel giardino e si poteva mangiare all'aperto sotto una pergola.
Il contrasto tra questa funzione originaria e ciò che avvenne durante l'eruzione rende il luogo ancora più significativo.
Uno spazio destinato alla coltivazione, al lavoro e al banchetto si trasformò in poche ore in una delle testimonianze più drammatiche della distruzione della città.
Uno dei luoghi simbolo di Pompei
L'Orto dei Fuggiaschi I-21, 2 permette di comprendere l'eruzione da una prospettiva profondamente umana.
Gli edifici di Pompei raccontano come vivevano gli abitanti; i calchi mostrano invece cosa accadde ad alcuni di loro durante le ultime ore della città.
Le ricerche archeologiche iniziate nel 1961 e proseguite fino alle moderne analisi del 2026 stanno trasformando progressivamente queste figure da immagini anonime della catastrofe in persone delle quali possiamo ricostruire frammenti di vita, oggetti, attività e ultime decisioni.
Per questo l'Orto dei Fuggiaschi è uno dei luoghi più importanti e delicati dell'intera Pompei: non soltanto una testimonianza della forza distruttiva del Vesuvio, ma soprattutto un luogo della memoria delle persone che cercarono di sopravvivere all'eruzione del 79 d.C.
