Il Tempio della Fortuna Augusta, situato nella Regio VII poco a nord del Foro Civile, è uno dei monumenti che meglio raccontano la trasformazione politica e religiosa di Pompei durante l'età di Augusto.

Il piccolo santuario fu costruito per iniziativa di Marcus Tullius, importante magistrato pompeiano, che mise a disposizione un terreno di sua proprietà e finanziò personalmente la costruzione dell'edificio.

Il gesto aveva naturalmente un significato religioso, ma era anche una potente forma di rappresentazione pubblica. Dedicando un tempio alla Fortuna Augusta, Marcus Tullius manifestava apertamente la propria fedeltà ad Augusto e al nuovo sistema politico nato dopo la fine delle guerre civili.

Il santuario mostra quindi in maniera particolarmente evidente quanto religione, politica e prestigio personale fossero strettamente collegati nella società romana.

La Fortuna Augusta

Fortuna era una divinità antichissima del mondo romano, legata al destino, alla prosperità e alla buona sorte.

Con l'età imperiale il culto tradizionale della dea venne associato alla figura di Augusto.

La Fortuna Augusta rappresentava simbolicamente la prosperità e la stabilità garantite dal nuovo ordine politico creato dall'imperatore.

Onorare la Fortuna Augusta significava quindi augurare benessere alla comunità e, nello stesso tempo, celebrare il regime imperiale dal quale quella prosperità era considerata dipendente.

Il culto si diffuse in numerose città dell'Impero e divenne una delle forme attraverso le quali le comunità locali potevano manifestare pubblicamente la propria fedeltà a Roma e all'imperatore.

Marcus Tullius

Conosciamo il nome del promotore del santuario grazie a un'iscrizione.

Marcus Tullius, figlio di Marcus, era un personaggio appartenente all'élite politica pompeiana e aveva ricoperto la carica di duoviro, una delle più alte magistrature municipali della città.

Il tempio fu costruito a sue spese e su un terreno di sua proprietà.

Questo dettaglio è particolarmente importante.

Marcus Tullius non si limitò a partecipare a un progetto pubblico già esistente: mise direttamente a disposizione una parte delle proprie ricchezze e del proprio patrimonio per creare un nuovo luogo di culto destinato alla comunità.

Il suo nome rimaneva così permanentemente associato al santuario e alla figura dell'imperatore.

Religione e carriera politica

Nel mondo romano finanziare edifici pubblici era una delle principali strategie utilizzate dalle famiglie più ricche per accrescere il proprio prestigio.

Templi, terme, fontane, strade e spettacoli potevano essere finanziati da magistrati o privati cittadini.

Questi interventi prendevano il nome di evergetismo.

Il benefattore offriva qualcosa alla comunità e riceveva in cambio riconoscimento, prestigio e memoria pubblica.

La costruzione del Tempio della Fortuna Augusta rientra perfettamente in questo sistema.

Marcus Tullius si presentava contemporaneamente come uomo generoso verso Pompei e come sostenitore dell'imperatore.

Il santuario era quindi anche un monumento alla posizione sociale del suo fondatore.

Pompei nell'età di Augusto

La costruzione del tempio appartiene a un momento decisivo della storia della città.

Pompei era diventata colonia romana nell'80 a.C., dopo essere stata sconfitta durante la Guerra Sociale.

Nei decenni successivi la città fu progressivamente integrata nel sistema politico e culturale romano.

Con Augusto questo processo raggiunse una nuova fase.

Il Foro e le strade circostanti furono arricchiti da monumenti, statue e santuari collegati alla famiglia imperiale e ai valori del nuovo regime.

Tra questi edifici figurano il Tempio del Genius Augusti, l'Edificio di Eumachia e il Tempio della Fortuna Augusta.

Attraverso queste costruzioni l'immagine di Augusto entrava direttamente nel paesaggio urbano frequentato quotidianamente dai Pompeiani.

Un tempio fuori dal Foro

A differenza dei grandi santuari che si affacciano direttamente sul Foro, il Tempio della Fortuna Augusta si trova poco più a nord della piazza, lungo una delle principali arterie cittadine.

La sua posizione era comunque estremamente prestigiosa.

Il santuario sorgeva lungo il percorso che dal Foro proseguiva verso il settore settentrionale della città, in un punto attraversato ogni giorno da numerosi abitanti.

Il tempio occupò un'area precedentemente appartenente a edifici privati.

La sua costruzione modificò quindi anche l'aspetto dell'isolato e contribuì alla progressiva monumentalizzazione delle strade vicine al centro politico.

Il podio

Il tempio era costruito sopra un alto podio, secondo una forma tipica dell'architettura religiosa romana.

Una scalinata permetteva di raggiungere la parte superiore.

Il podio separava nettamente il santuario dal livello della strada e rendeva l'edificio molto più visibile a chi transitava davanti alla facciata.

Nonostante le dimensioni relativamente ridotte, la posizione sopraelevata e l'utilizzo di materiali preziosi conferivano al tempio un aspetto fortemente monumentale.

Il visitatore doveva percepire immediatamente che si trovava davanti a un luogo sacro collegato al potere imperiale.

Il pronao

La scalinata conduceva al pronao, lo spazio colonnato posto davanti alla cella.

Le colonne e i capitelli erano realizzati o rivestiti con marmo, materiale particolarmente prestigioso.

L'impiego del marmo aveva un significato importante nella Pompei della prima età imperiale.

Durante il principato di Augusto questo materiale divenne infatti uno degli elementi distintivi della nuova architettura monumentale romana.

Utilizzarlo in un piccolo santuario cittadino significava collegare visivamente Pompei ai grandi programmi edilizi della capitale.

L'altare

Davanti al tempio si trovava l'altare, sul quale venivano celebrate le cerimonie e compiuti i sacrifici.

Come negli altri santuari romani, il principale atto rituale si svolgeva all'esterno della cella.

Sacerdoti, magistrati e fedeli potevano quindi partecipare alla cerimonia nello spazio davanti al tempio.

Le offerte potevano comprendere animali, vino, incenso e altri doni destinati alla divinità.

Nel caso della Fortuna Augusta questi rituali assumevano anche una dimensione politica, perché la prosperità della dea era direttamente associata alla figura e alla fortuna dell'imperatore.

La cella e la statua della Fortuna

La cella costituiva il cuore sacro dell'edificio.

Qui si trovava la statua della Fortuna Augusta, principale immagine di culto del santuario.

La dea doveva occupare la posizione centrale, rendendosi immediatamente visibile a chi si avvicinava all'edificio.

Ai suoi lati erano presenti altre nicchie.

Il santuario non celebrava quindi soltanto una divinità astratta legata alla buona sorte, ma costruiva un vero programma figurativo nel quale Fortuna e la dinastia imperiale erano strettamente collegate.

Le statue della famiglia imperiale

Nelle nicchie laterali della cella erano collocate statue appartenenti alla famiglia imperiale.

Questo elemento chiarisce ancora meglio il significato politico del monumento.

Chi entrava nel santuario vedeva contemporaneamente l'immagine della Fortuna Augusta e quelle dei membri della casa imperiale.

Il tempio diventava così uno spazio nel quale religione tradizionale e celebrazione dinastica si fondevano.

Non era necessario trasformare direttamente l'imperatore in una divinità: associandolo a Fortuna, al Genius o ad altri culti, la sua presenza poteva entrare pienamente nella vita religiosa delle città dell'Impero.

Servi e liberti nel culto

Uno degli aspetti più interessanti del Tempio della Fortuna Augusta riguarda le persone che ne curavano il culto.

Le funzioni rituali erano affidate a un collegio composto da servi e liberti.

Questo dato è particolarmente significativo.

I liberti erano ex schiavi divenuti uomini liberi. Potevano accumulare ricchezze e raggiungere una posizione economica importante, ma erano esclusi dalle principali magistrature riservate ai cittadini nati liberi.

Il culto imperiale offriva loro nuove occasioni di partecipazione e riconoscimento pubblico.

Servire un santuario collegato all'imperatore significava entrare in una rete religiosa e sociale che poteva conferire prestigio anche a persone escluse dalle tradizionali cariche politiche.

Augusto e i liberti

Il rapporto tra liberti e culto imperiale non era casuale.

Per molti ex schiavi l'imperatore rappresentava simbolicamente il garante del nuovo ordine all'interno del quale era stato possibile raggiungere la libertà e migliorare la propria posizione.

A Pompei questa relazione emerge in diversi edifici.

Anche la Casa dei Vettii, appartenente a ricchi liberti, mostra quanto persone provenienti dalla schiavitù potessero raggiungere livelli economici molto elevati.

Nel Tempio della Fortuna Augusta osserviamo un altro aspetto dello stesso fenomeno: la possibilità di ottenere riconoscimento attraverso la partecipazione al culto pubblico.

Il santuario e la società pompeiana

Il Tempio della Fortuna Augusta mette quindi in contatto gruppi sociali molto differenti.

Alla sua origine troviamo Marcus Tullius, ricco magistrato appartenente all'élite cittadina.

Il culto era invece affidato anche a servi e liberti.

Al centro di tutto si trovavano Augusto e la famiglia imperiale.

Lo stesso edificio collegava così l'imperatore, l'aristocrazia locale e persone provenienti dai livelli sociali inferiori.

È una testimonianza particolarmente efficace del modo in cui il culto imperiale riusciva a coinvolgere parti differenti della società romana.

Un edificio riccamente decorato

Il tempio doveva apparire molto più prezioso di quanto suggeriscano oggi le murature superstiti.

Colonne, capitelli e superfici erano decorati con marmi e rivestimenti.

Anche le statue contribuivano a creare un ambiente ricco e colorato.

Come avviene per molti monumenti pompeiani, la perdita delle decorazioni può rendere difficile comprenderne l'aspetto originario.

Il piccolo tempio non era uno spazio spoglio.

Al contrario, rappresentava un edificio costruito per impressionare e per rendere evidente il prestigio del culto e del suo finanziatore.

Il terremoto del 62 d.C.

Il grande terremoto del 62 d.C. danneggiò numerosi monumenti della città.

Anche il Tempio della Fortuna Augusta fu interessato dalle trasformazioni e dai restauri degli ultimi anni di vita di Pompei.

Il terremoto diede inizio a un enorme programma di ricostruzione che coinvolse contemporaneamente case private, templi, terme e edifici pubblici.

Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., alcuni lavori erano ancora in corso in diversi settori della città.

Il santuario che venne sepolto apparteneva quindi a una Pompei profondamente segnata dalla ricostruzione successiva al sisma.

Il recupero dei marmi dopo l'eruzione

Uno degli aspetti più interessanti della storia del tempio riguarda ciò che avvenne dopo l'eruzione del 79 d.C.

I preziosi rivestimenti marmorei che decoravano l'edificio furono in gran parte asportati già nell'antichità.

Pompei non scomparve infatti immediatamente dalla memoria.

Alcune parti degli edifici continuavano a emergere sopra i depositi vulcanici e persone interessate al recupero dei materiali tornarono nella città sepolta.

Marmo, metalli e altri elementi preziosi potevano essere rimossi e riutilizzati altrove.

Questa attività di spoliazione spiega perché molti monumenti pubblici pompeiani oggi appaiano molto più poveri rispetto al loro aspetto originario.

La scoperta moderna

Il Tempio della Fortuna Augusta fu riportato alla luce attraverso diverse campagne di scavo condotte principalmente nel 1823-1824, nel 1826 e nel 1859.

Le iscrizioni permisero di riconoscere il nome di Marcus Tullius e di comprendere il rapporto dell'edificio con il culto di Fortuna Augusta.

La scoperta fornì così agli studiosi un esempio particolarmente chiaro di santuario costruito per iniziativa privata ma destinato a svolgere una funzione pubblica.

Ancora oggi il monumento rappresenta una fonte fondamentale per lo studio della politica e della religione pompeiana durante l'età augustea.

Un monumento alla nuova Pompei imperiale

Il Tempio della Fortuna Augusta VII-4, 1 è relativamente piccolo rispetto ai grandi santuari del Foro, ma il suo significato storico è enorme.

Attraverso questo edificio possiamo osservare la Pompei che, dopo secoli di storia sannitica e repubblicana, cercava ormai di presentarsi come una città pienamente inserita nel sistema dell'Impero.

Il suo fondatore utilizzò il santuario per mostrare fedeltà ad Augusto e rafforzare il prestigio della propria famiglia.

Servi e liberti trovarono nel culto una forma di partecipazione pubblica.

Le statue della famiglia imperiale trasformavano infine la cella in uno spazio nel quale la prosperità della città veniva simbolicamente collegata a quella dell'imperatore.

Per questo il Tempio della Fortuna Augusta costituisce uno dei monumenti più interessanti per comprendere culto imperiale, mobilità sociale e strategie politiche dell'élite nella Pompei del I secolo d.C.

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