Il Foro Boario occupa un vasto isolato della Regio II, immediatamente a nord dell'Anfiteatro. Il nome risale ai primi scavi, quando il ritrovamento di numerose ossa di bovini portò gli archeologi a interpretare l'area come un mercato destinato alla vendita del bestiame.
Le indagini archeologiche successive hanno però dimostrato che questa interpretazione era errata. Nell'area si estendeva in realtà un grande vigneto, del quale sono state individuate migliaia di cavità lasciate dalle radici delle viti e dai pali utilizzati per sostenerle. La coltivazione seguiva tecniche descritte anche dalle fonti agronomiche antiche.
Accanto all'ingresso si trovavano due triclini in muratura destinati ai pasti all'aperto; un terzo era collocato nell'angolo nord-occidentale. Nell'area sono stati inoltre individuati un torchio e dieci grandi contenitori in terracotta infossati nel terreno, destinati alla conservazione del prodotto della vendemmia. La capacità complessiva è stata stimata in circa 120 ettolitri.
Il nome tradizionale di Foro Boario è comunque rimasto in uso, nonostante oggi sappiamo che il complesso fosse principalmente collegato alla viticoltura. Nell'area è stata successivamente impiantata anche una vigna sperimentale per evocare l'aspetto del vigneto antico.