La Casa della Biblioteca appartiene al complesso residenziale dell'Insula Occidentalis, costruito sul pendio occidentale di Pompei sfruttando il dislivello delle antiche fortificazioni e la posizione panoramica verso il Golfo di Napoli.
La casa fu scavata per la prima volta nel 1759 e nuovamente esplorata nel Novecento. Il nome moderno fu attribuito dallo studioso Volker Michael Strocka, che interpretò come biblioteca uno degli ambienti della domus. Sulla parete si conserva infatti una raffinata pittura con un personaggio coronato d'edera e accompagnato da oggetti legati alla poesia e ai libri, identificato probabilmente con il poeta greco Filosseno di Citera.
La residenza si sviluppava sul pendio e disponeva di ambienti e terrazze affacciati verso il paesaggio. Le decorazioni conservano importanti testimonianze del II Stile pompeiano, mentre le indagini hanno individuato numerosi interventi di riparazione successivi ai terremoti che colpirono Pompei prima dell'eruzione.
Gli scavi più recenti hanno restituito una testimonianza eccezionale del lavoro dei decoratori. Accanto a un ambiente ancora in corso di sistemazione sono stati rinvenuti un disco di pietra utilizzato come base per la preparazione dei pigmenti, frammenti di pasta vitrea destinati alla produzione del cosiddetto blu egizio e un recipiente metallico contenente un piccolo crogiuolo. Gli oggetti sembrano essere stati abbandonati improvvisamente mentre erano ancora in corso lavori di restauro.
La casa subì danni anche durante i bombardamenti del 1943 e fu successivamente parzialmente reinterrata. Oggi fa parte del grande progetto di messa in sicurezza e valorizzazione delle ville urbane dell'Insula Occidentalis.