Il Lupanare di Pompei, situato nella Regio VII tra il Vicolo del Lupanare e il Vicolo del Balcone Pensile, è l'edificio della città antica più chiaramente identificato come luogo specificamente destinato all'esercizio della prostituzione.

Con le sue piccole stanze, i letti in muratura, le pitture erotiche e i numerosi graffiti lasciati sulle pareti, il Lupanare offre una testimonianza eccezionalmente diretta di un aspetto della vita quotidiana romana raramente conservato con altrettanta evidenza.

L'edificio si sviluppava su due piani e disponeva di più ingressi. Il piano terreno, quello meglio conosciuto e normalmente associato all'immagine del Lupanare pompeiano, era organizzato intorno a uno stretto corridoio sul quale si aprivano cinque piccole camere.

Perché si chiama Lupanare

Il termine lupanare deriva dal latino lupa, “lupa”, parola utilizzata anche per indicare una prostituta.

Il termine lupanar designava quindi un luogo nel quale veniva esercitata la prostituzione.

A Pompei l'attività sessuale a pagamento non era limitata a questo edificio. È documentata o ipotizzata anche in taverne, locande, abitazioni private e altri ambienti della città.

Il Lupanare della Regio VII è però eccezionale perché l'organizzazione architettonica dell'intero edificio sembra essere stata pensata specificamente per questa attività.

Le cinque camere del piano terreno

Al piano terreno uno stretto corridoio collegava i due ingressi principali.

Su entrambi i lati si aprivano cinque piccole camere, ciascuna dotata di un letto costruito direttamente in muratura.

I letti erano molto semplici: una struttura rialzata in pietra e malta sulla quale dovevano essere sistemati materassi, coperte o altri materiali morbidi.

Le stanze erano prive di vere porte e potevano essere chiuse mediante tende, offrendo soltanto una minima separazione dal corridoio.

Le dimensioni estremamente ridotte degli ambienti mostrano chiaramente che non erano concepiti come normali stanze da abitazione.

I letti in muratura

I caratteristici letti in muratura sono uno degli elementi che rendono immediatamente riconoscibile il Lupanare.

La superficie inclinata e il rialzo che funge da cuscino sono ancora perfettamente visibili.

Naturalmente ciò che vediamo oggi rappresenta soltanto la struttura permanente del letto. Durante l'uso dovevano essere presenti materassi, stoffe o imbottiture che rendevano la superficie meno rigida.

La semplicità degli arredi contrasta fortemente con la ricchezza delle camere da letto delle grandi domus pompeiane e restituisce l'immagine di un'attività organizzata in spazi essenziali e funzionali.

Le pitture erotiche

Sopra le porte delle camere del piano terreno si conserva una serie di piccoli quadretti con scene erotiche.

Raffigurano uomini e donne impegnati in differenti rapporti sessuali e costituiscono uno degli elementi più celebri del Lupanare.

Tradizionalmente queste immagini sono state interpretate come una sorta di catalogo delle prestazioni offerte ai clienti.

È una spiegazione suggestiva e molto diffusa, ma è preferibile non considerarla una certezza assoluta.

Nell'arte romana le immagini erotiche potevano avere funzioni differenti e comparivano anche in abitazioni private, terme e altri ambienti non destinati alla prostituzione.

Nel caso del Lupanare, tuttavia, la loro collocazione direttamente sopra le porte delle camere crea un rapporto particolarmente evidente tra le pitture e l'attività che si svolgeva nell'edificio.

I graffiti

Forse ancora più importanti delle pitture sono i numerosissimi graffiti incisi sulle pareti.

Clienti, prostitute e altre persone che frequentavano il luogo lasciarono nomi, commenti, saluti, dichiarazioni, insulti e brevi testimonianze delle proprie esperienze.

Sono documenti straordinari perché non appartengono al linguaggio ufficiale delle iscrizioni pubbliche.

Qui non parlano magistrati, imperatori o ricchi proprietari: emergono invece le voci di persone comuni, spesso attraverso un latino informale e spontaneo.

Alcuni graffiti ricordano incontri sessuali, altri menzionano nomi di donne o uomini, altri ancora contengono semplici messaggi personali.

Le pareti del Lupanare costituiscono così una sorta di archivio spontaneo della vita quotidiana pompeiana.

Le donne che lavoravano nel Lupanare

La guida ufficiale del Parco ricorda che molte delle prostitute che lavoravano nel Lupanare erano probabilmente schiave di origine greca o orientale.

La prostituzione nel mondo romano era infatti strettamente collegata alla schiavitù.

Per molte donne non si trattava quindi di una libera scelta professionale: potevano essere proprietà di un padrone che traeva profitto dalla loro attività.

Anche i nomi tramandati dai graffiti, spesso di origine greca, sono coerenti con la forte presenza di persone provenienti dalle regioni orientali del Mediterraneo tra gli schiavi presenti nelle città romane.

Questo aspetto è essenziale per comprendere il Lupanare senza trasformarlo semplicemente in una curiosità erotica.

Dietro le pitture e i graffiti esistevano infatti rapporti sociali caratterizzati da profonde differenze di libertà, ricchezza e potere.

Quanto costava una prestazione

Le fonti pompeiane e la documentazione del Lupanare indicano prezzi relativamente bassi.

Secondo la guida del Parco, una prestazione poteva costare indicativamente tra due e otto assi.

Per avere un termine di confronto, una semplice coppa di vino poteva costare circa un asse.

Naturalmente i prezzi potevano variare a seconda delle persone, del luogo e della prestazione richiesta.

Il dato mostra comunque che il Lupanare non era necessariamente un ambiente destinato esclusivamente alle classi più ricche.

Era inserito nella vita quotidiana della città e poteva essere frequentato da uomini appartenenti a diversi livelli sociali.

Il piano superiore

Il Lupanare non terminava al piano terreno.

Un ingresso indipendente al civico VII.12.20, sul Vicolo del Balcone Pensile, conduceva attraverso una scala al piano superiore.

Qui un corridoio distribuiva altre cinque piccole stanze.

La separazione degli accessi permetteva al piano superiore di funzionare in maniera almeno parzialmente autonoma rispetto alle camere inferiori.

La guida tradizionale del sito collega questo settore anche agli spazi utilizzati dalle donne che lavoravano nell'edificio e dal gestore.

Il piano superiore conserva meno elementi spettacolari di quello inferiore, ma è importante per comprendere che il Lupanare era una struttura più articolata delle cinque celebri celle normalmente visibili nelle fotografie.

La latrina

Sul fondo del corridoio del piano terreno, sotto il vano della scala, si trova una latrina.

La sua presenza conferma la natura funzionale e organizzata dell'edificio.

Anche un ambiente apparentemente semplice come il Lupanare necessitava infatti di infrastrutture per le persone che vi lavoravano e per chi lo frequentava.

Latrine, sistemi di scarico, ingressi separati e distribuzione delle camere mostrano che non ci troviamo davanti a un'abitazione adattata occasionalmente, ma a uno spazio organizzato con una funzione precisa.

Prostituzione e società romana

La prostituzione era legale nel mondo romano, ma le persone che la esercitavano occupavano generalmente una posizione sociale marginale.

Le prostitute potevano essere considerate infames, condizione che comportava limitazioni sociali e giuridiche.

Per le donne schiave la situazione era ancora più complessa, perché il loro corpo e il loro lavoro potevano essere controllati direttamente dal proprietario.

Allo stesso tempo, la prostituzione era una realtà apertamente presente nella società romana.

La quantità di graffiti, riferimenti letterari e testimonianze archeologiche dimostra che non si trattava di un fenomeno nascosto o eccezionale.

Il Lupanare permette quindi di osservare una delle contraddizioni della società romana: un'attività largamente praticata e tollerata, ma associata a persone collocate ai margini della rispettabilità sociale.

Sessualità e immagini a Pompei

Le pitture del Lupanare devono essere comprese anche nel più ampio contesto della rappresentazione della sessualità a Pompei.

Immagini erotiche sono state rinvenute in numerose case, terme e luoghi pubblici.

La cultura romana non utilizzava necessariamente gli stessi criteri moderni nel distinguere immagini erotiche, decorative, comiche o religiose.

Il fallo, per esempio, poteva avere anche una funzione apotropaica, cioè protettiva contro il malocchio, ed era associato a fertilità, prosperità e buona fortuna.

Per questo non tutte le immagini sessuali rinvenute a Pompei indicano automaticamente la presenza di un bordello.

Il Lupanare è diverso proprio perché qui architettura, graffiti, camere e decorazioni convergono nel documentare con particolare chiarezza l'attività di prostituzione.

Non tutti i luoghi erotici erano bordelli

La fama del Lupanare ha contribuito in passato a produrre interpretazioni eccessive.

Durante i primi secoli degli scavi, la presenza di pitture erotiche o graffiti sessuali portò talvolta a identificare come bordelli numerosi edifici pompeiani.

Le ricerche moderne sono molto più prudenti.

Una pittura erotica in una casa, in una taverna o in una terma non è sufficiente da sola a dimostrare che vi si praticasse prostituzione.

Il Lupanare VII.12.18-20 rimane quindi particolarmente importante proprio perché costituisce il caso archeologico più evidente e meglio documentato di edificio specificamente organizzato per questa attività.

La posizione nella città

Il Lupanare si trova in una zona molto centrale di Pompei, non lontano dalla Via dell'Abbondanza, dalle Terme Stabiane e dal Foro Civile.

La sua collocazione lo rendeva facilmente raggiungibile da differenti parti della città.

Il quartiere circostante era densamente edificato e caratterizzato dalla presenza di abitazioni, botteghe, panifici, locali pubblici e attività produttive.

Il Lupanare non occupava quindi un'area isolata o marginale.

Era pienamente inserito nel tessuto urbano e nella vita quotidiana della città.

La scoperta del 1862

Il Lupanare fu riportato alla luce nel 1862.

La scoperta delle camere, delle pitture erotiche e soprattutto dei numerosissimi graffiti suscitò immediatamente grande interesse.

Nel XIX secolo, tuttavia, la sessualità dell'antichità rappresentava un tema problematico.

Molti reperti erotici provenienti da Pompei ed Ercolano furono per lungo tempo raccolti nel cosiddetto Gabinetto Segreto del Museo Archeologico di Napoli, con accesso sottoposto a limitazioni.

La storia moderna del Lupanare racconta quindi anche il modo in cui la società contemporanea ha progressivamente cambiato atteggiamento nei confronti della sessualità antica.

Uno dei luoghi più conosciuti di Pompei

Oggi il Lupanare è uno dei monumenti più celebri e visitati dell'intera area archeologica.

La sua fama deriva inevitabilmente dalle pitture erotiche, ma limitare la visita a questo elemento significa perdere gran parte del suo valore storico.

L'edificio permette infatti di osservare contemporaneamente sessualità, schiavitù, economia, disuguaglianza sociale, cultura popolare e scrittura quotidiana nella città romana.

Le piccole camere e i graffiti riportano il visitatore lontano dalle sontuose sale delle grandi domus e dagli edifici monumentali del Foro.

Qui emergono persone spesso prive di potere politico e sociale, alcune delle quali conosciamo soltanto grazie a un nome inciso rapidamente su una parete.

Per questo il Lupanare VII-12, 18-20 è uno dei documenti più immediati e complessi della vita quotidiana nella Pompei del I secolo d.C.

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