La Casa del Citarista è una delle più grandi e sontuose residenze private di Pompei. Situata nella Regio I e affacciata sia sulla Via Stabiana sia sulla Via dell’Abbondanza, occupa gran parte dell’insula 4 e raggiunge un’estensione di circa 2.700 metri quadrati. La sua pianta irregolare, articolata intorno a due atri e tre peristili, è il risultato della progressiva unificazione e trasformazione di più unità abitative originariamente indipendenti.
La storia edilizia della domus si sviluppò nell’arco di diversi secoli. Il nucleo più antico, organizzato intorno a uno degli atri, risale almeno al III secolo a.C.; nel II secolo a.C. la proprietà fu ampliata verso est con la costruzione di nuovi ambienti e di due peristili. Dopo l’80 a.C. un ulteriore settore residenziale venne collegato alla casa e, nella prima età augustea, furono realizzati nuovi ambienti di prestigio e un piccolo complesso termale. Dopo il terremoto del 62 d.C. alcune parti dell’edificio furono nuovamente restaurate e trasformate.
La progressiva crescita della casa sembra riflettere l’ascesa sociale ed economica dei suoi proprietari. Graffiti e iscrizioni elettorali collegano infatti la residenza alla potente famiglia dei Popidii, una delle più importanti della Pompei romana. Un graffito rinvenuto su una colonna del peristilio meridionale ricorda L. Popidius Secundus, al quale vengono attribuiti alcuni degli interventi eseguiti nella casa dopo il terremoto del 62 d.C.
Il nome moderno della domus deriva dalla celebre statua bronzea di Apollo Citarista, rinvenuta durante gli scavi ottocenteschi e oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. La figura rappresenta Apollo nell’atto di suonare uno strumento a corde tradizionalmente identificato come cetra, anche se le più recenti ricerche propendono per una lira. La statua costituisce uno dei più importanti bronzi provenienti dalle abitazioni pompeiane.
Nuovi studi presentati dal Parco Archeologico di Pompei nel 2026 hanno inoltre proposto una rilettura dell’Apollo Citarista. La statua, a lungo considerata una creazione classicistica di età romana, potrebbe essere una copia particolarmente fedele di un celebre originale greco del V secolo a.C.. Tra le copie note dello stesso tipo iconografico, l’esemplare pompeiano si distingue anche perché è realizzato in bronzo, mentre gli altri esemplari conservati sono prevalentemente in marmo.
Le ricerche più recenti hanno suggerito anche che l’organizzazione monumentale della casa e la presenza dell’immagine di Apollo possano richiamare simbolicamente la residenza di Augusto sul Palatino, accanto alla quale sorgeva il Tempio di Apollo Palatino. Si tratta di un’ipotesi interpretativa ancora oggetto di studio, ma coerente con l’importanza attribuita ad Apollo nell’ideologia augustea e con le aspirazioni sociali della famiglia proprietaria.
Uno dei nuclei più antichi della casa era organizzato intorno a un atrio con impluvio. Un cubicolo affacciato su questo settore conserva testimonianze delle decorazioni più antiche della domus, con pavimento in cementizio arricchito da inserti di calcare bianco e resti di pitture riferibili al I Stile. Gli interventi successivi trasformarono progressivamente questo nucleo originario, collegandolo ai nuovi settori costruiti intorno ai peristili.
Un secondo atrio venne incorporato nella proprietà durante una delle fasi di ampliamento. Il pavimento in cementizio che circondava l’impluvio era decorato con un motivo figurato a prue di nave, mentre un ambiente laterale conservava un raffinato mosaico bianco e nero con al centro una testa di Gorgone, realizzata con particolari policromi nei toni del rosso e del marrone.
La caratteristica più spettacolare della Casa del Citarista è però la successione dei tre peristili, che trasformava la parte interna della residenza in una sequenza di giardini, portici e ambienti di rappresentanza. Questa articolazione, rara anche tra le grandi domus pompeiane, permetteva di creare percorsi scenografici e di separare differenti settori della vita domestica.
Il peristilio centrale era organizzato intorno a una grande vasca, vero fulcro scenografico del giardino. Sul suo bordo erano collocate diverse sculture bronzee dalle quali fuoriuscivano getti d’acqua, secondo un gusto diffuso nelle più ricche ville dell’area vesuviana. Tra le figure si distinguevano un cinghiale assalito da due cani, un leone, un cervo e un serpente. L’acqua, le sculture e la vegetazione trasformavano così il giardino in uno spazio destinato non soltanto al riposo, ma anche alla rappresentazione del prestigio dei proprietari.
Gli originali delle sculture furono trasferiti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli dopo gli scavi. Nella casa sono state successivamente collocate copie in bronzo, restaurate in occasione degli interventi conclusi nel 2026, che permettono ancora oggi di comprendere l’effetto originario della composizione e dei giochi d’acqua.
Intorno ai peristili si aprivano numerosi triclinia, cubicoli, esedre e sale di rappresentanza, molti dei quali conservavano pavimenti musivi e pitture appartenenti a differenti fasi decorative. Alcuni cubicoli presentavano una chiara distinzione tra anticamera e alcova attraverso motivi geometrici del pavimento, mentre le sale più importanti erano decorate con mosaici bianchi e neri, marmi e complessi apparati pittorici.
Tra gli ambienti affacciati sul peristilio centrale si trovava anche un cubicolo decorato con una raffigurazione di Marte e Venere, uno dei numerosi soggetti mitologici che caratterizzavano l’apparato figurativo della casa. Molte delle pitture più importanti furono distaccate nel corso degli scavi ottocenteschi e trasferite al Museo di Napoli, rendendo oggi più difficile percepire la ricchezza originaria degli ambienti.
Nel settore occidentale della domus venne inoltre realizzato, durante la prima età augustea, un piccolo quartiere termale privato. La presenza di ambienti destinati al bagno all’interno della residenza conferma l’elevato livello economico dei proprietari e l’evoluzione della casa verso forme sempre più lussuose di abitazione.
La domus possedeva anche numerosi spazi destinati ai servizi e alla gestione quotidiana. La notevole estensione dell’edificio richiedeva infatti un’organizzazione complessa, con cucine, corridoi, locali di servizio e ambienti destinati al personale che viveva e lavorava all’interno della proprietà.
Nella casa furono rinvenuti anche diversi ritratti, sia in bronzo sia in marmo. Queste immagini, insieme alle iscrizioni e alle decorazioni, contribuivano a manifestare il prestigio sociale della famiglia proprietaria e i suoi legami con la vita politica della città e con i modelli culturali dell’aristocrazia romana.
Dopo l’eruzione del 79 d.C., alcune parti della casa furono raggiunte da cunicoli scavati per recuperare materiali preziosi. Furono asportati elementi lapidei dell’impluvio e marmi del quartiere termale, dimostrando che l’edificio venne in parte esplorato e depredato già in antico.
Gli scavi moderni iniziarono nel 1853 e proseguirono in diverse campagne tra il 1853 e il 1861, nel 1872 e poi nuovamente nel XX secolo. Come avveniva abitualmente durante gli scavi ottocenteschi, numerose pitture, statue e altri reperti furono trasferiti a Napoli. Per questo la Casa del Citarista appare oggi più spoglia di quanto dovesse essere al momento dell’eruzione, nonostante la monumentalità degli spazi sia ancora chiaramente percepibile.
Le ricerche stratigrafiche e d’archivio condotte negli ultimi anni stanno permettendo di ricostruire con maggiore precisione la complessa evoluzione della domus. Nel 2026 il Parco Archeologico ha inoltre concluso nuovi interventi di consolidamento delle murature e delle colonne, restauro delle superfici e sistemazione dei giardini, recuperando anche la vegetazione come elemento fondamentale nella lettura degli antichi spazi.
La Casa del Citarista rappresenta quindi uno degli esempi più significativi dell’evoluzione di una grande residenza aristocratica pompeiana. La successione delle fasi edilizie, i due atri, i tre peristili, i giardini con spettacolari giochi d’acqua, le sculture bronzee, gli ambienti termali e il legame con la famiglia dei Popidii mostrano come una serie di abitazioni più antiche sia stata progressivamente trasformata in una delle dimore più estese e prestigiose della città.
