Il Santuario dei Lari Pubblici, situato sul lato orientale del Foro Civile di Pompei, è uno dei grandi edifici religiosi costruiti nel centro della città durante la prima età imperiale.
Sorge tra il Macellum e il Tempio del Genius Augusti, in un settore del Foro profondamente trasformato nei primi decenni del I secolo d.C. per accogliere nuovi monumenti collegati al culto pubblico e alla celebrazione dell'imperatore e della famiglia imperiale.
L'edificio prende il nome dai Lari Pubblici, divinità protettrici della comunità cittadina. La sua funzione precisa è stata a lungo discussa dagli studiosi, ma il santuario era certamente strettamente collegato anche al culto imperiale, come dimostrano la posizione nel Foro, la struttura monumentale e le numerose nicchie destinate probabilmente alle statue della famiglia imperiale.
I Lari, protettori della comunità
Nella religione romana i Lari erano divinità protettrici.
I più conosciuti sono i Lari domestici, venerati all'interno delle case e considerati protettori della famiglia e dello spazio domestico.
Esistevano però anche culti pubblici dedicati ai Lari della comunità, delle strade e dei quartieri.
I Lari Pubblici proteggevano simbolicamente l'intera città e i suoi abitanti.
Il loro culto permetteva quindi di trasferire a livello cittadino un principio profondamente radicato nella religione romana: ogni comunità e ogni spazio avevano bisogno della protezione divina.
Il culto imperiale
Durante l'età di Augusto il culto dei Lari assunse anche un nuovo significato politico.
Augusto riorganizzò infatti numerosi culti tradizionali e collegò la venerazione dei Lari al nuovo ordine imperiale.
Nelle città dell'Impero il culto dell'imperatore, del suo Genius e della famiglia imperiale si affiancò progressivamente alle forme più antiche della religione civica.
A Pompei questo processo è particolarmente evidente sul lato orientale del Foro.
Nel giro di pochi decenni furono costruiti o trasformati il Santuario dei Lari Pubblici, il Tempio del Genius Augusti e il grande Portico della Concordia Augusta, conosciuto come Edificio di Eumachia.
L'intero settore divenne così uno dei principali luoghi nei quali la città manifestava pubblicamente la propria adesione al nuovo sistema politico romano.
Un edificio costruito al posto delle botteghe
Prima della costruzione del santuario, questo settore orientale del Foro era occupato da botteghe.
La loro demolizione rappresenta un cambiamento importante nell'organizzazione della piazza.
Il Foro più antico conservava ancora numerosi spazi direttamente destinati al commercio. Con la progressiva monumentalizzazione dell'area, molte di queste funzioni vennero spostate o concentrate in edifici specifici, come il vicino Macellum.
Lo spazio liberato poté così essere utilizzato per grandi edifici pubblici e religiosi.
La costruzione del Santuario dei Lari Pubblici rappresenta quindi non soltanto un cambiamento religioso, ma anche una trasformazione profonda dell'immagine urbana del Foro.
Un santuario completamente aperto sul Foro
Una delle caratteristiche più particolari dell'edificio è il rapporto diretto con la piazza.
A differenza di molti templi racchiusi all'interno di cortili o preceduti da facciate relativamente chiuse, il Santuario dei Lari Pubblici era ampiamente aperto verso il Foro.
Chi attraversava la piazza poteva quindi percepire immediatamente l'interno del complesso.
Questa soluzione creava un forte rapporto visivo tra lo spazio religioso e il cuore della vita pubblica cittadina.
Il culto celebrato nell'edificio non era qualcosa di appartato: era letteralmente esposto alla vista dei cittadini che ogni giorno attraversavano il Foro.
Il grande spazio centrale
L'edificio aveva una pianta particolarmente monumentale.
Dal Foro si accedeva direttamente a una vasta area centrale, intorno alla quale erano distribuite nicchie, esedre e ambienti destinati al culto.
Al centro si trovava un altare, sul quale potevano essere celebrati sacrifici.
La posizione dell'altare è essenziale per comprendere il funzionamento del santuario.
Nel mondo romano gran parte delle cerimonie religiose pubbliche si svolgeva infatti davanti alle immagini divine, in spazi nei quali sacerdoti, magistrati e cittadini potevano assistere al sacrificio.
L'altare costituiva quindi il vero centro rituale dell'edificio.
I sacrifici
Sul grande altare centrale potevano essere compiuti sacrifici destinati ai Lari cittadini e al culto imperiale.
Il sacrificio era uno degli atti fondamentali della religione romana.
Animali, vino, incenso e altre offerte venivano presentati agli dei secondo rituali attentamente regolati.
Non si trattava soltanto di un gesto religioso personale.
Nel caso di un santuario pubblico del Foro, il sacrificio coinvolgeva simbolicamente l'intera comunità.
Magistrati, sacerdoti e cittadini partecipavano così a cerimonie che riaffermavano contemporaneamente il rapporto con le divinità e l'appartenenza della città all'ordine politico romano.
L'abside centrale
Sul fondo dell'edificio si trova una grande abside, elemento dominante dell'intera composizione architettonica.
Qui doveva essere collocata una delle immagini più importanti del santuario.
Non conosciamo con certezza l'intero programma statuario originario, anche perché gran parte delle sculture e dei rivestimenti fu rimossa già nell'antichità.
La posizione centrale e monumentale dell'abside indica comunque che questo era uno dei punti focali dell'edificio.
Dal Foro, lo sguardo attraversava lo spazio del santuario e veniva naturalmente attirato verso il fondo monumentale.
Le due grandi esedre
Ai lati dell'abside centrale si aprivano due grandi esedre semicircolari.
Anche questi spazi erano destinati ad accogliere statue e immagini di particolare importanza.
La successione di abside centrale, esedre laterali e numerose nicchie creava una scenografia architettonica molto ricca.
Il visitatore moderno vede oggi soprattutto murature spoglie, ma nell'antichità ogni spazio era probabilmente occupato da statue, rivestimenti e decorazioni.
Il santuario doveva quindi apparire come un vero teatro monumentale del culto pubblico.
Le statue della famiglia imperiale
Le numerose nicchie presenti nell'edificio sono generalmente interpretate come spazi destinati a ospitare statue della famiglia imperiale.
Questo elemento costituisce uno dei principali indizi del forte rapporto tra il santuario e il culto dell'imperatore.
Le immagini degli imperatori e dei loro familiari erano diffuse in tutti gli spazi pubblici delle città romane.
Nel Foro, però, assumevano un significato particolarmente forte.
Qui il cittadino era continuamente circondato da statue, iscrizioni e monumenti che ricordavano Roma, l'imperatore e le famiglie locali che amministravano la città.
Il Santuario dei Lari Pubblici faceva pienamente parte di questo sistema di rappresentazione.
Un edificio rivestito di marmo
L'aspetto originario del santuario era molto più ricco di quello conservato oggi.
Le strutture erano rivestite con lastre di marmo, che conferivano all'edificio un carattere estremamente prezioso e monumentale.
Oggi rimangono soltanto pochi frammenti di questi rivestimenti.
Gran parte dei marmi fu infatti rimossa già poco dopo l'eruzione del 79 d.C.
Questo fenomeno interessò numerosi edifici del Foro.
Quando la città fu sepolta, alcuni monumenti rimasero almeno in parte raggiungibili e gruppi di persone tornarono nell'area per recuperare materiali preziosi che potevano essere riutilizzati altrove.
Per questo molte strutture pubbliche pompeiane appaiono oggi molto più spoglie di quanto fossero realmente.
Il Foro come spazio del potere
La costruzione del Santuario dei Lari Pubblici deve essere compresa all'interno della grande trasformazione del Foro Civile durante la prima età imperiale.
La piazza non era più soltanto il centro politico e commerciale della città.
Divenne progressivamente anche uno spazio nel quale veniva rappresentato il rapporto tra Pompei e l'Impero.
Sul lato orientale si trovavano quasi affiancati:
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il Macellum, principale mercato alimentare;
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il Santuario dei Lari Pubblici;
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il Tempio del Genius Augusti;
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il Portico della Concordia Augusta o Edificio di Eumachia.
Pochi metri separavano quindi commercio, religione, politica e celebrazione imperiale.
È una concentrazione che permette di comprendere molto bene il funzionamento della città romana.
Dopo Augusto
La cronologia del Santuario dei Lari Pubblici è particolarmente interessante.
L'edificio non sembra appartenere direttamente all'epoca di Augusto, ma fu costruito nei decenni successivi al suo principato e comunque prima del terremoto del 62 d.C.
Ci troviamo quindi in una fase nella quale il sistema politico creato da Augusto era ormai saldamente radicato.
Il culto dell'imperatore e della sua famiglia non era più una novità, ma una parte stabile della vita pubblica delle città dell'Impero.
Pompei continuò a trasformare il proprio Foro secondo questo nuovo linguaggio politico e religioso.
Il terremoto del 62 d.C.
Il grande terremoto che colpì Pompei nel 62 d.C. danneggiò numerosi edifici pubblici e privati.
Anche il settore del Foro fu coinvolto nei lavori di ricostruzione che caratterizzarono gli ultimi diciassette anni di vita della città.
Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., diversi monumenti erano ancora interessati da restauri e trasformazioni.
Il Santuario dei Lari Pubblici appartiene quindi alla Pompei dell'ultima fase: una città che aveva ormai raggiunto una piena identità romana ma che, alla vigilia dell'eruzione, stava ancora riparando le conseguenze del terremoto.
La spoliazione dopo l'eruzione
Uno degli aspetti più interessanti del santuario è ciò che accadde dopo il 79 d.C.
L'eruzione non trasformò immediatamente Pompei in un luogo completamente dimenticato.
Alcune parti della città continuarono a essere riconoscibili e furono raggiunte da persone interessate al recupero dei materiali.
Il ricco rivestimento marmoreo del santuario fu quasi completamente asportato.
Probabilmente furono recuperate anche molte delle statue che occupavano le nicchie.
Per questo il visitatore moderno deve compiere uno sforzo particolare per immaginare l'aspetto originario dell'edificio.
Le grandi superfici oggi nude erano in realtà ricoperte di materiali preziosi e popolate da immagini scolpite.
La scoperta nel 1817
Il Santuario dei Lari Pubblici fu riportato alla luce nel 1817, durante le campagne che stavano progressivamente liberando gli edifici intorno al Foro.
La sua particolare planimetria e l'assenza di gran parte delle decorazioni originarie resero difficile stabilirne immediatamente la funzione.
Nel corso del tempo sono state avanzate differenti interpretazioni del complesso.
La denominazione oggi utilizzata, Santuario dei Lari Pubblici, riflette l'interpretazione tradizionalmente accolta, ma gli studiosi continuano a sottolineare anche il fortissimo rapporto dell'edificio con il culto imperiale.
È quindi più corretto considerare il santuario come parte del complesso sistema religioso e politico sviluppatosi intorno alla figura dell'imperatore e alla protezione divina della comunità.
Religione e politica nella Pompei romana
Il Santuario dei Lari Pubblici è particolarmente importante perché dimostra quanto sia difficile separare, nel mondo romano, religione e politica.
Le cerimonie religiose pubbliche non erano una dimensione privata della vita.
Partecipare ai sacrifici, onorare le divinità protettrici della città e celebrare l'imperatore significava riaffermare l'ordine della comunità.
Gli edifici stessi comunicavano questo messaggio.
Il santuario era completamente aperto sul Foro, direttamente visibile dal luogo nel quale si svolgevano affari, processi, incontri politici e attività commerciali.
Il culto faceva quindi parte dello stesso paesaggio urbano nel quale si svolgeva la vita quotidiana.
Un monumento da immaginare
Oggi il Santuario dei Lari Pubblici può apparire meno spettacolare di altri monumenti pompeiani perché ha perso quasi completamente i rivestimenti marmorei e le statue.
È però proprio questa perdita che rende necessario ricostruirne mentalmente l'aspetto originario.
Bisogna immaginare un grande edificio aperto verso il Foro, rivestito di marmo, con un altare al centro e una successione di statue collocate nelle nicchie, nelle esedre e nell'abside centrale.
Durante le cerimonie il cortile era popolato da sacerdoti, magistrati e cittadini, mentre i sacrifici venivano celebrati alla vista di chi attraversava la piazza.
Il Santuario dei Lari Pubblici VII-9, 3 rappresenta così uno dei monumenti fondamentali per comprendere la trasformazione del Foro durante l'età imperiale e il modo in cui religione civica, culto imperiale e rappresentazione del potere entrarono a far parte della vita quotidiana di Pompei.