La Casa delle Nozze d’Argento V-2, i è una delle più monumentali residenze aristocratiche di Pompei. Situata nella Regio V, conserva l'impianto di una grande domus ad atrio e peristilio le cui origini risalgono al II secolo a.C., anche se l'aspetto raggiunto negli ultimi decenni prima dell'eruzione fu il risultato di successive trasformazioni e rinnovamenti.

La casa si distingue soprattutto per lo spettacolare atrio tetrastilo con alte colonne corinzie in tufo, per il grande peristilio di tipo rodio, per la presenza di due giardini, fontane distribuite in diversi settori e un vero quartiere termale privato. L'insieme mostra con particolare chiarezza quale livello di comfort e prestigio potesse raggiungere l'abitazione di una delle famiglie più ricche della città.

Perché si chiama Casa delle Nozze d’Argento

Il nome non appartiene all'antichità. La casa venne chiamata Casa delle Nozze d’Argento in ricordo della visita dei sovrani italiani Umberto I e Margherita di Savoia, avvenuta nel 1893, anno in cui venivano celebrate le loro nozze d'argento e nel quale gli scavi della domus erano in pieno svolgimento.

Come accade per molte abitazioni pompeiane, la denominazione moderna deriva quindi da un episodio legato alla storia degli scavi e non dal nome degli antichi proprietari. Le principali campagne archeologiche interessarono l'edificio nel 1883-1884, tra il 1891 e il 1893 e ancora nel 1907-1908.

Una grande domus del II secolo a.C.

TESS documenta una prima grande fase della casa già nel II secolo a.C., quando esisteva una domus organizzata secondo uno schema canonico con atrio e peristilio. La struttura di base rimase sorprendentemente stabile anche nelle trasformazioni successive, mentre furono soprattutto decorazioni, alzati e alcuni ambienti a essere modificati.

Una fase particolarmente importante si colloca tra la fine della Repubblica e l'inizio dell'età imperiale. Secondo la guida ufficiale del Parco, l'aspetto monumentale principale della casa può essere ricondotto soprattutto agli interventi effettuati intorno al 40-30 a.C., quando numerosi ambienti affacciati sull'atrio furono rinnovati.

L'atrio tetrastilo

L'elemento più spettacolare della parte anteriore della casa è il grande atrio tetrastilo. Il tetto era sostenuto da quattro altissime colonne in tufo rivestite di stucco e concluse da capitelli corinzi, una soluzione architettonica che conferiva all'ambiente una monumentalità insolita per uno spazio domestico.

Al centro si trova il grande impluvio rettangolare destinato a raccogliere l'acqua piovana proveniente dall'apertura del tetto. Intorno all'atrio si disponevano cubicoli, ali e altri ambienti, creando il tradizionale nucleo di rappresentanza della casa romana.

TESS documenta inoltre una decorazione parietale appartenente inizialmente al Secondo Stile, successivamente rinnovata in Quarto Stile, a conferma della lunga continuità d'uso della residenza.

Una casa costruita per impressionare

L'altezza delle colonne trasformava l'atrio in un ambiente molto più solenne rispetto a quello di una normale domus pompeiana. Chi entrava nella casa veniva immediatamente accolto da uno spazio verticale, luminoso e fortemente scenografico.

L'architettura domestica aveva infatti anche una funzione sociale. Ricevere clienti, amici e ospiti in un atrio di queste dimensioni significava mostrare immediatamente il rango della famiglia. Colonne, pitture, pavimenti e profondità prospettiche concorrevano a trasformare la casa in uno strumento di rappresentazione pubblica.

Il peristilio rodio

Procedendo verso la parte posteriore si raggiungeva uno degli elementi più caratteristici della casa: il peristilio di tipo rodio. In questa particolare soluzione uno dei lati del portico, quello settentrionale, era più alto degli altri.

La stessa tipologia è documentata anche nella Casa degli Amorini Dorati e in altre grandi residenze pompeiane. La differenza di altezza consentiva di creare una maggiore varietà architettonica e di sfruttare meglio luce ed esposizione.

Il peristilio rappresentava il vero cuore della zona destinata all'otium, al soggiorno e alla vita più privata della famiglia. Il giardino, le colonne e gli ambienti circostanti componevano un paesaggio domestico molto diverso dalla monumentalità dell'atrio, ma altrettanto raffinato.

I due giardini

La casa disponeva di due differenti giardini, collocati ai lati orientale e occidentale del complesso. La presenza di così ampi spazi verdi all'interno di una residenza urbana costituiva già di per sé un importante segno di ricchezza.

Le fontane erano distribuite in diversi settori della proprietà e contribuivano a creare una residenza particolarmente confortevole. Acqua, vegetazione, portici e ambienti aperti permettevano di vivere una parte considerevole della giornata all'esterno, in spazi protetti ma direttamente collegati alla natura.

La casa mostra quindi la progressiva trasformazione della domus aristocratica pompeiana, nella quale il giardino e il peristilio acquistano un'importanza crescente accanto al tradizionale atrio.

Il quartiere termale privato

Uno degli elementi più significativi è la presenza di un vero impianto termale privato. Disporre di bagni riscaldati all'interno della propria abitazione era un lusso riservato alle famiglie economicamente più forti, poiché richiedeva ambienti specifici, acqua e un sistema di riscaldamento.

Il complesso comprendeva spazi destinati al bagno e alla preparazione, con ambienti dotati di pavimenti particolarmente raffinati. TESS documenta, tra gli altri, l'apodyterium, cioè lo spogliatoio, con un'elaborata pavimentazione policroma articolata in differenti zone decorative.

Il Parco ricorda inoltre la presenza di vasche all'aperto, integrate con gli spazi verdi. Il benessere termale e il giardino non erano quindi settori completamente separati, ma parti di una concezione unitaria del comfort domestico.

Pavimenti e decorazioni

La Casa delle Nozze d'Argento conserva una notevole varietà di pavimenti, attraverso i quali è possibile seguire le differenti fasi della sua storia. TESS documenta cementizi con inserti, mosaici bianchi e neri, composizioni geometriche policrome e soglie caratterizzate da motivi particolarmente elaborati.

Nel triclinio, per esempio, il pavimento distingue chiaramente lo spazio destinato ai letti conviviali dalla zona centrale della sala, con una composizione geometrica a stelle e losanghe. Nei cubicoli le decorazioni pavimentali segnalavano invece la posizione dell'alcova destinata al letto.

Questi elementi non erano semplici ornamenti: contribuivano a organizzare visivamente lo spazio e a indicarne la funzione.

Il banchetto

La casa disponeva naturalmente di ambienti destinati al banchetto, uno dei momenti fondamentali della vita sociale dell'aristocrazia romana. Il triclinio era organizzato per ospitare i letti sui quali i commensali mangiavano distesi, mentre la zona centrale rimaneva libera per il servizio.

Ricevere ospiti in una casa di questo livello significava costruire una vera esperienza di rappresentanza. Dal grande atrio si passava verso ambienti sempre più riservati, fino a raggiungere sale da pranzo, giardini e zone termali, mostrando progressivamente la ricchezza e il comfort della proprietà.

Lucius Albucius Celsus

L'identificazione degli ultimi proprietari deve essere formulata con una certa prudenza. Graffiti, iscrizioni e altri elementi hanno portato gli studiosi ad attribuire con buona probabilità la casa alla famiglia degli Albucii almeno durante una parte del I secolo d.C.

Il Parco ha proposto in particolare che la domus appartenesse, dall'età claudia, a Lucius Albucius Celsus I, edile negli anni 33-34 d.C., e che fosse successivamente ereditata dal figlio Lucius Albucius Celsus II, nato probabilmente tra il 50 e il 60 d.C. e candidato all'edilità negli anni immediatamente precedenti l'eruzione.

È preferibile quindi parlare di un'attribuzione molto probabile per l'ultima fase della casa, senza estenderla automaticamente a tutta la lunga storia dell'edificio iniziata nel II secolo a.C.

Gli Albucii e la politica cittadina

Le nuove indagini condotte nella Regio V hanno inoltre restituito iscrizioni elettorali nelle immediate vicinanze della casa, tra cui testimonianze relative alle ultime campagne politiche svoltesi prima del 79 d.C.

Il quadro è coerente con quello di una famiglia pienamente inserita nella vita pubblica pompeiana. Una residenza monumentale come questa non era quindi soltanto lo spazio privato di una famiglia ricca, ma anche il luogo dal quale si costruivano relazioni sociali, clientele e prestigio politico.

Una residenza in continua trasformazione

La Casa delle Nozze d'Argento conserva bene il principio fondamentale secondo cui le domus pompeiane non erano edifici immobili nel tempo. La pianta principale rimase relativamente stabile, ma decorazioni e ambienti furono aggiornati più volte.

L'atrio conserva testimonianze di Secondo e Quarto Stile, alcuni pavimenti appartengono a fasi precedenti e altri ambienti vennero adattati nel corso dei decenni. Fu inoltre ricavato un piano superiore in una parte del settore dell'atrio, modificando anche l'altezza di alcune aperture.

La casa sepolta nel 79 d.C. era quindi il risultato di quasi due secoli di trasformazioni.

La riscoperta e i restauri moderni

Gli scavi ottocenteschi misero in luce una casa che presentava già importanti problemi statici. Alcune colonne erano cadute e diversi muri risultavano instabili o parzialmente crollati, rendendo necessari interventi di consolidamento fin dalle prime fasi della scoperta.

Questo significa che l'aspetto attuale della casa comprende inevitabilmente anche restauri moderni, realizzati in epoche differenti secondo criteri che non sempre coincidono con quelli utilizzati oggi.

Nel XXI secolo il complesso è stato nuovamente oggetto di un importante programma di consolidamento, rifacimento delle coperture e restauro degli apparati decorativi, necessario per proteggere uno degli edifici più delicati della Regio V.

Una delle grandi domus aristocratiche di Pompei

La Casa delle Nozze d'Argento V-2, i permette di comprendere con particolare chiarezza come viveva e soprattutto come desiderava presentarsi una famiglia appartenente ai livelli più elevati della società pompeiana.

Il monumentale atrio con colonne corinzie accoglieva i visitatori, il peristilio rodio conduceva verso gli spazi dell'otium, i due giardini offrivano verde e acqua e il quartiere termale garantiva un livello di comfort che normalmente gli abitanti della città potevano trovare soltanto negli impianti pubblici.

L'importanza della casa non deriva quindi da un singolo affresco o da un reperto celebre, ma dall'eccezionale qualità dell'intero progetto architettonico. È proprio questa armonia tra monumentalità, giardini, acqua, decorazione e vita privata a rendere la Casa delle Nozze d'Argento uno degli esempi più significativi della grande residenza aristocratica pompeiana.

Approfondimenti

Pompeiiinpictures Immagini dettagliate dell'edificio

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