La Casa dei Pittori al Lavoro deve il proprio nome a una circostanza eccezionale documentata dagli scavi: al momento dell’eruzione del 79 d.C. alcuni ambienti della domus erano ancora in corso di decorazione.

In una grande sala sono rimasti sulle pareti i disegni preparatori, o sinopie, destinati a guidare la realizzazione delle pitture. I lavori furono interrotti improvvisamente dalla catastrofe e gli archeologi hanno rinvenuto anche piccole coppette contenenti ancora i pigmenti utilizzati dagli artigiani. Questo rende la casa una testimonianza particolarmente importante delle tecniche e dell’organizzazione del lavoro dei pittori pompeiani.

La domus era organizzata intorno a un viridario circondato su tre lati da un portico. Gli ambienti residenziali e di rappresentanza si disponevano intorno a questo spazio verde, mentre una scala permetteva di raggiungere anche il piano superiore. Le indagini più recenti hanno riportato alla luce settori rimasti sepolti dopo le precedenti campagne di scavo.

Nel 2024 è stata inoltre studiata una grande sala decorata con pitture figurate, tra le quali una scena relativa alla purificazione di Oreste. La ricchezza dell’apparato decorativo mostra che l’edificio apparteneva a un contesto residenziale di buon livello, anche se non conosciamo con certezza l’identità dei proprietari.

La Casa dei Pittori al Lavoro permette quindi di osservare Pompei non soltanto come città distrutta, ma quasi come un cantiere improvvisamente abbandonato, conservando le diverse fasi attraverso le quali veniva realizzata una decorazione parietale romana.

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