La Casa del Sacerdos Amandus I-7, 7, affacciata sulla Via dell'Abbondanza, è una delle domus più interessanti della Regio I per la complessa storia edilizia e soprattutto per il raffinato ciclo pittorico del triclinio, nel quale alcuni celebri miti greci sono inseriti in ampi paesaggi. La configurazione visibile nel 79 d.C. era il risultato di numerose trasformazioni che avevano modificato nel tempo sia la casa sia gli immobili confinanti.

Il nome moderno deriva da iscrizioni presenti sulla facciata. Una di esse ricorda Amandus sacerdos, un sacerdote di nome Amandus che appoggiava una candidatura alle magistrature cittadine. Questa testimonianza ha portato tradizionalmente ad associare il personaggio alla casa, ma non costituisce una prova certa della proprietà dell'edificio: il nome va quindi mantenuto come denominazione archeologica consolidata, evitando di trasformare Amandus nel proprietario documentato della domus.

Una casa modificata nel corso dei secoli

La pianta irregolare della Casa del Sacerdos Amandus riflette una lunga serie di trasformazioni. TESS colloca la storia documentabile dell'edificio tra il I secolo a.C. e il 79 d.C., mentre alcune ricostruzioni dell'insula riconoscono fasi edilizie ancora precedenti.

Particolarmente significativo è il rapporto con gli ambienti confinanti. Nella configurazione originaria il complesso comprendeva anche la bottega I-7, 6 e il termopolio I-7, 8, successivamente separati dall'unità residenziale. I confini della proprietà non furono quindi immutabili, ma cambiarono nel tempo attraverso la divisione e la riorganizzazione degli spazi.

La casa del 79 d.C. deve essere interpretata come il risultato di questa evoluzione, non come un edificio costruito integralmente secondo un unico progetto.

L'ingresso sulla Via dell'Abbondanza

L'accesso principale si apriva direttamente sulla Via dell'Abbondanza, il grande asse che attraversava la parte meridionale della città. Un lungo corridoio conduceva dalla strada all'atrio e introduceva progressivamente negli ambienti privati.

La posizione lungo una delle strade più frequentate rendeva la facciata particolarmente adatta anche alla propaganda politica. Le iscrizioni elettorali dipinte sui muri permettevano a candidati e sostenitori di rivolgersi direttamente ai passanti e trasformavano le facciate delle abitazioni in una componente della vita pubblica cittadina.

È proprio in questo contesto che compare il nome di Amandus.

Amandus sacerdos

L'iscrizione più importante per la denominazione della casa contiene la formula “Fuscum aedilem / Amandus sacerdos”, con la quale Amandus, qualificato come sacerdos, sosteneva la candidatura di Fuscus alla carica di edile.

Sappiamo quindi che un sacerdote chiamato Amandus era attivo nella vita politica pompeiana. Non sappiamo invece con certezza quale sacerdozio esercitasse né possiamo dimostrare che abitasse proprio in questa casa.

È stata talvolta proposta una relazione con il culto di Iside, anche sulla base di altri indizi, ma le testimonianze disponibili non consentono di identificare Amandus con sicurezza come sacerdote isiaco. È preferibile quindi conservare semplicemente il dato fornito dall'iscrizione: Amandus era un sacerdos, senza precisarne il culto.

L'atrio

Il corridoio d'ingresso conduceva all'atrio, intorno al quale erano distribuiti alcuni dei principali ambienti della casa. La disposizione non segue perfettamente la simmetria delle grandi domus aristocratiche e risente delle modifiche subite dalla proprietà nel corso del tempo.

Sul lato nord-occidentale si apre il grande triclinio, mentre sul lato orientale si disponevano diversi ambienti più piccoli. Da altri passaggi si raggiungevano il settore posteriore e il giardino.

La relativa irregolarità dell'insieme costituisce uno degli aspetti più interessanti della casa perché permette di riconoscere concretamente l'effetto delle successive trasformazioni edilizie.

Il grande triclinio

L'ambiente più celebre è il triclinio, la sala utilizzata per il banchetto. Conserva pitture di III Stile e un pavimento in cementizio arricchito con tessere e con un elemento centrale formato da lastre marmoree.

La decorazione appartiene alla fase compresa tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C. e rappresenta uno dei più significativi cicli pompeiani nei quali le vicende mitologiche vengono immerse in vasti paesaggi naturali.

Il Ministero della Cultura descrive proprio le “imprese degli eroi” dipinte nel triclinio come uno degli elementi distintivi della casa.

Mito e paesaggio

Le scene del triclinio non presentano i personaggi mitologici isolati davanti a un semplice sfondo. Rocce, coste, alberi, città e distese marine occupano una parte fondamentale delle composizioni e contribuiscono direttamente al racconto.

È una caratteristica importante della pittura di III Stile. Il mito viene inserito all'interno di un paesaggio ampio e spesso molto più esteso rispetto alle figure umane, creando una sensazione di profondità e distanza.

Gli studi moderni hanno inoltre osservato interessanti analogie tra alcuni di questi quadri e i paesaggi mitologici della Villa di Agrippa Postumo a Boscotrecase, mostrando la circolazione di modelli figurativi tra le botteghe attive nell'area vesuviana.

Perseo e Andromeda

Una delle pitture meglio conservate raffigura Perseo e Andromeda. Secondo il mito, Andromeda era stata incatenata a una roccia e destinata a essere sacrificata a un mostro marino quando venne soccorsa da Perseo.

La composizione non rappresenta necessariamente un solo istante della vicenda. Come avviene spesso nella pittura romana, differenti momenti del racconto possono convivere nello stesso paesaggio: il pericolo di Andromeda, l'intervento dell'eroe e le conseguenze della sua vittoria vengono suggeriti attraverso più elementi narrativi.

La scena mostra quindi come una parete domestica potesse trasformarsi in un vero racconto mitologico destinato agli ospiti del banchetto.

Polifemo e Galatea

Un'altra scena raffigura Polifemo e Galatea. Il ciclope Polifemo, innamorato della ninfa marina, appartiene a un mito molto diffuso nella poesia e nell'arte antica.

Nel dipinto il rapporto tra i personaggi è inserito ancora una volta in un paesaggio dominato dal mare. Compare anche una nave, elemento che collega visivamente la figura del ciclope all'ambiente marittimo nel quale si svolgono molte delle tradizioni mitiche che lo riguardano.

È importante non sovrapporre automaticamente episodi differenti della tradizione di Polifemo: la pittura appartiene specificamente al ciclo amoroso con Galatea, pur utilizzando elementi paesaggistici capaci di evocare il più ampio repertorio mitologico del ciclope.

La caduta di Icaro

Il triclinio comprendeva anche una scena dedicata alla caduta di Icaro. Il giovane aveva tentato di fuggire insieme al padre Dedalo utilizzando ali artificiali, ma si era avvicinato troppo al sole e precipitò in mare.

Nella pittura pompeiana il momento drammatico viene inserito in un vasto paesaggio costiero. Le figure umane presenti nella scena reagiscono all'evento e guidano lo sguardo dell'osservatore verso il punto nel quale si compie la tragedia.

Anche in questo caso il paesaggio non è un semplice sfondo decorativo: partecipa direttamente alla narrazione e amplifica la distanza tra chi osserva e il dramma rappresentato.

Ercole nel giardino delle Esperidi

Un ulteriore quadro del triclinio è stato identificato con Ercole nel giardino delle Esperidi, episodio appartenente alle celebri fatiche dell'eroe.

Ercole doveva procurarsi i pomi d'oro custoditi nel remoto giardino delle Esperidi. Il tema consentiva agli artisti di combinare figura eroica e ambiente naturale, risultando quindi particolarmente adatto allo stesso linguaggio paesaggistico utilizzato nelle altre scene della sala.

L'insieme delle pitture non costituisce necessariamente un'unica storia continua. Perseo, Polifemo, Icaro ed Ercole appartengono a tradizioni differenti, ma condividono la capacità di trasportare lo spettatore in paesaggi mitici e lontani.

Il banchetto e la cultura mitologica

La collocazione di queste immagini in un triclinio è significativa. Durante i banchetti gli ospiti trascorrevano molto tempo distesi sui letti conviviali e avevano modo di osservare le decorazioni delle pareti.

Riconoscere i miti rappresentati, ricordare le differenti versioni letterarie e discuterne poteva diventare parte della conversazione. La pittura mostrava quindi non soltanto la disponibilità economica del proprietario, ma anche la sua partecipazione alla cultura mitologica e letteraria greco-romana.

La Casa del Sacerdos Amandus è particolarmente interessante proprio perché concentra questo raffinato programma figurativo in una residenza di dimensioni molto inferiori rispetto alle grandi domus aristocratiche.

I cubicoli

Intorno all'atrio si aprivano anche diversi piccoli ambienti, tra cui alcuni cubicoli. TESS documenta pavimenti in cementizio decorati con tessere bianche disposte in reticolati geometrici e pitture di III Stile.

Da uno dei cubicoli proviene anche una pittura identificata con Elena e Paride, ulteriore esempio dell'interesse della casa per le grandi vicende mitologiche.

I cubicoli non devono essere immaginati esclusivamente come moderne camere da letto: nelle case romane potevano essere utilizzati per riposo, incontri privati e altre funzioni variabili nel corso della giornata.

Pavimenti geometrici

La casa conserva diversi pavimenti di notevole interesse. Nel triclinio il cementizio è arricchito da tessere e da uno pseudoemblema in lastre marmoree, mentre nei cubicoli compaiono reticolati romboidali formati da tessere bianche.

Anche un'ala presenta un pavimento in cementizio punteggiato di crocette, con una soglia musiva decorata da una treccia a due capi bianca su fondo nero.

Questi pavimenti appartengono in parte a fasi anteriori rispetto ad alcune decorazioni parietali, mostrando ancora una volta come gli abitanti potessero conservare rivestimenti più antichi mentre aggiornavano le pareti secondo le nuove mode.

Il settore posteriore

Dall'atrio si raggiungeva il settore posteriore della casa, organizzato intorno a uno spazio aperto che TESS identifica come peristilio o viridario.

Il pavimento del portico era realizzato in cementizio a base fittile punteggiato da dadi bianchi. Colonne e pareti definivano uno spazio più raccolto rispetto ai vasti peristili delle residenze maggiori.

Il giardino assicurava comunque luce e aria agli ambienti interni e offriva uno spazio nel quale trascorrere momenti di riposo lontano dal traffico della Via dell'Abbondanza.

La loggia e il piano superiore

La casa possedeva anche un piano superiore, raggiungibile attraverso una scala interna e collegato a una loggia affacciata verso il settore del giardino. Si conservano inoltre elementi dell'accesso superiore verso la facciata.

La presenza di questi ambienti ricorda quanto sia incompleta la percezione moderna delle case pompeiane. Gran parte dei piani superiori crollò durante l'eruzione e oggi le domus vengono spesso immaginate come edifici esclusivamente a un livello, mentre la realtà urbana era molto più verticale.

Nella Casa del Sacerdos Amandus il crollo del piano superiore ha restituito anche uno dei ritrovamenti più interessanti dell'intero edificio.

Le tavolette cerate carbonizzate

Durante gli scavi del 1924, tra i materiali provenienti dal livello superiore, furono rinvenuti numerosissimi frammenti carbonizzati di piccole tavolette rettangolari di legno, insieme a elementi lignei più spessi e resti di materiale vegetale.

Le tavolette erano del tipo che poteva essere rivestito di cera e utilizzato per la scrittura. Il rinvenimento è particolarmente importante perché il legno normalmente scompare rapidamente, mentre la carbonizzazione ne ha permesso la conservazione.

Gli scavatori interpretarono inizialmente il complesso come la bottega di un lignarius tabellarius, cioè un artigiano che produceva tavolette da scrittura.

Officina di tabellarius o archivio?

Questa interpretazione è entrata nelle guide e viene ancora frequentemente ripetuta, ma non è l'unica possibile.

Lo storico Giuseppe Camodeca ha osservato che il ritrovamento comprendeva anche frammenti di tavole più spesse interpretabili come parti di un armadio e che non sarebbe particolarmente logico collocare un'officina per la lavorazione del legno al piano superiore di una casa. Ha quindi proposto che le tavolette costituissero invece un archivio privato conservato in un mobile ligneo.

Poiché i reperti originali non consentono più di risolvere definitivamente la questione, è preferibile mantenere aperte entrambe le possibilità. Il dato sicuro è la presenza al piano superiore di una grande quantità di tavolette lignee destinate alla scrittura; la loro funzione come merce appena prodotta oppure come documenti d'archivio rimane discussa.

Scrivere nella Pompei romana

Le tavolette cerate erano uno degli strumenti di scrittura più comuni nel mondo romano. Una superficie lignea leggermente incavata veniva riempita di cera e incisa con uno stilo; più tavolette potevano essere unite formando dittici o trittici.

Venivano utilizzate per conti, contratti, ricevute, appunti e documenti amministrativi, oltre che per l'apprendimento della scrittura. Importanti archivi di tavolette sono stati recuperati sia a Pompei sia a Ercolano.

Il ritrovamento della Casa del Sacerdos Amandus, qualunque fosse la sua funzione precisa, inserisce quindi la casa anche nella storia della cultura scritta della città.

Il rapporto tra casa e attività economiche

La precedente connessione della domus con la bottega I-7,6 e il termopolio I-7,8, insieme alla presenza delle tavolette al piano superiore, mostra quanto fosse complesso il rapporto tra residenza ed economia.

A Pompei una casa poteva possedere botteghe affacciate sulla strada, affittare locali, inglobare o separare ambienti e sovrapporre spazi domestici e attività produttive. Le categorie moderne di “abitazione”, “negozio” e “officina” non corrispondono sempre perfettamente all'organizzazione antica.

La Casa del Sacerdos Amandus costituisce un buon esempio di questa continua trasformazione della proprietà urbana.

Gli scavi del Novecento

La casa fu esplorata principalmente nel 1912 e nuovamente nel 1924. Proprio gli scavi della seconda campagna portarono al ritrovamento delle tavolette carbonizzate provenienti dagli ambienti superiori.

L'indagine avvenne quindi in un momento nel quale l'archeologia pompeiana stava progressivamente ampliando il proprio interesse: non soltanto grandi statue e affreschi, ma anche oggetti quotidiani, strutture lignee carbonizzate e tracce delle attività domestiche cominciavano a essere considerate fonti importanti.

Le pitture del triclinio divennero presto uno degli elementi più celebri dell'edificio.

I restauri moderni

La Casa del Sacerdos Amandus è stata interessata da importanti lavori di consolidamento e restauro nell'ambito del Grande Progetto Pompei. Gli interventi hanno riguardato strutture, coperture e apparati decorativi, permettendo di recuperare la leggibilità del complesso e soprattutto delle pitture del triclinio.

La conservazione è particolarmente delicata perché molte decorazioni rimangono ancora sulle pareti originarie e devono essere protette da infiltrazioni, variazioni climatiche e degrado delle murature.

Il restauro moderno non riguarda quindi soltanto i colori degli affreschi, ma l'intero sistema architettonico che permette loro di sopravvivere.

Una casa importante soprattutto per le sue trasformazioni

La Casa del Sacerdos Amandus I-7, 7 è una testimonianza particolarmente significativa perché riunisce aspetti molto differenti della vita pompeiana. Le iscrizioni della facciata introducono nella politica cittadina; la disposizione irregolare documenta successive modifiche della proprietà; bottega e termopolio ricordano il rapporto con l'economia della Via dell'Abbondanza; i pavimenti e le pitture testimoniano il livello raggiunto dalla decorazione domestica.

Il triclinio costituisce il punto culminante della casa, con Perseo e Andromeda, Polifemo e Galatea, la caduta di Icaro ed Ercole nel giardino delle Esperidi immersi in paesaggi che trasformavano il banchetto in un'esperienza visiva e culturale.

Le tavolette carbonizzate del piano superiore aggiungono infine un problema ancora aperto: officina di un fabbricante di tavolette oppure archivio domestico? Proprio questa possibilità di confrontare interpretazioni differenti, distinguendo ciò che è certo da ciò che rimane ipotetico, rende la Casa del Sacerdos Amandus una delle domus più interessanti della Regio I.

Approfondimenti

Pompeiiinpictures Immagini dell'edificio

Fonte: Parco Archeologico di Pompei

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