La Basilica di Pompei, affacciata sul lato sud-occidentale del Foro Civile, era uno degli edifici pubblici più importanti della città. Qui si amministrava la giustizia, si concludevano affari e contratti e si incontravano magistrati, mercanti e cittadini.
Con una superficie di circa 1.500 metri quadrati, era anche uno degli edifici più imponenti del complesso forense. La sua costruzione risale al 130-120 a.C., durante la grande fase di monumentalizzazione che trasformò Pompei nel corso del II secolo a.C., periodo di particolare prosperità economica e culturale per la città.
La Basilica pompeiana costituisce uno dei più antichi esempi conservati di questo tipo di edificio nel mondo romano e permette di osservare una forma architettonica destinata ad avere un'enorme fortuna nei secoli successivi.
Il centro degli affari e della giustizia
Nel mondo romano la basilica non era un edificio religioso.
Era una grande sala pubblica coperta nella quale potevano svolgersi contemporaneamente diverse attività. A Pompei rappresentava soprattutto il luogo nel quale si amministrava la giustizia e si conducevano gli affari.
Mercanti e cittadini potevano incontrarsi per stipulare accordi e discutere questioni economiche; nelle cause giudiziarie, invece, i magistrati sedevano nella grande tribuna collocata sul fondo dell'edificio.
La posizione immediatamente accanto al Foro non era casuale. Politica, commercio e giustizia erano strettamente collegati e la Basilica costituiva uno dei principali spazi coperti al servizio delle attività che animavano quotidianamente la piazza.
Cinque ingressi dal Foro
L'accesso principale avveniva direttamente dal Foro Civile.
Sul lato orientale si aprivano cinque ingressi, separati da grandi pilastri in tufo. Superati gli accessi, il visitatore entrava in un ambiente molto più monumentale di quanto le rovine attuali possano far immaginare.
La Basilica era infatti un edificio completamente coperto e il suo spazio interno era organizzato in modo da creare una grande sala centrale circondata da passaggi colonnati.
Gli scavi hanno inoltre mostrato l'esistenza di altri accessi laterali, che permettevano di collegare l'edificio con le strade e gli spazi circostanti.
Le tre navate e il grande colonnato
L'interno era suddiviso in tre navate mediante due file di grandi colonne in laterizio rivestite di stucco e coronate da capitelli ionici.
La navata centrale costituiva il grande spazio principale, mentre quelle laterali consentivano di muoversi lungo i lati dell'edificio.
Questa disposizione creava una sala ampia e monumentale nella quale potevano riunirsi contemporaneamente numerose persone.
Le colonne che oggi appaiono come semplici strutture in mattoni erano originariamente rivestite e decorate. L'impressione visiva doveva quindi essere molto diversa da quella offerta dalle rovine attuali.
L'intero edificio era inoltre coperto da un tetto, probabilmente sostenuto da una grande struttura lignea.
La tribuna dei magistrati
Sul lato corto occidentale, opposto agli ingressi del Foro, si trova l'elemento più importante della Basilica: la grande tribuna.
Era una struttura rialzata sulla quale sedevano i magistrati durante lo svolgimento delle attività giudiziarie.
La tribuna era riccamente decorata e poteva essere raggiunta attraverso scale laterali. La sua posizione elevata separava visivamente e fisicamente i magistrati dal pubblico riunito nella grande sala.
L'architettura esprimeva quindi in maniera molto chiara l'autorità di chi amministrava la giustizia: entrando dalla piazza, lo sguardo veniva naturalmente attirato verso questo settore monumentale posto all'estremità opposta dell'edificio.
Una decorazione molto più ricca di quella visibile oggi
La Basilica non aveva l'aspetto spoglio che presenta attualmente.
Le pareti conservano tracce di una raffinata decorazione in stucco modellato e dipinto per imitare grandi blocchi di marmo. Era un sistema decorativo capace di conferire all'edificio un'apparenza molto più preziosa utilizzando materiali relativamente economici.
Anche le colonne erano rivestite e l'intero spazio doveva apparire come una grande architettura monumentale caratterizzata da superfici colorate.
Nell'edificio era presente inoltre almeno una statua equestre, ulteriore elemento destinato ad accrescere il carattere ufficiale e celebrativo della grande sala.
Pompei nel suo “secolo d'oro”
La costruzione della Basilica appartiene a una delle fasi più importanti della storia di Pompei.
Nel II secolo a.C. la città conobbe una grande prosperità. I commercianti della Campania partecipavano ai traffici che collegavano i porti del Mediterraneo e il contatto con città come Delo, Rodi e Alessandria contribuì alla diffusione di nuovi modelli artistici e architettonici.
In pochi decenni Pompei rinnovò profondamente i propri edifici pubblici.
Nel settore del Foro furono costruiti o trasformati il Tempio di Giove, il Santuario di Apollo, il Macellum e la Basilica; contemporaneamente anche l'area dei teatri e altri settori della città furono monumentalizzati.
La Basilica appartiene quindi alla Pompei precedente alla colonia romana fondata da Silla nell'80 a.C. e testimonia l'elevato livello raggiunto dalla città sannitica prima della definitiva romanizzazione.
Un edificio progettato per impressionare
Per chi entrava dal Foro, la Basilica doveva offrire una prospettiva particolarmente scenografica.
Le cinque aperture introducevano verso il lungo spazio interno; le file di colonne accompagnavano lo sguardo fino alla tribuna dei magistrati situata sul fondo.
L'architettura non aveva quindi soltanto una funzione pratica. Attraverso dimensioni, decorazione e disposizione degli spazi comunicava ordine, ricchezza e autorità pubblica.
Era uno degli edifici nei quali la comunità pompeiana rappresentava sé stessa e le proprie istituzioni.
Le voci lasciate sulle pareti
Come accade in molti edifici di Pompei, anche nella Basilica furono lasciati numerosi graffiti.
Le pareti conservarono iscrizioni e disegni incisi dalle persone che frequentavano l'edificio. Molti sono andati perduti con il deterioramento degli intonaci, ma quelli documentati costituiscono una preziosa testimonianza della frequentazione quotidiana di questo grande spazio pubblico.
Accanto all'architettura ufficiale dei magistrati e delle istituzioni emergono così anche le tracce molto più spontanee lasciate dai cittadini che trascorrevano parte del proprio tempo nella Basilica.
La riscoperta
La Basilica fu riportata alla luce attraverso diverse campagne di scavo iniziate nel 1806 e proseguite nel 1813, 1820 e successivamente nel corso del Novecento.
La scoperta dell'edificio contribuì notevolmente alla comprensione del Foro e dell'organizzazione della vita pubblica pompeiana.
La posizione, la planimetria e soprattutto la presenza della grande tribuna permisero infatti di riconoscere nell'edificio una basilica destinata alle attività civili e giudiziarie.
Uno dei monumenti fondamentali di Pompei
Oggi le colonne spezzate e le murature prive del tetto possono rendere difficile immaginare la monumentalità originaria dell'edificio.
Bisogna invece ricostruire mentalmente una grande sala coperta, lunga e affollata, circondata da colonne rivestite di stucco, con pareti decorate, magistrati seduti sulla tribuna e cittadini impegnati in cause giudiziarie, incontri e transazioni commerciali.
La Basilica permette così di vedere un lato di Pompei molto diverso da quello restituito dalle domus private.
Qui non siamo nella casa di una famiglia, in un tempio o in un luogo di spettacolo, ma in uno degli spazi nei quali funzionava concretamente la città.
Per la sua antichità, le dimensioni e il ruolo svolto nella vita pubblica, la Basilica VIII-1, 1 è uno dei monumenti più importanti del Foro e dell'intera Pompei antica.
