La Casa degli Amorini Dorati VI-16, 7 è una delle più eleganti residenze di Pompei in età imperiale. Situata nella Regio VI, non lontano dalla Casa dei Vettii, deve il proprio nome a due raffinati medaglioni di vetro decorati con Amorini realizzati su foglia d'oro, rinvenuti in uno dei cubicoli affacciati sul peristilio.
La casa è particolarmente importante per la qualità delle pitture e dei pavimenti, per lo scenografico peristilio rodio, per la presenza di un ricco insieme di sculture nel giardino e soprattutto per i due differenti spazi di culto: un larario destinato alla tradizionale religione domestica e un piccolo santuario con immagini di Iside, Serapide, Arpocrate e Anubi, testimonianza della diffusione dei culti egiziani nella società pompeiana.
Una casa nata dall'unione di edifici più antichi
La Casa degli Amorini Dorati non fu costruita in un'unica fase. Le ricerche archeologiche mostrano che l'edificio è il risultato dell'accorpamento di diverse unità abitative, le cui fasi più antiche risalgono almeno al III secolo a.C.
Una trasformazione decisiva avvenne intorno alla metà del I secolo a.C., quando venne realizzata la grande casa organizzata intorno al peristilio che costituisce il nucleo monumentale della residenza. Nei decenni successivi diversi ambienti furono nuovamente decorati e modificati, lasciando nella stessa abitazione testimonianze appartenenti a periodi differenti.
Nel 79 d.C. la casa presentava quindi una complessa stratificazione: pavimenti e strutture più antiche convivevano con pitture e interventi decorativi più recenti.
Dall'ingresso all'atrio
L'ingresso principale conduceva attraverso le fauces all'atrio, uno degli spazi tradizionali della domus romana. TESS documenta nell'ingresso e nell'atrio decorazioni pittoriche e pavimenti appartenenti alle diverse fasi della casa.
L'atrio manteneva una funzione importante nella distribuzione degli ambienti e nell'accoglienza dei visitatori, ma il vero centro monumentale della residenza si trovava più all'interno. Attraversando il tablino si raggiungeva infatti il grande peristilio, intorno al quale erano organizzate le sale più prestigiose e gli spazi destinati al soggiorno.
Il tablino
Il tablino, posto in asse con l'ingresso e direttamente comunicante con il peristilio, conservava una ricca decorazione di III Stile e un pavimento musivo. La posizione permetteva di mantenere una forte continuità visiva tra atrio e giardino.
Come nelle altre grandi residenze pompeiane, il tablino apparteneva agli ambienti nei quali il proprietario poteva ricevere visitatori e manifestare il proprio rango sociale. Pitture, pavimenti e prospettiva verso il peristilio contribuivano quindi a costruire un percorso di rappresentanza che diventava progressivamente più ricco procedendo verso l'interno.
Il peristilio rodio
Il cuore della casa era lo scenografico peristilio con giardino, realizzato secondo il raro tipo cosiddetto rodio. In questo particolare schema architettonico uno dei lati del portico era caratterizzato da colonne più alte rispetto alle altre ed era accentuato da una struttura a frontone.
La differenza di altezza conferiva una particolare monumentalità al settore e sottolineava l'importanza degli ambienti che si aprivano su quel lato. La guida ufficiale del Parco evidenzia proprio il carattere quasi sacrale creato da questa disposizione.
Il peristilio non era quindi soltanto un giardino circondato da colonne, ma il vero fulcro architettonico della casa, intorno al quale si organizzavano rappresentanza, vita privata, religione e otium.
Il giardino
Al centro del peristilio si sviluppava un giardino riccamente decorato. Sculture e rilievi in marmo erano distribuiti nello spazio verde come in una piccola collezione d'arte privata; secondo la guida del Parco, alcuni pezzi erano addirittura opere greche originali.
Il giardino doveva quindi offrire un'immagine molto diversa dalle rovine visibili oggi. Vegetazione, colonne, statue, rilievi e pitture formavano un unico ambiente scenografico, concepito per essere osservato dagli spazi di soggiorno che si affacciavano sul portico.
Possedere una collezione di sculture all'interno del proprio giardino costituiva anche una manifestazione di cultura e prestigio. L'arte greca era particolarmente apprezzata dalle élite romane e la presenza di opere antiche o ispirate a modelli greci permetteva al proprietario di mostrare familiarità con la cultura ellenica.
La grande esedra
Sul lato orientale del peristilio si apriva una grande esedra, uno degli ambienti di maggiore prestigio dell'intera casa. Le pareti erano decorate in III Stile e il pavimento presentava un raffinato mosaico bianco e nero.
Al centro del pavimento si trova un grande motivo circolare formato da triangoli, con un rosone a sei petali e ulteriori elementi vegetali. La soglia era decorata da una fila di stelle a quattro punte.
L'ambiente poteva essere utilizzato per il ricevimento e il soggiorno e rappresentava uno dei punti nei quali architettura, pittura e pavimento erano integrati in un programma decorativo unitario.
I due Amorini dorati
La casa prende il nome da due piccoli ma preziosi elementi decorativi rinvenuti in un cubicolo affacciato sul lato settentrionale del peristilio. Si tratta di tondi in vetro decorati con immagini di Amorini ottenute mediante l'impiego di foglia d'oro.
Gli Amorini erano inseriti nella decorazione pittorica della stanza e contribuivano a creare un effetto particolarmente raffinato. La luce che raggiungeva la superficie vitrea doveva esaltare la brillantezza dell'oro, rendendo i piccoli medaglioni molto più evidenti di quanto le loro dimensioni potrebbero far pensare.
Sono proprio questi oggetti ad aver dato alla casa il nome moderno con il quale è oggi universalmente conosciuta.
Il cubicolo degli Amorini
Il cubicolo nel quale erano inseriti i medaglioni era un ambiente particolarmente elaborato, organizzato con due alcove e dotato di una raffinata pavimentazione musiva.
TESS documenta nell'anticamera un mosaico bianco bordato da fasce nere, mentre le due alcove erano introdotte da differenti motivi decorativi: una con girali d'edera e l'altra con una scacchiera di triangoli.
La stanza dimostra quanta attenzione potesse essere riservata anche agli spazi più privati della casa. Pitture, pavimenti e piccoli inserti preziosi trasformavano il cubicolo in un ambiente sofisticato, molto lontano dall'immagine di una semplice camera destinata esclusivamente al riposo.
Pitture di III e IV Stile
La decorazione della casa appartiene a più momenti. Numerosi ambienti, compreso il peristilio e la grande esedra, conservano importanti testimonianze del III Stile, mentre altre stanze furono successivamente rinnovate con pitture di IV Stile.
Questa compresenza permette di osservare l'evoluzione del gusto pompeiano durante il I secolo d.C. I proprietari non cancellavano necessariamente tutte le decorazioni precedenti quando decidevano di rinnovare la casa: gli interventi potevano concentrarsi soltanto su alcuni ambienti, lasciando sopravvivere pavimenti e pitture più antiche nelle altre stanze.
Nel 79 d.C. la Casa degli Amorini Dorati doveva quindi presentare un insieme decorativo molto articolato, nel quale opere realizzate in periodi differenti convivevano all'interno dello stesso progetto residenziale.
Il larario
Nel peristilio si trovava un larario ad edicola destinato al tradizionale culto domestico. I Lari erano divinità protettrici della casa e della famiglia e il loro culto faceva parte della vita quotidiana delle abitazioni romane.
Piccole offerte e cerimonie potevano essere compiute davanti al larario in occasione di ricorrenze familiari o momenti particolari della giornata. La presenza del santuario direttamente nel peristilio mostra quanto la religione domestica fosse integrata negli spazi della residenza.
Ma nella Casa degli Amorini Dorati esisteva anche un secondo luogo di culto molto diverso.
Il santuario delle divinità egizie
Un piccolo sacello del peristilio presenta immagini collegate al mondo religioso egiziano. La guida ufficiale identifica nelle pitture Anubi, Arpocrate, Iside e Serapide, accompagnati da oggetti riconducibili al culto isiaco.
Anubi, riconoscibile per la testa di sciacallo, era una divinità strettamente collegata al mondo funerario egiziano. Arpocrate rappresentava la forma infantile di Horus ed era collegato a Iside, mentre Serapide era una divinità nata nell'ambiente ellenistico dell'Egitto tolemaico e successivamente diffusasi in tutto il Mediterraneo.
La presenza contemporanea di queste figure rende il piccolo santuario una delle testimonianze più interessanti della diffusione dei culti egiziani nella vita privata pompeiana.
Iside a Pompei
Il culto di Iside era ben radicato nella città, come dimostra il grande Tempio di Iside VIII-7, 28 presso il quartiere dei teatri. La presenza di immagini isiache anche all'interno di abitazioni private dimostra che l'interesse per queste divinità non era limitato al santuario pubblico.
Nella Casa degli Amorini Dorati il rapporto con il culto egiziano appare particolarmente significativo. La guida del Parco ipotizza che il proprietario potesse essere personalmente coinvolto nel culto, forse anche con una funzione sacerdotale, ma l'ipotesi va mantenuta come tale: le immagini e gli oggetti dimostrano l'importanza delle divinità egizie nella casa, non permettono da soli di stabilire con certezza una carica religiosa del proprietario.
Due forme di religiosità nella stessa casa
La presenza contemporanea del larario tradizionale e del sacello egiziano è uno degli aspetti più interessanti della residenza. I due luoghi di culto non devono essere considerati in contraddizione.
La religione romana era aperta all'integrazione di divinità e pratiche provenienti da tradizioni differenti. Una famiglia poteva onorare i propri Lari e contemporaneamente venerare Iside, Serapide o altre divinità diffuse attraverso il Mediterraneo.
La Casa degli Amorini Dorati mostra quindi in modo particolarmente chiaro la pluralità religiosa della Pompei imperiale.
Cnaeus Poppaeus Habitus
Graffiti e un anello-sigillo rinvenuti nella casa indicano il nome di Cnaeus Poppaeus Habitus, che viene generalmente associato alla proprietà dell'abitazione.
La guida ufficiale lo considera imparentato con Poppea Sabina, seconda moglie dell'imperatore Nerone. Il collegamento inserirebbe quindi gli abitanti della casa all'interno di una famiglia di notevole prestigio nella società pompeiana del I secolo d.C.
Come sempre nel caso delle domus pompeiane, è comunque opportuno evitare di trasformare un'identificazione riferibile a una determinata fase della casa nella storia completa di tutti i suoi proprietari. L'edificio esisteva da secoli e nel corso del tempo dovette inevitabilmente passare attraverso più famiglie e generazioni.
I Poppaei a Pompei
Il nome dei Poppaei ricorre in diversi contesti pompeiani ed è associato a una delle famiglie più influenti della città. Anche la Casa del Menandro è stata collegata alla famiglia attraverso Quintus Poppaeus Sabinus e il patrimonio dei Poppaei.
La relazione tra la Casa degli Amorini Dorati e questo ambiente familiare contribuisce a spiegare il livello eccezionale della residenza, ma la ricchezza dell'edificio è già evidente indipendentemente dall'identificazione dei proprietari: peristilio rodio, collezione di sculture, pitture raffinate e luoghi di culto privati mostrano una famiglia appartenente agli strati superiori della società.
Un collezionismo domestico
Particolarmente significativo è il gruppo di sculture e rilievi marmorei collocati nel giardino. La guida del Parco paragona l'insieme a una piccola collezione museale privata e segnala che alcuni pezzi erano originali greci.
Il collezionismo di opere greche era molto apprezzato dalle élite romane. Statue antiche, copie di celebri originali e rilievi potevano essere esposti nei peristili e nei giardini, creando un ambiente culturalmente sofisticato.
L'opera d'arte non serviva quindi soltanto a rendere più bella la casa, ma comunicava anche la cultura del proprietario e la sua capacità economica di procurarsi oggetti di particolare prestigio.
Il triclinio e gli ambienti di soggiorno
Sul peristilio si aprivano anche un grande triclinio e numerosi cubicoli. Il banchetto rappresentava uno dei momenti fondamentali della vita sociale delle élite romane e gli ambienti destinati a questa funzione erano quindi particolarmente importanti.
Gli ospiti potevano mangiare sdraiati sui letti conviviali mentre osservavano le pitture e, attraverso il portico, il giardino decorato con statue. Architettura, cibo, conversazione e opere d'arte contribuivano insieme alla rappresentazione sociale del padrone di casa.
Anche gli ambienti più privati erano decorati con grande attenzione, mostrando che il lusso della residenza non era limitato alle sale destinate agli ospiti.
La casa come luogo di rappresentanza
La Casa degli Amorini Dorati permette di comprendere quanto una grande domus romana fosse anche uno strumento di comunicazione sociale. Il visitatore entrava dall'atrio, attraversava il tablino e raggiungeva progressivamente il peristilio, dove si concentravano gli elementi più spettacolari della residenza.
Colonne più alte, frontone, sculture, pitture, mosaici e luoghi di culto costruivano un ambiente capace di impressionare gli ospiti e mostrare contemporaneamente ricchezza, cultura e religiosità.
La casa non era quindi semplicemente il luogo nel quale una famiglia abitava, ma uno spazio attraverso il quale essa rappresentava pubblicamente la propria posizione.
La scoperta tra il 1903 e il 1905
La Casa degli Amorini Dorati fu riportata alla luce nelle campagne di scavo condotte tra il 1903 e il 1905. Rispetto alle grandi domus scoperte durante gli scavi borbonici del Settecento e dell'Ottocento, l'edificio venne quindi esplorato in un periodo relativamente recente della storia dell'archeologia pompeiana.
La scoperta permise di riconoscere progressivamente la particolare organizzazione del peristilio, la ricchezza delle decorazioni e i numerosi oggetti che caratterizzavano il giardino e gli ambienti circostanti.
Proprio la presenza dei piccoli medaglioni con gli Amorini dorati fornì il nome moderno destinato a identificare definitivamente la casa.
Una delle grandi residenze della Regio VI
La Regio VI comprende alcune delle più importanti abitazioni di Pompei, tra cui la Casa del Fauno e la Casa dei Vettii. La Casa degli Amorini Dorati appartiene allo stesso grande panorama residenziale, pur esprimendo il lusso attraverso caratteristiche differenti.
Il suo elemento distintivo non è la dimensione eccezionale della Casa del Fauno né il celebre programma pittorico della Casa dei Vettii, ma la combinazione tra peristilio rodio, raffinata decorazione, collezione di sculture e pluralità dei culti domestici.
Il giardino diventa il punto nel quale tutti questi elementi si incontrano: architettura, arte, natura e religione partecipano a un unico progetto aristocratico.
Una casa aperta al Mediterraneo
La Casa degli Amorini Dorati mostra anche quanto Pompei fosse culturalmente aperta al Mediterraneo. L'architettura del peristilio richiama modelli ellenistici, alcune sculture erano di origine greca e il piccolo santuario introduceva direttamente nella casa le divinità dell'Egitto.
Tradizioni romane, cultura greca e religioni egiziane potevano quindi convivere all'interno della stessa residenza. Questa combinazione non rappresentava un'eccezione incomprensibile agli occhi degli antichi, ma rifletteva il carattere profondamente cosmopolita della società romana del I secolo d.C.
Per la qualità degli ambienti, la particolare architettura del peristilio, gli Amorini in foglia d'oro, la collezione di sculture e la presenza dei due luoghi di culto, la Casa degli Amorini Dorati VI-16, 7 è una delle testimonianze più raffinate della vita aristocratica nella Pompei imperiale.
Approfondimenti
Video
Map
A: Entrance Fauces
B: Hall or atrium
C: Cubiculum
D: Cubiculum or storage area
E: Tablinum
F: Peristyle north side with aedicula lararium and altar
F: Peristyle south side
F: Peristyle east side with Isis lararium in south east corner
F: Peristyle west side
F: Peristyle north west corner
F: Peristyle north east corner
F: Peristyle garden
G: Exedra or dining room?
I: Room with glass discs depicting cupids, Cubiculum?
J: Storeroom
K: Latrine
L: Storeroom
M: Cubiculum
N: Cubiculum
O: Triclinium
P: Light well or light yard
Q: Cubiculum
R: Cubiculum
S: Courtyard
T: Room in south west corner of courtyard S
U: Corridor to back entrance of house
V: Kitchen
X: Latrine
Y: Room on the north side of corridor U, Cubiculum?
01: Stairway leading from the garden to rooms above shop VI.16.6
03: Cupboard

