La Casa della Nave Europa I-15, 3 è una delle testimonianze più interessanti della trasformazione economica delle abitazioni pompeiane negli ultimi decenni della città. Nata come residenza di alto livello e sviluppatasi attraverso numerose modifiche e ampliamenti a partire dal III secolo a.C., nel 79 d.C. era ormai strettamente collegata a un vasto complesso agricolo nel quale vigneto, orti, alberi e strutture per la gestione dei prodotti avevano assunto un ruolo fondamentale.

Il nome moderno deriva da un grande graffito inciso sulla parete settentrionale del peristilio, dove è raffigurata una nave da carico accompagnata dalla scritta EVROPA e da imbarcazioni più piccole. Non è necessario collegare con certezza il nome della nave alla principessa Europa del mito greco: il dato archeologico sicuro è che l'imbarcazione raffigurata era chiamata Europa.

Una casa dalle origini antiche

Il nucleo originario della domus risale al III secolo a.C. e la lunga storia dell'edificio è ancora riconoscibile nelle strutture e nelle decorazioni più antiche. Le monumentali colonne in tufo del peristilio e alcuni ambienti decorati in Primo Stile testimoniano una fase nella quale la proprietà possedeva un carattere residenziale prestigioso.

Nel corso dei secoli la casa subì numerose trasformazioni. Ambienti vennero ampliati, collegati o destinati a nuove funzioni, fino a modificare profondamente l'organizzazione originaria. Questa evoluzione culminò negli ultimi anni di Pompei, quando una parte consistente della proprietà fu progressivamente orientata verso la produzione agricola a scala commerciale.

Il peristilio

Il centro monumentale della residenza era costituito da un ampio peristilio, sul quale si disponevano numerosi ambienti soprattutto lungo i lati settentrionale e occidentale. Le grandi colonne in tufo ricordano il livello raggiunto dalla casa durante le sue fasi più prestigiose.

Il peristilio svolgeva originariamente una funzione strettamente legata alla vita residenziale: costituiva uno spazio di passaggio, soggiorno e rappresentanza organizzato intorno a un'area aperta. Con le successive trasformazioni, tuttavia, il rapporto tra casa e grande terreno posteriore acquistò un'importanza sempre maggiore.

È proprio sulla parete nord del peristilio che si trova il graffito della nave Europa.

Il graffito della nave

Il disegno rappresenta una grande nave da carico provvista di albero, vela e strutture riconoscibili, affiancata da altre imbarcazioni minori. Accanto alla nave compare il nome EVROPA.

Il graffito costituisce una testimonianza particolarmente suggestiva perché le navi mercantili erano essenziali per l'economia del Mediterraneo romano. Attraverso il porto e gli approdi del Golfo di Napoli circolavano vino, olio, cereali, ceramiche e numerose altre merci.

Non sappiamo chi realizzò il disegno né se raffigurasse una nave realmente conosciuta dall'autore. È quindi preferibile considerarlo una rappresentazione di ambiente marittimo e commerciale senza costruire collegamenti biografici non documentati.

Il cubicolo con le semicolonne ioniche

Uno degli ambienti più preziosi si trova vicino all'ingresso. Il cubicolo conserva una raffinata decorazione di Primo Stile, nella quale lo stucco dipinto imita grandi blocchi e lastre di marmo colorato.

Nella parte superiore delle pareti compaiono inoltre semicolonne ioniche realizzate in stucco, elemento che il Parco Archeologico considera particolarmente raro a Pompei. La decorazione deriva da modelli architettonici greci dei secoli III e II a.C. e trasforma una stanza relativamente piccola in uno spazio visivamente molto più monumentale.

Questo ambiente è fondamentale per comprendere la differenza tra la fase residenziale più antica e la successiva trasformazione produttiva: la casa del 79 continuava a conservare testimonianze evidenti dell'antico prestigio della proprietà.

Dal lusso alla produzione agricola

Nell'ultima fase della vita di Pompei la funzione del complesso cambiò sensibilmente. Il grande spazio situato nella parte posteriore della casa fu destinato a una produzione agricola organizzata, con un vigneto, zone per la coltivazione di ortaggi e numerosi alberi.

La guida del Parco descrive quindi la Casa della Nave Europa come uno degli esempi nei quali un'abitazione originaria venne adattata ad attività produttive e commerciali. Ciò non significa che ogni ambiente avesse cessato di avere una funzione domestica: la trasformazione fu progressiva e strutture residenziali più antiche continuarono a convivere con le nuove esigenze economiche.

Proprio questa sovrapposizione rende la casa particolarmente interessante.

Le nuove ricerche sull'ultima fase

Una ricerca recente sulla produzione agricola urbana di Pompei ha permesso di ricostruire con maggiore precisione questa trasformazione. Dopo i danni provocati dai terremoti del I secolo d.C., diverse proprietà dell'Insula I.15 furono demolite o riorganizzate e due domus furono unite, creando un grande settore destinato alla lavorazione e alla gestione dei prodotti agricoli.

Il complesso produttivo viene per questo indicato nello studio come Casa della Nave Europa I.15.1-3, comprendendo un'area più estesa rispetto al solo ingresso I.15.3 che identifica tradizionalmente la domus.

Il cambiamento non fu quindi semplicemente la trasformazione di un piccolo giardino privato in orto: interessò una parte considerevole dell'insula e comportò un vero ridisegno della proprietà.

Un grande terreno di 1.847 metri quadrati

Il settore agricolo raggiungeva circa 1.847 metri quadrati, una superficie considerevole all'interno della città. Il terreno era disposto su due terrazze, create anche attraverso la modifica e il livellamento di strutture precedenti.

Le indagini archeologiche hanno individuato centinaia di cavità lasciate dalle radici delle piante. Grazie ai calchi e alla distribuzione di queste tracce è stato possibile ricostruire l'organizzazione del vigneto e delle altre coltivazioni con una precisione impossibile nella maggior parte dei siti archeologici.

Il giardino della Nave Europa non era quindi un semplice spazio ornamentale, ma un vero terreno produttivo inserito nel tessuto urbano.

Il vigneto

La coltivazione principale era la vite. Le radici mostrano un impianto organizzato secondo filari relativamente regolari, con distanze compatibili con le indicazioni degli agronomi antichi.

Le nuove ricerche hanno inoltre riconosciuto una differenza molto interessante tra le due terrazze. Nella parte superiore esisteva un vigneto già ben stabilito, con viti presenti da molti anni; nella terrazza inferiore, invece, le piante erano molto giovani e non avevano ancora raggiunto i due anni di età quando l'eruzione le seppellì.

Il dato dimostra che l'espansione dell'attività agricola era ancora relativamente recente e che la proprietà continuava a investire nel vigneto negli ultimissimi anni di Pompei.

Non soltanto vino

La presenza di un vasto vigneto non consente di stabilire automaticamente che tutte le uve fossero trasformate in vino all'interno della proprietà. Le ricerche più recenti sottolineano infatti che non è stato identificato un completo impianto di vinificazione capace di spiegare tutta la produzione.

Una parte delle uve poteva quindi essere destinata al consumo come uva da tavola, alla vendita o alla preparazione di altri prodotti derivati. È possibile anche che alcune fasi della lavorazione avvenissero altrove.

È un esempio importante di prudenza archeologica: la presenza delle viti è certa, mentre il destino finale dell'intera produzione non può essere ricostruito con la stessa sicurezza.

Orti e altre coltivazioni

Accanto alle viti erano presenti orti destinati a legumi e ortaggi. La guida ufficiale menziona fave, cipolle e cavoli, mentre le indagini archeobotaniche hanno confermato la presenza di diverse piante alimentari.

Lo studio delle radici e dei resti carbonizzati dimostra inoltre che il terreno ospitava numerosi alberi. Sono stati rinvenuti resti di uva, fave, nocciole, mandorle e dattero, insieme alle tracce lasciate da centinaia di piante.

Non tutte le specie proposte in passato possono essere identificate con lo stesso grado di sicurezza. È quindi preferibile evitare lunghi elenchi di ciliegi, peschi, albicocchi e pistacchi come se ogni identificazione fosse definitivamente dimostrata e concentrarsi sui dati archeobotanici più solidi.

Due orti intensamente coltivati

All'interno del grande terreno furono riconosciuti anche due distinti orti, organizzati con solchi e sistemi per la distribuzione dell'acqua. La loro superficie permetteva una produzione di ortaggi superiore alle necessità di una sola famiglia.

Questo elemento rafforza l'interpretazione commerciale della proprietà. Una parte dei prodotti poteva certamente essere consumata dagli abitanti e dai lavoratori della casa, ma dimensioni e organizzazione indicano un'attività orientata anche alla vendita.

La Casa della Nave Europa documenta così un fenomeno importante della Pompei degli ultimi anni: l'utilizzo di terreni urbani per incrementare la produzione alimentare e creare nuove fonti di reddito.

Le 416 cavità di radici

Le campagne condotte da Wilhelmina Jashemski e dalla sua équipe negli anni Settanta furono decisive per comprendere il giardino. Attraverso una metodologia allora innovativa furono individuate e documentate 416 cavità lasciate dalle radici.

Riempendo alcune di queste cavità con materiale adatto, gli archeologi potevano ricostruire posizione e dimensione delle piante scomparse. La distribuzione permetteva poi di distinguere filari di viti, alberi e aree coltivate.

Questi studi hanno trasformato il modo di analizzare i giardini pompeiani: spazi precedentemente descritti semplicemente come cortili o terreni vuoti sono diventati fonti per ricostruire agricoltura, alimentazione ed economia urbana.

I 240 alberi

La ricerca più recente calcola la presenza nel grande giardino di circa 240 alberi, distribuiti tra le coltivazioni.

La combinazione di vigneto, alberi e ortaggi consentiva di diversificare la produzione e di non dipendere economicamente da una sola coltura. Il terreno poteva produrre durante periodi diversi dell'anno e fornire contemporaneamente uva, frutta, frutta secca, legumi e verdure.

Questo modello mostra un'agricoltura urbana molto più razionale e organizzata di quanto suggerisca l'immagine di un semplice orto domestico.

Le ventotto olle di terracotta

La vecchia scheda di Pompeionline afferma che i semi delle piante furono trovati in 28 vasi di terracotta lungo i muri perimetrali. Il dato va corretto.

Gli archeologi hanno effettivamente documentato 28 recipienti di terracotta infissi nel terreno, alcuni dei quali appartenenti alla tipologia delle ollae perforatae, cioè vasi forati. Non possiamo però dire semplicemente che contenessero i semi delle specie elencate nella vecchia pagina.

Questi recipienti facevano parte dell'organizzazione agricola del terreno e potevano svolgere funzioni legate alla coltivazione e alla gestione delle piante. È quindi meglio mantenere il dato archeologico senza trasformarlo in un'indicazione botanica non dimostrata.

Acqua e irrigazione

Una proprietà agricola così estesa richiedeva un'attenta gestione dell'acqua. Nel complesso sono state riconosciute due cisterne, canali di drenaggio e sistemi capaci di raccogliere e distribuire l'acqua proveniente anche dalle coperture degli edifici.

Il terreno terrazzato permetteva di sfruttare la pendenza naturale e i canali contribuivano a dirigere l'acqua verso le coltivazioni.

La presenza di queste infrastrutture dimostra che il giardino non era stato formato casualmente: la conversione agricola richiese interventi edilizi e una pianificazione precisa destinata a rendere produttivo il terreno nel lungo periodo.

Anfore e dolia

Nel settore sud-orientale del portico gli archeologi hanno rinvenuto anche una considerevole quantità di anfore, mentre nel complesso erano presenti uno o più grandi dolia, recipienti utilizzati per conservare prodotti in quantità maggiori.

La loro presenza è coerente con il carattere commerciale della proprietà, anche se il contenuto originario di ogni recipiente non può sempre essere determinato.

Anfore, cisterne, recipienti interrati e strutture agricole formano nel loro insieme un quadro molto più significativo di qualsiasi singolo reperto: la casa stava ormai funzionando anche come centro per la gestione di una produzione destinata a generare reddito.

La stalla

La guida ufficiale documenta inoltre un ambiente interpretato come stalla per animali. Anche l'allevamento poteva quindi integrarsi con le attività agricole della proprietà.

Gli animali erano utili non soltanto come fonte di prodotti alimentari, ma anche per il trasporto, il lavoro e la produzione di concime. Non possediamo informazioni sufficienti per ricostruire con precisione quali animali fossero allevati stabilmente e in quale numero.

È dunque preferibile limitarsi al dato dell'esistenza di uno spazio adibito a stalla senza ricostruzioni più specifiche.

Una trasformazione dopo i terremoti

Le ricerche più recenti inseriscono la conversione agricola nel più ampio processo di trasformazione che interessò Pompei dopo il terremoto del 62 d.C. e i successivi eventi sismici.

Invece di ricostruire semplicemente tutte le abitazioni secondo la situazione precedente, alcuni proprietari modificarono profondamente l'uso dei propri immobili. Edifici danneggiati potevano essere accorpati, demoliti o convertiti in spazi produttivi capaci di offrire nuove fonti di reddito.

La Casa della Nave Europa costituisce uno degli esempi più chiari di questa strategia. La grande residenza continuava a conservare tracce del proprio passato aristocratico, ma una parte considerevole della proprietà era stata ormai integrata in un'economia agricola urbana.

Residenza e impresa

Non è quindi corretto descrivere la Casa della Nave Europa semplicemente come una ricca domus oppure, all'opposto, come una fattoria. Nel 79 d.C. il complesso presentava entrambe le dimensioni.

Le monumentali colonne del peristilio, le decorazioni di Primo Stile e il raffinato cubicolo ricordavano una lunga storia residenziale; il vigneto, gli orti, le cisterne, le anfore e la stalla documentavano invece una proprietà ormai fortemente orientata alla produzione.

La trasformazione mostra quanto fosse flessibile l'uso degli immobili pompeiani e quanto strettamente potessero intrecciarsi prestigio sociale e ricerca di profitto.

Gli scavi moderni

La casa venne riportata alla luce soprattutto tra il 1951 e il 1961, con ulteriori campagne nel 1972-1973 e nel 1975. Queste ultime furono particolarmente importanti per lo studio del grande terreno agricolo.

Le ricerche di Jashemski consentirono di documentare sistematicamente le cavità delle radici e di ricostruire vigneti e orti. La Casa della Nave Europa divenne così uno dei luoghi fondamentali per la nascita dell'archeologia dei giardini antichi.

Le indagini moderne continuano ancora oggi a riesaminare quei dati, combinandoli con studi botanici, documentazione di scavo e analisi dell'organizzazione economica della città.

Una casa che racconta la trasformazione di Pompei

La Casa della Nave Europa I-15, 3 è quindi molto più di una domus chiamata così per un graffito. La sua storia attraversa diversi secoli: dal nucleo del III secolo a.C. e dalle monumentali decorazioni di Primo Stile alla progressiva trasformazione di una parte dell'Insula I.15 in un grande complesso agricolo.

Nel 79 d.C. il vigneto continuava ad ampliarsi, alcune viti erano state piantate da meno di due anni e orti, alberi, sistemi di irrigazione e contenitori per la conservazione indicano un investimento produttivo ancora in evoluzione. Allo stesso tempo, il peristilio e il cubicolo con semicolonne ioniche mantenevano visibile la memoria della precedente residenza di prestigio.

Proprio questa compresenza di antico lusso domestico e nuova economia agricola rende la Casa della Nave Europa una testimonianza fondamentale per comprendere una Pompei dinamica, nella quale le conseguenze dei terremoti non produssero soltanto restauri, ma anche profonde trasformazioni della proprietà e delle attività economiche.

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