La Casa del Frutteto I-9, 5-7, conosciuta anche come Casa dei Cubicoli Floreali, è una delle domus più raffinate della Regio I e conserva uno dei più celebri esempi di pittura di giardino dell'intera Pompei. Situata lungo Via dell'Abbondanza, deve il proprio nome alle straordinarie decorazioni vegetali di due piccoli cubicoli, nei quali alberi da frutto, piante ornamentali, uccelli e motivi egittizzanti trasformavano le pareti in veri giardini immaginari.
La particolarità di queste pitture non risiede soltanto nella qualità dell'esecuzione. Nelle case pompeiane le grandi vedute di giardino erano spesso riservate a peristili, triclini e altri ambienti destinati agli ospiti; qui, invece, decorano stanze appartenenti alla parte privata della casa, destinate principalmente al riposo. Il proprietario scelse quindi di concentrare alcune delle immagini più spettacolari della residenza in spazi relativamente piccoli e intimi.
Una casa dalle origini antiche
L'impianto originario della domus risale al III-II secolo a.C., come altre abitazioni dell'Insula 9. Le murature in opus incertum e alcune tracce di decorazione di Primo Stile testimoniano le fasi più antiche dell'edificio.
La casa continuò però a essere abitata e modificata per secoli. In età giulio-claudia, durante il I secolo d.C., gran parte degli ambienti fu ridecorata con pitture di Terzo Stile, fase alla quale appartengono anche le celebri decorazioni dei cubicoli.
L'edificio sepolto nel 79 d.C. conservava quindi insieme strutture e pavimenti più antichi e decorazioni realizzate durante l'età imperiale, offrendo un esempio particolarmente chiaro della lunga evoluzione delle abitazioni pompeiane.
L'ingresso da Via dell'Abbondanza
L'accesso principale si apriva sulla Via dell'Abbondanza, una delle principali arterie della città. Dall'ingresso si raggiungeva l'atrio, attorno al quale erano distribuiti diversi ambienti della parte anteriore della casa.
La pavimentazione dell'atrio era relativamente sobria, realizzata in cementizio chiaro con inserti e motivi geometrici. Al centro si trovava l'impluvio, la vasca destinata a raccogliere l'acqua piovana proveniente dall'apertura del tetto, il cui fondo era rivestito con un tessellato rustico formato da scaglie di travertino.
La casa conservava quindi nella parte anteriore la tradizionale organizzazione della domus ad atrio, mentre procedendo verso gli ambienti più interni la decorazione diventava progressivamente più ricca.
Il tablino e gli ambienti di rappresentanza
Sul fondo dell'atrio si trovava il tablino, uno degli spazi tradizionalmente collegati alla figura del proprietario. Il pavimento era decorato con una composizione in cementizio nella quale era inserito un elemento centrale in mosaico bianco e nero a scacchiera.
Altri ambienti della casa conservavano pavimentazioni geometriche sempre più elaborate, con crocette, ottagoni, stelle e inserti marmorei. In un grande oecus è documentato anche un lastricato marmoreo policromo, segno del livello economico raggiunto dagli abitanti della casa.
La ricchezza della domus non dipendeva quindi soltanto dai celebri affreschi vegetali: pavimenti e rivestimenti mostrano un programma decorativo articolato che interessava diversi settori dell'edificio.
Il peristilio e il vero giardino
Nella parte posteriore si sviluppava uno spazio verde circondato da un portico, che costituiva il vero giardino della casa. Il pavimento del peristilio era decorato con motivi geometrici differenti in corrispondenza dei vari lati e degli intercolumni.
Questo spazio introduce un elemento importante per comprendere le pitture dei cubicoli. Gli abitanti della casa vivevano contemporaneamente in presenza di un giardino reale e di diversi giardini dipinti: la natura coltivata all'aperto veniva idealmente prolungata sulle pareti degli ambienti interni.
Il rapporto tra pittura e vegetazione costituisce uno dei temi più caratteristici della decorazione domestica pompeiana.
Il triclinio estivo
Nello spazio verde posteriore era presente anche un triclinio estivo, utilizzato durante la stagione più calda in alternativa alla sala da pranzo interna.
La possibilità di mangiare all'aperto, circondati dalla vegetazione, rappresentava uno degli aspetti più piacevoli della vita nelle case dotate di giardino. Il banchetto poteva così adattarsi alle stagioni e svolgersi in un ambiente più fresco e aperto rispetto alle sale interne.
Anche in una casa di dimensioni non paragonabili alle grandissime domus aristocratiche, il proprietario aveva quindi creato differenti spazi per il soggiorno, il riposo e la convivialità.
I due cubicoli floreali
Gli ambienti che hanno reso famosa la casa sono due piccoli cubicoli, stanze utilizzate principalmente per il riposo. Le pareti sono interamente trasformate attraverso pitture di giardino di straordinaria raffinatezza.
Il Parco Archeologico sottolinea proprio l'eccezionalità della loro collocazione. Scene di questo genere erano normalmente utilizzate per ampliare illusionisticamente peristili e grandi sale di rappresentanza; nella Casa del Frutteto vengono invece riservate a spazi privati, destinati a essere frequentati soprattutto dagli abitanti della casa.
Le due stanze presentano atmosfere differenti, quasi complementari: una evoca un giardino luminoso e rigoglioso, l'altra un giardino immerso in un'atmosfera più scura e notturna.
Il giardino luminoso
Nel primo cubicolo le pareti rappresentano una vegetazione lussureggiante popolata da alberi da frutto, piante ornamentali e uccelli. L'esecuzione è estremamente accurata e ha consentito agli studiosi di riconoscere alcune delle specie raffigurate.
Il Parco segnala in particolare limoni e corbezzoli, rappresentati con un'attenzione sorprendente ai dettagli di foglie, rami e frutti. Non siamo tuttavia davanti a un semplice catalogo botanico: le piante partecipano alla costruzione di un paesaggio ideale nel quale elementi realistici vengono combinati secondo esigenze decorative.
Le pareti trasformavano così la piccola stanza in uno spazio apparentemente molto più ampio, dando l'impressione che oltre il limite reale dell'architettura si estendesse un giardino.
Natura reale e natura dipinta
L'effetto doveva essere molto diverso da quello che percepiamo oggi osservando una parete isolata. Nell'antichità mobili, tessuti, illuminazione e presenza delle persone completavano l'ambiente, mentre le immagini vegetali avvolgevano quasi interamente chi vi soggiornava.
La pittura funzionava come un'estensione della natura reale presente nel settore posteriore della casa. Alberi e piante dipinti permettevano di portare simbolicamente il giardino anche all'interno delle stanze più private.
È uno dei migliori esempi pompeiani di come la pittura romana potesse essere utilizzata non soltanto per decorare una parete, ma per modificare la percezione stessa dello spazio.
Il cubicolo dal fondo scuro
Il secondo cubicolo crea un'atmosfera molto differente. Il giardino è rappresentato contro un fondo scuro, che il Parco descrive come un ambiente immerso nel buio della notte.
Tre alberi di dimensioni differenti dominano la scena. Quello centrale, più grande, è un fico, intorno al quale compare un serpente.
Il contrasto tra il fondo scuro e la vegetazione rende l'immagine particolarmente suggestiva e distingue nettamente questo ambiente dal giardino luminoso dell'altro cubicolo. Le due stanze sembrano quindi offrire differenti interpretazioni pittoriche della natura.
Il fico e il serpente
Il serpente avvolto al fico è uno degli elementi più caratteristici della decorazione. La guida ufficiale del Parco interpreta il serpente come simbolo di prosperità.
Nella religiosità domestica romana il serpente compare frequentemente anche in associazione con i Lari e con la protezione della casa. Non è però necessario attribuire automaticamente alla scena un significato rituale preciso che le fonti non consentono di dimostrare.
Ciò che possiamo affermare con sicurezza è che l'animale possedeva un valore positivo all'interno della composizione e contribuiva alla ricca dimensione simbolica del giardino dipinto.
Uccelli tra gli alberi
Le pitture sono animate anche dalla presenza di uccelli, raffigurati tra rami e vegetazione. Questi piccoli elementi contribuiscono in modo decisivo alla sensazione di trovarsi davanti a un giardino vivo e non a una semplice successione di piante.
Gli artisti pompeiani utilizzavano frequentemente animali e volatili nelle pitture di giardino proprio per suggerire movimento e vitalità. Gli uccelli reali che potevano frequentare gli spazi verdi della casa trovavano così un corrispettivo sulle pareti.
Il risultato era una continua sovrapposizione tra natura reale e natura immaginata.
I motivi egittizzanti
Le decorazioni dei cubicoli comprendono anche motivi egittizzanti e riferimenti a Iside. L'interesse per l'Egitto era molto diffuso nella Pompei del I secolo d.C. e immagini nilotiche o elementi legati alle divinità egiziane compaiono in numerose abitazioni.
La guida del Parco propone che questi motivi possano alludere a una devozione del proprietario nei confronti di Iside, ma presenta correttamente questa interpretazione come una possibilità.
È quindi preferibile non descrivere l'abitante della casa come un devoto o un iniziato al culto isiaco con certezza. Le immagini documentano sicuramente un interesse per l'immaginario egiziano; il significato religioso personale rimane invece ipotetico.
Iside e Pompei
L'eventuale richiamo a Iside non sarebbe comunque sorprendente nel contesto cittadino. Pompei possedeva uno dei più importanti santuari isiaci dell'Italia romana, il Tempio di Iside VIII-7, 28, ricostruito dopo il terremoto del 62 d.C.
Il culto aveva raggiunto una notevole diffusione e immagini collegate all'Egitto erano ormai pienamente integrate nella cultura artistica romana.
Nella Casa del Frutteto questi elementi convivono con una rappresentazione naturalistica estremamente accurata, creando un linguaggio nel quale osservazione della natura, decorazione e possibili significati religiosi possono sovrapporsi.
I pavimenti dei cubicoli
Anche i pavimenti dei piccoli ambienti erano attentamente progettati. TESS documenta nel cubicolo affacciato sull'atrio una suddivisione tra anticamera e alcova, cioè la zona nella quale era collocato il letto.
L'anticamera era decorata da un mosaico bianco e nero con una composizione centrata formata da cerchi, esagoni, una stella a sei punte e una piccola rosetta. La zona dell'alcova era invece distinta attraverso una diversa pavimentazione.
L'organizzazione del pavimento rende quindi riconoscibile anche oggi la posizione occupata originariamente dagli arredi e mostra come pittura e mosaico fossero progettati insieme per definire lo spazio privato.
Una casa decorata attraverso generazioni diverse
La Casa del Frutteto conserva numerosi pavimenti più antichi rispetto alle celebri pitture. Alcuni rivestimenti risalgono infatti alle fasi repubblicane dell'edificio e furono mantenuti anche quando le pareti vennero completamente ridecorate in età giulio-claudia.
È un fenomeno comune nelle abitazioni pompeiane: un proprietario poteva considerare ancora prestigioso un pavimento realizzato molti decenni prima e limitarsi ad aggiornare le pitture secondo il gusto del proprio tempo.
Nel 79 d.C. la casa presentava quindi una stratificazione visibile di epoche differenti, risultato della continua manutenzione e trasformazione dell'edificio.
Il terremoto del 62 d.C.
Un dato interessante riguarda il terremoto del 62 d.C.. A differenza di molte altre grandi abitazioni pompeiane, TESS non registra per la Casa del Frutteto danni particolarmente significativi attribuibili al sisma.
Ciò non significa che la casa fosse rimasta completamente immutata. Al momento dell'eruzione alcuni ambienti presentavano pareti ancora in attesa di essere ridecorate, ma non è possibile attribuire automaticamente questi lavori alle conseguenze del terremoto.
Il dato è importante perché evita una semplificazione frequente: non tutte le ristrutturazioni visibili nella Pompei del 79 d.C. devono necessariamente essere spiegate come restauri successivi al sisma.
Ambienti ancora da ridipingere
Uno dei grandi triclini della casa presentava nel 79 d.C. pareti rivestite soltanto da intonaco grezzo, segno che una nuova decorazione era stata progettata ma non ancora realizzata.
Questo particolare ci restituisce una casa realmente vissuta e in continuo aggiornamento. Alcune stanze possedevano affreschi estremamente raffinati, altre mantenevano decorazioni più antiche e altre ancora erano in attesa di ricevere un nuovo rivestimento.
L'eruzione interruppe quindi anche qui un normale processo di manutenzione e rinnovamento domestico.
La scoperta della casa
La domus venne esplorata in due momenti principali. Una prima parte fu scavata nel 1913, mentre ulteriori indagini furono effettuate nel 1951.
La scoperta relativamente tarda, rispetto alle grandi case riportate alla luce tra Settecento e Ottocento, consentì agli archeologi di documentare con maggiore attenzione anche il rapporto tra ambienti, pavimenti e decorazioni.
Le straordinarie pitture vegetali diventarono rapidamente l'elemento distintivo della casa e portarono alle denominazioni moderne di Casa del Frutteto e Casa dei Cubicoli Floreali.
La conservazione degli affreschi
Le pitture di giardino sono particolarmente delicate. Una volta riportati alla luce, gli intonaci antichi devono affrontare umidità, variazioni di temperatura, acqua e altri fenomeni che possono alterare rapidamente pigmenti e superfici.
La Casa del Frutteto è stata quindi oggetto di importanti interventi di messa in sicurezza e restauro degli apparati decorativi. Particolare attenzione è stata riservata proprio ai cubicoli floreali, per consolidare gli intonaci e recuperare la leggibilità dei colori e dei dettagli.
Gli interventi moderni sono indispensabili per conservare un tipo di decorazione che deve gran parte del proprio valore proprio alla finezza con cui sono rappresentati rami, foglie, frutti e piccoli animali.
Un'eccezione nella pittura domestica pompeiana
La Casa del Frutteto I-9, 5-7 occupa un posto particolare nella storia della pittura pompeiana. Non possiede le dimensioni della Casa del Fauno o della Casa del Menandro e non concentra la propria fama in una grande scena mitologica; la sua originalità nasce soprattutto dalla scelta di trasformare due piccoli cubicoli privati in giardini dipinti.
Nel primo ambiente, la luminosità e il rigoglio della vegetazione evocano un giardino diurno popolato da piante e uccelli; nel secondo, il fondo scuro crea un'atmosfera diversa, dominata dal grande fico e dal serpente. In entrambi i casi la pittura annulla idealmente le pareti e offre a chi riposava nella stanza l'impressione di essere circondato dalla natura.
Il vero giardino posteriore, il triclinio estivo, i raffinati pavimenti e i motivi egittizzanti completano il quadro di una residenza nella quale natura reale e natura dipinta erano parte dello stesso progetto domestico. È proprio questa capacità di utilizzare la pittura per trasformare spazi piccoli e privati a rendere la Casa del Frutteto una delle testimonianze più originali e poetiche della Pompei romana.
