La Casa del Criptoportico I-6, 2-16 è una delle residenze più complesse e raffinate della Regio I. Situata lungo Via dell'Abbondanza, con un secondo accesso verso il Vicolo del Menandro, deve il proprio nome al grande criptoportico sotterraneo che si sviluppa al di sotto del giardino e costituisce l'elemento più caratteristico dell'intero complesso.
La casa conserva una storia edilizia particolarmente articolata. Per secoli fu infatti più volte collegata e separata dall'abitazione adiacente oggi conosciuta come Casa del Larario di Achille o del Sacello Iliaco, mediante l'apertura e la chiusura di porte e passaggi. L'edificio visibile nel 79 d.C. era quindi il risultato di numerose trasformazioni, iniziate in età repubblicana e proseguite fino agli ultimi anni della città.
Una casa dalla storia complessa
Le indagini archeologiche mostrano che il complesso non nacque con l'organizzazione attuale. La fase più antica appartiene all'età tardo-repubblicana, quando alcuni ambienti si affacciavano su un grande giardino e facevano parte di un sistema residenziale più ampio.
In età augustea la proprietà fu profondamente trasformata. Il precedente portico venne convertito nel grande criptoportico sotterraneo, il livello del giardino fu rialzato e furono costruiti nuovi ambienti al piano inferiore, tra cui un raffinato oecus e un complesso termale privato.
Nei secoli successivi i rapporti con la casa confinante cambiarono più volte, riflettendo probabilmente l'avvicendarsi dei proprietari e la necessità di adattare continuamente gli spazi alle nuove esigenze.
Il cortile e i diversi livelli della casa
La particolare conformazione dell'edificio è legata alla presenza di più livelli sovrapposti. Dal cortile posteriore, nel quale si trovava anche il larario, due rampe conducevano verso settori differenti della proprietà.
Una scala saliva verso il livello superiore, dove erano collocati il triclinio destinato ai banchetti e la cucina sotto il loggiato. Un'altra rampa scendeva invece verso il criptoportico e gli ambienti sotterranei.
Questa articolazione rende la Casa del Criptoportico molto diversa dalla normale domus pompeiana organizzata principalmente sul piano stradale. Il proprietario aveva sfruttato la differenza di quota per creare ambienti residenziali e di servizio distribuiti verticalmente.
Il criptoportico
Il criptoportico è un ampio corridoio coperto, illuminato da grandi aperture verso il giardino soprastante. In età romana strutture di questo tipo potevano offrire uno spazio fresco e riparato, particolarmente piacevole durante i mesi più caldi.
Nella Casa del Criptoportico non si trattava però di un semplice corridoio di servizio. Le pareti e la volta erano riccamente decorate, dimostrando che l'ambiente apparteneva pienamente alla parte prestigiosa della residenza.
Il percorso sotterraneo permetteva inoltre di raggiungere l'oecus e gli ambienti termali senza attraversare necessariamente le zone superiori della casa.
Le pitture del criptoportico
Le pareti del criptoportico conservavano una raffinata decorazione pittorica con Satiri, Menadi e scene legate alla guerra di Troia. Il grande fregio narrativo era organizzato come una lunga sequenza di episodi, quasi un racconto illustrato sviluppato lungo le pareti.
Il tema troiano era particolarmente importante nella cultura romana. Le vicende di Troia appartenevano alla tradizione epica greca, ma assumevano anche un significato specificamente romano attraverso il mito di Enea, considerato progenitore dei Romani.
La presenza di queste immagini all'interno di una casa privata dimostra la familiarità delle élite pompeiane con la cultura letteraria e mitologica greca e romana.
Satiri e Menadi
Accanto alle scene troiane compaiono Satiri e Menadi, personaggi appartenenti al seguito di Dioniso. Il mondo dionisiaco era particolarmente adatto alla decorazione degli ambienti destinati all'otium, al banchetto e al soggiorno.
Dioniso era infatti legato al vino, al teatro, alla musica e alla dimensione conviviale. Satiri e Menadi ricorrono frequentemente nelle pitture delle grandi residenze romane e contribuivano a creare un'atmosfera culturalmente raffinata.
La loro presenza nella Casa del Criptoportico inseriva quindi l'ambiente in un programma decorativo molto più ampio, nel quale mito, letteratura e piacere conviviale si incontravano.
La volta decorata
Anche la volta del criptoportico era riccamente decorata. Il Parco documenta la presenza di corone, motivi floreali e composizioni geometriche in stucco.
Questa decorazione contribuiva a trasformare l'ambiente sotterraneo in uno spazio di grande eleganza. Le superfici curve della volta, illuminate lateralmente dalle aperture verso il giardino, dovevano produrre un effetto molto più raffinato rispetto a quello percepibile oggi.
La qualità degli stucchi conferma che il criptoportico non era stato concepito originariamente come semplice ambiente di deposito.
Un cambiamento di funzione
Durante l'ultima fase della vita della casa il criptoportico cambiò funzione e venne utilizzato anche come cantina.
Questa trasformazione è particolarmente significativa perché mostra come gli ambienti domestici potessero perdere nel tempo la loro funzione originaria. Uno spazio creato e decorato come parte prestigiosa della residenza poteva essere successivamente adattato a esigenze più pratiche.
Il fenomeno è frequente nella Pompei degli ultimi decenni, soprattutto dopo il terremoto del 62 d.C., quando molte abitazioni furono riorganizzate e alcuni settori cambiarono radicalmente destinazione.
L'oecus sotterraneo
Dal criptoportico si accedeva a un grande oecus, una sala di soggiorno e rappresentanza caratterizzata da decorazioni particolarmente raffinate.
TESS documenta un soffitto a lacunari in stucco e un pavimento complesso, realizzato con scaglie e mosaico e arricchito da elementi figurati. L'accesso era preceduto da un'anticamera anch'essa decorata con un raffinato pavimento musivo.
L'ambiente dimostra il livello eccezionale raggiunto dalla casa durante la fase augustea, quando il settore sotterraneo non era affatto secondario ma costituiva una parte importante della residenza.
I pavimenti
La Casa del Criptoportico conserva una notevole varietà di pavimentazioni musive e cementizie, documentate in dettaglio da TESS. Alcuni ambienti presentavano tessellati bianchi e neri, altri composizioni policrome e motivi geometrici particolarmente elaborati.
Nell'oecus il pavimento era organizzato in modo molto sofisticato, mentre l'anticamera presentava una decorazione a stuoia e soglie arricchite da motivi floreali. Anche gli ambienti termali possedevano mosaici specificamente progettati per la loro funzione.
Questa varietà mostra che ogni stanza era decorata in rapporto al proprio ruolo e alla propria importanza all'interno della casa.
Le terme private
Uno degli aspetti più straordinari della Casa del Criptoportico è la presenza di un vero complesso termale privato, realizzato in età augustea. Il Parco lo considera uno dei pochi esempi di terme domestiche documentati a Pompei.
Disporre di un impianto termale all'interno della propria abitazione era un segno evidente di ricchezza. La maggior parte degli abitanti della città frequentava infatti le grandi terme pubbliche, mentre soltanto le famiglie più facoltose potevano permettersi bagni riscaldati privati.
Il complesso comprendeva diversi ambienti, tra cui frigidarium e calidarium, dotati di pavimenti musivi e ricche decorazioni in stucco.
Il frigidarium
Il frigidarium era destinato al bagno freddo e rappresentava una delle tappe del percorso termale. TESS documenta in questo ambiente un pavimento musivo bianco e nero con motivo a scacchiera.
Al centro si trovava originariamente un emblema decorativo successivamente asportato. La perdita di questi elementi ricorda quanto le case pompeiane abbiano subito trasformazioni anche nell'antichità, molto prima della loro riscoperta moderna.
La presenza di un ambiente specificamente destinato al bagno freddo conferma che non si trattava di una semplice stanza con vasca, ma di un vero piccolo impianto termale organizzato secondo modelli analoghi a quelli degli edifici pubblici.
Il calidarium
Il calidarium era invece destinato al bagno caldo. Uno degli ambienti termali conserva un raffinato mosaico bianco e nero arricchito da dettagli policromi e motivi figurati.
TESS documenta anche la presenza di decorazioni con delfini e figure umane, inserite in una composizione fortemente legata al tema dell'acqua.
La combinazione tra mosaico, stucco e sistema di riscaldamento trasformava il bagno in uno spazio di lusso, destinato non soltanto all'igiene ma anche al comfort e alla vita sociale della famiglia.
Un secondo piccolo settore termale
Nel settore sud-occidentale del complesso è documentato anche un secondo piccolo calidarium, raggiungibile da un ambiente collegato all'ingresso del civico 16.
La presenza di questa ulteriore struttura mostra quanto complessa fosse l'organizzazione della proprietà e conferma che i differenti accessi potevano servire settori con funzioni diverse.
Non è sempre possibile ricostruire con certezza il rapporto tra tutti questi ambienti nelle diverse fasi della casa, ma i dati archeologici documentano chiaramente una notevole articolazione delle strutture dedicate al bagno.
Una residenza di alto livello
Criptoportico, oecus, terme private, pavimenti policromi e stucchi raffinati dimostrano che durante la fase augustea la casa apparteneva a un livello sociale molto elevato.
La ricchezza non veniva espressa soltanto attraverso la superficie complessiva dell'abitazione, ma soprattutto attraverso la qualità degli spazi e dei materiali. La possibilità di costruire ambienti sotterranei monumentali e un impianto termale privato richiedeva investimenti considerevoli.
La Casa del Criptoportico rappresenta quindi uno degli esempi più interessanti di lusso domestico nella Pompei della prima età imperiale.
Il rapporto con la Casa del Larario di Achille
Per comprendere correttamente l'edificio è indispensabile considerare il suo rapporto con l'abitazione confinante, indicata dalle fonti archeologiche anche come Casa del Sacello Iliaco e nella guida del Parco come Casa del Larario di Achille.
Le due proprietà furono più volte unite e separate attraverso la chiusura o l'apertura di passaggi. TESS documenta fasi nelle quali alcuni ambienti cambiarono appartenenza tra i due complessi.
Questi continui cambiamenti mostrano quanto le case pompeiane fossero strutture dinamiche. Una parete oggi interpretata come confine tra due proprietà poteva essere stata aperta, chiusa e riaperta più volte nel corso dei secoli.
Il terremoto del 62 d.C.
Il grande terremoto del 62 d.C. rappresentò un momento importante anche nella storia della Casa del Criptoportico. Negli anni successivi le due abitazioni confinanti tornarono a essere separate e il complesso subì importanti trasformazioni.
La casa perse progressivamente alcuni dei caratteri della grande residenza monumentale precedente. Alcuni ambienti cambiarono funzione e il criptoportico stesso venne utilizzato come spazio di deposito e cantina.
Il loggiato meridionale venne inoltre adattato per creare un ambiente destinato al banchetto, dimostrando che la proprietà continuava comunque a essere abitata e modificata.
Il triclinio sotto il loggiato
Nel settore superiore fu realizzato un triclinio in muratura, destinato ai banchetti. La struttura era rivestita di intonaco dipinto a fondo rosso e accompagnata da decorazioni con piante e uccelli.
La sistemazione mostra una fase più tarda e diversa rispetto alla monumentalità augustea del criptoportico e dell'oecus. Le esigenze della famiglia erano cambiate e nuovi spazi venivano ricavati adattando strutture precedenti.
La casa del 79 d.C. non deve quindi essere immaginata come perfettamente identica a quella dell'età augustea: era il risultato di una lunga sequenza di trasformazioni.
Le vittime dell'eruzione
Durante gli scavi del 1914 nel giardino furono rinvenuti resti di persone morte durante l'eruzione. Il Parco Archeologico documenta dieci vittime nello strato di cenere lasciato dalle correnti piroclastiche dell'ultima fase eruttiva.
Di quattro individui fu possibile realizzare il calco con il metodo ideato da Giuseppe Fiorelli. Le vittime sembrano aver tentato di attraversare il giardino dopo che l'accesso alle scale era diventato difficile a causa dei crolli e dell'accumulo di materiali vulcanici.
Vicino al capo di diversi individui furono trovate tegole, probabilmente utilizzate come protezione contro la caduta di pomici.
Un tentativo di fuga
I ritrovamenti permettono di ricostruire almeno in parte gli ultimi momenti vissuti all'interno della casa. Quando la caduta delle pomici diminuì, alcune persone cercarono probabilmente di abbandonare il settore sotterraneo e raggiungere la strada attraverso il giardino.
Il tentativo non ebbe successo. Le correnti piroclastiche che investirono Pompei durante le fasi finali dell'eruzione raggiunsero anche questo settore della città e provocarono la morte degli individui ancora presenti.
Questi dati provengono direttamente dalle indagini archeologiche e permettono di collegare l'architettura della casa alla tragedia vissuta dalle persone che si trovavano al suo interno.
I calchi
Quattro dei calchi realizzati nel 1914 appartengono alla storia più antica dell'applicazione della tecnica di Fiorelli nel Novecento. Uno di essi, quello di un giovane nel quale sono ancora riconoscibili i sandali, è diventato particolarmente noto.
I calchi non sono statue costruite dagli archeologi, ma il risultato del riempimento con gesso dei vuoti lasciati dai corpi decomposti all'interno dei depositi vulcanici. In questo modo possono essere conservati dettagli delle posture, degli abiti e talvolta degli oggetti indossati dalle vittime.
La Casa del Criptoportico è quindi importante anche per la storia dello studio delle vittime dell'eruzione.
Gli scavi
La casa fu riportata alla luce soprattutto tra il 1911 e il 1929, durante una delle grandi fasi di esplorazione della Regio I.
Le campagne permisero di identificare il criptoportico, gli ambienti termali, le pitture e le vittime. L'edificio subì successivamente anche i danni dei bombardamenti del 1943, che interessarono numerosi settori del sito archeologico.
Nel corso del tempo si sono resi necessari importanti interventi di consolidamento e restauro degli apparati decorativi.
La conservazione
La particolare struttura della casa rende la conservazione molto complessa. Gli ambienti sotterranei sono particolarmente sensibili a umidità e infiltrazioni, mentre stucchi, mosaici e pitture richiedono un continuo controllo delle condizioni ambientali.
Il Grande Progetto Pompei ha incluso specifici lavori di restauro degli apparati decorativi della Casa del Criptoportico, insieme a interventi sulle coperture e sulla sicurezza delle strutture.
Proteggere l'edificio significa quindi intervenire contemporaneamente su murature, drenaggi, superfici dipinte e pavimenti, perché tutti questi elementi sono strettamente collegati.
Una casa che cambia funzione nel tempo
Uno degli aspetti più interessanti della Casa del Criptoportico è proprio la possibilità di osservare come uno stesso spazio possa cambiare profondamente significato nel corso dei secoli.
Il portico diventa criptoportico; vengono costruiti ambienti sotterranei e terme private; la proprietà viene unita e separata da quella confinante; dopo il terremoto alcuni spazi perdono la funzione originaria e il grande corridoio decorato viene utilizzato anche come cantina.
L'edificio permette quindi di comprendere che le domus pompeiane non erano strutture immobili, ma organismi continuamente trasformati dai proprietari.
Uno dei complessi più originali della Regio I
La Casa del Criptoportico I-6, 2-16 è una delle testimonianze più complete del modo in cui architettura, decorazione e funzione potevano cambiare all'interno di una grande residenza romana.
Il lungo corridoio sotterraneo con il ciclo della guerra di Troia, gli stucchi della volta, l'oecus riccamente pavimentato e le terme private raccontano la fase di massimo prestigio della proprietà; la trasformazione del criptoportico in cantina e le modifiche successive al terremoto mostrano invece l'evoluzione della casa negli ultimi anni di Pompei.
A questa lunga storia architettonica si sovrappone infine quella delle persone morte nel giardino durante l'eruzione del 79 d.C. Per questo la Casa del Criptoportico non è soltanto una residenza dalla decorazione raffinata, ma un edificio che permette di leggere insieme lusso domestico, trasformazioni urbanistiche, cultura figurativa e ultimi momenti di vita della città.
