L’Anfiteatro di Pompei, situato nella Regio II all’estremità orientale della città, è uno dei monumenti più importanti dell’intero sito archeologico e il più antico anfiteatro in muratura finora conosciuto del mondo romano.

Fu costruito intorno al 70 a.C., pochi anni dopo la fondazione della colonia romana di Pompei, per iniziativa dei magistrati Caius Quinctius Valgus e Marcus Porcius, gli stessi personaggi legati anche alla costruzione dell’Odeion o Teatro Piccolo.

L’edificio poteva accogliere fino a 20.000 spettatori, un numero superiore alla popolazione della sola città. Gli spettacoli attiravano infatti pubblico anche dalle campagne e dai centri vicini, trasformando Pompei in un importante punto di riferimento per i giochi gladiatori dell’area vesuviana.

Uno dei primi anfiteatri del mondo romano

Prima della diffusione degli anfiteatri monumentali in pietra, gli spettacoli gladiatori venivano spesso organizzati in strutture temporanee.

L’Anfiteatro di Pompei rappresenta quindi una tappa fondamentale nella storia dell’architettura romana. Fu costruito molti decenni prima dei grandi anfiteatri imperiali e quasi un secolo e mezzo prima del Colosseo.

Nelle iscrizioni pompeiane l’edificio non viene normalmente chiamato amphitheatrum, ma spectacula, termine che richiama direttamente la sua funzione di luogo destinato agli spettacoli.

La sua forma ellittica permetteva agli spettatori di disporsi completamente intorno all’arena e di seguire da ogni lato i combattimenti che si svolgevano al centro.

Perché fu costruito ai margini della città

Per realizzare un edificio capace di accogliere una folla così numerosa fu scelta un’area periferica, vicino alle mura orientali di Pompei.

La posizione presentava diversi vantaggi.

L’anfiteatro poteva sfruttare in parte il terrapieno delle fortificazioni, riducendo la quantità di strutture necessarie per sostenere le gradinate. Inoltre la vicinanza alle porte cittadine permetteva agli spettatori provenienti dall’esterno di raggiungere l’edificio senza attraversare le strette strade del centro.

Questa scelta urbanistica diventava particolarmente importante nei giorni degli spettacoli, quando migliaia di persone affluivano contemporaneamente verso l’arena.

L’arena

Al centro dell’edificio si trova la grande arena ellittica, lo spazio nel quale si svolgevano i combattimenti.

A differenza di anfiteatri più tardi, come il Colosseo, quello pompeiano non possedeva un complesso sistema di sotterranei sotto il piano dell’arena. Gladiatori, personale e materiali raggiungevano quindi direttamente lo spazio centrale attraverso grandi passaggi.

L’arena era separata dal pubblico da un alto parapetto, necessario per proteggere gli spettatori durante i combattimenti e gli spettacoli con animali.

Questo muro era originariamente decorato con vivaci pitture di soggetto gladiatorio. Quando vennero scoperte durante gli scavi erano ancora visibili combattenti, arbitri, armi e scene legate agli spettacoli; gran parte di queste decorazioni è successivamente andata perduta.

Le gradinate

Intorno all’arena si sviluppava la cavea, il grande sistema di gradinate destinato agli spettatori.

Come negli altri edifici pubblici romani, i posti riflettevano la gerarchia sociale.

La zona inferiore, più vicina all’arena, era riservata ai personaggi di maggiore prestigio. Più in alto prendevano posto gli altri cittadini e gli spettatori appartenenti alle diverse categorie sociali.

L’architettura stessa permetteva quindi di riconoscere immediatamente la posizione occupata da ciascuno nella società pompeiana.

L’accesso alle diverse zone avveniva attraverso corridoi e scale progettati per distribuire rapidamente una quantità enorme di pubblico.

Un sistema studiato per migliaia di spettatori

Uno degli aspetti più impressionanti dell’Anfiteatro è proprio l’organizzazione degli accessi.

Grandi scalinate esterne a doppia rampa conducevano ai settori superiori della cavea, mentre corridoi in discesa permettevano di raggiungere le gradinate inferiori e l’arena.

Questa separazione dei percorsi consentiva di distribuire la folla tra diversi ingressi e facilitava sia l’entrata sia l’uscita degli spettatori.

L’edificio mostra quindi come già nel I secolo a.C. gli architetti romani fossero in grado di affrontare uno dei problemi fondamentali dei grandi luoghi di spettacolo: gestire in sicurezza il movimento di migliaia di persone.

Il velarium

Durante gli spettacoli una parte delle gradinate poteva essere protetta dal sole mediante un grande sistema di tende chiamato velarium.

Lungo la sommità dell’edificio erano predisposti gli elementi necessari per sostenere pali, funi e teli.

Il sistema non copriva necessariamente l’intera arena, ma permetteva di offrire ombra almeno a una parte consistente del pubblico durante le lunghe giornate di spettacolo.

Anche questo elemento mostra quanto complessa fosse l’organizzazione dei giochi e quanto importante fosse garantire condizioni accettabili agli spettatori.

I gladiatori

L’anfiteatro era soprattutto il luogo dei munera gladiatoria, i combattimenti tra gladiatori.

I gladiatori potevano essere schiavi, prigionieri, condannati oppure uomini liberi che avevano scelto volontariamente questa professione. Erano addestrati secondo discipline precise e combattevano utilizzando differenti tipi di armi ed equipaggiamento.

I loro nomi compaiono spesso nei graffiti e nelle iscrizioni di Pompei, accompagnati dal numero delle vittorie o da commenti degli ammiratori.

Alcuni gladiatori raggiungevano una notevole notorietà. Le scritte lasciate sui muri della città dimostrano che il pubblico seguiva con passione le loro imprese e che determinati combattenti godevano di una vera fama personale.

Gli annunci degli spettacoli

Le giornate di giochi erano pubblicizzate attraverso iscrizioni dipinte sui muri della città.

Gli annunci indicavano l’organizzatore, il numero delle coppie di gladiatori, la data dello spettacolo e spesso altri elementi destinati ad attirare il pubblico.

Potevano essere promesse anche cacce con animali, distribuzioni di doni o la presenza del velarium.

Queste iscrizioni rappresentano una delle testimonianze più immediate della popolarità degli spettacoli gladiatori nella Pompei del I secolo d.C.

Organizzare giochi particolarmente ricchi permetteva inoltre ai membri dell’élite di conquistare prestigio e consenso politico.

La rissa tra Pompeiani e Nucerini

L’episodio più famoso legato all’Anfiteatro avvenne nel 59 d.C.

Durante uno spettacolo organizzato da Livineius Regulus, tra gli spettatori pompeiani e quelli provenienti dalla vicina Nuceria scoppiarono prima insulti e provocazioni e poi una vera e propria battaglia.

La situazione degenerò rapidamente. Secondo lo storico romano Tacito, nello scontro furono utilizzate pietre e armi e numerosi Nucerini furono uccisi o feriti.

L’episodio fu così grave da arrivare fino all’imperatore Nerone e al Senato di Roma.

Ai Pompeiani fu vietato di organizzare spettacoli gladiatori per dieci anni, le associazioni considerate responsabili dei disordini furono sciolte e Livineius Regulus, insieme ad altri coinvolti, venne esiliato.

Una recente iscrizione funeraria scoperta dal Parco ha aggiunto ulteriori informazioni, indicando che le conseguenze politiche della rissa potrebbero aver coinvolto persino i massimi magistrati cittadini.

La rissa rappresentata in un affresco

L’episodio del 59 d.C. è eccezionalmente documentato anche da una pittura pompeiana.

L’affresco, proveniente dalla cosiddetta Casa della Rissa nell’Anfiteatro e oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, raffigura l’arena vista dall’esterno mentre la violenza si diffonde tra gli spettatori.

È chiaramente riconoscibile la forma dell’anfiteatro, con le grandi scalinate esterne, mentre gruppi di persone combattono sia all’interno sia negli spazi circostanti.

La pittura costituisce una testimonianza straordinaria perché mette in relazione diretta il racconto dello storico Tacito con un’immagine realizzata nella stessa città e a pochi anni di distanza dall’avvenimento.

Dopo il terremoto del 62 d.C.

Il grande terremoto del 62 d.C. danneggiò anche l’Anfiteatro.

Nei diciassette anni che separarono il sisma dall’eruzione del Vesuvio furono eseguiti lavori di riparazione e trasformazione, interessando in particolare alcuni corridoi e settori delle gradinate.

Iscrizioni conservate nell’edificio ricordano interventi finanziati da importanti cittadini pompeiani.

Come accade in molti monumenti della città, anche l’Anfiteatro del 79 d.C. mostrava quindi il risultato di diverse fasi costruttive e dei restauri resi necessari dal terremoto.

Gli spettacoli nell’arena

I combattimenti tra gladiatori non erano l’unica forma di intrattenimento.

Nell’anfiteatro potevano essere organizzate anche venationes, spettacoli nei quali comparivano animali, insieme ad altre manifestazioni pubbliche.

Un’importante iscrizione funeraria scoperta a Pompei ricorda un ricchissimo cittadino che, in occasione di celebrazioni private, offrì alla popolazione grandiosi giochi con centinaia di gladiatori e animali selvatici.

Manifestazioni di questo tipo avevano un costo enorme, ma permettevano all’organizzatore di mostrare la propria ricchezza e di conquistare popolarità tra i cittadini.

Spettacolo e politica erano quindi strettamente legati.

Un pubblico proveniente da tutto il territorio

La capacità di circa 20.000 spettatori è particolarmente significativa.

Pompei da sola probabilmente non avrebbe potuto riempire costantemente un edificio di queste dimensioni. Le fonti indicano infatti che agli spettacoli partecipavano abitanti delle campagne e delle città vicine.

La stessa presenza dei Nucerini durante la famosa rissa ne costituisce una prova evidente.

Nei giorni dei giochi l’area dell’anfiteatro doveva quindi diventare uno dei luoghi più affollati dell’intero territorio vesuviano, con migliaia di persone che arrivavano in città per assistere agli spettacoli.

La scoperta dell’Anfiteatro

L’Anfiteatro fu uno dei primi monumenti di Pompei a essere individuato durante gli scavi moderni.

Le prime esplorazioni risalgono al 1748, proprio all’inizio della riscoperta sistematica della città, mentre importanti campagne furono effettuate anche nel 1813-1814.

La grande arena, le gradinate e le strutture esterne furono progressivamente riportate alla luce, permettendo agli studiosi di riconoscere uno degli edifici per spettacoli più antichi e meglio conservati del mondo romano.

Un monumento fondamentale per comprendere Pompei

L’Anfiteatro racconta un aspetto della società pompeiana molto diverso da quello visibile nelle domus, nei templi o nel Foro.

Qui si riunivano contemporaneamente migliaia di persone appartenenti a differenti classi sociali e provenienti anche da altre città. Gli spettatori seguivano i propri gladiatori preferiti, sostenevano fazioni, commentavano gli incontri e partecipavano a uno spettacolo che poteva diventare anche strumento di prestigio politico.

La celebre rissa del 59 d.C. mostra quanto forti potessero essere le passioni suscitate da questi eventi.

Per la sua antichità, l’eccezionale stato di conservazione e la quantità di testimonianze storiche, epigrafiche e figurative ad esso collegate, l’Anfiteatro costituisce uno dei luoghi fondamentali per comprendere la vita pubblica e la cultura dello spettacolo nella Pompei romana.

Approfondimenti

Pompeiiinpictures Immagini dettagliate dell'edificio

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