Il Tempio di Esculapio, situato nella Regio VIII all'incrocio tra Via Stabiana e Via del Tempio di Iside, è il più piccolo degli edifici di culto monumentali conosciuti a Pompei.

Nonostante le dimensioni ridotte, il santuario è particolarmente importante perché permette di osservare la lunga evoluzione di un'area sacra nata in epoca sannitica e trasformata nel corso dei secoli fino all'eruzione del 79 d.C.

Per molto tempo l'edificio è stato conosciuto anche come Tempio di Giove Meilichio. Le ricerche archeologiche più recenti hanno però permesso di abbandonare questa identificazione. L'attribuzione oggi considerata più convincente è quella ad Asclepio, chiamato Esculapio dai Romani, dio della medicina e della guarigione, probabilmente venerato insieme alla figlia Igea, divinità della salute.

Esculapio, il dio della medicina

Asclepio, nella tradizione greca, era il dio legato alla medicina e alla guarigione.

Secondo il mito era figlio di Apollo e aveva ricevuto dal centauro Chirone la conoscenza delle arti mediche.

Il suo culto si diffuse in tutto il Mediterraneo e numerosi santuari dedicati al dio divennero veri e propri luoghi di cura, nei quali religione e medicina erano strettamente collegate.

Il simbolo più famoso di Asclepio è il serpente avvolto intorno a un bastone, ancora oggi utilizzato come emblema della medicina.

Accanto al dio veniva spesso venerata Igea, sua figlia, personificazione della salute e della prevenzione delle malattie. Dal suo nome deriva anche la moderna parola “igiene”.

Perché il tempio è attribuito a Esculapio

L'identificazione del santuario è stata discussa per più di due secoli.

Durante gli scavi settecenteschi all'interno della cella furono rinvenute due statue di culto in terracotta e un busto, oggi conservati al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Le figure sono state interpretate come Asclepio e Igea, accompagnati da una testa maschile barbata.

Un ulteriore elemento particolarmente significativo è la notizia del ritrovamento, durante gli antichi scavi, di una cassetta contenente strumenti medici.

La combinazione tra immagini divine e strumenti legati alla medicina rende l'attribuzione ad Asclepio la spiegazione attualmente più convincente.

Gli archeologi mantengono comunque una certa prudenza, perché la documentazione degli scavi settecenteschi non possiede la precisione di uno scavo moderno.

Il vecchio nome di Tempio di Giove Meilichio

Per lungo tempo il santuario fu identificato con il culto di Giove Meilichio.

L'ipotesi derivava soprattutto da un'iscrizione in lingua osca rinvenuta nel XIX secolo presso Porta Stabia.

Giove Meilichio era una divinità di origine greca, collegata a Zeus Meilichios e caratterizzata da aspetti ctonii, cioè legati alla terra, ai morti e al mondo sotterraneo.

Il nome Meilichios può essere tradotto approssimativamente come “benevolo” o “dolce”.

Il problema era però evidente: i santuari di questa divinità erano normalmente collocati fuori dai centri abitati, mentre il piccolo tempio pompeiano si trovava all'interno della città, in uno dei suoi quartieri pubblici più importanti.

Le nuove scoperte nell'area sacra di Fondo Iozzino, all'esterno delle mura di Pompei, hanno consentito agli archeologi di attribuire a quel settore le testimonianze relative a Giove Meilichio.

Per questa ragione l'identificazione del tempio VIII.7.25 con questa divinità è oggi considerata superata.

Un santuario molto antico

Le ricerche archeologiche mostrano che la storia religiosa dell'area cominciò molto prima della costruzione del tempio monumentale visibile oggi.

Una prima fase può essere collocata tra la fine del III e l'inizio del II secolo a.C.

In questo periodo non esisteva probabilmente ancora un vero edificio templare.

L'area sacra doveva essere costituita soprattutto da uno spazio aperto con un altare e una statua di culto maschile.

Verso la metà del II secolo a.C. l'area fu delimitata in maniera più precisa da strutture murarie.

Solo successivamente il santuario assunse l'aspetto monumentale riconoscibile oggi.

La monumentalizzazione in età sillana

Una trasformazione decisiva avvenne durante l'età sillana, tra la fine del II e l'inizio del I secolo a.C.

In questa fase furono costruiti il vero edificio templare, il pronao, la cella e probabilmente il vestibolo d'ingresso.

Il santuario assunse così la tipica forma del tempio italico, costruito sopra un alto podio e caratterizzato da una facciata nettamente privilegiata.

Il visitatore entrava dalla strada, attraversava un vestibolo e raggiungeva un piccolo cortile.

Davanti a lui si innalzavano l'altare, la grande scalinata e il tempio.

Nonostante le dimensioni ridotte, la successione degli spazi era studiata per creare un forte effetto monumentale.

Il cortile

Superato l'ingresso si entrava in un cortile scoperto.

Al centro dello spazio si trova ancora oggi il grande altare in tufo.

La corte era relativamente stretta e le alte murature laterali accentuavano la presenza del tempio sul fondo.

A differenza dei grandi santuari come quello di Apollo o di Iside, qui non vi erano vasti portici destinati ad accogliere grandi folle.

Il carattere raccolto dell'edificio poteva essere particolarmente adatto a un culto nel quale il rapporto personale con la divinità e la richiesta di guarigione avevano grande importanza.

L'altare in tufo

Al centro del cortile si trova il grande altare di tufo, uno degli elementi meglio conservati del santuario.

L'altare presenta una raffinata decorazione architettonica con volute ioniche e fregio dorico.

Gli studi recenti indicano che la sua sistemazione nell'attuale posizione risale probabilmente all'età sillana, quando l'intero complesso fu monumentalizzato.

Qui venivano compiuti sacrifici e offerte alla divinità.

Come negli altri santuari del mondo antico, il rito si svolgeva principalmente all'esterno della cella, davanti all'immagine del dio.

La scalinata

Dietro l'altare una ripida scalinata conduceva verso il tempio vero e proprio.

Il forte dislivello tra cortile e cella accentuava il carattere sacro dell'edificio.

Chi saliva verso il tempio abbandonava progressivamente lo spazio destinato ai fedeli per raggiungere il settore riservato alla divinità.

La disposizione riprende un elemento tipico dell'architettura religiosa italica: il tempio non era concepito per essere osservato allo stesso modo da ogni lato, ma possedeva una facciata principale fortemente dominante.

Il pronao

La scalinata conduceva a un piccolo pronao, cioè lo spazio colonnato davanti alla cella.

Il tempio era tetrastilo, con quattro colonne sulla facciata e altre colonne laterali.

I capitelli erano di tipo corinzio e presentavano una decorazione particolarmente interessante con teste maschili barbute.

Gran parte della struttura superiore è andata perduta, ma le tracce conservate permettono ancora di comprendere l'organizzazione generale dell'edificio.

Il pronao costituiva la zona di passaggio tra il cortile pubblico e la cella sacra.

La cella

La cella era il cuore religioso del santuario.

Secondo i resoconti degli scavi settecenteschi, al suo interno si trovava un podio sul quale erano collocate le statue di culto in terracotta.

Le due principali immagini sono tradizionalmente identificate con Esculapio e Igea.

Le statue originali non si trovano più nel tempio e sono oggi conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Nella cella era presente anche un piccolo altare rivestito di stucco, oggi perduto.

Bisogna quindi immaginare un ambiente molto più ricco rispetto alle murature spoglie attualmente visibili.

Le statue di culto

Le statue rinvenute nel 1766 costituiscono uno degli elementi più importanti per interpretare il santuario.

Erano realizzate in terracotta, materiale molto utilizzato nella produzione delle immagini sacre italiche.

Una figura maschile barbata è stata collegata ad Asclepio, mentre la figura femminile può essere identificata con Igea.

Le caratteristiche stilistiche delle immagini sono coerenti con il mondo religioso ellenistico nel quale il culto di Asclepio conobbe una grande diffusione.

La loro presenza testimonia ancora una volta quanto profondi fossero i rapporti culturali tra Pompei e il mondo greco.

Religione e medicina

Il Tempio di Esculapio permette di comprendere un aspetto della società antica molto diverso dalla moderna separazione tra medicina e religione.

Per Greci e Romani la guarigione poteva dipendere contemporaneamente dall'abilità dei medici, dalle medicine utilizzate e dall'intervento delle divinità.

Chi soffriva di una malattia poteva rivolgersi ad Asclepio chiedendo protezione o guarigione.

Nei grandi santuari dedicati al dio erano diffuse pratiche rituali nelle quali il malato trascorreva anche la notte nel santuario aspettando indicazioni divine attraverso i sogni.

Non sappiamo se nel piccolo santuario pompeiano si svolgessero pratiche dello stesso tipo.

La presenza del culto mostra comunque quanto salute e religione fossero strettamente collegate nella vita quotidiana antica.

La cassetta degli strumenti medici

Particolarmente interessante è la notizia, riportata dalle fonti relative agli scavi più antichi, della scoperta di una cassetta contenente strumenti medici.

Il ritrovamento costituisce uno degli argomenti utilizzati per collegare il santuario ad Asclepio.

Pompei ha restituito numerosi strumenti chirurgici e medici provenienti anche da altri edifici, dimostrando l'elevato livello raggiunto dalla medicina romana.

Nel caso del tempio, però, la presenza degli strumenti accanto alle immagini attribuite al dio della medicina assume un significato particolare.

Anche se dobbiamo essere prudenti nell'interpretare una scoperta documentata nel XVIII secolo, il collegamento rafforza notevolmente l'attribuzione del santuario.

Il quartiere dei teatri

Il Tempio di Esculapio sorge in uno dei settori più importanti della Regio VIII.

A brevissima distanza si trovano il Tempio di Iside, il Teatro Grande, l'Odeion, il Foro Triangolare e la Palestra Sannitica.

Questa concentrazione di edifici religiosi, culturali e destinati allo spettacolo rende il quartiere particolarmente interessante.

Il santuario di Esculapio conviveva con culti molto diversi.

Pochi metri più avanti si venerava Iside, divinità proveniente dall'Egitto; sul Foro Triangolare sopravviveva invece uno dei più antichi santuari della città, dedicato probabilmente ad Atena ed Eracle.

Il quartiere mostra quindi in maniera eccezionale la pluralità religiosa di Pompei.

Il terremoto del 62 d.C.

Anche il Tempio di Esculapio subì interventi dopo il grande terremoto del 62 d.C.

Le ricerche archeologiche distinguono una fase finale caratterizzata da lavori destinati soprattutto a riparare le strutture danneggiate.

Non sembra però che il terremoto abbia prodotto una completa ricostruzione del complesso.

L'impianto generale rimase sostanzialmente quello realizzato durante la monumentalizzazione sillana.

Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., il piccolo santuario aveva quindi alle spalle una storia religiosa lunga quasi tre secoli.

La scoperta nel Settecento

Il tempio fu uno dei primi monumenti del quartiere a essere esplorato.

Nel 1766 gli scavatori raggiunsero la cella e rinvennero le statue di culto e il busto in terracotta.

Nel 1798 furono invece portati alla luce il cortile, il grande altare, la scalinata e altri ambienti.

Ulteriori indagini furono effettuate nel 1940.

Le modalità degli scavi settecenteschi spiegano perché molte informazioni sulla stratigrafia e sul contesto originario dei reperti siano andate perdute.

Gli archeologi moderni devono spesso ricostruire la storia dell'edificio combinando vecchi diari, disegni, strutture conservate e nuovi saggi stratigrafici.

Le nuove ricerche archeologiche

Dal 2018 il santuario è nuovamente al centro di un importante progetto di ricerca.

Le indagini condotte dall'Università Federico II in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei hanno interessato il pronao, il cortile, gli ambienti di servizio e gli spazi circostanti.

La campagna del 2023 ha fornito nuovi dati sulla cronologia e sulle diverse fasi di occupazione dell'area.

Le ricerche stanno permettendo di verificare ipotesi formulate molti decenni fa e di ricostruire con maggiore precisione la storia del santuario.

Uno dei risultati più importanti è proprio il definitivo superamento della vecchia identificazione come Tempio di Giove Meilichio.

Un santuario ancora da comprendere

Nonostante più di due secoli di studi, il Tempio di Esculapio conserva ancora numerose domande aperte.

Gli archeologi stanno cercando di stabilire con maggiore precisione la data delle diverse fasi edilizie, le trasformazioni degli ambienti circostanti e la natura esatta del culto.

L'attribuzione ad Asclepio è oggi la più convincente, ma la ricerca archeologica procede evitando conclusioni più certe di quanto permettano effettivamente i dati.

È proprio questa caratteristica a rendere il piccolo santuario particolarmente interessante.

Non rappresenta soltanto ciò che sappiamo della religione pompeiana, ma anche il modo in cui nuove scoperte possono modificare interpretazioni accettate per quasi due secoli.

Per la sua lunga storia, per il legame con il culto della medicina e per le importanti ricerche ancora in corso, il Tempio di Esculapio VIII-7, 25 costituisce uno dei luoghi più significativi del quartiere religioso e culturale della Regio VIII.

Approfondimenti

Pompeiiinpictures Immagini dettagliate dell'edificio

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