La Caserma dei Gladiatori V-5, 3, situata nella Regio V di Pompei, è un edificio particolarmente importante per comprendere il mondo dei combattenti che si esibivano nell'Anfiteatro.

Prima del terremoto del 62 d.C. il complesso fu utilizzato come sede e luogo di addestramento di una comunità di gladiatori, come testimoniano le numerosissime iscrizioni e i graffiti di argomento gladiatorio rinvenuti sulle sue pareti.

L'edificio non deve essere confuso con il più celebre Quadriportico dei Teatri, nella Regio VIII, che venne trasformato in caserma per gladiatori soltanto in una fase successiva.

Pompei possedeva quindi, in momenti diversi della sua storia, più strutture collegate al mondo gladiatorio.

Un edificio costruito nel I secolo a.C.

La costruzione della Caserma dei Gladiatori risale circa alla metà del I secolo a.C.

L'edificio si organizzava intorno a un grande peristilio rettangolare con 24 colonne.

Otto colonne si disponevano lungo ciascuno dei lati maggiori e quattro lungo quelli minori, creando un ampio cortile centrale circondato dal portico.

Intorno al peristilio si aprivano numerosi ambienti destinati a funzioni differenti.

La struttura aveva quindi un'organizzazione molto più complessa di una semplice palestra: comprendeva spazi di soggiorno, sale di rappresentanza e ambienti di servizio.

I gladiatori a Pompei

I combattimenti gladiatori erano tra gli spettacoli più popolari della Pompei romana.

La città possedeva uno degli anfiteatri in muratura più antichi del mondo romano, costruito intorno al 70 a.C., e gli annunci dipinti sulle facciate testimoniano la frequenza con cui venivano organizzati giochi.

I gladiatori potevano essere schiavi, prigionieri, condannati oppure uomini liberi che avevano scelto volontariamente questa attività.

Non combattevano però senza preparazione.

Venivano sottoposti a un addestramento specializzato, imparando a utilizzare armi e tecniche differenti a seconda della categoria alla quale appartenevano.

Dietro lo spettacolo dell'arena esisteva quindi un vero sistema di formazione, organizzazione e disciplina.

Le 120 iscrizioni gladiatorie

La prova più importante del rapporto tra l'edificio e i gladiatori è costituita da circa 120 iscrizioni e graffiti di argomento gladiatorio rinvenuti al suo interno.

Sulle pareti vennero incisi nomi, riferimenti ai combattimenti e altre testimonianze legate al mondo dell'arena.

Queste iscrizioni permisero agli archeologi di riconoscere nell'edificio una sede utilizzata da gladiatori prima della trasformazione avvenuta negli ultimi anni di vita della città.

I graffiti sono particolarmente preziosi perché rappresentano una forma di documentazione molto diversa dalle iscrizioni ufficiali.

Attraverso di essi emergono nomi e tracce lasciate direttamente dalle persone che vivevano, lavoravano o frequentavano il complesso.

Il grande peristilio

Il cuore dell'edificio era il grande cortile porticato.

Le ventiquattro colonne creavano un percorso coperto intorno allo spazio centrale.

Tra una colonna e l'altra furono successivamente costruiti bassi muretti, alcuni dei quali conservavano decorazioni pittoriche.

Le immagini comprendevano scene di caccia e soggetti mitologici, tra cui la rappresentazione di Europa sul toro.

Questi dipinti mostrano che, nonostante la funzione collegata ai gladiatori, il complesso possedeva anche una decorazione accurata.

Il cortile poteva offrire spazio per diverse attività quotidiane e probabilmente anche per alcuni aspetti dell'allenamento.

Gli ambienti di rappresentanza

Sul peristilio si aprivano anche sale di dimensioni e qualità superiori.

Tra queste figuravano triclini ed esedre, ambienti che normalmente associamo alle abitazioni private di un certo prestigio.

Il triclinio sul lato posteriore conserva decorazioni pittoriche di III Stile e una pavimentazione musiva.

Questi elementi dimostrano che l'edificio non era una semplice struttura militare o una sorta di prigione.

La comunità gladiatoria aveva una propria organizzazione e poteva disporre di spazi utilizzati per pasti, riunioni e attività collettive.

Le stanze di soggiorno

Sul lato meridionale si trovavano diversi ambienti destinati al soggiorno.

Non possiamo ricostruire con assoluta precisione quali stanze fossero occupate dai singoli gladiatori e quali avessero altre funzioni.

L'insieme mostra comunque che il complesso era concepito per permettere una permanenza prolungata delle persone che vi risiedevano.

L'immagine popolare del gladiatore rinchiuso permanentemente in una piccola cella non descrive quindi necessariamente la realtà di questa prima caserma pompeiana.

Il mondo gladiatorio era molto più articolato e comprendeva combattenti con differenti condizioni giuridiche e livelli di prestigio.

La stalla

In una seconda fase venne realizzata anche una stalla.

La presenza di animali poteva essere collegata alle esigenze dell'edificio e alle diverse attività svolte dai suoi occupanti.

Il dato mostra inoltre come il complesso sia stato continuamente adattato nel corso del tempo.

Come moltissimi edifici pompeiani, la Caserma dei Gladiatori non nacque con una forma immutabile, ma fu modificata in risposta alle esigenze di chi la utilizzava.

Gladiatori celebri

I gladiatori potevano diventare veri personaggi popolari.

I muri di Pompei conservano numerosi nomi accompagnati dal numero delle vittorie ottenute nell'arena.

Alcuni graffiti mostrano anche l'ammirazione che determinati combattenti suscitavano presso il pubblico.

La fama di un gladiatore poteva quindi superare i confini dell'anfiteatro.

Il pubblico conosceva i combattenti, seguiva le loro vittorie e attendeva gli incontri annunciati sui muri della città.

La presenza di numerosi graffiti nella caserma inserisce questo edificio direttamente all'interno di quella cultura popolare.

La rissa del 59 d.C.

Uno degli episodi più drammatici della storia degli spettacoli pompeiani avvenne nel 59 d.C.

Durante giochi organizzati nell'Anfiteatro scoppiò una violenta rissa tra Pompeiani e Nucerini.

Lo storico Tacito racconta che dagli insulti si passò al lancio di pietre e infine alle armi.

Numerosi Nucerini rimasero uccisi o feriti.

La gravità dell'episodio spinse il Senato romano a intervenire.

Pompei fu punita con il divieto di organizzare per un periodo gli spettacoli gladiatori e alcune associazioni furono sciolte.

La fine della caserma

Pochi anni dopo la rissa, la Caserma dei Gladiatori della Regio V cessò di svolgere la sua funzione originaria.

Dopo il terremoto del 62 d.C. l'edificio fu profondamente trasformato e utilizzato come abitazione privata.

È stato proposto che questo cambiamento fosse collegato anche allo scioglimento delle associazioni gladiatorie deciso dopo i disordini del 59 d.C.

Il collegamento è plausibile, ma non può essere dimostrato con assoluta certezza.

Sappiamo però che negli ultimi anni prima dell'eruzione l'edificio non funzionava più come caserma gladiatoria.

Una casa al posto della caserma

La trasformazione in abitazione comportò modifiche significative.

Gli spazi che precedentemente erano stati utilizzati dalla comunità dei gladiatori vennero adattati alle esigenze di una grande residenza privata.

Alcune parti del peristilio furono modificate e gli ambienti circostanti assunsero funzioni più chiaramente domestiche.

Questo cambiamento è uno degli aspetti più interessanti dell'edificio.

La stessa struttura permette infatti di osservare due momenti completamente differenti della vita pompeiana: prima un luogo collegato agli spettacoli gladiatori, poi una residenza privata.

La nuova caserma presso i teatri

Quando questa struttura cessò di essere utilizzata dai gladiatori, un altro edificio della città assunse quella funzione.

Dietro il Teatro Grande, nella Regio VIII, esisteva un enorme quadriportico originariamente destinato agli spettatori del teatro.

Dopo il terremoto del 62 d.C. il Quadriportico dei Teatri VIII-7, 16 venne riorganizzato e trasformato in una caserma per gladiatori.

Qui furono ricavati alloggi, ambienti di servizio e spazi utilizzati dalla nuova comunità gladiatoria.

È quindi importante distinguere i due edifici:

la Caserma dei Gladiatori V-5, 3 è la struttura più antica, utilizzata dai combattenti prima del terremoto;

il Quadriportico dei Teatri VIII-7, 16 rappresenta invece la successiva sede gladiatoria utilizzata negli ultimi anni di vita della città.

L'Anfiteatro e la caserma

La presenza di edifici specificamente destinati ai gladiatori dimostra quanto importante fosse questo tipo di spettacolo per Pompei.

L'Anfiteatro poteva accogliere migliaia di spettatori provenienti non soltanto dalla città, ma anche dal territorio circostante.

Organizzare combattimenti richiedeva quindi un'infrastruttura molto più complessa di quella visibile nell'arena.

I gladiatori dovevano essere alloggiati, nutriti e allenati.

Armi ed equipaggiamenti dovevano essere conservati e mantenuti.

La Caserma della Regio V permette di intravedere proprio questo mondo dietro le quinte degli spettacoli.

Addestramento e disciplina

L'allenamento dei gladiatori era estremamente rigoroso.

Le differenti categorie di combattenti utilizzavano equipaggiamenti specifici e dovevano imparare tecniche adatte al proprio tipo di armamento.

Allenatori specializzati seguivano la preparazione.

Il combattimento nell'arena non era quindi una semplice lotta improvvisata.

Era una forma altamente codificata di spettacolo, nella quale il pubblico riconosceva immediatamente armi, tecniche e categorie dei partecipanti.

Il successo dipendeva da preparazione fisica, esperienza e capacità di combattere secondo le regole previste.

Schiavi e uomini liberi

Non tutti i gladiatori avevano la stessa condizione sociale.

Molti erano schiavi, prigionieri di guerra o condannati, ma esistevano anche uomini liberi che sceglievano volontariamente di diventare gladiatori.

Alcuni combattenti potevano ottenere grandi successi e accumulare premi.

Uno schiavo particolarmente valoroso poteva sperare nella liberazione.

Il simbolo della libertà concessa al gladiatore era il rudis, una spada di legno che indicava la fine dell'obbligo di combattere.

Il mondo gladiatorio era quindi caratterizzato da una profonda contraddizione: uomini socialmente marginali o privi di libertà potevano diventare contemporaneamente celebri davanti a migliaia di spettatori.

Gli scavi

La Caserma dei Gladiatori fu esplorata attraverso numerose campagne.

Le principali indagini si svolsero nel 1842, tra 1890 e 1899, nel 1905, nel 1947 e nuovamente nel 2004-2005.

Gli scavi hanno permesso di ricostruire progressivamente le differenti fasi dell'edificio e soprattutto il passaggio dalla funzione gladiatoria a quella residenziale.

I graffiti hanno avuto un ruolo fondamentale nell'identificazione della fase più antica.

Senza queste testimonianze incise sulle pareti, sarebbe molto più difficile riconoscere la presenza della comunità di gladiatori.

Due caserme, due momenti della storia di Pompei

La presenza di due edifici chiamati comunemente Caserma dei Gladiatori può facilmente creare confusione.

In realtà raccontano una trasformazione importante avvenuta negli ultimi decenni della città.

La caserma della Regio V appartiene alla fase più antica e fu successivamente convertita in abitazione.

Il Quadriportico della Regio VIII, costruito originariamente come spazio collegato al Teatro Grande, divenne invece la caserma utilizzata dopo il terremoto.

Osservati insieme, i due complessi permettono quindi di seguire il trasferimento e la riorganizzazione della comunità gladiatoria pompeiana.

Dietro lo spettacolo dell'arena

La Caserma dei Gladiatori V-5, 3 permette di osservare una dimensione di Pompei che l'Anfiteatro da solo non può raccontare.

Nell'arena vediamo il luogo dello spettacolo.

Nella caserma possiamo invece ricostruire parte della vita che precedeva quello spettacolo: allenamento, soggiorno, rapporti tra i combattenti e organizzazione quotidiana.

Le 120 iscrizioni gladiatorie rendono inoltre questo edificio una delle testimonianze più importanti della presenza concreta dei gladiatori nella città.

Per questo, pur essendo meno monumentale dell'Anfiteatro, la Caserma della Regio V costituisce un luogo fondamentale per comprendere il fenomeno gladiatorio nella Pompei romana.

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