La Casa dei Ceii I-6, 15 è una delle domus più caratteristiche della Regio I e conserva elementi che permettono di riconoscere ancora chiaramente l'aspetto di una residenza pompeiana di età tardo-sannitica, nel II secolo a.C.. Pur essendo molto più piccola delle grandi dimore aristocratiche come la Casa del Menandro o la Casa del Fauno, presenta una notevole qualità architettonica e decorativa, culminante nello straordinario giardino dipinto con scene di caccia e paesaggi ispirati all'Egitto e al Nilo.

La casa deve il proprio nome alla gens Ceia. Sulla facciata erano dipinte numerose iscrizioni elettorali e una di esse ha portato ad attribuire probabilmente la proprietà, almeno in una fase della sua storia, al magistrato Lucius Ceius Secundus. L'identificazione è considerata plausibile anche dal Parco Archeologico di Pompei, ma deriva comunque da un'iscrizione elettorale e non da un documento che dichiari esplicitamente la proprietà dell'edificio.

Una rara facciata di età tardo-sannitica

Uno degli elementi più importanti della Casa dei Ceii è la facciata, che conserva caratteristiche architettoniche risalenti alla fase precedente alla trasformazione di Pompei in colonia romana.

Il prospetto è caratterizzato da riquadri in stucco bianco che imitano grandi blocchi di pietra e da un alto portale incorniciato da stipiti sormontati da capitelli di forma cubica. Il Parco Archeologico considera questa facciata uno dei rari esempi conservati dell'aspetto severo che poteva avere una casa pompeiana di livello medio nel II secolo a.C.

L'architettura mostra quindi una Pompei ancora fortemente legata alla cultura sannitica, anche se nei secoli successivi gli ambienti interni sarebbero stati più volte aggiornati secondo i nuovi gusti decorativi.

Le iscrizioni elettorali

Sulla facciata furono individuate diverse iscrizioni elettorali dipinte, testimonianza della vivace vita politica della città. Le pareti delle case pompeiane erano infatti utilizzate anche per sostenere pubblicamente candidati alle magistrature municipali.

Una delle iscrizioni menzionava Lucius Ceius Secundus, al quale la casa è stata tradizionalmente attribuita. Il collegamento è probabile, ma è preferibile non trasformarlo in una certezza assoluta: un manifesto elettorale su una facciata costituisce un importante indizio, non necessariamente un documento di proprietà.

La presenza stessa delle iscrizioni permette comunque di inserire la casa nella vita politica e sociale del quartiere, ricordando che le facciate private erano parte integrante dello spazio pubblico della città.

L'ingresso e l'atrio

Attraversate le fauces si raggiungeva l'atrio tetrastilo, il principale spazio di distribuzione della casa. La copertura era sostenuta da quattro colonne e al centro si trovava l'impluvio, la vasca utilizzata per raccogliere l'acqua piovana proveniente dall'apertura del tetto.

L'atrio metteva in comunicazione i cubicoli, il tablino e il triclinio e costituiva quindi il centro della parte anteriore della residenza. Rispetto alle grandi dimore pompeiane, lo spazio disponibile era relativamente limitato e la casa presenta una pianta più compatta.

Questa caratteristica è importante perché dimostra che gli elaborati programmi decorativi non erano esclusivi delle abitazioni più grandi: anche una casa di dimensioni medie poteva esprimere prestigio attraverso pavimenti, pitture e un giardino attentamente progettato.

L'impluvio in frammenti di anfore

Uno degli elementi più particolari della casa è proprio l'impluvio. La vasca presenta un rivestimento realizzato mediante frammenti di anfore disposti verticalmente, una tecnica che il Parco segnala come diffusa nel mondo greco ma estremamente rara a Pompei, dove trova un confronto nella Casa della Caccia Antica.

L'impluvio conserva inoltre alcuni restauri antichi realizzati con lastre di marmo, segno che la struttura originaria venne mantenuta e riparata anziché completamente sostituita.

È un dettaglio particolarmente significativo perché permette di osservare nella stessa struttura sia una tecnica appartenente alla fase più antica della casa sia gli interventi effettuati dalle generazioni successive.

Pavimenti e decorazioni più antiche

La lunga storia della casa è leggibile anche nei pavimenti. TESS documenta numerosi rivestimenti in cementizio, spesso decorati con tessere bianche, motivi geometrici e inserti marmorei.

Il tablino conserva un elaborato pavimento con un reticolato di stelle di losanghe e un elemento centrale in opus sectile, realizzato con differenti tipi di pietra. Nel triclinio compare invece un pavimento in lavapesta con un emblema centrale formato da marmi e tessere musive.

Queste decorazioni mostrano che, pur trattandosi di una casa relativamente compatta, i proprietari investivano considerevolmente nella qualità degli ambienti destinati alla rappresentanza.

Il tablino

Il tablino era situato nella zona centrale della casa e apparteneva agli spazi maggiormente collegati alla figura del proprietario. Nel I secolo d.C. venne decorato con pitture di III Stile, mentre il pavimento conserva elementi appartenenti a fasi precedenti.

Questo sovrapporsi di decorazioni di epoche differenti è tipico delle abitazioni pompeiane. Un proprietario poteva rinnovare le pareti senza sostituire un pavimento ancora considerato prestigioso, mantenendo così all'interno della stessa stanza testimonianze appartenenti a generazioni diverse.

La Casa dei Ceii offre quindi un buon esempio di come una domus non fosse costruita e decorata una volta per tutte, ma venisse continuamente adattata nel corso del tempo.

Il triclinio

Accanto al tablino si trovava il triclinio, destinato ai banchetti. Il pavimento, realizzato in cementizio a base litica, presenta un raffinato elemento centrale in sectile marmoreo e mosaico.

Le pitture della casa comprendono anche soggetti mitologici e dionisiaci, coerenti con l'uso degli ambienti conviviali. Il mondo di Dioniso, del vino e del banchetto era particolarmente adatto alla decorazione delle sale nelle quali gli ospiti mangiavano e conversavano.

Anche in una residenza di dimensioni relativamente contenute, il banchetto rappresentava un momento fondamentale della vita sociale e uno dei principali strumenti attraverso i quali il proprietario poteva mostrare cultura e prestigio.

Il piccolo giardino

La parte più celebre della casa è il viridarium, il piccolo giardino situato nella zona posteriore. Lo spazio è relativamente ridotto, ma proprio per questo le pitture sulle pareti furono utilizzate per ampliarne illusionisticamente le dimensioni.

Il Parco Archeologico ha sottolineato che questa soluzione era diffusa nei giardini pompeiani: invece di lasciare visibile il muro di confine, gli artisti vi dipingevano paesaggi, piante, animali e architetture, facendo immaginare allo spettatore che lo spazio continuasse oltre la superficie reale.

Nella Casa dei Ceii questo principio raggiunge un risultato particolarmente spettacolare.

La grande scena di caccia

Sulla parete di fondo del giardino si sviluppa una vasta scena di caccia con animali selvatici. Sono raffigurati diversi scontri tra predatori e prede, inseriti in un paesaggio naturale.

Il tema delle cacce e degli animali esotici era molto apprezzato nella decorazione romana e risultava particolarmente efficace negli spazi aperti. Gli animali dipinti sembravano quasi popolare idealmente il giardino reale, creando una continuità tra vegetazione vera e paesaggio rappresentato.

La scena non deve essere letta come la rappresentazione di una specifica battuta di caccia realmente avvenuta, ma come una composizione decorativa capace di evocare una natura lontana, selvaggia ed esotica.

I paesaggi nilotici

Le pareti laterali del giardino presentano invece paesaggi egittizzanti ispirati al Delta del Nilo, popolati da animali e figure ambientate in un territorio esotico.

Il Parco Archeologico documenta in particolare la presenza di paesaggi nilotici con Pigmei e animali tipici dell'ambiente del Nilo. Queste immagini appartengono a una moda molto diffusa nella pittura romana, soprattutto dopo l'ingresso dell'Egitto nell'orbita politica di Roma.

Per un abitante di Pompei l'Egitto evocava un mondo lontano e affascinante, caratterizzato da una natura particolare, divinità antichissime e monumenti molto diversi da quelli dell'Italia.

Pittura e illusione dello spazio

Le pitture del giardino non erano quindi semplicemente quadri applicati sulle pareti. Facevano parte di un preciso progetto spaziale: lo scopo era dissolvere visivamente il limite del piccolo viridarium e sostituirlo con l'immagine di paesaggi molto più vasti.

Chi si trovava nel giardino vedeva piante reali davanti a scene dipinte di animali, acque e territori lontani. Il contrasto tra le ridotte dimensioni del cortile e l'ampiezza immaginaria delle pitture produceva uno degli effetti più raffinati dell'intera casa.

La decorazione rappresenta quindi un ottimo esempio di come gli artisti romani utilizzassero la pittura per trasformare concretamente la percezione dell'architettura.

L'Egitto e il culto di Iside

Il Parco Archeologico considera possibile che l'insistenza sui paesaggi egittizzanti rifletta anche un particolare interesse del proprietario per l'Egitto e per il culto di Iside, molto diffuso a Pompei nel I secolo d.C.

È però importante mantenere questa interpretazione nei termini corretti. Le pitture non dimostrano da sole che il proprietario fosse un sacerdote di Iside o che il giardino avesse una specifica funzione religiosa. Esse mostrano certamente un forte interesse per l'immaginario egiziano, mentre il legame personale con il culto isiaco resta una possibilità proposta dagli studiosi.

La distinzione è importante perché consente di valorizzare il significato culturale delle immagini senza trasformare un'ipotesi in un dato certo.

Iside nella Pompei romana

La presenza dell'immaginario egiziano nella Casa dei Ceii non era comunque un fenomeno isolato. Pompei possedeva un importante Tempio di Iside presso il quartiere dei teatri e immagini nilotiche compaiono anche in altre abitazioni della città.

L'Egitto faceva ormai parte dell'orizzonte culturale romano e le sue immagini potevano assumere contemporaneamente un valore decorativo, religioso ed esotico.

La Casa dei Ceii testimonia quindi anche l'apertura culturale della società pompeiana, nella quale una residenza di tradizione sannitica poteva essere successivamente decorata con immagini provenienti dall'immaginario dell'estremo Mediterraneo orientale.

Gli ultimi lavori prima dell'eruzione

TESS documenta che nell'ultima fase della vita della casa, dopo il terremoto del 62 d.C., venne aggiunto un piano superiore.

Il dato dimostra che la residenza continuò a essere modificata anche negli anni immediatamente precedenti l'eruzione. Come in gran parte di Pompei, il terremoto aveva aperto una lunga fase di lavori, restauri e trasformazioni.

Non è necessario supporre che ogni modifica fosse conseguenza diretta dei danni del sisma, ma la costruzione del piano superiore appartiene certamente alla fase più recente dell'edificio.

Nel 79 d.C. la casa univa quindi strutture risalenti all'età sannitica a decorazioni e interventi realizzati molti secoli dopo.

Gli scavi del 1913-1914

La Casa dei Ceii venne riportata alla luce tra il 1913 e il 1914. A differenza di molte celebri domus scoperte già nel Settecento e nell'Ottocento, fu quindi esplorata in una fase più recente della storia degli scavi pompeiani.

La scoperta permise di conservare non soltanto le decorazioni, ma anche numerose tracce della vita materiale della casa. Nell'atrio sono stati documentati il calco di un armadio e quello della porta di ingresso, mentre nella cucina è stata conservata una piccola macina domestica.

Questi elementi aiutano a ricordare che dietro le pitture e i pavimenti esisteva una vera abitazione utilizzata quotidianamente.

Il restauro delle pitture

Le pitture del giardino sono particolarmente delicate perché, una volta riportate alla luce, hanno dovuto affrontare umidità, acqua piovana e variazioni ambientali per le quali non erano state concepite.

Il Parco Archeologico ha quindi realizzato interventi sulle coperture e sulla regimentazione delle acque meteoriche, necessari per proteggere intonaci e pavimenti. Le decorazioni del giardino sono state inoltre oggetto di specifiche attività di conservazione.

La tutela di una casa pompeiana non riguarda infatti soltanto il restauro degli affreschi: senza un corretto funzionamento di tetti, scarichi e protezioni, anche una pittura ben restaurata può deteriorarsi rapidamente.

Una casa di dimensioni medie ma di grande interesse

La Casa dei Ceii I-6, 15 è particolarmente importante perché mostra un livello della società pompeiana differente da quello delle enormi dimore aristocratiche. Il Parco la definisce una casa di livello medio di età tardo-sannitica, ma la qualità dei pavimenti, delle pitture e del giardino dimostra comunque la notevole disponibilità economica e culturale dei suoi abitanti.

La severa facciata del II secolo a.C., l'insolito impluvio in frammenti d'anfora, i pavimenti di diverse epoche e il giardino dipinto permettono inoltre di seguire l'evoluzione della casa attraverso molti decenni di storia.

Il suo elemento più affascinante rimane il piccolo viridarium, nel quale le pareti trasformavano uno spazio urbano limitato in un paesaggio immaginario popolato da belve e ambientazioni nilotiche. È proprio questa capacità di utilizzare pittura, natura e illusione per superare i limiti reali dell'architettura a rendere la Casa dei Ceii una delle domus più originali della Regio I.

Approfondimenti

Pompeiiinpictures Immagini dettagliate dell'edificio

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