L’Edificio di Eumachia, conosciuto anche come Portico della Concordia Augusta, è uno dei più grandi e monumentali edifici che si affacciano sul Foro Civile di Pompei.
Fu fatto costruire all’inizio del I secolo d.C. da Eumachia, una delle donne più ricche e influenti conosciute della città, sacerdotessa pubblica e appartenente a una potente famiglia pompeiana.
Un’iscrizione monumentale ricorda che Eumachia fece realizzare a proprie spese, a nome suo e del figlio Marcus Numistrius Fronto, il vestibolo, la galleria coperta e i portici e li dedicò alla Concordia Augusta e alla Pietas Augusta.
L’edificio costituisce quindi una testimonianza eccezionale non soltanto dell’architettura monumentale del Foro, ma anche del ruolo che una donna appartenente all’élite poteva raggiungere nella vita religiosa, economica e sociale della Pompei romana.
Eumachia, una delle donne più importanti di Pompei
Eumachia era figlia di Lucius Eumachius e apparteneva a una famiglia che aveva raggiunto una grande prosperità economica.
Le fonti archeologiche la collegano alle attività legate alla produzione e al commercio della lana e dei tessuti, uno dei settori più importanti dell’economia pompeiana.
Ma la sua posizione sociale non dipendeva soltanto dalla ricchezza.
Eumachia ricopriva infatti la prestigiosa carica di sacerdotessa pubblica, uno dei più importanti ruoli religiosi ai quali poteva accedere una donna nella società romana.
La sua condizione le consentiva di partecipare attivamente alla vita pubblica della città attraverso il culto, la beneficenza e il finanziamento di opere monumentali.
L’Edificio di Eumachia rappresentava la manifestazione più evidente di questo prestigio.
Una donna nel cuore politico della città
La posizione scelta per il monumento era eccezionale.
L’edificio occupava un vasto settore del lato orientale del Foro Civile, il vero centro politico, religioso ed economico di Pompei.
Qui si trovavano il Macellum, gli edifici amministrativi, la Basilica, il Tempio di Giove, il Santuario di Apollo e numerosi monumenti legati al culto imperiale.
Costruire un edificio di queste dimensioni direttamente sulla piazza significava lasciare il proprio nome nel luogo più visibile e prestigioso della città.
L’iscrizione posta all’ingresso ricordava a tutti i cittadini che l’opera era stata realizzata da Eumachia a proprie spese.
Il monumento era quindi anche uno straordinario strumento di autorappresentazione pubblica.
Eumachia e suo figlio
Nell’iscrizione dedicatoria Eumachia associa al proprio nome quello del figlio Marcus Numistrius Fronto.
Questo particolare probabilmente non era casuale.
Le grandi opere finanziate dalle famiglie dell’élite romana potevano contribuire a rafforzare il prestigio dell’intero gruppo familiare e favorire la carriera politica dei suoi membri.
Mentre una donna romana non poteva ricoprire direttamente le magistrature cittadine riservate agli uomini, poteva comunque esercitare una notevole influenza attraverso la ricchezza, il sacerdozio, le relazioni familiari e il finanziamento di opere pubbliche.
L’edificio permette quindi di comprendere come potere economico, religione e ambizioni politiche familiari potessero intrecciarsi nella società pompeiana.
Concordia Augusta e Pietas Augusta
L’iscrizione afferma che l’edificio fu dedicato alla Concordia Augusta e alla Pietas Augusta.
La Concordia rappresentava l’armonia e l’ordine all’interno della comunità e dello Stato, mentre la Pietas esprimeva il rispetto dei doveri verso gli dei, la famiglia e la comunità.
In età imperiale questi valori vennero sempre più strettamente associati alla figura dell’imperatore e alla famiglia imperiale.
La costruzione dell’edificio si inserisce quindi nel clima politico e religioso dell’età augustea e dei primi anni dell’Impero, quando anche nelle città provinciali si moltiplicavano monumenti e culti destinati a celebrare il nuovo ordine inaugurato da Augusto.
La stessa Eumachia, come sacerdotessa pubblica, svolgeva un ruolo importante all’interno di questo sistema religioso.
L’ingresso monumentale
Dal Foro si accedeva all’edificio attraverso un grande ingresso monumentale.
La facciata era inserita nel portico orientale della piazza e contribuiva alla scenografia complessiva del Foro.
Ai lati dell’ingresso erano presenti importanti riferimenti alla storia e all’ideologia di Roma.
Sotto il portico erano infatti collocate iscrizioni celebrative, gli elogia, dedicate a Romolo ed Enea, figure fondamentali del racconto delle origini romane.
Romolo era considerato il fondatore di Roma, mentre Enea, fuggito da Troia, era l’antenato mitico della gens Iulia, la famiglia di Giulio Cesare e Augusto.
La loro presenza collegava quindi Pompei alla storia e ai valori della capitale dell’Impero.
La cornice marmorea
Uno degli elementi più raffinati visibili presso l’ingresso è la celebre cornice marmorea decorata con girali d’acanto, foglie, fiori e piccoli animali.
Per molto tempo è stata considerata parte originaria del portale dell’Edificio di Eumachia.
Le ricerche archeologiche hanno però mostrato che la cornice fu rinvenuta nel Foro e venne ricollocata qui durante i restauri moderni.
Secondo la ricostruzione oggi accettata dal Parco Archeologico, apparteneva probabilmente al vicino Tempio del Genius Augusti.
È un dettaglio particolarmente interessante perché mostra come anche l’aspetto attuale di Pompei sia in parte il risultato delle scelte compiute durante i restauri dei secoli passati.
Il grande cortile porticato
Oltre l’ingresso si apriva un vastissimo spazio rettangolare.
L’area era circondata da un portico colonnato, che consentiva di percorrere il complesso al riparo dal sole e dalla pioggia.
Il cortile doveva apparire molto più ricco rispetto alle rovine visibili oggi.
Colonne, rivestimenti marmorei, statue e decorazioni creavano uno spazio monumentale adatto alle attività pubbliche e rappresentative che potevano svolgersi nell’edificio.
Gran parte della decorazione originaria non è sopravvissuta.
Come molti altri edifici del Foro, infatti, il complesso fu spogliato dei materiali più preziosi già dopo l’eruzione del 79 d.C.
Marmi, elementi architettonici e altri materiali vennero recuperati e riutilizzati.
Le tre esedre
Sul lato orientale del grande cortile si aprivano tre esedre, cioè grandi nicchie o ambienti monumentali.
Quella centrale era più ampia delle altre.
Qui si trovava probabilmente una statua collegata alla Concordia Augusta, alla quale l’edificio era dedicato.
La disposizione contribuiva a creare un forte asse visivo tra l’ingresso dal Foro e il fondo monumentale del complesso.
Chi entrava dalla grande piazza attraversava quindi una sequenza attentamente progettata: ingresso, cortile porticato ed esedra centrale.
L’architettura guidava lo sguardo verso il punto simbolicamente più importante dell’edificio.
La crypta
Alle spalle del portico interno correva una lunga galleria coperta, tradizionalmente indicata come crypta o criptoportico.
Questo corridoio seguiva tre lati del complesso.
Era uno spazio più raccolto rispetto al grande cortile e probabilmente svolgeva diverse funzioni all’interno dell’edificio.
Proprio nella parte posteriore della crypta venne rinvenuta una delle scoperte più importanti dell’intero complesso: la statua di Eumachia.
La statua di Eumachia
La statua raffigurava Eumachia con il capo velato, secondo l’immagine appropriata alla sua funzione religiosa di sacerdotessa.
L’iscrizione sulla base è particolarmente importante perché afferma che la statua fu dedicata a Eumachia dai fullones.
I fullones erano gli artigiani impegnati nella lavorazione e soprattutto nel lavaggio e trattamento dei tessuti.
La dedica testimonia quindi un rapporto molto stretto tra Eumachia e questa categoria professionale.
La statua originale è oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, mentre nell’edificio pompeiano è esposta una copia.
Eumachia e i fullones
Il rapporto con i fullones ha avuto un ruolo fondamentale nell’interpretazione dell’edificio.
Per lungo tempo si è pensato che il complesso fosse la sede della corporazione dei fullones oppure una sorta di mercato destinato alla vendita delle stoffe.
Questa interpretazione è ancora possibile, ma non deve essere presentata come un fatto definitivamente accertato.
La dedica della statua dimostra certamente che i lavoratori della lana riconoscevano in Eumachia una figura importante e meritevole di particolare onore.
Non sappiamo però con assoluta certezza quale fosse la funzione quotidiana dell’intero complesso.
Potrebbe aver ospitato attività economiche, riunioni, cerimonie legate al culto imperiale o più funzioni contemporaneamente.
È quindi più corretto considerarlo un grande edificio pubblico e rappresentativo strettamente legato alla figura di Eumachia, al culto imperiale e probabilmente anche al mondo della produzione tessile.
La lana nell’economia pompeiana
La lavorazione della lana e dei tessuti rappresentava comunque una delle attività più importanti dell’economia urbana.
A Pompei sono state individuate numerose fulloniche, gli impianti nei quali le stoffe venivano lavate, trattate e rifinite.
Il procedimento richiedeva acqua, sostanze detergenti e un intenso lavoro manuale.
Le stoffe venivano pestate in vasche, risciacquate, asciugate e successivamente sottoposte a ulteriori trattamenti.
Uno degli esempi meglio conservati è la Fullonica di Stephanus, lungo Via dell’Abbondanza.
La dedica dei fullones a Eumachia mostra che una donna appartenente all’élite poteva avere rapporti economici e sociali molto stretti con questo importante settore produttivo.
Il culto imperiale
L’edificio appartiene anche al grande processo attraverso il quale il culto imperiale modificò progressivamente il Foro di Pompei.
Durante l’età di Augusto e dei suoi successori, diversi monumenti della piazza furono costruiti o trasformati per celebrare l’imperatore, la sua famiglia e i valori ideologici del nuovo regime.
Sul lato orientale del Foro l’Edificio di Eumachia si trovava infatti vicino al Tempio del Genius Augusti e al Santuario dei Lari Pubblici.
L’intero settore divenne quindi uno dei principali spazi attraverso i quali la città manifestava pubblicamente la propria fedeltà all’ordine imperiale.
La dedica alla Concordia e alla Pietas Augusta deve essere compresa all’interno di questo contesto.
Donne, ricchezza e vita pubblica
Eumachia costituisce uno dei casi più importanti per comprendere il ruolo delle donne dell’élite nella società romana.
Le donne non potevano essere elette alle principali magistrature municipali, ma ciò non significava che fossero completamente escluse dalla vita pubblica.
Una donna appartenente a una famiglia ricca poteva possedere proprietà, controllare attività economiche, ricoprire importanti sacerdoti e finanziare edifici e opere destinate alla comunità.
Eumachia utilizzò tutti questi strumenti.
Il suo nome compariva in grandi lettere nel centro politico della città e una delle principali categorie professionali di Pompei le dedicò una statua pubblica.
Poche figure femminili dell’antichità sono documentate in maniera altrettanto monumentale.
La tomba di Eumachia
La posizione sociale della sacerdotessa è confermata anche dalla sua straordinaria tomba nella Necropoli di Porta Nocera.
Il monumento funerario è uno dei più grandi e prestigiosi dell’intera necropoli.
Eumachia lo fece costruire per sé e per i propri familiari.
La monumentalità della tomba, unita all’edificio sul Foro e alla statua dedicatale dai fullones, permette di ricostruire l’immagine di una donna dotata di grandissime risorse economiche e di un eccezionale riconoscimento pubblico.
Il suo nome è così documentato contemporaneamente nel centro politico della città e nello spazio funerario destinato alla memoria delle famiglie più importanti.
Il terremoto e gli ultimi anni di Pompei
Il terremoto del 62 d.C. danneggiò gran parte degli edifici intorno al Foro.
Anche il complesso di Eumachia fu interessato da restauri e trasformazioni.
Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., Pompei stava ancora portando avanti un vastissimo programma di ricostruzione.
La facciata e alcune strutture del complesso mostrano quindi interventi appartenenti alle ultime fasi di vita della città.
Dopo l’eruzione, come avvenne per altri edifici del Foro, gran parte dei materiali più preziosi venne recuperata.
Per questo oggi rimane relativamente poco della ricchissima decorazione marmorea originaria.
La riscoperta
L’Edificio di Eumachia fu riportato alla luce attraverso diverse campagne di scavo condotte soprattutto nel 1814, 1817 e 1836.
La scoperta della grande iscrizione e della statua permise di collegare immediatamente il monumento alla figura della sacerdotessa.
Nel corso del tempo, tuttavia, l’interpretazione della funzione dell’edificio è cambiata.
La tradizionale identificazione come mercato della lana o sede della corporazione dei fullones è oggi considerata con maggiore prudenza.
Le moderne ricerche cercano invece di comprendere il complesso all’interno del più ampio sistema di culto imperiale, autorappresentazione delle élite e attività pubbliche del Foro.
Una delle grandi protagoniste di Pompei
Visitando l’Edificio di Eumachia non osserviamo soltanto un grande monumento romano.
L’edificio permette di ricostruire la storia di una persona realmente vissuta nella città.
Conosciamo il suo nome, la sua funzione religiosa, il nome del figlio, il monumento che finanziò, la categoria professionale che le dedicò una statua e persino la grande tomba nella quale desiderava essere ricordata.
Eumachia emerge così con una nitidezza rara nel mondo antico.
Il Portico della Concordia Augusta VII-9, 1.67 rappresenta quindi uno dei luoghi più importanti di Pompei per comprendere contemporaneamente il ruolo delle donne, il potere economico, la produzione tessile, il culto imperiale e le strategie attraverso le quali le famiglie dell’élite costruivano la propria immagine pubblica.


