Il Tempio del Genius Augusti, tradizionalmente conosciuto come Tempio di Vespasiano, sorge sul lato orientale del Foro Civile di Pompei, tra il Santuario dei Lari Pubblici e il Portico della Concordia Augusta o Edificio di Eumachia.

Il santuario appartiene alla grande trasformazione monumentale che interessò il Foro all'inizio dell'età imperiale e testimonia la crescente importanza del culto dell'imperatore e della famiglia imperiale nella vita religiosa e politica della città.

Per lungo tempo l'edificio è stato identificato soprattutto come Tempio di Vespasiano. Le ricerche moderne e la documentazione epigrafica permettono però di definirlo più correttamente Tempio del Genius Augusti, cioè santuario dedicato al Genio di Augusto.

La sua costruzione risale al primo decennio del I secolo d.C., durante l'età augustea. Dopo il terremoto del 62 d.C. il complesso fu restaurato e alcune sue parti erano ancora interessate da interventi quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C.

Il Genio dell'imperatore

Nel mondo romano il Genius era la forza divina protettrice associata a una persona, a una famiglia, a una comunità o a un luogo.

Con la nascita dell'Impero, il culto del Genius Augusti, il Genio dell'imperatore Augusto, divenne uno degli strumenti attraverso i quali le città manifestavano fedeltà al nuovo ordine politico.

Non si trattava semplicemente di venerare Augusto come un dio vivente.

Il culto celebrava la forza protettrice collegata alla figura dell'imperatore e, attraverso di essa, la prosperità e la stabilità garantite dal nuovo sistema politico inaugurato dopo le guerre civili.

A Pompei questo culto trovò posto direttamente nel Foro Civile, il luogo più prestigioso e frequentato della città.

Mamia, la sacerdotessa che fece costruire il tempio

Un'iscrizione permette di collegare la costruzione del santuario a Mamia, una delle donne più importanti conosciute nella Pompei dell'età augustea.

Mamia era una sacerdotessa pubblica, legata al culto di Cerere e al Genio di Augusto.

L'iscrizione ricorda che fece realizzare il santuario su un terreno di sua proprietà e a proprie spese.

La sua figura è particolarmente significativa perché mostra come una donna appartenente all'élite cittadina, pur non potendo ricoprire le magistrature politiche riservate agli uomini, potesse raggiungere una posizione pubblica di grande prestigio attraverso il sacerdozio e il finanziamento di opere monumentali.

Mamia è conosciuta anche attraverso il suo monumento funerario nella Necropoli di Porta Ercolano, dove le fu concesso un luogo di sepoltura pubblico.

La costruzione del santuario nel Foro e la tomba monumentale testimoniano quindi l'eccezionale riconoscimento sociale raggiunto dalla sacerdotessa.

Il nuovo volto del Foro in età augustea

Il Tempio del Genius Augusti faceva parte di una trasformazione molto più ampia del centro pubblico di Pompei.

Durante l'età di Augusto il Foro venne progressivamente arricchito con edifici, statue e monumenti collegati al nuovo ordine imperiale.

Sul lato orientale sorsero o furono trasformati diversi complessi monumentali: il Tempio del Genius Augusti, il Santuario dei Lari Pubblici e il Portico della Concordia Augusta.

L'intero settore divenne così uno dei principali luoghi attraverso i quali Pompei manifestava pubblicamente la propria adesione al sistema politico creato da Augusto.

Religione e politica erano profondamente intrecciate.

Partecipare ai culti imperiali significava infatti celebrare contemporaneamente la prosperità della città, l'autorità dell'imperatore e l'appartenenza di Pompei al mondo romano.

Il rapporto con l'Edificio di Eumachia

Il Tempio del Genius Augusti presenta stretti rapporti architettonici con il vicino Edificio di Eumachia.

Secondo la ricostruzione oggi accolta dal Parco Archeologico, i due monumenti facevano parte dello stesso grande programma di rinnovamento del lato orientale del Foro.

Le decorazioni della facciata, le proporzioni e alcuni elementi architettonici mostrano infatti una forte relazione tra i due edifici.

Questo rapporto è particolarmente interessante perché anche l'Edificio di Eumachia era dedicato a valori strettamente collegati alla nuova ideologia imperiale: la Concordia Augusta e la Pietas Augusta.

L'intero settore orientale della piazza assumeva quindi un carattere fortemente legato alla celebrazione della nuova Roma imperiale.

L'ingresso dal Foro

Il santuario si affacciava direttamente sulla grande piazza.

Attraverso un ingresso monumentale si raggiungeva un piccolo cortile interno, molto più raccolto rispetto agli spazi del vicino Edificio di Eumachia.

L'edificio doveva apparire originariamente assai più ricco rispetto alle strutture oggi conservate.

La facciata era infatti decorata con rivestimenti marmorei, mentre colonne, elementi scolpiti e superfici colorate contribuivano a creare un ambiente monumentale perfettamente inserito nella scenografia del Foro.

La posizione dell'ingresso consentiva a chi attraversava la piazza di percepire immediatamente il carattere sacro dell'edificio.

Il tempietto sul podio

Sul lato di fondo del cortile si trova il vero sacello, costruito sopra un alto podio.

La facciata era caratterizzata da quattro colonne.

L'accesso avveniva mediante due piccole scale laterali, una disposizione particolare che lasciava libero il centro del podio e accentuava il carattere monumentale della struttura.

All'interno si trovava la cella, dove era collocata la statua o l'immagine destinata al culto.

La posizione sopraelevata distingueva nettamente lo spazio riservato alla divinità dal cortile nel quale si riunivano sacerdoti e partecipanti alle cerimonie.

L'altare

Al centro del cortile si conserva uno degli elementi più importanti del complesso: il grande altare in marmo.

Le sue superfici sono decorate con rilievi collegati ai rituali religiosi.

Su uno dei lati principali è raffigurata una scena di sacrificio, mentre altre superfici presentano strumenti e oggetti utilizzati durante le cerimonie.

L'altare era il vero centro dell'attività rituale.

Nel mondo romano i sacrifici non venivano normalmente celebrati all'interno della cella del tempio, ma davanti all'edificio sacro, in uno spazio nel quale sacerdoti e partecipanti potevano assistere alla cerimonia.

Il sacrificio costituiva un momento fondamentale nel rapporto tra la comunità e la divinità.

Il sacrificio del toro

Il rilievo più celebre dell'altare rappresenta il momento preparatorio di un sacrificio di un toro.

La vittima viene condotta verso l'altare mentre sacerdoti e assistenti partecipano alla cerimonia.

La scena costituisce una testimonianza preziosa perché permette di osservare concretamente come poteva svolgersi uno dei rituali pubblici della religione romana.

Sacrifici di questo tipo non erano semplicemente manifestazioni di devozione individuale.

Erano atti pubblici nei quali la comunità confermava il proprio rapporto con gli dei e, nel caso del culto imperiale, con il sistema politico romano.

Il terremoto del 62 d.C.

Il grande terremoto che colpì Pompei nel 62 d.C. danneggiò profondamente il Foro e numerosi edifici pubblici.

Anche il Tempio del Genius Augusti fu interessato da lavori di riparazione.

Gli studi più recenti sull'altare mostrano che alcune sue parti furono restaurate, completate o riutilizzate durante la ricostruzione successiva al terremoto.

L'edificio che vediamo oggi conserva quindi contemporaneamente elementi della costruzione augustea e interventi appartenenti agli ultimi diciassette anni di vita della città.

Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., la ricostruzione del Foro non era ancora completamente terminata.

Una decorazione ispirata all'Ara Pacis

Uno degli aspetti più interessanti emersi dalle ricerche moderne riguarda una splendida decorazione marmorea oggi visibile presso l'ingresso dell'Edificio di Eumachia.

La cornice presenta girali vegetali, fiori e numerosi piccoli animali inseriti nella vegetazione.

Per molto tempo questo magnifico elemento decorativo è stato considerato parte originaria dell'Edificio di Eumachia.

Oggi il Parco ritiene invece probabile che appartenesse proprio all'ingresso del Tempio del Genius Augusti e che sia stata ricollocata nella posizione attuale durante i restauri moderni.

La decorazione richiama da vicino i grandi fregi vegetali dell'Ara Pacis Augustae di Roma, il monumento voluto da Augusto per celebrare la pace e la prosperità riportate nell'Impero.

Il riferimento non era probabilmente casuale.

Attraverso forme artistiche simili a quelle utilizzate nella capitale, anche Pompei partecipava al nuovo linguaggio politico e figurativo dell'età augustea.

Natura, prosperità e potere imperiale

I motivi vegetali della decorazione avevano anche un forte significato simbolico.

Foglie, fiori, animali e vegetazione rigogliosa evocavano un'immagine di abbondanza, fertilità e prosperità.

Erano concetti strettamente legati alla propaganda augustea.

Dopo decenni di guerre civili, il nuovo regime presentava infatti Augusto come garante della pace, dell'ordine e di una rinnovata prosperità del mondo romano.

Un santuario dedicato al Genius Augusti e decorato con immagini di natura rigogliosa trasformava quindi un messaggio politico in un linguaggio religioso e artistico immediatamente comprensibile.

Le stanze sul fondo

Alle spalle del tempietto si trovavano tre ambienti di servizio.

Questi locali erano probabilmente utilizzati dal personale religioso e per conservare materiali necessari alle attività del santuario.

Una porta metteva inoltre in comunicazione questa zona con il vicino Santuario dei Lari Pubblici.

Il collegamento mostra quanto strettamente fossero connessi i diversi edifici religiosi del lato orientale del Foro.

Non erano monumenti completamente indipendenti, ma parti di un più vasto sistema di spazi dedicati al culto pubblico e alla rappresentazione dell'autorità imperiale.

Perché viene chiamato Tempio di Vespasiano

Il nome Tempio di Vespasiano appartiene alla storia moderna degli studi su Pompei.

Per molto tempo si ritenne che il santuario fosse stato costruito o dedicato durante il regno dell'imperatore Vespasiano, salito al potere nel 69 d.C., pochi anni prima dell'eruzione.

Questa interpretazione era favorita anche dagli interventi edilizi effettuati nel complesso dopo il terremoto del 62 d.C.

Le ricerche archeologiche ed epigrafiche hanno però dimostrato che l'edificio è molto più antico.

La sua costruzione risale all'età di Augusto, diversi decenni prima di Vespasiano.

Per questa ragione la denominazione oggi preferita dal Parco Archeologico è Tempio del Genius Augusti, pur mantenendo tra parentesi il tradizionale nome di Tempio di Vespasiano per consentire di riconoscere facilmente il monumento nelle vecchie guide e nella bibliografia.

Il culto imperiale a Pompei

Il Tempio del Genius Augusti permette di comprendere quanto profondamente il culto imperiale fosse entrato nella vita pubblica della città.

L'imperatore non era presente a Pompei soltanto attraverso statue e iscrizioni.

La sua figura e quella della famiglia imperiale erano integrate nelle cerimonie religiose, negli edifici pubblici e nelle attività delle élite locali.

Magistrati, sacerdoti e ricchi cittadini potevano rafforzare il proprio prestigio finanziando monumenti, statue e restauri legati a questi culti.

La storia di Mamia mostra perfettamente questo meccanismo.

Finanziando uno dei principali santuari del Foro, la sacerdotessa associava il proprio nome al culto dell'imperatore e alla prosperità della comunità.

La scoperta nel 1817

Il Tempio del Genius Augusti fu riportato alla luce nel 1817, durante le grandi campagne di scavo che stavano progressivamente liberando gli edifici intorno al Foro.

La scoperta del cortile, del sacello e soprattutto dell'altare marmoreo contribuì immediatamente alla comprensione del carattere religioso del complesso.

L'identificazione precisa del santuario cambiò però nel corso del tempo.

Come è accaduto per molti monumenti pompeiani, nuove iscrizioni, confronti architettonici e ricerche archeologiche hanno permesso di correggere interpretazioni formulate dagli scavatori dell'Ottocento.

Il passaggio dal tradizionale “Tempio di Vespasiano” al Tempio del Genius Augusti costituisce quindi un buon esempio di come la conoscenza di Pompei continui a evolversi.

Un monumento dell'età di Augusto

Il Tempio del Genius Augusti è particolarmente importante perché permette di osservare materialmente la trasformazione di Pompei durante i primi decenni dell'Impero.

La città sannitica e repubblicana possedeva già un Foro ricco di edifici monumentali, ma con Augusto la piazza acquistò un nuovo significato politico.

Nuovi culti, statue e monumenti inserirono la città all'interno del linguaggio ideologico dell'Impero.

Il santuario finanziato da Mamia costituisce uno degli esempi più evidenti di questa trasformazione.

Architettura, religione e autorappresentazione dell'élite locale si uniscono nello stesso monumento.

Per questo il Tempio del Genius Augusti (Tempio di Vespasiano) VII-9, 2 è uno dei luoghi fondamentali per comprendere come l'età di Augusto modificò non soltanto l'aspetto del Foro, ma anche la vita politica e religiosa della Pompei romana.

Approfondimenti

Pompeiiinpictures Immagini dettagliate dell'edificio

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