La Casa di Marco Lucrezio Frontone V-4, a è una delle più raffinate domus della Regio V. Pur occupando una superficie relativamente contenuta, circa 460 metri quadrati, conserva un apparato decorativo di eccezionale qualità, ricco di riferimenti mitologici, letterari e morali che testimoniano il livello culturale raggiunto dai suoi proprietari.

L'impianto originario della casa risale al II secolo a.C., ma dall'età augustea, tra la fine del I secolo a.C. e gli inizi del I secolo d.C., l'edificio fu profondamente rinnovato e divenne la residenza di una famiglia appartenente ai livelli più elevati della società pompeiana. Le iscrizioni elettorali dipinte sulla facciata hanno permesso di collegarla a Marcus Lucretius Fronto, protagonista della vita politica cittadina e candidato alle principali magistrature municipali.

Dietro una facciata relativamente semplice si sviluppava quindi una casa nella quale il prestigio non era affidato soprattutto alle dimensioni, ma alla qualità dell'architettura e delle immagini.

Marcus Lucretius Fronto

Il nome moderno dell'edificio deriva dalle iscrizioni elettorali rinvenute sulla facciata, nelle quali compare Marcus Lucretius Fronto. Il Parco Archeologico considera questo elemento sufficiente per attribuire con buona probabilità la casa al magistrato e alla sua famiglia durante una parte del I secolo d.C.

Fronto aveva intrapreso una significativa carriera politica e si candidò alle principali cariche municipali. Le iscrizioni elettorali rappresentano una delle fonti più importanti per ricostruire la vita pubblica pompeiana: candidati, sostenitori e gruppi cittadini utilizzavano le facciate delle case per chiedere il voto degli elettori.

Il collegamento con Marcus Lucretius Fronto è quindi molto solido, ma riguarda naturalmente l'ultima fase della lunga storia di una casa esistente già dal II secolo a.C.

Una casa relativamente piccola ma estremamente prestigiosa

Con i suoi circa 460 metri quadrati, la Casa di Marco Lucrezio Frontone non può essere confrontata per estensione con enormi residenze come la Casa del Fauno o la Casa del Citarista. Proprio questo rende particolarmente interessante la qualità delle sue decorazioni.

Il proprietario concentrò risorse considerevoli negli ambienti destinati alla rappresentanza e alla vita privata. Pavimenti, marmi, pitture mitologiche, piccoli paesaggi e immagini moralizzanti formavano un programma accuratamente progettato, nel quale ogni stanza possedeva un proprio carattere.

La casa mostra quindi che il prestigio di una famiglia pompeiana non dipendeva necessariamente dal possesso di migliaia di metri quadrati. Una proprietà più compatta poteva raggiungere un livello elevatissimo attraverso la qualità degli apparati decorativi e la scelta dei soggetti rappresentati.

L'atrio

Il principale asse della casa era costituito dalla successione ingresso, atrio e tablino. L'atrio rappresentava il primo grande spazio nel quale venivano accolti visitatori e clientes e costituiva quindi uno degli ambienti fondamentali per la rappresentazione pubblica della famiglia.

Al centro si trovava l'impluvio, rivestito di marmo e bordato da mosaico, destinato a raccogliere l'acqua piovana proveniente dall'apertura del tetto. Il pavimento circostante era realizzato in lavapesta arricchita da scaglie di marmi colorati, creando un contrasto tra la sobrietà della struttura architettonica e la preziosità dei materiali.

L'insieme permetteva al visitatore di percepire immediatamente il livello della residenza appena superato l'ingresso.

Il cartibulum con zampe leonine

Sul lato orientale dell'atrio si trova un elegante cartibulum marmoreo con sostegni a forma di zampe leonine. Questo tipo di tavolo costituiva un elemento prestigioso dell'arredo domestico e poteva essere utilizzato per esporre oggetti e suppellettili di particolare valore.

La sua posizione nell'atrio non era casuale. Chi entrava nella casa poteva osservare contemporaneamente il rivestimento dell'impluvio, il pavimento decorato e gli oggetti mostrati sul tavolo, costruendo un'immagine immediata della ricchezza e del gusto della famiglia.

Nelle domus romane architettura e arredamento partecipavano infatti allo stesso linguaggio di rappresentazione sociale.

Il tablino

Il tablino costituisce uno dei punti culminanti dell'intera casa. Le pareti conservano un'elegante decorazione su fondo nero appartenente soprattutto alla fase finale del III Stile pompeiano, caratterizzata da una grande raffinatezza compositiva.

Piccoli quadri con ville marittime immaginarie sembrano essere sostenuti da sottili candelabri dipinti e accompagnano due grandi scene mitologiche: il trionfo di Bacco e Arianna e gli amori di Venere e Marte.

Intorno compaiono anche nature morte e altri elementi decorativi. Il risultato è una parete nella quale mito, paesaggio e oggetti quotidiani vengono organizzati secondo un preciso equilibrio visivo.

Bacco e Arianna

Una delle scene principali rappresenta Bacco e Arianna, coppia molto amata nella pittura romana. Secondo il mito, Arianna aveva aiutato Teseo a uscire dal labirinto di Creta, ma venne successivamente abbandonata sull'isola di Nasso, dove fu incontrata da Dioniso-Bacco.

Il dio si innamorò della giovane e la prese come sposa. Il mito consentiva quindi di rappresentare una vicenda che dal dolore dell'abbandono conduceva a una nuova condizione di felicità e trasformazione.

Dioniso era inoltre una presenza particolarmente appropriata nelle residenze aristocratiche romane per il suo rapporto con il vino, il banchetto, il teatro e l'otium.

Venere e Marte

Sulla parete opposta compare Venere insieme a Marte, altro soggetto estremamente diffuso nell'arte romana. La scena rappresenta il dio della guerra in atteggiamento affettuoso verso Venere, alla presenza di Cupido.

La coppia univa due sfere apparentemente opposte, guerra e amore, e possedeva anche profondi legami con la mitologia delle origini romane. Marte era considerato padre di Romolo, mentre Venere era legata attraverso Enea e Iulo alla genealogia mitica di Roma.

Non è necessario attribuire al dipinto uno specifico significato politico. All'interno del tablino la scena partecipava soprattutto a un programma figurativo raffinato, destinato a dimostrare la familiarità del proprietario con il repertorio mitologico e artistico del mondo greco-romano.

Le ville marittime dipinte

Accanto ai grandi quadri mitologici compaiono piccole raffigurazioni di ville affacciate sul mare, un soggetto particolarmente apprezzato nella pittura romana del I secolo d.C.

Queste architetture immaginarie evocavano le grandi residenze costiere dell'aristocrazia, costruite lungo il Golfo di Napoli e in altre zone privilegiate del Mediterraneo. Portici, terrazze e padiglioni proiettati verso l'acqua suggerivano un mondo di lusso e otium che un osservatore romano poteva riconoscere immediatamente.

La loro presenza nel tablino permetteva quindi di introdurre idealmente all'interno di una casa urbana relativamente compatta il paesaggio prestigioso delle grandi ville marittime.

Il cubicolo con Narciso e Perona

Accanto al tablino si apre uno dei piccoli ambienti più interessanti della casa. Le pareti del cubicolo, caratterizzate da un intenso fondo giallo ocra, sono animate da Amorini in volo e da due scene alle quali il Parco attribuisce un chiaro valore morale.

La prima raffigura Narciso mentre osserva la propria immagine riflessa nell'acqua. Il giovane, secondo il mito, si innamorò del proprio riflesso senza riuscire a distaccarsene, trasformandosi così nell'esempio per eccellenza di un amore rivolto verso se stesso e destinato alla rovina.

Sulla parete opposta compare invece Perona che allatta il padre Micone, imprigionato e condannato a morire di fame. La giovane riesce a mantenerlo in vita nutrendolo segretamente con il proprio latte, trasformando la scena in una celebrazione della pietà filiale.

Due immagini morali contrapposte

La contrapposizione tra Narciso e Perona sembra deliberata. Da una parte compare un giovane incapace di superare l'attrazione verso la propria immagine; dall'altra una figlia disposta a un gesto estremo per salvare il padre.

Il valore morale della seconda scena era rafforzato anche da versi dipinti accanto all'immagine, che sottolineavano il rapporto tra pudore e pietà. Non siamo quindi davanti soltanto a due episodi mitologici scelti perché piacevoli da osservare: le immagini proponevano modelli di comportamento differenti.

È uno dei casi più interessanti di utilizzo della pittura domestica pompeiana come strumento non soltanto decorativo, ma anche educativo e morale.

I ritratti dei fanciulli

Ai lati dell'ingresso del cubicolo erano dipinti due medaglioni con ritratti di giovani. La presenza di queste immagini, insieme al significato morale delle scene principali, ha portato il Parco Archeologico a proporre che l'ambiente possa essere stato utilizzato come camera dei figli del proprietario.

L'interpretazione è suggestiva e coerente con il programma figurativo, ma deve rimanere una ipotesi. Non possediamo un'iscrizione che identifichi con certezza la funzione della stanza o le persone rappresentate nei medaglioni.

Il dato sicuro è comunque molto significativo: una piccola stanza privata combinava ritratti giovanili, mito e messaggi morali in un programma figurativo attentamente costruito.

Il secondo cubicolo

Sul lato meridionale dell'atrio si trova un altro cubicolo caratterizzato da un programma iconografico differente. Su una parete Arianna consegna a Teseo il filo che gli permetterà di ritrovare l'uscita dopo aver affrontato il Minotauro, mentre sullo sfondo è riconoscibile il labirinto.

Sulla parete opposta compare invece una toeletta di Venere: la dea, seduta e parzialmente nuda, osserva lo specchio mentre viene acconciata.

In passato l'ambiente è stato proposto come possibile camera della padrona di casa proprio sulla base della natura dei soggetti rappresentati. Anche in questo caso, però, è più prudente considerare l'interpretazione una possibilità piuttosto che una funzione archeologicamente dimostrata.

Arianna e Teseo

La scena di Arianna e Teseo rappresenta un momento precedente rispetto al più comune episodio dell'abbandono a Nasso. La giovane consegna all'eroe il celebre filo che gli consentirà di attraversare il labirinto, uccidere il Minotauro e ritrovare la via d'uscita.

Il dipinto mette quindi al centro l'aiuto fornito da Arianna a Teseo, momento decisivo della vicenda mitologica. La presenza di questo episodio insieme alla toeletta di Venere dimostra ancora una volta la capacità degli artisti pompeiani di costruire programmi decorativi attraverso immagini relativamente piccole ma ricche di riferimenti culturali.

Il triclinio e la morte di Neottolemo

Un'altra delle pitture più importanti si trova nella sala triclinare e raffigura la morte di Neottolemo per mano di Oreste davanti al tempio di Apollo a Delfi.

Neottolemo, figlio di Achille, appartiene alla generazione di eroi successiva a quella protagonista dell'Iliade e prende parte alle ultime fasi della guerra di Troia. La sua morte costituisce uno degli episodi della complessa tradizione mitologica sviluppatasi intorno agli eroi troiani.

La scelta di un soggetto così specifico mostra il livello culturale del programma decorativo. Il proprietario e i suoi ospiti dovevano conoscere una rete di racconti mitologici molto più ampia rispetto alle sole storie più celebri di Achille, Ulisse o Ercole.

Il mito durante il banchetto

La collocazione della scena nel triclinio è particolarmente significativa. Durante il banchetto gli ospiti trascorrevano molto tempo osservando le pareti, conversando e ascoltando racconti o letture.

Un quadro mitologico poteva diventare quindi un vero argomento di conversazione. Riconoscere i personaggi, ricordare la vicenda e discuterne significava mostrare la propria educazione letteraria.

La decorazione della Casa di Marco Lucrezio Frontone appare particolarmente coerente proprio sotto questo aspetto: le immagini non sono casualmente accumulate, ma costruiscono un ambiente nel quale prestigio economico e cultura letteraria procedono insieme.

La parte posteriore della casa

Alle spalle degli ambienti principali si sviluppava il settore posteriore, nel quale convivevano spazi destinati al soggiorno e ambienti di servizio. Erano presenti una cucina con latrina, un viridario e un portico sostenuto da tre colonne.

Sul portico si affacciavano ulteriori ambienti, tra cui un triclinio nel quale era raffigurato Dioniso appoggiato a Sileno con la lira.

La casa mostra quindi una chiara differenza tra il settore di rappresentanza organizzato intorno all'atrio e al tablino e la zona posteriore, nella quale vita quotidiana, giardino, banchetto e attività di servizio erano più strettamente intrecciati.

Il giardino dipinto

Le pareti del giardino conservano una vasta scena di paradeisos, un paesaggio popolato da animali nel quale si svolgono episodi di caccia.

Compaiono grandi belve come leoni, pantere e orsi, insieme ad animali domestici come tori, buoi e cavalli. La pittura ampliava illusionisticamente il piccolo spazio verde reale, trasformandolo in un paesaggio molto più vasto e selvaggio.

Scene di questo tipo erano diffuse nella decorazione degli spazi semiaperti delle case romane. Il visitatore osservava contemporaneamente piante reali e animali dipinti, con una continua sovrapposizione tra giardino e paesaggio immaginario.

Una pittura originariamente all'aperto

La grande scena di caccia è oggi protetta da una copertura moderna, ma nell'antichità si trovava esposta all'aperto. Questo dato è importante per ricostruire l'effetto originale della decorazione.

Luce naturale, vegetazione e cambiamenti atmosferici interagivano continuamente con la superficie dipinta. Le immagini non erano state concepite come quadri da osservare all'interno di una sala chiusa, ma come parte integrante del vero giardino.

La conservazione moderna di una decorazione nata per stare all'aperto rappresenta naturalmente una delle difficoltà maggiori per il sito archeologico.

Le tracce degli scavatori antichi

Una parte della pittura del giardino è stata danneggiata da un foro praticato dagli antichi scavatori che penetrarono negli edifici sepolti attraverso cunicoli.

Pompei non rimase infatti completamente intatta fino all'inizio degli scavi moderni. Dopo l'eruzione alcune aree furono raggiunte attraverso gallerie, probabilmente per recuperare oggetti o materiali accessibili all'interno degli edifici.

Questi fori fanno ormai parte della storia archeologica delle case e ricordano che tra l'eruzione del 79 d.C. e gli scavi moderni esistette una lunga fase durante la quale alcune strutture furono occasionalmente raggiunte e alterate.

Otto vittime dell'eruzione

In un ambiente vicino al settore del giardino furono rinvenuti gli scheletri di otto persone: cinque adulti e tre bambini. Secondo la documentazione ufficiale, morirono schiacciati dal crollo della copertura durante l'eruzione.

La composizione del gruppo non permette di stabilire con certezza i rapporti familiari o sociali tra le vittime. È quindi preferibile non trasformarle automaticamente nei proprietari della casa o in una specifica famiglia senza ulteriori prove.

Il ritrovamento rappresenta comunque una testimonianza drammatica degli ultimi momenti vissuti all'interno dell'abitazione, quando il progressivo accumulo di materiali vulcanici rese instabili le coperture degli edifici.

Il terremoto del 62 d.C.

Il terremoto del 62 d.C. segnò una fase importante nella storia della casa. Gli affreschi e i pavimenti del settore posteriore, appartenenti al IV Stile, vengono collegati dal Parco ai lavori di ristrutturazione eseguiti dopo il sisma.

La distinzione tra le diverse decorazioni è particolarmente interessante: atrio, tablino e alcune stanze conservano soprattutto il raffinato linguaggio del III Stile finale, mentre il settore posteriore mostra interventi più recenti.

La casa del 79 d.C. presentava quindi contemporaneamente ambienti decorati in momenti differenti, documentando l'evoluzione del gusto e i continui lavori di manutenzione della proprietà.

Un cantiere ancora aperto nel 79 d.C.

I lavori successivi al terremoto non erano ancora completamente terminati al momento dell'eruzione. Nella zona di servizio fu rinvenuta un'anfora contenente della calce, lasciata nel luogo nel quale veniva utilizzata durante gli interventi edilizi.

È un piccolo reperto ma possiede un grande valore documentario. Mostra concretamente che nella casa erano ancora presenti materiali da costruzione quando il Vesuvio eruttò.

La situazione è analoga a quella documentata in numerose altre abitazioni pompeiane: diciassette anni dopo il terremoto, la città continuava a essere attraversata da cantieri, riparazioni e trasformazioni.

Una casa tra III e IV Stile

La decorazione permette quindi di osservare due importanti fasi della pittura pompeiana. La parte più rappresentativa della casa conserva soprattutto opere del III Stile finale, caratterizzato da superfici ordinate, fondi monocromi e composizioni molto eleganti nelle quali piccoli quadri figurati e sottili architetture dipinte occupano posizioni attentamente calcolate.

Nel settore rinnovato dopo il terremoto compare invece il IV Stile, più ricco e dinamico. Le due fasi non devono essere considerate semplicemente come vecchio e nuovo: nel 79 d.C. entrambe facevano parte della stessa abitazione e contribuivano alla sua identità.

Una cultura espressa attraverso le immagini

Poche case relativamente piccole possiedono un repertorio figurativo altrettanto articolato. Bacco e Arianna, Venere e Marte, Narciso, Perona e Micone, Arianna e Teseo, la toeletta di Venere, Neottolemo e Oreste, Dioniso e Sileno costruiscono una vera galleria domestica di miti e valori.

Alcune scene parlano di amore, altre di pietà familiare, altre ancora di pericoli della giovinezza, eroismo o tragedia. Il programma decorativo mostra come la cultura mitologica fosse parte concreta della vita delle élite pompeiane e non una semplice conoscenza astratta.

Le immagini contribuivano a definire l'identità culturale della famiglia tanto quanto i materiali preziosi utilizzati nell'atrio.

Le prime esplorazioni

La Casa di Marco Lucrezio Frontone fu riportata alla luce soprattutto durante gli scavi del 1899-1900. Ulteriori indagini furono effettuate nel 1972-1974, permettendo di approfondire la conoscenza del settore posteriore e delle differenti fasi dell'edificio.

Le ricerche e i restauri successivi hanno consentito di recuperare la leggibilità di numerosi ambienti e delle loro pitture. La particolare fragilità degli affreschi ha richiesto nel tempo interventi di consolidamento sulle murature, sulle coperture e sulle superfici decorate.

I restauri moderni

Nel XXI secolo la casa è stata interessata da importanti interventi di messa in sicurezza e restauro. Tra gli ambienti recuperati vi è anche il triclinio con la morte di Neottolemo, una delle opere più significative del programma figurativo.

Conservare queste pitture significa intervenire continuamente non soltanto sui pigmenti, ma anche sulle murature, sulle creste dei muri, sulle coperture e sul drenaggio dell'acqua. Il deterioramento della struttura architettonica può infatti compromettere rapidamente anche un affresco perfettamente restaurato.

Una delle case più raffinate della Regio V

La Casa di Marco Lucrezio Frontone V-4, a è quindi un esempio particolarmente efficace di come una residenza relativamente compatta potesse diventare una straordinaria manifestazione di cultura e prestigio.

L'atrio con l'impluvio marmoreo e il cartibulum introduceva il visitatore nella casa; il tablino mostrava Bacco e Arianna insieme a Venere e Marte; i cubicoli combinavano mito, educazione e immagini della vita privata; il triclinio raccontava la tragica morte di Neottolemo, mentre il giardino trasformava le proprie pareti in un paesaggio popolato da animali.

Gli otto individui morti durante l'eruzione e l'anfora con la calce lasciata nel settore di servizio riportano infine la casa alla realtà degli ultimi giorni di Pompei. Nel 79 d.C. questa raffinata residenza non era un monumento immobile, ma una casa abitata, ancora interessata da lavori di ristrutturazione e improvvisamente interrotta dall'eruzione.

È proprio il contrasto tra le dimensioni relativamente contenute e la straordinaria ricchezza del programma decorativo a rendere la Casa di Marco Lucrezio Frontone una delle testimonianze più significative della vita delle élite pompeiane.

Approfondimenti

Pompeiiinpictures Immagini dettagliate dell'edificio

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