I Praedia di Giulia Felice II-4 costituiscono uno dei complessi residenziali più vasti e affascinanti di Pompei.

La proprietà occupava praticamente un'intera insula della Regio II, poco distante dall'Anfiteatro e dalla Palestra Grande, e combinava in uno stesso complesso una residenza privata, grandi giardini, sale da banchetto, botteghe, appartamenti e un raffinato impianto termale.

Il nome della proprietaria è eccezionalmente noto grazie a una grande iscrizione dipinta sulla facciata, nella quale Iulia Felix, figlia di Spurius, annunciava dopo il terremoto del 62 d.C. la disponibilità in affitto di una parte delle sue proprietà.

È uno dei documenti più importanti per conoscere non soltanto l'architettura domestica di Pompei, ma anche il patrimonio immobiliare, l'economia e il ruolo che una donna poteva assumere nella gestione di una grande proprietà urbana.

Che cosa significa “Praedia”

Il termine latino praedia può indicare proprietà, fondi o beni immobili.

La denominazione “Praedia di Giulia Felice” descrive quindi bene la natura del complesso.

Non si trattava semplicemente di una grande casa.

Giulia Felice possedeva un vero insieme immobiliare formato da settori differenti, alcuni destinati alla propria abitazione e altri in grado di produrre reddito.

La proprietà comprendeva infatti quattro grandi nuclei con accessi in parte indipendenti:

  • una casa organizzata intorno a un atrio;

  • un vasto settore residenziale con giardini;

  • un complesso termale;

  • un grande parco.

A questi si aggiungevano botteghe e altri ambienti che potevano essere affittati.

È proprio questa combinazione tra residenza privata e attività economica a rendere i Praedia uno dei complessi più particolari di Pompei.

Chi era Giulia Felice

Giulia Felice è una delle donne pompeiane delle quali possediamo una testimonianza particolarmente concreta.

Il suo nome compare nell'annuncio dipinto sulla facciata:

Iulia Felix, figlia di Spurius.

Non conosciamo tutta la sua biografia e sarebbe quindi sbagliato trasformarla in un personaggio del quale sappiamo più di quanto permettano realmente le fonti.

Sappiamo però che disponeva di una proprietà immobiliare eccezionalmente grande e che ne gestì almeno una parte attraverso la locazione di terme, botteghe e altri ambienti.

Per questa ragione viene spesso indicata come un esempio di donna economicamente attiva o, utilizzando un termine moderno con una certa cautela, come una imprenditrice immobiliare della Pompei romana.

Una donna proprietaria

La figura di Giulia Felice è importante anche per comprendere la condizione femminile nel mondo romano.

Le donne non potevano ricoprire le principali magistrature municipali, ma potevano possedere beni, ereditare patrimoni e amministrare proprietà.

Le donne appartenenti ai gruppi sociali più ricchi potevano quindi esercitare un peso economico considerevole.

Pompei offre diversi esempi di figure femminili di grande prestigio.

Eumachia utilizzò la propria ricchezza per costruire un enorme edificio sul Foro e svolse il ruolo di sacerdotessa pubblica.

Giulia Felice ci mostra invece soprattutto il lato patrimoniale ed economico della vita di una donna benestante.

Un'intera insula

Le dimensioni della proprietà sono uno degli aspetti che colpiscono maggiormente.

I Praedia occupano l'intera Insula 4 della Regio II.

Un complesso di questa scala era enormemente più articolato della normale casa pompeiana.

L'edificio non deve però essere immaginato come il risultato di un unico progetto costruito contemporaneamente.

Le ricerche archeologiche mostrano una lunga storia di occupazione dell'isolato, iniziata già nel II secolo a.C.

Nel corso del tempo strutture precedenti furono accorpate, trasformate e integrate fino a formare il grande complesso conosciuto nel I secolo d.C.

Una “villa urbana”

La guida ufficiale del Parco definisce i Praedia una sorta di “villa urbana”.

È una descrizione particolarmente efficace.

La proprietà si trovava infatti all'interno delle mura di Pompei, ma possedeva caratteristiche che ricordavano le grandi ville suburbane e di campagna.

Gli spazi verdi occupavano una parte eccezionalmente ampia della superficie.

Portici, giardini, giochi d'acqua e sale aperte verso il verde permettevano di creare un ambiente molto diverso dal tessuto densamente costruito delle normali insulae cittadine.

Chi viveva qui poteva quindi godere contemporaneamente della vicinanza al centro urbano e dell'atmosfera di una grande residenza immersa nella natura.

La casa ad atrio

Uno dei nuclei del complesso era organizzato secondo lo schema tradizionale della domus ad atrio.

L'atrio costituiva il principale spazio distributivo e di rappresentanza dell'abitazione.

Al centro si trovava l'impluvio destinato a raccogliere l'acqua piovana proveniente dall'apertura del tetto.

Intorno si disponevano camere e ambienti domestici.

Questo settore rappresentava il legame più evidente con la tradizionale architettura della casa pompeiana.

Ma procedendo all'interno della proprietà, l'organizzazione diventava progressivamente più aperta e dominata dai giardini.

Il grande giardino

Uno degli elementi più caratteristici dei Praedia è il grande giardino.

La vegetazione era integrata con portici, ambienti residenziali e strutture d'acqua.

Il giardino non era semplicemente uno spazio vuoto lasciato tra gli edifici.

Faceva parte di un vero progetto architettonico nel quale natura e costruzione erano pensate insieme.

Passeggiando sotto i portici era possibile osservare piante, acqua e decorazioni, raggiungendo sale destinate al riposo e al banchetto.

La residenza offriva così un ambiente ideale per l'otium, il tempo dedicato dalle élite alla conversazione, al riposo e alle relazioni sociali.

L'euripo

Nel giardino si sviluppava un lungo canale d'acqua, indicato generalmente con il termine euripo.

Il nome richiama gli stretti canali del mondo greco e veniva utilizzato nell'architettura romana per indicare lunghi bacini ornamentali.

L'acqua attraversava il giardino creando riflessi e contribuendo a rinfrescare l'ambiente.

La vasca non aveva quindi una semplice funzione pratica.

Era un vero elemento scenografico.

Piante, colonne, acqua e pitture componevano un paesaggio artificiale idealizzato, nel quale il proprietario e i suoi ospiti potevano passeggiare o banchettare.

Acqua e lusso

La presenza di grandi quantità d'acqua all'interno della proprietà rappresentava anche un segno di prestigio.

Avere fontane, vasche ornamentali e un impianto termale privato richiedeva infrastrutture e risorse.

Con la costruzione dell'acquedotto in età augustea, numerose case benestanti di Pompei poterono dotarsi di fontane e giochi d'acqua molto più elaborati.

Nei Praedia di Giulia Felice l'acqua diventa uno degli elementi dominanti del progetto.

Compare nei giardini, nel triclinio estivo e naturalmente nelle terme.

Il triclinio estivo

Uno degli ambienti più spettacolari del complesso era il triclinio estivo.

Il banchetto era uno dei momenti più importanti della vita sociale romana.

Nelle case più ricche, durante la bella stagione, poteva essere organizzato in ambienti aperti verso i giardini.

Nei Praedia lo spazio era concepito quasi come una grotta artificiale, con giochi d'acqua intorno ai letti conviviali.

Il triclinio si apriva verso il portico e il giardino, creando una forte continuità tra sala da pranzo e paesaggio.

Banchettare tra acqua e giardini

Bisogna immaginare questo ambiente molto più ricco rispetto a ciò che rimane oggi.

Gli ospiti erano distesi sui letti conviviali mentre l'acqua scorreva nelle strutture circostanti.

Davanti si aprivano il portico e il giardino.

Le pitture e i rivestimenti contribuivano a trasformare la sala in uno spazio estremamente raffinato.

Il banchetto diventava così una vera esperienza scenografica, nella quale cibo, conversazione, acqua, vegetazione e architettura partecipavano alla rappresentazione della ricchezza della proprietaria.

Il quartiere termale

Giulia Felice possedeva all'interno della proprietà un vero impianto termale.

Questo settore è uno degli elementi più importanti del complesso.

Le terme comprendevano la sequenza di ambienti tipica dei bagni romani.

Dall'ingresso al civico 6 si raggiungeva un cortile porticato che poteva funzionare come spazio di accoglienza.

Seguivano quindi gli ambienti destinati ai differenti tipi di bagno.

Il frigidarium

Il frigidarium era destinato al bagno freddo.

Costituiva una delle tappe fondamentali del percorso termale.

Dopo essere passati dagli ambienti riscaldati, i bagnanti potevano immergersi nell'acqua fredda.

L'alternanza tra caldo e freddo era una delle caratteristiche principali della pratica termale romana.

Il bagno non era considerato soltanto un modo per lavarsi.

Era una vera attività sociale e di cura del corpo.

Il tepidarium

Il tepidarium era l'ambiente a temperatura intermedia.

Il pavimento era realizzato sopra suspensurae, piccoli pilastrini che permettevano all'aria calda di circolare sotto la superficie.

Questo sistema faceva parte dell'ipocausto, la straordinaria tecnologia utilizzata dai Romani per riscaldare gli edifici termali.

L'aria prodotta nei forni passava sotto i pavimenti e, in alcuni casi, anche attraverso intercapedini nelle pareti.

Il bagno diventava così una successione controllata di temperature differenti.

Il laconicum

Il complesso possedeva anche un laconicum circolare.

Si trattava di un ambiente destinato alla forte sudorazione, paragonabile per alcuni aspetti a una moderna sauna.

Le temperature elevate favorivano la sudorazione prima delle successive fasi del bagno.

Disporre di una struttura di questo tipo all'interno di una proprietà privata testimonia l'alto livello di lusso raggiunto dai Praedia.

Il calidarium

Il calidarium costituiva l'ambiente destinato al bagno caldo.

Era dotato di un'abside sul lato meridionale e di un sofisticato sistema di riscaldamento.

Il calore proveniva dal vicino forno e circolava sotto il pavimento.

La temperatura poteva essere elevata e il vapore contribuiva all'esperienza del bagno.

L'intero quartiere termale mostra che Giulia Felice possedeva un impianto comparabile, in scala ridotta, alle terme pubbliche della città.

Dopo il terremoto del 62 d.C.

Il grande terremoto del 62 d.C. provocò danni gravissimi in tutta Pompei.

Molti edifici pubblici erano ancora in restauro quando il Vesuvio eruttò diciassette anni dopo.

Anche il sistema termale della città fu profondamente interessato.

Le Terme Stabiane subirono lavori di riparazione, mentre le nuove Terme Centrali erano ancora in costruzione nel 79 d.C.

In questo contesto gli impianti privati disponibili all'interno di grandi proprietà potevano acquisire un valore economico ancora maggiore.

Le terme aperte al pubblico

Dopo il terremoto, una parte del complesso termale di Giulia Felice venne resa disponibile a pagamento o attraverso locazione.

È uno degli aspetti più interessanti dell'intera proprietà.

Uno spazio originariamente collegato a una grande residenza privata diventava così anche una risorsa economica rivolta all'esterno.

L'edificio permette quindi di osservare con particolare chiarezza come una proprietà aristocratica potesse essere adattata alle nuove condizioni della città.

Il grande annuncio di affitto

La prova fondamentale è una celebre iscrizione dipinta sulla facciata.

Giulia Felice annunciava che all'interno delle sue proprietà erano disponibili in affitto un raffinato bagno, botteghe, appartamenti ai piani superiori e altri ambienti.

L'affitto era previsto per un lungo periodo pluriennale.

L'iscrizione originale è oggi conservata al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Il documento è straordinario perché permette di ascoltare quasi direttamente la voce economica della città.

Non si tratta di una ricostruzione moderna: una proprietaria aveva realmente fatto dipingere sulla strada un annuncio destinato a possibili affittuari.

Pubblicità nell'antica Pompei

Le pareti delle città romane erano utilizzate intensamente per comunicare.

A Pompei sono conservate migliaia di iscrizioni dipinte e graffiti.

Sulle facciate comparivano annunci elettorali, pubblicità di spettacoli, messaggi e avvisi.

L'iscrizione dei Praedia dimostra che anche il mercato immobiliare poteva utilizzare questo sistema.

Le lettere erano sufficientemente grandi da attirare l'attenzione di chi percorreva la strada.

In un mondo privo di giornali di annunci o siti internet, la facciata stessa dell'edificio diventava uno spazio pubblicitario.

Botteghe lungo Via dell'Abbondanza

La proprietà comprendeva anche tabernae, cioè botteghe, affacciate sulla frequentatissima Via dell'Abbondanza.

Alcune erano dotate dei tipici banconi utilizzati per la vendita di cibi e bevande.

La posizione era economicamente eccellente.

Via dell'Abbondanza era una delle principali arterie cittadine e conduceva verso l'Anfiteatro e Porta Sarno.

Ogni giorno davanti agli ingressi passavano abitanti, lavoratori e visitatori.

Affittare spazi commerciali in questo settore poteva quindi garantire una rendita considerevole.

Le pergulae

Nell'iscrizione compaiono anche le pergulae.

Il termine poteva indicare ambienti situati sopra le botteghe o piccoli spazi abitativi e lavorativi ai livelli superiori.

Nelle città romane le facciate non erano necessariamente limitate al solo piano terreno.

Sopra le attività commerciali potevano esistere stanze raggiungibili mediante scale indipendenti.

Questi ambienti potevano essere affittati separatamente.

La proprietà di Giulia Felice funzionava quindi come un complesso immobiliare estremamente articolato.

I cenacula

L'annuncio menzionava anche i cenacula, cioè appartamenti o stanze situati soprattutto ai piani superiori.

Questi spazi potevano essere destinati all'abitazione.

La presenza contemporanea di terme, botteghe e alloggi mostra come il complesso fosse capace di produrre reddito attraverso differenti forme di locazione.

Non siamo quindi davanti semplicemente alla storia di una ricca proprietaria che decide di affittare una stanza inutilizzata.

Giulia Felice gestiva una proprietà urbana di grande complessità.

Abitare e produrre reddito nello stesso complesso

Uno degli aspetti più moderni, almeno ai nostri occhi, dei Praedia è la compresenza di vita privata e attività economica.

Giulia Felice poteva mantenere una parte della proprietà per sé e contemporaneamente ricavare reddito da altri settori.

Questa soluzione era perfettamente compatibile con la città romana.

Le case pompeiane non erano luoghi separati rigidamente dal lavoro.

Botteghe, officine, uffici e spazi residenziali potevano convivere nello stesso edificio.

I Praedia rappresentano semplicemente una versione particolarmente ricca e monumentale di questo principio.

La decorazione pittorica

Dopo il terremoto gran parte degli ambienti venne sottoposta a un rinnovamento decorativo unitario.

Le pitture appartengono soprattutto al IV Stile pompeiano, diffuso negli ultimi decenni prima dell'eruzione.

Le pareti presentavano grandi campiture colorate, architetture fantastiche, elementi ornamentali e quadri figurati.

Le decorazioni contribuivano a distinguere gli ambienti più prestigiosi da quelli destinati alle attività di servizio.

Le pitture del Foro

Uno dei gruppi pittorici più celebri provenienti dai Praedia raffigura scene della vita nel Foro di Pompei.

Sono testimonianze eccezionali perché permettono di osservare non un episodio mitologico, ma momenti della vita quotidiana cittadina.

Compaiono persone impegnate in attività commerciali e sociali.

Venditori espongono merci, cittadini conversano e differenti figure animano lo spazio pubblico.

Queste immagini sono tra le fonti più preziose per comprendere come potesse apparire una giornata nel centro della città.

Il Foro pieno di persone

Le rovine del Foro che vediamo oggi sono silenziose e prive delle statue e delle decorazioni che ne caratterizzavano l'aspetto antico.

Le pitture provenienti dai Praedia aiutano invece a restituire la dimensione umana della piazza.

Il Foro non era semplicemente una successione di templi e monumenti.

Era un luogo affollato, nel quale si comprava, si vendeva, si incontravano conoscenti e si svolgevano affari.

Per questo le pitture di Giulia Felice sono importanti non soltanto per la storia della casa, ma per lo studio dell'intera Pompei.

Cultura e prestigio

La qualità delle decorazioni dimostra che il complesso non aveva perso il proprio carattere aristocratico quando una parte venne destinata alla locazione.

Giulia Felice continuava a possedere una residenza di grandissimo prestigio.

Giardini monumentali, terme, pitture e sale da banchetto indicano un livello economico elevatissimo.

La commercializzazione di una parte della proprietà non deve quindi essere interpretata necessariamente come conseguenza di difficoltà economiche.

Poteva rappresentare piuttosto una scelta razionale per ottenere una rendita da un patrimonio eccezionalmente vasto.

Una città in ricostruzione

Il terremoto del 62 d.C. costituisce il contesto fondamentale per comprendere gli ultimi anni dei Praedia.

Pompei era diventata un enorme cantiere.

Mentre alcune famiglie riparavano le proprie abitazioni, altri edifici venivano completamente trasformati.

Le esigenze della popolazione cambiarono.

La disponibilità di spazi commerciali, alloggi e bagni poteva avere un valore particolarmente elevato in una città nella quale molti edifici erano temporaneamente inutilizzabili.

Giulia Felice sembra essere stata capace di sfruttare queste nuove condizioni.

Il 79 d.C.

Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., il complesso aveva ormai raggiunto la configurazione che gli archeologi hanno in gran parte riportato alla luce.

Gli spazi raccontano quindi gli ultimi decenni di vita della città.

Non sappiamo con certezza dove si trovasse Giulia Felice al momento dell'eruzione né quale destino ebbe.

La sua proprietà, però, fu sepolta insieme al resto di Pompei e conservò sulle pareti e nei pavimenti le tracce della sua straordinaria organizzazione.

Una delle prime case scavate a Pompei

I Praedia furono tra i primi grandi complessi pompeiani portati alla luce.

Le prime esplorazioni si svolsero tra il 1754 e il 1757, quando la conoscenza scientifica della città era ancora agli inizi.

Gli scavi del Settecento erano molto diversi da quelli moderni.

L'obiettivo principale era spesso recuperare pitture, statue e oggetti preziosi da destinare alla collezione borbonica.

Per questa ragione numerosi affreschi vennero staccati dalle pareti e trasportati al museo.

Un edificio scavato e poi nuovamente sepolto

La storia moderna dei Praedia è particolarmente complessa.

Dopo le prime esplorazioni alcune parti del complesso furono nuovamente ricoperte.

Nuovi interventi furono effettuati nel 1912 e nel 1933-1934.

Il complesso venne infine riportato sistematicamente alla luce nel 1951-1952.

Ciò significa che la nostra conoscenza dell'edificio deriva da campagne di scavo distanti quasi due secoli tra loro.

Anche questo rende particolarmente importante riesaminare oggi la vecchia documentazione con metodi moderni.

Il progetto PRAEDIA

Dal 2016 i Praedia sono al centro di un nuovo grande programma di ricerca denominato PRAEDIA – Pompeian Residential Architecture: Environmental, Digital, and Interdisciplinary Archive.

Il progetto nasce dalla collaborazione tra il Parco Archeologico di Pompei, l'Università di Pisa e altri istituti di ricerca.

L'obiettivo non è semplicemente scavare nuovi ambienti.

Gli studiosi cercano di ricostruire l'intera storia dell'insula attraverso archeologia, architettura, tecnologie digitali e analisi scientifiche.

Nuove indagini archeologiche

Le campagne moderne stanno permettendo di riconoscere le fasi precedenti alla grande proprietà di Giulia Felice.

Sotto le strutture visibili esiste infatti la storia di edifici più antichi che vennero progressivamente trasformati e unificati.

Comprendere queste fasi significa osservare la crescita della Regio II e il modo in cui grandi proprietari riuscirono, nel corso del tempo, ad accorpare diversi spazi urbani.

I Praedia non sono quindi soltanto una fotografia del 79 d.C., ma il risultato di una lunga evoluzione urbanistica.

La Regio II

La posizione dei Praedia è significativa.

La Regio II comprendeva alcuni dei più grandi spazi pubblici della città, tra cui Anfiteatro e Palestra Grande.

Lungo Via dell'Abbondanza si trovavano numerose case, botteghe e attività commerciali.

Poco distante sorgevano la Casa di Octavius Quartio e la Casa della Venere in Conchiglia, altre grandi residenze caratterizzate da vastissimi giardini.

Questo settore della città possedeva quindi un rapporto particolarmente forte tra architettura domestica e spazi verdi.

Una forma diversa di ricchezza

Confrontare i Praedia con la Casa del Fauno permette di osservare due modi differenti di esprimere la ricchezza.

La Casa del Fauno impressiona attraverso dimensioni, mosaici ellenistici, atri e peristili.

Nei Praedia di Giulia Felice il prestigio è espresso soprattutto attraverso giardini, acqua, terme e capacità di organizzare una proprietà multifunzionale.

La ricchezza non viene mostrata soltanto attraverso opere d'arte.

Viene mostrata anche attraverso il possesso di spazio.

In una città densamente costruita, poter destinare una parte enorme dell'insula a verde, portici e giochi d'acqua rappresentava un lusso eccezionale.

Giulia Felice e l'economia pompeiana

La grande iscrizione rende questo edificio particolarmente prezioso per la storia economica.

Nelle altre case possiamo spesso intuire che alcune botteghe fossero date in affitto.

Qui possediamo invece la testimonianza diretta della proprietaria.

Giulia Felice rende pubblica la disponibilità dei propri immobili e specifica le categorie di spazi che intende locare.

Il documento dimostra l'esistenza di un vero mercato immobiliare urbano, nel quale proprietà e attività commerciali potevano essere concesse per periodi prestabiliti.

Una figura da non trasformare in leggenda

La straordinarietà della documentazione ha inevitabilmente trasformato Giulia Felice in uno dei personaggi più conosciuti di Pompei.

È però importante distinguere ciò che sappiamo dalle ricostruzioni moderne.

Non conosciamo il suo aspetto.

Non conosciamo con precisione la sua età.

Non sappiamo se fosse sposata o quale fosse l'origine completa della sua ricchezza.

Ciò che possiamo affermare è comunque notevole: una donna possedeva uno dei più grandi complessi immobiliari della città e ne mise pubblicamente a reddito una parte.

Non è necessario aggiungere elementi immaginari per renderne la storia interessante.

Un complesso unico a Pompei

I Praedia di Giulia Felice II-4 costituiscono uno dei luoghi migliori per comprendere quanto complessa potesse essere una grande proprietà urbana romana.

Qui convivono:

  • casa e attività economica;

  • giardino e architettura;

  • terme private e uso pubblico;

  • botteghe e appartamenti;

  • decorazione aristocratica e investimento immobiliare.

Pochi edifici pompeiani mostrano contemporaneamente tanti aspetti della vita cittadina.

Una donna, una proprietà e una città in trasformazione

Il valore dei Praedia va quindi molto oltre la qualità delle singole stanze.

Il complesso permette di osservare una città che, dopo il terremoto del 62 d.C., cercava di adattarsi rapidamente a nuove necessità.

Giulia Felice seppe utilizzare un patrimonio eccezionalmente vasto trasformandone una parte in una fonte di reddito.

Le terme rispondevano alla necessità di spazi per il bagno.

Le botteghe sfruttavano il traffico di Via dell'Abbondanza.

Gli appartamenti potevano ospitare nuovi affittuari.

Allo stesso tempo la proprietaria manteneva una residenza circondata da uno dei più grandi giardini privati della città.

Per questo i Praedia di Giulia Felice II-4 sono uno dei complessi fondamentali per comprendere architettura, economia, vita quotidiana e ruolo delle donne nella Pompei del I secolo d.C.

Approfondimenti

Pompeiiinpictures Immagini dettagliate dell'edificio

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