La Casa di D. Octavius Quartio II-2, 2, situata lungo Via dell'Abbondanza nella Regio II, è una delle residenze più originali di Pompei. Pur conservando nella parte anteriore l'impianto tradizionale della domus ad atrio, la casa si sviluppa posteriormente in un vastissimo giardino disposto su due livelli e attraversato da corsi d'acqua artificiali, fontane e cascatelle.
Per questa particolare organizzazione il complesso è stato paragonato a una villa aristocratica in miniatura inserita all'interno della città. Il proprietario poteva infatti disporre di spazi verdi, acqua corrente, ambienti per il banchetto all'aperto e scenografie architettoniche che richiamavano il lusso delle grandi ville suburbane.
La casa è conosciuta anche con il vecchio nome di Casa di Loreio Tiburtino, ancora presente in parte della bibliografia e nelle guide più datate. La denominazione oggi generalmente utilizzata deriva invece da un sigillo in bronzo con il nome di Decimus Octavius Quartio, rinvenuto all'interno dell'abitazione.
Una casa dalle origini antiche
La storia dell'edificio comincia molto prima dell'eruzione del 79 d.C. Le analisi delle strutture murarie, dei pavimenti e delle decorazioni più antiche indicano che un primo nucleo aristocratico esisteva già in età sannitica, probabilmente tra IV e III secolo a.C.
Questa prima casa presentava una disposizione assiale degli ambienti, con vestibolo, atrio e stanze organizzate secondo un modello tradizionale. Restano tracce di decorazioni in Primo Stile, caratterizzate da rivestimenti in stucco che imitavano grandi lastre di marmo.
Nel corso dei secoli l'abitazione venne però profondamente trasformata. Nuovi spazi furono aggiunti e soprattutto la parte posteriore assunse un'importanza crescente, fino a diventare il vero elemento distintivo della casa nel I secolo d.C.
L'ingresso da Via dell'Abbondanza
La casa si affaccia direttamente sulla Via dell'Abbondanza, una delle principali strade di Pompei. Attraverso il vestibolo si raggiungeva l'atrio, mantenendo quindi la successione tipica delle tradizionali abitazioni pompeiane.
Il pavimento del vestibolo conserva una decorazione geometrica in cementizio con un reticolato di rombi, appartenente alle fasi più antiche dell'edificio. Già questo elemento mostra come la casa abbia conservato nel corso del tempo parti appartenenti a periodi diversi della propria storia.
Ai lati dell'ingresso si trovavano anche spazi commerciali affacciati sulla strada, una situazione molto comune nelle grandi proprietà pompeiane, dove residenza e attività economica potevano convivere all'interno dello stesso complesso.
L'atrio
L'atrio costituiva il centro della parte più tradizionale della casa. Al centro si trovava l'impluvio, originariamente destinato alla raccolta dell'acqua piovana che entrava attraverso l'apertura del tetto.
Nel corso dell'ultima fase dell'abitazione anche questo spazio subì trasformazioni. L'interesse dei proprietari sembra infatti essersi progressivamente spostato verso il grande settore del giardino, dove l'acqua assumeva un ruolo molto più spettacolare.
Dall'atrio si accedeva a cubicoli e altri ambienti domestici, alcuni dei quali conservavano pitture e pavimenti appartenenti a fasi differenti. Proprio in una stanza affacciata sull'atrio venne rinvenuto il sigillo in bronzo che ha permesso di collegare la casa al nome di Octavius Quartio.
Decimus Octavius Quartio
Il sigillo reca il nome di Decimus Octavius Quartio, che viene generalmente identificato come proprietario dell'abitazione. La guida ufficiale del Parco lo indica anche come membro del collegio degli Augustali, associazione strettamente collegata al culto imperiale.
Come spesso accade a Pompei, un singolo oggetto non permette di ricostruire l'intera storia della famiglia che abitò la casa per generazioni. Il sigillo costituisce però un elemento molto più concreto rispetto alle vecchie attribuzioni che avevano portato alla denominazione di Casa di Loreio Tiburtino.
Per questo oggi il nome di Octavius Quartio è quello maggiormente utilizzato per identificare l'edificio.
Dalla domus alla villa urbana
La vera particolarità della casa emerge procedendo oltre l'atrio. Lo schema tradizionale della domus lascia progressivamente spazio a un'organizzazione completamente diversa, dominata dal giardino, dall'acqua e dagli ambienti destinati al soggiorno e al banchetto.
La guida ufficiale del Parco descrive proprio questa caratteristica come una sorta di versione ridotta delle grandi ville aristocratiche situate fuori dalle mura. Pur trovandosi nel pieno tessuto urbano, il proprietario cercò quindi di ricreare all'interno della propria casa alcuni degli elementi tipici della vita di villa.
Il risultato è uno degli esempi più originali del modo di abitare adottato dalle élite pompeiane negli ultimi decenni della città.
Il grande giardino
Il settore posteriore occupa una superficie considerevole e si sviluppa su due quote differenti. L'architettura venne progettata per integrare vegetazione, acqua, pitture e sculture, creando una successione di prospettive attentamente studiate.
Alberi, arbusti e fiori reali si combinavano con statue e decorazioni. L'acqua scorreva attraverso lunghi canali, alimentava fontane e generava piccole cascate, producendo contemporaneamente movimento, suono e frescura.
Il giardino non era quindi un semplice spazio verde destinato alla coltivazione, ma un vero paesaggio artificiale costruito per il piacere e la rappresentazione sociale.
I due euripi
L'elemento più caratteristico del giardino è costituito da due corsi d'acqua artificiali, gli euripi, disposti su livelli differenti e orientati perpendicolarmente tra loro.
Il termine euripus veniva utilizzato dai Romani per indicare lunghi canali ornamentali. Nei giardini aristocratici questi elementi permettevano di creare giochi d'acqua e prospettive scenografiche ispirate alle grandi residenze ellenistiche.
L'euripo superiore attraversava uno dei settori più raffinati della casa e collegava visivamente ambienti situati alle sue estremità. L'acqua scorreva lungo il canale ed era animata da fontane e piccole cascate.
Più in basso si sviluppava un secondo lungo asse d'acqua, accompagnato da un vasto giardino.
Il biclinio estivo
A un'estremità dell'euripo superiore si trovava uno degli ambienti più suggestivi della casa: un biclinio destinato ai pasti all'aperto.
A differenza del triclinio tradizionale, organizzato con tre letti conviviali, il biclinio disponeva di due letti in muratura sui quali i commensali potevano distendersi durante il banchetto.
La posizione permetteva di mangiare accanto all'acqua, con il giardino davanti e il rumore delle fontane intorno. Durante la stagione più calda doveva costituire uno dei luoghi più piacevoli della residenza.
Il banchetto diventava così una vera esperienza scenografica, nella quale cibo, conversazione, vegetazione, pittura e acqua contribuivano insieme a mostrare il prestigio del proprietario.
La finta grotta
Accanto al biclinio si trova una nicchia costruita in modo da imitare una grotta, elemento tipico dei giardini più raffinati.
L'ambiente era decorato con pitture mitologiche e si integrava con il sistema delle acque. Grotta artificiale, fontane e vegetazione permettevano di ricreare all'interno della città un piccolo paesaggio idealizzato.
Queste architetture erano particolarmente adatte al mondo del banchetto e dell'otium, perché evocavano una natura controllata e trasformata attraverso l'intervento umano.
Piramo e Tisbe
Tra le pitture più importanti del settore del giardino compare il mito di Piramo e Tisbe. Secondo il racconto, i due giovani erano innamorati ma ostacolati dalle rispettive famiglie e comunicavano attraverso una fessura nel muro che separava le loro case.
Decisero infine di fuggire insieme, ma una serie di tragici equivoci portò entrambi alla morte. Il mito era particolarmente adatto a un ambiente caratterizzato dalla presenza dell'acqua e della natura, perché la vicenda era ambientata presso una fonte.
Il soggetto appartiene a un più ampio programma di immagini mitologiche che accompagnava il percorso attraverso il giardino.
Narciso
Un altro tema presente nella decorazione è quello di Narciso, il giovane che secondo il mito si innamorò della propria immagine riflessa nell'acqua.
Anche in questo caso il soggetto stabiliva un rapporto particolarmente efficace con l'ambiente nel quale era collocato. L'acqua reale degli euripi poteva richiamare direttamente quella mitologica nella quale Narciso contempla il proprio riflesso.
Il giardino era quindi costruito attraverso una continua relazione tra paesaggio reale e racconto mitologico.
Ercole e il mondo epico
Nel settore inferiore compaiono anche scene collegate a Ercole e ad altri protagonisti della tradizione mitologica greca.
Le immagini dimostrano la profonda familiarità delle élite pompeiane con la cultura ellenica. Miti conosciuti attraverso poesia, teatro e arte venivano trasferiti sulle pareti delle residenze private, dove diventavano parte dell'esperienza quotidiana.
Durante un banchetto o una passeggiata nel giardino, il proprietario e i suoi ospiti potevano riconoscere le storie rappresentate e discuterne, utilizzando la decorazione anche come manifestazione di cultura.
Il pittore Lucius
Un elemento eccezionale della Casa di Octavius Quartio è la presenza del nome di un pittore, Lucius, che lasciò la propria firma su alcune delle decorazioni.
Conosciamo molto raramente i nomi degli artigiani che realizzarono gli affreschi pompeiani. La maggior parte delle pitture è completamente anonima e viene studiata attraverso caratteristiche stilistiche e tecniche.
La firma di Lucius costituisce quindi una testimonianza preziosa del lavoro concreto delle botteghe di pittori che operavano nella città.
Il piccolo ambiente collegato a Iside
All'estremità occidentale dell'euripo superiore si trova un piccolo vano che la guida ufficiale del Parco interpreta come un possibile sacello dedicato a Iside.
L'identificazione deriva dalla decorazione e dai numerosi riferimenti al mondo egiziano presenti nella casa, ma è opportuno mantenere la formulazione prudente utilizzata dalle fonti archeologiche: si tratta di un ambiente interpretato come spazio di culto isiaco, non di un'identificazione documentata da un'iscrizione dedicatoria.
Questa distinzione è importante, perché consente di valorizzare la forte presenza di elementi egittizzanti senza trasformare un'interpretazione archeologica in una certezza assoluta.
Iside e l'Egitto nella casa
I riferimenti all'Egitto e al culto di Iside rappresentano comunque uno degli aspetti più evidenti del complesso. Compaiono nelle pitture, nelle statue in marmo e nella stessa organizzazione di alcuni settori del giardino.
Il fascino per l'Egitto era molto diffuso nella società romana del I secolo d.C. e a Pompei assumeva un significato particolare per la presenza del grande Tempio di Iside presso il quartiere dei teatri.
Elementi egiziani potevano avere significati religiosi, culturali e decorativi contemporaneamente. Anche nella Casa di Octavius Quartio è quindi preferibile considerarli all'interno di un programma complesso piuttosto che attribuire automaticamente l'intera abitazione a un unico culto.
Acqua, Egitto e paesaggio
La forte presenza dell'acqua contribuiva probabilmente a rendere ancora più efficace l'atmosfera egittizzante del giardino. Nella cultura romana l'Egitto era infatti strettamente associato al Nilo, alle sue piene e a un paesaggio esotico popolato da animali, piante e divinità particolari.
Canali, fontane e statue potevano quindi evocare indirettamente quel mondo senza trasformare il giardino in una riproduzione letterale dell'Egitto.
Il risultato era un paesaggio domestico raffinato nel quale elementi greci, romani ed egiziani convivevano.
L'acquedotto e i giochi d'acqua
Un sistema tanto elaborato di euripi, fontane e cascate richiedeva una disponibilità d'acqua che sarebbe stata difficile da ottenere utilizzando soltanto cisterne e pozzi.
La costruzione dell'acquedotto in età augustea rese possibile nelle case più ricche di Pompei la realizzazione di fontane e giochi d'acqua sempre più spettacolari.
L'acqua non svolgeva quindi soltanto una funzione pratica. Diventava un vero segno di lusso e prestigio, capace di trasformare il giardino in uno spazio in continuo movimento.
La casa e l'otium
Gran parte della zona posteriore della Casa di Octavius Quartio era pensata per l'otium, il tempo che le élite dedicavano alla conversazione, alla lettura, al riposo e al banchetto.
Il giardino permetteva di allontanarsi simbolicamente dalla confusione della strada pur rimanendo all'interno della città. Bastavano pochi metri per passare dal traffico della Via dell'Abbondanza a un ambiente dominato da acqua, vegetazione e pitture mitologiche.
È uno dei motivi per cui il Parco paragona questa casa alle grandi ville aristocratiche della campagna.
Una forma particolare di lusso
Confrontata con la Casa del Fauno, la Casa di Octavius Quartio esprime la ricchezza in modo molto diverso. Non possiede gli enormi atri e i grandi peristili della celebre domus della Regio VI, né un capolavoro musivo paragonabile al Mosaico di Alessandro.
Il suo vero lusso è rappresentato soprattutto dalla quantità di spazio riservata al giardino e dalla disponibilità d'acqua necessaria per animarlo.
In una città densamente costruita, poter destinare una superficie così ampia a vegetazione, portici, euripi e ambienti per il banchetto costituiva una manifestazione di prestigio eccezionale.
Il rapporto con la Regio II
La Casa di Octavius Quartio appartiene a un settore di Pompei nel quale i grandi spazi verdi assumono una particolare importanza. Nella stessa Regio II si trovano infatti i Praedia di Giulia Felice e la Casa della Venere in Conchiglia, anch'essi caratterizzati da vaste aree destinate a giardini e strutture d'acqua.
Queste proprietà mostrano una forma dell'abitare differente da quella delle zone più densamente edificate intorno al Foro. Qui le élite potevano creare residenze che riproducevano in scala urbana alcuni degli elementi propri delle ville suburbane.
Il terremoto del 62 d.C.
Il terremoto del 62 d.C. danneggiò gravemente Pompei e diede inizio a una lunga fase di ricostruzione. Anche la Casa di Octavius Quartio conserva tracce di interventi e trasformazioni appartenenti agli ultimi anni della città.
Al momento dell'eruzione del 79 d.C. alcune decorazioni erano relativamente recenti e l'abitazione rifletteva quindi il gusto dell'ultima generazione che vi aveva vissuto.
Come avviene in molte case pompeiane, le strutture più antiche convivevano però con interventi molto più moderni, creando un edificio nel quale erano ancora leggibili secoli di storia.
Gli scavi
La casa venne esplorata soprattutto nel 1916, 1918 e 1921, durante le campagne dirette da Vittorio Spinazzola lungo Via dell'Abbondanza. Ulteriori indagini furono condotte tra 1933 e 1935 sotto Amedeo Maiuri e nuovamente nel 1973.
Essendo stata scavata relativamente tardi rispetto alle grandi domus riportate alla luce nell'Ottocento, la casa poté essere studiata con maggiore attenzione anche dal punto di vista dell'organizzazione degli spazi e del rapporto tra architettura e giardino.
Gli scavi misero progressivamente in evidenza proprio ciò che rende il complesso eccezionale: non tanto la parte tradizionale intorno all'atrio, quanto il vastissimo paesaggio artificiale costruito alle sue spalle.
Una casa tra città e villa
La Casa di D. Octavius Quartio II-2, 2 è uno degli esempi più interessanti della capacità delle élite pompeiane di trasformare una normale abitazione urbana in qualcosa di molto più complesso.
La parte anteriore conserva la memoria della tradizionale casa aristocratica sannitica; procedendo verso il fondo, invece, atrio e stanze lasciano progressivamente spazio a giardini, acqua e ambienti destinati al piacere e alla rappresentanza.
È proprio questa fusione tra domus urbana e modello della villa aristocratica a rendere l'edificio particolarmente importante.
Gli euripi, il biclinio estivo, la finta grotta, i miti dipinti, i riferimenti a Iside e al mondo egiziano e la firma del pittore Lucius trasformano il giardino in una delle scenografie domestiche più originali conservate a Pompei.
La Casa di Octavius Quartio mostra quindi quanto sofisticato potesse essere il modo di abitare delle élite cittadine negli ultimi decenni prima dell'eruzione: pochi passi separavano il traffico della Via dell'Abbondanza da un paesaggio privato costruito con acqua, arte e vegetazione per offrire l'illusione di trovarsi in una grande villa lontana dalla città.
Approfondimenti
Video
Map
1: Entrance
1: Fauces
2: Atrium
3: Room in north east corner of atrium
4: Triclinium
5: Room in south east corner of atrium
6: Latrine?
7: Room behind room 5
a: Cubiculum
b: Ala with paintings of soldiers
c: Triclinium
d: Room on west side of pseudoperistyle with white decoration
e: Room on west side of pseudoperistyle with yellow walls and hunt scene
f: Oecus with Egyptian decoration
g: Pseudoperistyle
h: Triclinium with scenes of Heracles, Achilles and Troy
i: Upper euripus
k: Summer Triclinium
l: Garden, lower euripus, pool and pavilion
