La Casa di Paquius Proculus, affacciata sulla Via dell’Abbondanza, è una delle più interessanti abitazioni della Regio I per la complessità della sua storia edilizia e soprattutto per la straordinaria ricchezza dei pavimenti musivi. Conosciuta anche come Casa di Cuspius Pansa, fu costruita in età sannitica, probabilmente nel II secolo a.C., come indicano l’aspetto dell’ingresso e alcune decorazioni in I Stile ancora conservate. Nei secoli successivi l’edificio subì numerose trasformazioni, accompagnate dal rinnovamento degli apparati decorativi.
L’attribuzione della casa a Publius Paquius Proculus, importante personaggio della vita politica pompeiana, è tradizionale e non consente di identificare con certezza il proprietario dell’edificio. Sulla facciata e nell’area dell’ingresso furono infatti rinvenute diverse iscrizioni elettorali, tra le quali compaiono sia il nome di Paquius Proculus sia quello di Caius Cuspius Pansa, da cui derivano le due denominazioni con cui la domus è conosciuta.
L’ingresso introduce direttamente nelle fauces, pavimentate in età augustea con uno dei mosaici più caratteristici della casa. Al centro è raffigurato un cane da guardia alla catena, rappresentato davanti a una porta, mentre la soglia verso l’atrio presenta una composizione figurata con due centauri, una capra e un elemento vegetale. Ai lati del corridoio d’ingresso si aprono piccoli ambienti nei quali sono sopravvissute testimonianze di differenti fasi decorative.
Il cuore della casa è costituito dall’ampio atrio, il cui pavimento è uno dei complessi musivi più elaborati conservati a Pompei. Intorno all’impluvio si sviluppa un reticolo geometrico formato da numerosi riquadri, all’interno dei quali compaiono soprattutto uccelli e altri elementi figurati. Alcuni scomparti presentano teste maschili, un leone e due grandi pavoni policromi, inseriti in una composizione nella quale motivi geometrici e figurativi si alternano con grande varietà.
La forma dell’atrio testimonia le trasformazioni subite dalla domus nel corso del tempo. Sul lato orientale esistevano originariamente alcuni ambienti che furono successivamente ridotti o trasformati in nicchie. La parte occidentale dell’atrio fu invece danneggiata dal terremoto del 62 d.C. e ricostruita negli anni successivi; le nuove decorazioni pittoriche appartengono alla fase di passaggio tra il III e il IV Stile, mentre in altre zone della casa rimangono testimonianze decorative più antiche.
Sul lato meridionale dell’atrio si apre il tablino, uno degli ambienti di rappresentanza della casa. Il pavimento, realizzato in età augustea, presenta un raffinato tessellato policromo con uno pseudoemblema centrale nel quale sono raffigurati diversi animali, tra cui pantere, leoni, un toro, un elefante, un cinghiale e un cervo. Al centro della composizione è inserita una lastra circolare di alabastro, circondata da motivi policromi.
Dal tablino si passa a un grande oecus, che conserva tracce di decorazioni pittoriche di II Stile. Il pavimento è formato da un tessellato bianco nel quale sono distribuiti inserti irregolari di marmi policromi; al centro si trova un emblema quadrato realizzato con lastre marmoree colorate disposte secondo motivi geometrici. Attraverso questo ambiente si raggiunge il settore posteriore della casa e il peristilio.
Il peristilio occupa gran parte della zona più interna della domus ed era organizzato intorno a un giardino. Le colonne, appartenenti a diverse fasi costruttive, mostrano interventi e rifacimenti succedutisi nel tempo. Nel giardino erano presenti strutture destinate alla vita all’aperto, tra cui una vasca rivestita di marmo e un pergolato sostenuto da colonne, che ombreggiava uno spazio per il soggiorno e i pasti.
Intorno al peristilio si disponevano alcuni degli ambienti più raffinati della casa. Particolarmente importante è il triclinio, il cui pavimento conserva un emblema circolare policromo con una scena nilotica: vi compaiono pigmei impegnati nella pesca, animali del Nilo ed elementi paesaggistici. Il soggetto appartiene a un repertorio molto diffuso nell’arte romana, alimentato dalla fortuna delle raffigurazioni dell’Egitto e del paesaggio nilotico.
Un altro ambiente di rappresentanza, identificato come oecus, conserva invece un pavimento policromo con uno pseudoemblema formato da un reticolo di fasce. Nei riquadri sono inserite maschere comiche, mentre una fascia decorata con un tralcio di foglie d’edera separa le diverse parti della pavimentazione.
Gli scavi della casa iniziarono nei primi decenni del Novecento: dopo le prime esplorazioni del 1911, gli interventi più estesi furono condotti tra il 1923 e il 1926, quando furono riportati alla luce l’atrio, il peristilio e numerosi ambienti dell’abitazione. Il ritrovamento delle strutture dei piani superiori crollate sugli ambienti sottostanti ha inoltre permesso di ricostruire almeno in parte lo sviluppo verticale dell'edificio.
La Casa di Paquius Proculus offre quindi una testimonianza particolarmente significativa dell’evoluzione di una grande abitazione pompeiana dall’età sannitica fino agli ultimi anni di vita della città. La successione delle diverse fasi pittoriche, le trasformazioni architettoniche e soprattutto l’eccezionale insieme dei mosaici consentono di seguire i cambiamenti del gusto e delle esigenze dei proprietari nel corso di più generazioni.
