Le Divinità di Pompei: Un Mosaico di Fede e Cultura

La religione era profondamente intrecciata con la vita quotidiana dell'antica Pompei. Gli dei proteggevano la città, le famiglie, le attività economiche e le istituzioni pubbliche, mentre sacrifici e cerimonie accompagnavano numerosi momenti della vita privata e collettiva. Templi, larari domestici, iscrizioni, statue, affreschi e oggetti rituali mostrano una realtà religiosa complessa, formatasi attraverso secoli di rapporti tra tradizioni greche, italiche e romane e influenze provenienti da tutto il Mediterraneo.

Tra i luoghi sacri più antichi della città figurava il Santuario di Apollo VII-7, 32, situato accanto al Foro Civile lungo il percorso che da Porta Marina conduceva verso il centro pubblico di Pompei. Le indagini archeologiche documentano la presenza di un santuario già nel VI secolo a.C., mentre il complesso visibile oggi deriva soprattutto dalle profonde trasformazioni avvenute tra il III e il II secolo a.C.

Il tempio sorgeva sopra un podio all'interno di un grande cortile porticato. Le statue bronzee di Apollo e Diana, oggi conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli e sostituite nel sito da copie, facevano parte della decorazione del santuario. La lunga storia dell'area mostra quanto il culto di Apollo fosse radicato nella città ben prima della conquista romana.

Un altro antichissimo centro religioso si sviluppava nel Foro Triangolare, dove sorgeva il cosiddetto Tempio Dorico, uno degli edifici sacri più antichi di Pompei. L'area riflette i forti rapporti culturali esistenti tra la città arcaica e il mondo greco della Campania e della Magna Grecia.

Il santuario viene generalmente collegato al culto di Atena ed Eracle, ma le interpretazioni archeologiche delle fasi più antiche sono complesse e non è opportuno presentare come definitivamente certe ricostruzioni troppo dettagliate dei rituali praticati nell'area.

Con l'espansione dei traffici mediterranei entrarono nella vita religiosa pompeiana anche culti provenienti da regioni molto lontane. Il caso più evidente è quello di Iside, divinità egiziana il cui culto ebbe una straordinaria diffusione nel mondo ellenistico e romano.

Il Tempio di Iside VIII-7, 28, situato nel quartiere dei teatri, è uno degli esempi meglio conservati di santuario isiaco del mondo romano. Gravemente danneggiato dal terremoto del 62 d.C., fu ricostruito poco dopo.

Un'iscrizione attribuisce la ricostruzione al giovane Numerius Popidius Celsinus, il cui nome fu utilizzato dalla famiglia per ottenere prestigio sociale. Pitture, arredi e strutture rituali rinvenuti nel santuario costituiscono una testimonianza eccezionale della diffusione dei culti egiziani nella Pompei romana.

Un posto importante nell'immaginario religioso e figurativo pompeiano era occupato anche da Dioniso, o Bacco, dio legato al vino, al teatro, alla fertilità e al mondo del tiaso, il corteo di satiri e menadi che lo accompagnava.

La testimonianza più celebre rimane il grande fregio della Villa dei Misteri, dove figure quasi a grandezza naturale partecipano a una complessa sequenza di carattere dionisiaco.

Il significato preciso del ciclo pittorico è ancora discusso. L'interpretazione tradizionale lo collega a un rito di iniziazione ai misteri di Dioniso, ma esistono anche altre letture e non è corretto presentare una singola interpretazione come definitivamente dimostrata.

Una scoperta straordinaria ha recentemente fornito un nuovo confronto. Nella Casa del Tiaso IX-10, 3, gli scavi hanno riportato alla luce nel 2025 una grande megalografia di II Stile a tema dionisiaco, oltre un secolo dopo la scoperta del fregio della Villa dei Misteri.

Il dipinto occupa tre pareti di un grande ambiente aperto verso il giardino e rappresenta figure appartenenti al mondo del tiaso dionisiaco. Tra esse compare una figura femminile centrale il cui significato preciso è ancora oggetto di studio.

Gli stessi autori della pubblicazione nell'E-Journal degli Scavi di Pompei sottolineano che l'interpretazione è ancora preliminare. La scoperta dimostra tuttavia quanto il mondo figurativo e religioso di Dioniso fosse importante negli ambienti di rappresentanza delle élite pompeiane.

Tra le divinità più strettamente legate all'identità della città figurava Venere. Il Santuario di Venere VIII-1, 3 occupava una grande terrazza sul margine sud-occidentale della città, in posizione dominante verso il mare e l'antica area portuale.

Dopo la fondazione della colonia romana nell'80 a.C., il rapporto tra Pompei e Venere divenne ancora più forte. Il nome ufficiale della colonia, Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum, richiamava direttamente la dea, che divenne uno dei principali simboli della nuova identità politica della città.

Il santuario attraversò numerose fasi di trasformazione e fu gravemente danneggiato dai terremoti che precedettero l'eruzione. Nel 79 d.C. i lavori di ricostruzione non erano ancora terminati, mostrando come la città fosse ancora un vasto cantiere negli ultimi anni della sua esistenza.

La religione pompeiana era strettamente collegata anche alla politica romana e al culto imperiale. Durante l'età di Augusto vennero costruiti o trasformati diversi edifici destinati a celebrare il nuovo ordine politico, soprattutto intorno al Foro.

Il Tempio del Genius Augusti, fatto erigere per volontà di Mamia, sacerdotessa di Cerere e del Genio di Augusto, rappresentava uno dei principali luoghi nei quali religione e fedeltà politica si incontravano.

Nello stesso settore del Foro si trovava anche il Santuario dei Lari Pubblici VII-9, 3, dedicato alle divinità protettrici della comunità. In età augustea il culto tradizionale dei Lari si intrecciò sempre più con il nuovo linguaggio religioso e politico dell'Impero.

Poco più a nord sorgeva inoltre il Tempio della Fortuna Augusta VII-4, 1, costruito da Marcus Tullius su terreno di sua proprietà. Anche questo edificio mostra come personaggi dell'élite locale potessero utilizzare la costruzione di santuari per manifestare contemporaneamente devozione, prestigio personale e adesione al nuovo ordine augusteo.

La religione non apparteneva però soltanto ai grandi templi e agli spazi pubblici. All'interno delle case pompeiane erano molto diffusi i larari, piccoli o grandi santuari domestici destinati alle pratiche religiose della famiglia.

I larari potevano essere semplici nicchie oppure complessi apparati dipinti. Le immagini comprendevano spesso Lari, serpenti, divinità e scene di sacrificio, creando uno spazio sacro direttamente all'interno dell'ambiente domestico.

Una delle testimonianze più importanti è stata recentemente scoperta nella Casa con Panificio di Aulo Rustio Vero IX-10, 1.

Gli scavi hanno riportato alla luce un grande larario eccezionalmente conservato. Sulla superficie dell'altare erano ancora presenti i resti combusti dell'ultima offerta rituale compiuta prima dell'eruzione.

La scoperta è particolarmente significativa perché l'edificio era contemporaneamente una residenza, un luogo di produzione del pane e un ambiente coinvolto nella vita politica della città. Nella stessa casa sono state infatti rinvenute iscrizioni elettorali a favore di Aulus Rustius Verus.

Religione domestica, produzione economica e politica potevano quindi convivere negli stessi spazi. Il sacrificio non avveniva in un mondo separato dalla vita quotidiana, ma all'interno delle case nelle quali gli abitanti lavoravano, mangiavano, ricevevano ospiti e partecipavano alle attività della comunità.

La religione pompeiana era dunque estremamente articolata. Gli abitanti potevano partecipare ai culti civici tradizionali, venerare le divinità protettrici della casa, frequentare santuari legati al mondo mediterraneo come quello di Iside e utilizzare immagini associate a Dioniso, Venere e alla famiglia imperiale.

Non esisteva quindi una semplice contrapposizione tra una religione “romana” e culti “stranieri”. Pompei era una città mediterranea nella quale tradizioni diverse si erano sovrapposte e trasformate nel corso di secoli.

Le recenti scoperte archeologiche continuano inoltre a modificare la nostra conoscenza della religione pompeiana. La megalografia dionisiaca della Casa del Tiaso e i resti dell'ultima offerta conservati nel larario della Casa con Panificio di Aulo Rustio Vero dimostrano che anche edifici apparentemente già conosciuti o nuovi settori di scavo possono offrire informazioni completamente nuove.

Le divinità di Pompei non rappresentano quindi soltanto un elenco di dei venerati nell'antichità. Templi, pitture, iscrizioni e larari permettono di comprendere come la religione fosse legata a famiglia, politica, lavoro, prestigio sociale e identità cittadina fino agli ultimi giorni prima dell'eruzione del 79 d.C.

Per localizzare i principali santuari e gli edifici citati nell'articolo è possibile consultare anche la mappa interattiva Edifici e luoghi di Pompei.

Fonti e bibliografia essenziale

Zuchtriegel G., Onesti A., Russo A., Scarpati G., 2025, Lo sguardo della baccante. La nuova megalografia di II Stile a tema dionisiaco nella Casa del Tiaso (IX 10,3) a Pompei, E-Journal degli Scavi di Pompei, 2.

Comegna C., Corbino C.A., Iovino G., Russo A., Scarpati G., Trapani A., Zuchtriegel G., 2023, Il Larario della Casa IX, 10,1, E-Journal degli Scavi di Pompei, 6.

Iovino G., Marchello A., Trapani A., Zuchtriegel G., 2023, La disciplina dell'odiosa baracca: la casa con il panificio di Rustio Vero a Pompei (IX 10,1), E-Journal degli Scavi di Pompei, 8.

Macchioro V., 1920, La Villa dei Misteri in Pompei, Napoli.

Parco Archeologico di Pompei, documentazione sul Santuario di Apollo, Tempio di Iside, Santuario di Venere, Foro Triangolare, Tempio del Genius Augusti e culti domestici.

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