L'agricoltura era una delle basi dell'economia di Pompei e del territorio vesuviano. La pianura del Sarno, le pendici del Vesuvio e le colline intorno a Boscoreale offrivano condizioni favorevoli alla coltivazione della vite, dell'olivo, dei cereali, dei legumi, della frutta e degli ortaggi.

La città era strettamente legata alla campagna circostante. Ville, fattorie e appezzamenti agricoli rifornivano il mercato urbano di prodotti alimentari e materie prime, mentre soprattutto il vino poteva essere destinato anche a circuiti commerciali più ampi.

Le indagini archeologiche condotte a Pompei e nell'area vesuviana permettono oggi di ricostruire non soltanto quali prodotti venissero coltivati, ma anche come venivano lavorati, conservati e trasportati.

Il paesaggio agricolo intorno a Pompei

Il territorio pompeiano comprendeva ambienti molto diversi tra loro. La pianura del Sarno offriva terreni adatti alle colture erbacee e orticole, mentre le pendici del Vesuvio e le aree collinari erano particolarmente favorevoli alla vite e all'olivo.

La fertilità del territorio non dipendeva semplicemente dalla cenere dell'eruzione del 79 d.C., come talvolta viene affermato in modo troppo generico. Era il risultato di una lunga storia geologica e vulcanica che aveva prodotto suoli ricchi di minerali e ben adatti a molte colture.

Intorno alla città si estendeva un fitto sistema di proprietà rurali, spesso indicate come villae rusticae, nelle quali attività agricole, lavorazione dei prodotti e residenza potevano convivere.

L'area di Boscoreale conserva alcune delle testimonianze più importanti di questo paesaggio agricolo.

La vite e la produzione del vino

La viticoltura occupava un ruolo centrale nell'economia del territorio vesuviano.

Le tracce lasciate dalle radici delle viti, i torchi, i contenitori per la fermentazione e lo stoccaggio e le numerose anfore ritrovate negli scavi dimostrano che la produzione vinicola era organizzata su scala significativa.

I vigneti non erano presenti soltanto nella campagna. A Pompei sono stati individuati anche appezzamenti coltivati all'interno della città, soprattutto nelle zone meno densamente edificate.

Uno dei casi più interessanti è l'area che in passato era stata interpretata come Forum Boarium. Le successive indagini archeologiche hanno riconosciuto invece le tracce di un grande vigneto.

Nel terreno sono stati individuati gli allineamenti delle antiche viti e strutture collegate alla produzione del vino, tra cui un torchio e grandi dolia, contenitori in terracotta utilizzati per la conservazione.

Queste scoperte hanno permesso anche di ricostruire sperimentalmente alcuni vigneti all'interno dell'area archeologica, offrendo un'immagine più concreta del paesaggio pompeiano prima dell'eruzione.

Villa Regina a Boscoreale

Uno degli esempi meglio conservati di azienda agricola romana è Villa Regina, a Boscoreale.

La villa non era una grande residenza aristocratica di rappresentanza, ma una vera struttura produttiva legata soprattutto alla coltivazione della vite e alla produzione del vino.

Gli ambienti erano organizzati intorno a un cortile centrale e comprendevano spazi destinati alle attività domestiche e agricole.

Particolarmente importante è il torcularium, l'ambiente nel quale si trovava il torchio per la spremitura dell'uva. Sono state riconosciute le impronte degli elementi lignei del torchio, la vasca utilizzata durante la lavorazione e le strutture destinate alla raccolta del mosto.

La cantina comprendeva 18 dolia, grandi recipienti in terracotta destinati soprattutto alla conservazione del vino.

Intorno alla villa si è conservato eccezionalmente anche il terreno agricolo del 79 d.C. Gli archeologi hanno potuto realizzare calchi delle cavità lasciate dalle radici delle viti, ricostruendo così la disposizione del vigneto antico.

Villa Regina permette quindi di comprendere in maniera diretta il rapporto tra abitazione rurale, terreno coltivato e strutture produttive.

Le ville rustiche

Nel territorio di Pompei esistevano numerose ville rustiche, proprietà nelle quali la residenza del proprietario poteva essere affiancata da ambienti destinati alla produzione agricola.

Questi complessi potevano comprendere magazzini, granai, torchi, stalle, forni, alloggi per i lavoratori e grandi spazi destinati alla conservazione dei prodotti.

In alcuni casi le parti residenziali erano particolarmente raffinate e comprendevano ambienti decorati, terme private e giardini.

Un esempio significativo è la Villa della Pisanella, sempre nell'area di Boscoreale. Gli scavi hanno individuato ambienti residenziali, un piccolo impianto termale, spazi di servizio, un forno, una stalla e attrezzature utilizzate per la lavorazione dell'uva e delle olive.

La grande capacità di immagazzinamento indica che alcune aziende agricole producevano quantità superiori alle necessità immediate della famiglia e dei lavoratori della proprietà.

L'olivo e l'olio

Anche l'olivo faceva parte del paesaggio agricolo vesuviano.

Le olive potevano essere consumate dopo opportuni trattamenti oppure utilizzate per produrre olio, uno dei prodotti fondamentali della vita romana.

L'olio non serviva soltanto in cucina. Veniva impiegato anche per l'illuminazione delle lucerne, per la cura del corpo e in numerose attività domestiche e artigianali.

Nelle ville rurali sono stati ritrovati frantoi, presse e contenitori collegati alla lavorazione delle olive.

Le ricerche più recenti suggeriscono tuttavia che la produzione di olio nel territorio pompeiano non dovesse necessariamente essere sufficiente a soddisfare l'intero fabbisogno della città. Una parte poteva quindi essere importata da altri territori.

Questo ricorda quanto fosse articolata l'economia pompeiana: produzione locale e commercio non erano alternative, ma aspetti complementari dello stesso sistema.

Cereali e legumi

I cereali erano una componente fondamentale dell'alimentazione romana.

Grano e altri cereali arrivavano a Pompei e venivano lavorati nelle numerose panetterie della città, dove grandi macine in pietra trasformavano i chicchi in farina.

Nel territorio circostante esistevano certamente coltivazioni cerealicole, ma è opportuno evitare l'immagine di una pianura interamente destinata alla produzione intensiva di grano.

Le ricerche archeobotaniche più recenti suggeriscono infatti che la produzione locale fosse affiancata da approvvigionamenti provenienti da altre aree, necessari a sostenere la popolazione urbana.

Nelle ville rurali venivano conservati anche legumi e cereali. A Villa Regina, ad esempio, è stato identificato uno spazio utilizzato per il deposito di fieno, cereali e legumi.

La presenza di queste derrate dimostra la varietà delle attività agricole praticate nelle aziende del territorio.

Frutta, ortaggi e altri prodotti

Gli scavi archeologici hanno restituito semi, noccioli, frutti carbonizzati e altri resti vegetali che permettono di ricostruire una parte importante dell'alimentazione pompeiana.

Sono documentati olive, fichi, uva, noci, nocciole, pesche e diversi altri frutti, insieme a cereali, legumi e ortaggi.

Alcuni prodotti venivano coltivati localmente, mentre altri potevano arrivare attraverso il commercio.

Un'interessante testimonianza proviene dall'area di Boscoreale, dove un'anfora reca un'iscrizione riferita a mele provenienti da Cuma, dimostrando che anche la frutta poteva essere trasportata e commercializzata tra località diverse.

Negli orti e nei giardini urbani potevano essere coltivate erbe aromatiche, verdure e alberi da frutto.

Per questo motivo a Pompei il confine tra spazio residenziale e spazio produttivo non era sempre netto: anche il giardino di una casa poteva avere una funzione economica oltre che ornamentale.

L'agricoltura all'interno della città

La produzione agricola non si fermava alle mura di Pompei.

All'interno della città sono stati riconosciuti orti, vigneti, frutteti e aree coltivate.

Alcuni appartenevano a grandi proprietà private, altri occupavano terreni rimasti liberi tra gli edifici.

Queste aree contribuivano a rendere il paesaggio urbano molto più verde di quanto possa apparire oggi visitando le rovine.

Accanto ai giardini decorativi delle grandi domus esistevano quindi spazi destinati alla produzione alimentare.

La presenza di vigneti dotati di impianti per la lavorazione dell'uva dimostra inoltre che alcune attività agricole potevano raggiungere dimensioni considerevoli anche all'interno dell'area urbana.

Il ritmo delle stagioni

Il lavoro agricolo era strettamente legato al ciclo delle stagioni.

La potatura delle viti e degli alberi, la preparazione dei terreni, la semina, la mietitura, la vendemmia e la raccolta delle olive si svolgevano in momenti differenti dell'anno.

Alla vendemmia seguivano la pigiatura e la torchiatura dell'uva, la fermentazione e la conservazione del vino.

La raccolta delle olive richiedeva invece la successiva frantumazione e spremitura per ottenere l'olio.

I cereali dovevano essere mietuti, trebbiati, essiccati e immagazzinati.

La disponibilità degli alimenti variava quindi durante l'anno e rendeva particolarmente importanti le tecniche di conservazione.

Conservazione e immagazzinamento

I prodotti agricoli dovevano poter essere conservati per periodi più o meno lunghi.

I grandi recipienti in terracotta chiamati dolia erano utilizzati per immagazzinare vino, olio, cereali e altri prodotti. In molti casi venivano interrati parzialmente nel pavimento per garantire maggiore stabilità e condizioni più costanti.

Le anfore erano invece fondamentali soprattutto per il trasporto.

Frutta e altri alimenti potevano essere essiccati o conservati attraverso diverse tecniche, mentre vino e olio potevano essere mantenuti nei grandi contenitori presenti nelle aziende agricole.

Le fonti letterarie romane descrivono numerosi sistemi di conservazione, ma è necessario distinguere tra ciò che viene raccontato dagli agronomi antichi e ciò che è documentato specificamente nell'area pompeiana.

Per approfondire gli alimenti e le abitudini a tavola, consulta anche L'alimentazione dei pompeiani.

Agricoltura e commercio

Una parte della produzione agricola era destinata al consumo locale, ma alcuni prodotti entravano in reti commerciali molto più ampie.

Il vino vesuviano costituisce uno degli esempi più evidenti.

Le anfore ritrovate a Pompei e in numerosi altri siti del Mediterraneo testimoniano la circolazione di prodotti provenienti dalla Campania e, allo stesso tempo, l'arrivo nella città di derrate prodotte altrove.

Pompei non era quindi un centro autosufficiente isolato dal resto del mondo romano.

La sua economia dipendeva dall'integrazione tra campagna, città, commercio regionale e scambi mediterranei.

È importante distinguere in questo contesto i prodotti agricoli dalle altre attività alimentari. Il celebre garum, ad esempio, apparteneva alla lavorazione del pesce e non all'agricoltura, anche se rappresentava un settore molto importante dell'economia alimentare pompeiana.

Boscoreale e il mondo agricolo pompeiano

Per comprendere pienamente l'agricoltura di Pompei è particolarmente importante il territorio di Boscoreale.

Qui gli scavi hanno restituito numerose ville e fattorie romane collegate soprattutto alla coltivazione della vite, dell'olivo e dei cereali.

L'Antiquarium di Boscoreale conserva reperti archeologici e botanici che permettono di ricostruire l'ambiente naturale, l'agricoltura e le attività produttive dell'area vesuviana.

Villa Regina, con il suo vigneto, il torchio e i grandi dolia, rappresenta uno degli esempi più immediati della vita quotidiana in una fattoria romana.

Pompei e Boscoreale mostrano quindi due aspetti dello stesso sistema economico: da una parte la città, dove i prodotti venivano consumati, lavorati e commercializzati, dall'altra la campagna, dove una parte importante di quella ricchezza veniva prodotta.

L'agricoltura fu quindi essenziale per la vita di Pompei. Vigneti e uliveti caratterizzavano il paesaggio, cereali, legumi, frutta e ortaggi contribuivano all'alimentazione della popolazione, mentre le ville rustiche organizzavano produzione, trasformazione e conservazione dei prodotti.

L'eruzione del 79 d.C. distrusse improvvisamente questo sistema, ma ne conservò allo stesso tempo campi, ville, strumenti, contenitori e perfino le tracce delle radici delle piante. Grazie a queste testimonianze è oggi possibile ricostruire con straordinario dettaglio il paesaggio agricolo che circondava e sosteneva l'antica Pompei.

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