Ritratto di Saffo

La Sezione degli Affreschi del Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN conserva una delle raccolte più importanti al mondo per conoscere la pittura romana antica.

Gran parte delle opere proviene dalle città e dalle ville dell’area vesuviana sepolte dall’eruzione del 79 d.C.: Pompei, Ercolano, Stabia, Oplontis, Boscoreale e Boscotrecase.

Scene mitologiche, ritratti, paesaggi, nature morte, architetture immaginarie e immagini della vita quotidiana permettono di ricostruire il gusto decorativo delle case romane tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C.

Per chi ha visitato Pompei, la sezione è particolarmente importante: molti dipinti oggi conservati al MANN furono infatti staccati dalle pareti delle domus durante gli scavi borbonici e trasferiti nelle collezioni reali.

Gli affreschi scoperti durante gli scavi borbonici

Quando nel Settecento iniziarono le grandi esplorazioni di Ercolano e Pompei, la scoperta delle pitture murali suscitò enorme interesse in tutta Europa.

Molti affreschi furono letteralmente ritagliati dalle pareti, trasferiti alla Reggia di Portici e successivamente al museo di Napoli.

Secondo il gusto dell’epoca, le scene figurate più interessanti venivano spesso isolate dal resto della decorazione e incorniciate come veri e propri quadri.

Questo sistema permise di conservare numerosi capolavori, ma provocò anche la perdita di una parte fondamentale del loro significato: il rapporto tra il dipinto e l’intera decorazione della stanza nella quale si trovava.

L’allestimento moderno del MANN cerca, quando possibile, di ricostruire questi contesti originari e di mostrare come le singole immagini facessero parte di programmi decorativi molto più complessi.

Come erano decorate le case romane

Le pareti delle abitazioni romane più ricche erano spesso completamente ricoperte da decorazioni dipinte.

Colori, finte architetture, colonne, cornici, pannelli monocromi, paesaggi e scene mitologiche trasformavano le stanze e ne modificavano visivamente le proporzioni.

La decorazione non era casuale.

Il soggetto e la ricchezza degli affreschi potevano variare a seconda della funzione dell’ambiente: atri, sale da pranzo, cubicoli, giardini e saloni di rappresentanza potevano avere programmi pittorici differenti.

Le immagini contribuivano inoltre a comunicare cultura, prestigio e gusto del proprietario della casa.

I quattro stili della pittura pompeiana

La pittura vesuviana viene tradizionalmente classificata nei quattro stili pompeiani, sistema elaborato alla fine dell’Ottocento dallo studioso tedesco August Mau.

Il Primo Stile, detto anche strutturale o a incrostazione, imitava attraverso stucco e colore grandi rivestimenti in marmo.

Il Secondo Stile, sviluppatosi soprattutto nel I secolo a.C., utilizzava prospettive e architetture dipinte per creare l’illusione che la parete si aprisse verso spazi immaginari.

Il Terzo Stile, diffuso in età augustea, rinunciò in gran parte alle grandi illusioni prospettiche per privilegiare pareti monocrome, sottili elementi ornamentali e piccoli quadri figurati.

Il Quarto Stile, predominante negli ultimi decenni di vita di Pompei, combinò diversi elementi delle fasi precedenti creando composizioni particolarmente ricche e fantasiose.

La Sezione degli Affreschi permette di seguire questa evoluzione attraverso opere provenienti da diversi edifici dell’area vesuviana.

Boscoreale e le grandi architetture dipinte

Tra i nuclei più importanti figurano le pitture provenienti dalla Villa di Publius Fannius Synistor a Boscoreale.

Le grandiose decorazioni del I secolo a.C. rappresentano uno degli esempi più spettacolari del Secondo Stile.

Colonne, porte, edifici e prospettive dipinte sembrano superare la superficie reale della parete e creare ambienti molto più ampi.

Tra le opere presentate dal MANN figurano l’Architettura con porta e maschere e la cosiddetta Corte ellenistica.

Queste pitture mostrano chiaramente quanto l’arte romana fosse profondamente influenzata dalla cultura figurativa ellenistica.

La Villa di Agrippa Postumo a Boscotrecase

Completamente diverso è il gusto delle pitture provenienti dalla Villa di Agrippa Postumo a Boscotrecase.

Qui le grandi architetture illusionistiche lasciano spazio a superfici più semplici e raffinate, caratteristiche della pittura di età augustea.

Tra le opere conservate al MANN si trova una parete con paesaggi nella quale piccoli elementi figurativi sembrano sospesi all’interno di un grande spazio cromatico.

Queste decorazioni rappresentano bene il passaggio verso il cosiddetto Terzo Stile pompeiano.

Il Sacrificio di Ifigenia

Uno dei più celebri dipinti provenienti da Pompei è il Sacrificio di Ifigenia, scoperto nella Casa del Poeta Tragico.

La scena deriva dalla mitologia greca.

Secondo il racconto, Agamennone deve sacrificare la figlia Ifigenia affinché la flotta greca possa partire verso Troia.

Nel dipinto la giovane viene condotta verso il sacrificio mentre Agamennone, sopraffatto dal dolore, si copre il volto.

La composizione è particolarmente interessante perché testimonia la diffusione nelle case romane di immagini ispirate alla tragedia greca e alla grande pittura ellenistica.

La Rissa nell’anfiteatro di Pompei

Tra le opere più straordinarie per il loro valore storico figura la Rissa nell’anfiteatro.

L’affresco rappresenta un fatto realmente avvenuto a Pompei nel 59 d.C., quando durante uno spettacolo gladiatorio scoppiò un violento scontro tra pompeiani e spettatori provenienti dalla vicina Nuceria.

L’episodio è ricordato anche dallo storico romano Tacito.

Nel dipinto è possibile riconoscere l’Anfiteatro di Pompei, le mura della città e la grande palestra vicina, mentre gruppi di persone combattono sia all’interno sia all’esterno dell’edificio.

L’opera è eccezionale perché costituisce quasi una cronaca per immagini della vita cittadina.

Flora da Stabia

Una delle immagini più eleganti e riconoscibili del MANN è la cosiddetta Flora, proveniente dalla Villa di Arianna a Stabia.

La figura femminile è rappresentata di spalle mentre raccoglie delicatamente dei fiori.

Il movimento leggero della veste e il gesto della giovane conferiscono alla composizione una particolare grazia.

Il nome Flora è tradizionale: l’identificazione esatta della figura non è certa.

La pittura è comunque diventata una delle immagini simbolo della produzione artistica vesuviana e dello stesso Museo Archeologico Nazionale.

La cosiddetta Saffo

Un’altra delle icone del MANN è il celebre ritratto femminile conosciuto tradizionalmente come Saffo.

La giovane tiene uno stilo vicino alle labbra e nell’altra mano regge delle tavolette cerate utilizzate per scrivere.

Non si tratta in realtà di un ritratto della poetessa greca Saffo: è probabilmente una donna della società pompeiana rappresentata attraverso attributi che ne sottolineano cultura e istruzione.

Il dipinto è particolarmente interessante perché offre un’immagine molto più personale della società romana rispetto alle grandi scene mitologiche.

Terentius Neo e sua moglie

Tra i ritratti pompeiani più conosciuti figura anche quello tradizionalmente associato a Terentius Neo e alla moglie.

La coppia viene rappresentata con gli strumenti della cultura scritta.

L’uomo tiene un rotolo di papiro, mentre la donna porta uno stilo alle labbra e tiene delle tavolette cerate.

Gli oggetti hanno un evidente significato sociale: sottolineano l’istruzione e lo status culturale dei personaggi.

Il ritratto è una delle testimonianze più immediate dell’aspetto e dell’autorappresentazione degli abitanti della Pompei del I secolo d.C.

Europa sul toro

Tra le numerose scene mitologiche della collezione si trova Europa sul toro, proveniente dalla Casa di Giasone a Pompei.

Il mito racconta il rapimento della principessa Europa da parte di Zeus, trasformato in un toro bianco.

La scena appartiene a uno dei temi più diffusi nell’arte greca e romana e mostra quanto la mitologia fosse presente negli ambienti domestici.

Per i proprietari delle case, queste immagini rappresentavano contemporaneamente decorazione, cultura letteraria e richiamo al grande patrimonio mitologico greco.

Le Giocatrici di astragali

Un’altra raffinata composizione raffigura le Giocatrici di astragali, provenienti da Ercolano.

Gli astragali erano piccoli ossicini utilizzati nell’antichità per giochi che ricordavano in parte quelli moderni con dadi o piccoli oggetti da lancio.

Il soggetto permette di osservare un momento apparentemente quotidiano attraverso un linguaggio figurativo di origine greca.

L’opera mostra ancora una volta quanto le pitture vesuviane costituiscano una fonte preziosa non soltanto per la storia dell’arte, ma anche per conoscere abitudini, giochi e comportamenti del mondo antico.

Le Danzatrici

La collezione conserva anche eleganti figure di danzatrici provenienti dalla cosiddetta Villa di Cicerone a Pompei.

Le figure, isolate sul fondo, sembrano muoversi nello spazio con grande leggerezza.

La precisione dei gesti e il movimento delle vesti mostrano la capacità dei pittori antichi di suggerire movimento utilizzando pochi elementi.

Temi legati a danza, musica e teatro erano particolarmente diffusi nelle decorazioni delle abitazioni romane.

Nature morte e vita quotidiana

Non tutte le pitture erano dedicate agli dèi e agli eroi.

Il MANN conserva anche numerose nature morte, particolarmente interessanti per ricostruire la vita quotidiana.

Frutta, pesci, selvaggina, recipienti, alimenti e altri oggetti potevano essere rappresentati con grande attenzione naturalistica.

Tra gli esempi della collezione figurano nature morte provenienti dalla Casa dei Cervi di Ercolano.

Questi dipinti permettono di conoscere alimenti, stoviglie e oggetti che facevano parte della vita delle famiglie romane.

Paesaggi e giardini dipinti

La pittura romana utilizzava frequentemente anche immagini di paesaggi, giardini, ville, porti e architetture fantastiche.

Queste decorazioni potevano ampliare visivamente gli ambienti e creare l’impressione di affacciarsi verso spazi esterni.

Nelle ville dell’area vesuviana il rapporto tra giardino reale e giardino dipinto poteva essere particolarmente raffinato.

Vegetazione, uccelli, fontane e piccoli edifici trasformavano le pareti in spazi immaginari aperti sulla natura.

Come dipingevano i Romani

Il percorso del MANN dedica attenzione anche alle tecniche utilizzate dai pittori antichi.

Sono presentati strumenti da disegno come squadre e compassi, pigmenti utilizzati per ottenere i diversi colori e sinopie, cioè disegni preparatori realizzati sull’intonaco.

Le pitture romane venivano eseguite attraverso procedimenti complessi che prevedevano la preparazione accurata della superficie muraria e l’applicazione di diversi strati di intonaco.

Il termine “affresco” viene comunemente utilizzato per indicare l’intera pittura parietale vesuviana, anche se gli antichi pittori potevano impiegare più tecniche e intervenire sulla decorazione in fasi differenti.

I colori di Pompei

Uno degli aspetti più sorprendenti delle pitture vesuviane è la forza dei colori.

Rosso, nero, giallo, verde, azzurro e bianco venivano combinati per creare pareti di grande impatto visivo.

Alcuni pigmenti erano relativamente comuni, mentre altri potevano avere un costo elevato e contribuivano quindi a esprimere il prestigio del proprietario.

Per approfondire questo argomento:

I colori di Pompei

Dal muro al museo

Uno degli aspetti più importanti da comprendere visitando questa sezione è che i dipinti oggi appesi alle pareti del museo non nacquero come quadri autonomi.

Originariamente facevano parte di intere decorazioni che ricoprivano le pareti delle abitazioni.

Durante gli scavi settecenteschi e ottocenteschi molte scene considerate particolarmente belle furono staccate e inserite nelle collezioni reali.

Oggi gli archeologi attribuiscono invece grande importanza alla conservazione del rapporto tra pittura, architettura e ambiente.

L’allestimento del MANN cerca quindi, quando possibile, di ricostruire l’origine delle opere e il sistema decorativo al quale appartenevano.

Perché vedere gli affreschi dopo Pompei

La visita alla Sezione degli Affreschi è particolarmente consigliata a chi ha già percorso gli Scavi di Pompei.

Nel sito archeologico si osservano le case e gli ambienti originali; al MANN è possibile ritrovare molti dei dipinti più preziosi che decoravano quelle stesse abitazioni.

Le due visite si completano quindi a vicenda.

Pompei permette di comprendere dove vivevano gli antichi abitanti, mentre il Museo Archeologico Nazionale permette di vedere da vicino numerosi elementi che decoravano realmente quelle case.

Cosa non perdere nella Sezione degli Affreschi

Tra le opere e i nuclei più interessanti della raccolta figurano:

  • il Sacrificio di Ifigenia dalla Casa del Poeta Tragico;

  • la Rissa nell’anfiteatro di Pompei;

  • la cosiddetta Flora da Stabia;

  • la cosiddetta Saffo;

  • il ritratto di Terentius Neo e sua moglie;

  • le pitture della Villa di Publius Fannius Synistor a Boscoreale;

  • le decorazioni della Villa di Agrippa Postumo a Boscotrecase;

  • Europa sul toro dalla Casa di Giasone;

  • le Giocatrici di astragali;

  • le Danzatrici;

  • le nature morte della Casa dei Cervi di Ercolano.

La disposizione delle opere può essere modificata in occasione di restauri, mostre o riallestimenti.

Le altre collezioni vesuviane del MANN

Per completare il percorso dedicato a Pompei ed Ercolano consigliamo anche:

MANN: la Sezione Mosaici

MANN: il Gabinetto Segreto

Per conoscere invece la storia complessiva del museo e le altre raccolte:

Museo Archeologico Nazionale di Napoli: storia e collezioni


Fonti e aggiornamento: Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN. Informazioni storico-artistiche verificate il 21 agosto 2026.

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