Il Salone della Meridiana del Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN è uno degli ambienti monumentali più spettacolari del museo.
La grande sala racconta una parte importante della storia culturale di Napoli: fu per quasi un secolo e mezzo il principale ambiente della Biblioteca Borbonica, custodisce una meridiana solare realizzata alla fine del Settecento e conserva opere che mettono idealmente in relazione arte, archeologia e astronomia.
Tra gli elementi più importanti si trovano il grande affresco di Pietro Bardellino, la meridiana del 1791 e il celebre Atlante Farnese, che sostiene sulle spalle un globo celeste decorato con le costellazioni.
Dal Palazzo degli Studi al Real Museo
La storia del Salone è strettamente legata a quella dell’edificio che oggi ospita il Museo Archeologico Nazionale.
Quando nel 1777 fu decisa la creazione del Real Museo di Napoli, il progetto prevedeva di riunire nello stesso grande complesso non soltanto le collezioni artistiche e archeologiche, ma anche la Real Biblioteca e l’Accademia di Belle Arti.
L’idea rispecchiava pienamente la cultura illuministica del Settecento: creare un grande palazzo dedicato alla conservazione, allo studio e alla diffusione del sapere.
In questo progetto il futuro Salone della Meridiana assunse un ruolo centrale.
Il grande salone della Biblioteca Borbonica
Dal 1783 al 1926 il Salone fu lo spazio più rappresentativo della Biblioteca Borbonica, divenuta successivamente Biblioteca Nazionale.
Per quasi un secolo e mezzo le grandi pareti della sala furono quindi legate soprattutto alla conservazione e alla consultazione dei libri.
Il Salone non era semplicemente un deposito librario: rappresentava simbolicamente il ruolo della monarchia come promotrice della cultura e delle arti.
La sua monumentale decorazione settecentesca deve essere letta proprio all’interno di questo progetto.
L’affresco di Pietro Bardellino
Il soffitto del Salone è dominato dal grande affresco realizzato nel 1781 da Pietro Bardellino.
L’opera celebra la monarchia borbonica come protettrice delle arti e del sapere.
Figure allegoriche popolano la volta e trasformano l’ambiente in una grande rappresentazione del ruolo della cultura nella società illuministica.
All’interno della composizione compare il motto latino:
Iacent nisi pateant
che richiama l’idea secondo cui le arti languono se non vengono mostrate, promosse e rese accessibili.
Il messaggio è particolarmente significativo in un edificio che stava progressivamente trasformandosi in una delle maggiori istituzioni culturali del Regno di Napoli.
Perché si chiama Salone della Meridiana?
Il nome attuale deriva dalla grande meridiana solare realizzata nel 1791.
La sua costruzione era collegata a un progetto molto più ambizioso: creare all’interno del Palazzo degli Studi il primo osservatorio astronomico pubblico di Napoli.
Il progetto coinvolse l’architetto Pompeo Schiantarelli e l’astronomo Giuseppe Casella.
L’osservatorio vero e proprio non venne poi realizzato nel palazzo, ma rimase la grande linea meridiana sul pavimento, che ancora oggi dà il nome al Salone.
Il futuro Osservatorio Astronomico di Napoli sarebbe stato successivamente costruito sulla collina di Capodimonte, tra il 1812 e il 1819.
Come funziona la meridiana
La meridiana del MANN non è un comune orologio solare collocato all’aperto.
Il grande Salone funziona in parte come una camera oscura.
La luce del Sole entra attraverso un piccolo foro realizzato nella parte alta dell’angolo sud-occidentale della sala.
Intorno al mezzogiorno solare locale, il raggio luminoso raggiunge il pavimento e incontra la linea meridiana.
La posizione del punto luminoso cambia durante l’anno in funzione dell’altezza del Sole sull’orizzonte.
In questo modo lo strumento consente di seguire il trascorrere delle stagioni attraverso il movimento apparente del Sole.
La meridiana non era quindi soltanto un elemento decorativo: era un vero strumento scientifico.
Una linea di marmo e ottone
La grande meridiana attraversa diagonalmente una parte del pavimento.
Fu realizzata utilizzando lastre di marmo e listelli di ottone.
Lungo il percorso furono inserite rappresentazioni dei segni zodiacali, strettamente legati alla posizione apparente del Sole durante l’anno.
Le raffigurazioni originali dei segni zodiacali furono realizzate dai pittori Domenico Mondo e Johann Heinrich Wilhelm Tischbein.
La combinazione tra marmo, metallo, pittura e luce rende la meridiana un’opera nella quale scienza e decorazione artistica diventano inseparabili.
Una meridiana ancora funzionante
Uno degli aspetti più affascinanti è che la meridiana del MANN è ancora funzionante.
Quando le condizioni di luce sono favorevoli, il raggio solare continua a raggiungere il pavimento secondo il principio per il quale lo strumento fu costruito alla fine del Settecento.
La sua conservazione ha richiesto nel tempo interventi specifici, perché il manufatto è composto da materiali differenti, tra cui marmo, ottone ed elementi dipinti.
La meridiana rappresenta quindi anche una rara testimonianza della storia della strumentazione astronomica napoletana.
L’Atlante Farnese
Al legame tra il Salone e l’astronomia si aggiunge oggi una presenza straordinaria: l’Atlante Farnese.
La grande statua romana raffigura il Titano Atlante piegato sotto il peso della sfera celeste.
Secondo il mito, Atlante fu condannato da Zeus a sostenere il cielo sulle proprie spalle.
Ma il vero elemento eccezionale della scultura è il globo.
Sulla sua superficie sono raffigurate costellazioni e figure celesti, creando una delle più importanti testimonianze giunte dall’antichità sulla rappresentazione del cielo.
Il globo celeste dell’Atlante Farnese
La sfera sostenuta da Atlante presenta numerose costellazioni sotto forma di figure mitologiche.
Il globo rende la statua particolarmente importante anche per la storia dell’astronomia.
Gli studiosi hanno utilizzato la disposizione delle costellazioni per cercare di comprendere i modelli astronomici ai quali l’opera potrebbe essere collegata.
L’Atlante conservato al MANN è una scultura romana del II secolo d.C., probabilmente derivata da un modello più antico.
La sua presenza nel Salone crea oggi un suggestivo collegamento tra due modi molto diversi di osservare il cielo: quello dell’astronomia antica, rappresentato dal globo di Atlante, e quello della scienza settecentesca, rappresentato dalla meridiana.
Per approfondire la storia della raccolta alla quale appartiene:
Dalla Biblioteca al Museo
Con il passare del tempo le collezioni archeologiche del museo continuarono ad aumentare e anche la Biblioteca aveva bisogno di spazi sempre maggiori.
Nel 1926 venne quindi deciso il trasferimento della Biblioteca Nazionale a Palazzo Reale, in Piazza del Plebiscito.
Le grandi scaffalature librarie che avevano caratterizzato il Salone vennero rimosse e l’ambiente entrò definitivamente a far parte del percorso espositivo del Museo Nazionale.
Iniziò così una nuova fase della sua storia.
L’allestimento di Amedeo Maiuri
Nel 1927, durante la direzione di Amedeo Maiuri, il grande ambiente venne utilizzato come spazio museale.
L’allestimento storico del Novecento divenne a sua volta parte della memoria del museo.
Il MANN ha recentemente recuperato diversi elementi collegati a quella sistemazione, utilizzandoli nel nuovo allestimento del Salone.
Tra questi figurano due panche ottagonali del 1907 e diverse vasche monumentali.
Il risultato non vuole semplicemente ricostruire una sala del passato, ma raccontare anche la storia del modo in cui il Museo Archeologico ha esposto le proprie collezioni nel corso del tempo.
Le vasche e i labra
Nell’attuale allestimento sono presenti alcune grandi vasche in materiali lapidei.
Tra queste si trova una vasca in pavonazzetto, identificata nei depositi del museo e successivamente ricomposta.
Sono esposti anche due labra, grandi bacini ornamentali.
Uno di essi, in rosso antico, proviene da Pompei ed è collocato su una base realizzata alla fine del XVIII secolo.
Un altro esemplare settecentesco presenta un sostegno a tripode decorato con teste leonine e apparteneva alla collezione di Carolina Murat.
Questi oggetti mostrano anche il modo nel quale opere antiche e restauri moderni potevano essere combinati secondo il gusto collezionistico tra Settecento e Ottocento.
I candelabri di Piranesi
Sul fondo del Salone sono collocati due monumentali candelabri in marmo legati a Giovanni Battista Piranesi.
Piranesi fu uno dei grandi protagonisti della cultura artistica e antiquaria del Settecento.
I candelabri rappresentano perfettamente il gusto neoclassico dell’epoca: frammenti antichi venivano studiati, restaurati e ricombinati con elementi moderni per creare nuove opere ispirate all’antichità.
Non sono quindi semplicemente reperti romani né semplicemente opere moderne.
Costituiscono una testimonianza del modo nel quale il Settecento interpretò, collezionò e reinventò l’arte classica.
Urania ed Erato da Ercolano
Nel Salone sono collocate anche due statue antiche provenienti da Ercolano, identificate con le Muse Urania ed Erato.
Urania era tradizionalmente associata all’astronomia, mentre Erato era legata alla poesia.
La loro presenza risulta particolarmente significativa.
Le Muse richiamano infatti sia le arti celebrate nell’affresco di Bardellino sia la funzione culturale che la sala ebbe quando ospitava la Biblioteca.
Urania, inoltre, crea un ulteriore collegamento con la meridiana e con l’Atlante Farnese.
Arte e astronomia nello stesso ambiente
Pochi ambienti del MANN mostrano con altrettanta chiarezza il rapporto tra discipline differenti.
Nel Salone convivono infatti l’arte settecentesca di Bardellino, la scultura romana dell’Atlante Farnese, l’astronomia della meridiana, il collezionismo neoclassico rappresentato dai candelabri di Piranesi e la memoria della grande Biblioteca Borbonica.
Il Salone racconta quindi non soltanto l’antichità, ma anche il modo nel quale Napoli ha studiato, conservato e reinterpretato il passato attraverso i secoli.
Un grande spazio espositivo del MANN
Il Salone della Meridiana mantiene ancora oggi una funzione importante all’interno del museo.
Oltre alle opere che caratterizzano il suo allestimento, il grande ambiente viene utilizzato anche in occasione di mostre, progetti museali e riallestimenti temporanei.
La configurazione delle opere presenti può quindi cambiare nel tempo.
Rimangono però centrali gli elementi che raccontano l’identità storica del Salone: la volta di Bardellino, la meridiana, l’Atlante e il rapporto tra archeologia, arte e scienza.
Cosa osservare nel Salone della Meridiana
Durante la visita vale la pena soffermarsi soprattutto sulla meridiana del 1791, sul grande affresco di Pietro Bardellino, sull’Atlante Farnese e il suo globo celeste, sulle statue di Urania ed Erato, sui due candelabri di Piranesi, sulle vasche e sui labra recuperati nell’allestimento contemporaneo.
Osservarli insieme permette di comprendere perché il Salone sia molto più di un semplice spazio di passaggio tra le diverse ali del museo.
Il Salone della Meridiana e la storia del MANN
La sala sintetizza quasi tre secoli della storia dell’edificio.
Fu biblioteca, luogo destinato allo studio, spazio progettato per attività astronomiche e successivamente grande ambiente espositivo del museo.
È quindi uno dei luoghi migliori per comprendere che il Museo Archeologico Nazionale di Napoli non è importante soltanto per ciò che conserva, ma anche per la storia del palazzo e delle istituzioni culturali che vi hanno trovato sede.
Per conoscere l’origine del museo e le sue principali collezioni:
Museo Archeologico Nazionale di Napoli: storia e collezioni
Fonti e aggiornamento: Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN; Ministero della Cultura. Informazioni storico-artistiche verificate il 21 agosto 2026.
