i giochi dei Gladiatori a Pompei

I giochi dei gladiatori furono tra gli spettacoli pubblici più popolari della Pompei romana. Combattimenti, iscrizioni che annunciavano gli spettacoli, graffiti lasciati da spettatori e appassionati, dipinti e monumenti funerari permettono oggi di ricostruire un fenomeno che coinvolgeva non soltanto l'arena, ma anche la politica, la vita sociale e l'immaginario degli abitanti della città.

L'Anfiteatro di Pompei fu costruito intorno al 70 a.C., poco dopo la fondazione della colonia romana, per iniziativa dei magistrati Caius Quinctius Valgus e Marcus Porcius. È il più antico anfiteatro permanente conosciuto nel mondo romano e poteva accogliere fino a circa 20.000 spettatori, provenienti non soltanto da Pompei ma anche dai centri vicini. La sua posizione periferica, presso il limite sud-orientale della città, facilitava l'afflusso e il deflusso di una folla così numerosa.

L'arena era separata dalle gradinate da un parapetto decorato con pitture di soggetto gladiatorio. Scalinate esterne consentivano di raggiungere i settori superiori della cavea, mentre altri percorsi conducevano alle gradinate inferiori. Come in altri edifici pubblici romani, la distribuzione degli spettatori rifletteva anche le differenze di rango e posizione sociale.

Gli spettacoli gladiatori erano generalmente indicati con il termine munera. La loro organizzazione rappresentava una forma di munificenza pubblica attraverso la quale magistrati e ricchi cittadini potevano accrescere prestigio e consenso. A Pompei sono conservati numerosi annunci dipinti che pubblicizzavano gli spettacoli e ricordavano gli organizzatori.

Un'eccezionale iscrizione funeraria scoperta presso Porta Stabia documenta quanto questo tipo di spettacolo potesse essere importante per l'immagine pubblica di un esponente dell'élite locale. Il testo ricorda banchetti, distribuzioni di denaro e grandiosi giochi con gladiatori e bestie feroci, organizzati come atti di generosità civica e strumenti di prestigio politico. L'identità del defunto non si è conservata, anche se è stata proposta una possibile associazione con Gnaeus Alleius Nigidius Maius, noto organizzatore di spettacoli pompeiano.

I gladiatori non appartenevano tutti alla stessa condizione sociale. Molti erano schiavi, prigionieri o condannati, ma esistevano anche uomini liberi che sceglievano volontariamente di intraprendere la professione. Non è quindi corretto descrivere tutti i gladiatori come schiavi o criminali.

L'addestramento era altamente specializzato. I combattenti appartenevano a categorie caratterizzate da armi, scudi e protezioni differenti, generalmente abbinate in modo da creare confronti riconoscibili al pubblico.

Un importante affresco scoperto nel 2019 in Regio V raffigura il combattimento tra un mirmillone e un trace. Il mirmillone porta il grande scudo rettangolare, il gladio e un pesante elmo, mentre il trace sconfitto ha lasciato cadere lo scudo e appare ferito. Il gesto della sua mano è stato interpretato come una richiesta di missio, cioè di essere risparmiato.

La scena ricorda che la sconfitta non comportava automaticamente la morte. Un gladiatore poteva chiedere la grazia e l'esito dipendeva dalle circostanze del combattimento, dall'organizzatore dello spettacolo e anche dalla reazione del pubblico.

Il celebre modello cinematografico secondo cui un semplice “pollice verso” significava morte e un pollice alzato salvezza non deve quindi essere presentato come un codice certo e universalmente documentato. Le fonti antiche utilizzano espressioni e gesti la cui interpretazione è molto più complessa rispetto alla semplificazione moderna.

I gladiatori potevano diventare figure molto popolari. I loro nomi e le immagini di combattimenti compaiono nei graffiti e nei dipinti di Pompei, mostrando un entusiasmo che andava ben oltre il momento dello spettacolo nell'anfiteatro.

Un edificio particolarmente legato a questo mondo è il Quadriportico dei Teatri. Nato come spazio collegato al complesso teatrale, dopo il terremoto del 62 d.C. fu adattato per ospitare gladiatori. Nell'area sono state rinvenute numerose iscrizioni e graffiti legati alla gladiatura.

Anche i bambini erano esposti alla cultura degli spettacoli dell'arena. Un'importante scoperta nell'Insula dei Casti Amanti, nella Casa del Secondo Cenacolo Colonnato, ha restituito disegni a carboncino realizzati da bambini sulle pareti di un cortile.

I disegni raffigurano gladiatori, scene di caccia, animali e figure in combattimento. Lo studio pubblicato nel 2024 nell'E-Journal degli Scavi di Pompei ha mostrato che almeno alcuni autori erano bambini molto piccoli. Secondo i ricercatori, alcune scene potrebbero derivare dall'osservazione diretta degli spettacoli piuttosto che dalla semplice copia di immagini preesistenti.

Questa testimonianza è particolarmente importante perché permette di osservare l'impatto della cultura dell'arena sull'immaginario infantile. Gli spettacoli pubblici romani potevano includere combattimenti gladiatori, venationes con animali e, in determinati contesti, anche esecuzioni pubbliche. I bambini crescevano quindi in una società nella quale forme di violenza reale potevano essere trasformate in spettacolo collettivo.

Il coinvolgimento degli spettatori poteva talvolta degenerare. L'episodio più celebre avvenne nel 59 d.C., quando durante uno spettacolo nell'Anfiteatro scoppiò una violenta rissa tra Pompeiani e Nucerini.

Lo storico Tacito racconta che dagli insulti si passò al lancio di pietre e poi alle armi, provocando morti e numerosi feriti tra i Nucerini. La vicenda fu tanto grave da essere sottoposta all'imperatore Nerone e al Senato romano.

Il Senato stabilì che a Pompei non si potessero tenere spettacoli gladiatori di quel tipo per dieci anni. La guida ufficiale del Parco indica che il provvedimento venne poi revocato nel 62 d.C., dopo il grave terremoto che colpì la città.

La monumentale iscrizione funeraria rinvenuta presso Porta Stabia ha fornito nuovi elementi anche su questo episodio. La sua interpretazione suggerisce che le conseguenze politiche della rissa potrebbero essere state più profonde di quanto ricavabile dal solo racconto di Tacito, coinvolgendo anche importanti magistrati locali.

Accanto ai combattimenti tra gladiatori si svolgevano le venationes, spettacoli nei quali uomini e animali selvatici erano protagonisti dell'arena. L'iscrizione di Porta Stabia menziona espressamente spettacoli con gladiatori e bestie, dimostrando l'importanza di queste manifestazioni nella Pompei del I secolo d.C.

Non è però prudente attribuire a ogni spettacolo pompeiano tutti gli animali esotici attestati negli anfiteatri dell'Impero. Le fonti locali documentano la presenza delle venationes, ma il programma concreto di ciascun evento deve essere ricostruito caso per caso.

I giochi gladiatori erano quindi molto più di semplici combattimenti. Intorno all'arena si intrecciavano politica, munificenza pubblica, competizione sociale, professionismo, pubblicità e partecipazione popolare.

Le testimonianze conservate a Pompei sono eccezionalmente numerose: l'Anfiteatro, gli annunci dipinti sui muri, i graffiti degli appassionati, l'affresco dei due gladiatori di Regio V, l'iscrizione funeraria di Porta Stabia e persino i disegni realizzati dai bambini permettono di osservare lo stesso fenomeno da prospettive molto diverse.

L'eruzione del 79 d.C. interruppe definitivamente questa tradizione nella città. La sua conservazione archeologica consente però di ricostruire il mondo dei gladiatori pompeiani con un livello di dettaglio raramente possibile in altri centri del mondo romano.

Fonti e bibliografia essenziale

Bravaccio C., Comegna C., De Rosa S., Gison G., Russo A., Scarpati G., Sparice D., Zuchtriegel G., 2024, Scene di un'infanzia pompeiana. Nuovi scavi nel cortile della Casa del Secondo Cenacolo Colonnato nell'insula dei Casti Amanti, E-Journal degli Scavi di Pompei.

Tacito, Annales, XIV, 17.

Della Corte M., 1930, I nuovi scavi e l'Anfiteatro, Pompei.

Girosi M., 1936, L'Anfiteatro di Pompei, in Memorie dell'Accademia di Archeologia, Lettere e Belle Arti di Napoli, V.

Sabbatini Tumolesi P., 1980, Gladiatorum Paria. Annunci di spettacoli gladiatorii a Pompei, Roma.

Parco Archeologico di Pompei, Guida agli scavi, scheda dell'Anfiteatro.

Parco Archeologico di Pompei, 2019, The fresco of the Fighting Gladiators. A new discovery in Regio V.

Parco Archeologico di Pompei, Rebus dalla storia. L'epigrafe funeraria svela indizi importanti sugli ultimi decenni di Pompei.

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