Museo Archeologico Nazionale di Napoli - Mummia

La Sezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN conserva una delle più importanti raccolte di antichità egizie presenti in Italia.

Secondo il Museo Archeologico Nazionale è, per importanza, la seconda collezione egizia italiana dopo quella del Museo Egizio di Torino.

Statue, sarcofagi, mummie, papiri, amuleti, ushabti, vasi canopi e oggetti della vita quotidiana permettono di attraversare millenni di storia dell’antico Egitto e, nello stesso tempo, raccontano la nascita dell’egittologia e del collezionismo europeo tra Settecento e Ottocento.

La raccolta presenta inoltre un legame particolarmente interessante con la Campania e con Pompei, dove il culto di divinità egizie come Iside era ormai pienamente inserito nella società romana al momento dell’eruzione del Vesuvio del 79 d.C.

Come nasce la Collezione Egizia del MANN

La Collezione Egizia del Museo Archeologico Nazionale si formò principalmente tra il 1817 e il 1821.

Il patrimonio nacque dall’unione di importanti raccolte private con materiali scoperti durante gli scavi borbonici nelle aree vesuviana e flegrea.

I nuclei principali sono legati alle collezioni Borgia, Drosso-Picchianti, Hogg e Schnars.

A questi si aggiungono oggetti provenienti dalla Campania e un importante reperto appartenente alla precedente Collezione Farnese: il Naoforo Farnese.

La storia della sezione è quindi diversa da quella delle raccolte pompeiane del MANN: molti degli oggetti arrivarono direttamente dall’Egitto attraverso viaggiatori e collezionisti, mentre altri documentano la diffusione della cultura e della religione egizia nel Mediterraneo antico.

La Collezione Borgia

Uno dei nuclei fondamentali è la Collezione Borgia, formata nel XVIII secolo dal cardinale Stefano Borgia.

Borgia fu un importante studioso e collezionista e, grazie ai suoi numerosi contatti internazionali, riuscì a raccogliere oggetti provenienti da diverse aree del Mediterraneo e dell’Oriente.

La sua raccolta egizia nacque quindi prima della grande “egittomania” europea sviluppatasi dopo la spedizione napoleonica in Egitto del 1798-1799.

All’inizio dell’Ottocento il nucleo Borgia entrò nelle collezioni reali napoletane e nel 1821 costituiva una parte fondamentale del nuovo settore dedicato ai monumenti egizi.

L’importanza della raccolta non riguarda soltanto la qualità dei reperti: testimonia anche una delle prime fasi del collezionismo europeo dedicato sistematicamente all’antico Egitto.

Giuseppe Picchianti e Angelica Drosso

Un secondo nucleo fondamentale deriva dalle raccolte di Giuseppe Picchianti e Angelica Drosso.

Picchianti fu un viaggiatore ed esploratore italiano che percorse a lungo la Valle del Nilo nei primi decenni dell’Ottocento.

Durante i suoi viaggi furono raccolti numerosi materiali archeologici, tra cui sarcofagi, mummie, vasi canopi, statuette funerarie e oggetti della vita quotidiana.

Una parte importante della raccolta entrò nel Real Museo Borbonico tra il 1827 e il 1828.

La Collezione Drosso-Picchianti è particolarmente importante perché consente di conoscere non soltanto i grandi monumenti e le figure dei faraoni, ma anche aspetti della vita, della morte e delle credenze religiose degli antichi Egizi.

Sette sale dedicate all’antico Egitto

L’attuale Sezione Egizia è distribuita nelle sale XVII-XXIII del MANN.

Il percorso non segue semplicemente una successione cronologica di oggetti.

Le prime due sale introducono la storia della collezione e il fenomeno del collezionismo di antichità egizie tra Settecento e Ottocento.

Le sale successive affrontano invece alcuni grandi temi della civiltà egizia: il potere del faraone, la società, il mondo funerario, la mummificazione, religione e magia, scrittura, arti e mestieri.

Questo permette di comprendere gli oggetti non soltanto come reperti archeologici, ma all’interno della cultura che li produsse.

La Dama di Napoli

Uno dei reperti più antichi e importanti della sezione è la cosiddetta Dama di Napoli.

Si tratta di una statua di funzionario risalente alla III dinastia, circa 2686-2613 a.C.

Nonostante il nome tradizionale possa far pensare a una figura femminile, il museo la identifica come statua di un funzionario dell’Antico Regno.

L’opera consente di osservare alcune delle caratteristiche fondamentali della scultura egizia più antica: frontalità, equilibrio della figura e forte valore simbolico della rappresentazione.

La Dama di Napoli introduce il visitatore a una storia artistica che si estende per migliaia di anni.

Il faraone e gli uomini

La Sala XIX, intitolata Il faraone e gli uomini, è dedicata alla società e alle forme del potere nell’antico Egitto.

Accanto alla Dama di Napoli sono presentate sculture raffiguranti faraoni, funzionari civili e militari, sacerdoti e scribi appartenenti a periodi molto diversi.

Tra le opere figurano la statua del maggiordomo Nakt, risalente al Medio Regno, e il monumento di Amenemone, realizzato durante il regno di Ramses II.

Particolarmente interessante è anche una testa di sfinge attribuita a Sesostri III o Amenemhat III, databile alla seconda metà della XII dinastia.

Attraverso queste opere è possibile seguire l’evoluzione della rappresentazione del potere e dell’individuo nell’arco di molti secoli.

Il Naoforo Farnese

Un posto particolare occupa il Naoforo Farnese, risalente alla XXVI dinastia.

È l’unico reperto egizio della sezione proveniente dalla Collezione Farnese.

La statua rappresenta un personaggio inginocchiato che tiene davanti a sé una piccola edicola sacra, chiamata naos, al cui interno è raffigurato il dio Osiride.

Le statue naofore erano strettamente connesse alla religione templare egizia e rappresentavano il devoto nell’atto di offrire o proteggere simbolicamente la divinità.

La presenza di quest’opera nella raccolta Farnese dimostra come l’interesse per le antichità egizie fosse già presente nel collezionismo europeo molto prima della nascita dell’egittologia moderna.

La tomba e il corredo funerario

Il mondo funerario occupa una parte fondamentale della sezione.

Per gli antichi Egizi la morte non rappresentava la fine dell’esistenza: era necessario preservare il corpo e fornire al defunto tutto ciò che poteva servire nel viaggio verso l’aldilà.

Nella Sala XX sono esposti sarcofagi, stele, rilievi, contenitori, ornamenti e numerosi ushabti, piccole statuette che venivano deposte nelle tombe.

Gli ushabti avevano il compito simbolico di sostituire il defunto nei lavori che avrebbe potuto essere chiamato a svolgere nell’aldilà.

La loro diffusione e varietà mostrano quanto complesso fosse il sistema di credenze legato alla vita dopo la morte.

Il Libro dei Morti di Khonsu

Tra i documenti più interessanti figura il Libro dei Morti di Khonsu, risalente alla XIX dinastia.

Quello che oggi chiamiamo Libro dei Morti non era un unico testo uguale per tutti, ma una raccolta di formule, preghiere e testi rituali destinati ad aiutare il defunto nel viaggio nell’aldilà.

I testi potevano essere scritti su papiri, sarcofagi e altri elementi del corredo funerario.

Il documento conservato al MANN permette quindi di avvicinarsi a uno degli aspetti più affascinanti della religione egizia: la preparazione dell’individuo alla vita dopo la morte.

Mummificazione e sarcofagi

La Sala XXI approfondisce il tema della mummificazione.

Sono conservate mummie umane, sarcofagi lignei, cartonnage, amuleti e altri oggetti utilizzati nella preparazione del defunto.

Il processo di mummificazione era collegato alla convinzione che la conservazione del corpo fosse necessaria affinché le diverse componenti spirituali dell’individuo potessero continuare a esistere.

Tra i reperti particolarmente suggestivi si trova un sarcofago interno del tipo “yellow coffin”, proveniente da Tebe e databile tra la fine della XXI e l’inizio della XXII dinastia.

La superficie è completamente ricoperta da figure, simboli e testi religiosi destinati a proteggere il defunto.

I vasi canopi

Tra gli oggetti più caratteristici del rituale funerario egizio figurano i vasi canopi.

Durante la mummificazione alcuni organi interni venivano rimossi dal corpo e conservati in contenitori specifici.

I vasi erano posti sotto la protezione dei quattro figli di Horus, associati a differenti organi e divinità protettrici.

Il MANN conserva, tra gli altri, i vasi canopi di Paefciau(em)auyaset, risalenti alla XXVI dinastia.

Questi oggetti permettono di comprendere quanto religione, medicina rituale e concezione dell’aldilà fossero strettamente collegate nella cultura egizia.

Religione e magia

La Sala XXII è dedicata a religione e magia.

Nel mondo egizio i due concetti non erano nettamente separati.

Amuleti, formule rituali, immagini divine e oggetti magici erano utilizzati per proteggere gli individui tanto durante la vita quanto dopo la morte.

La sala presenta statuette in pietra e bronzo raffiguranti diverse divinità, oggetti rituali ed elementi decorativi.

Particolarmente interessante è una statua magica della fine del IV secolo a.C., sulla quale immagini e iscrizioni dovevano esercitare una funzione protettiva.

Le mummie di coccodrillo e il dio Sobek

La collezione comprende anche mummie di coccodrillo.

Il coccodrillo era collegato soprattutto al dio Sobek, divinità associata alla forza, alle acque del Nilo, alla fertilità e alla protezione.

Gli animali potevano essere allevati nei santuari, mummificati e offerti alla divinità.

La presenza di queste mummie permette di comprendere uno degli aspetti più caratteristici della religione egizia: alcuni animali erano considerati manifestazioni o simboli delle divinità e potevano quindi assumere un importante ruolo cultuale.

Scrittura, arti e mestieri

L’ultima parte del percorso è dedicata a scrittura, arti e mestieri.

La scrittura rappresentava uno degli strumenti fondamentali dell’amministrazione egizia e possedeva contemporaneamente un forte valore religioso.

Il mestiere dello scriba richiedeva una lunga formazione e garantiva una posizione importante all’interno della società.

Il percorso permette di comprendere l’evoluzione delle forme di scrittura e il ruolo svolto da artigiani, scultori e funzionari nell’organizzazione economica dello Stato egizio.

Egitto e Mediterraneo

La Sezione Egizia non racconta l’Egitto come una civiltà isolata.

Uno dei temi dell’allestimento riguarda proprio i rapporti tra l’Egitto e le altre popolazioni del Mediterraneo, particolarmente intensi dall’VIII secolo a.C. fino all’età ellenistica e romana.

Commerci, migrazioni, conquiste e scambi culturali portarono divinità, oggetti e tradizioni egizie molto lontano dalla Valle del Nilo.

La Campania rappresenta un esempio particolarmente importante di questo fenomeno.

L’Egitto a Pompei

Il collegamento tra la Collezione Egizia e Pompei è uno degli aspetti più interessanti per il visitatore di Pompeionline.

A Pompei esisteva infatti un importante Tempio di Iside, scoperto nel 1764 durante gli scavi borbonici.

Il santuario testimonia quanto i culti di origine egizia fossero ormai integrati nella società romana del I secolo d.C.

Iside, Osiride, Anubi e altri elementi della religione egizia si diffusero attraverso il Mediterraneo e furono reinterpretati all’interno del mondo greco-romano.

Molti degli arredi e delle decorazioni originali del Tempio di Iside di Pompei furono trasferiti al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Per approfondire la storia del santuario:

Tempio di Iside a Pompei

Egitto autentico ed Egitto romano

È importante distinguere due fenomeni differenti presenti nelle collezioni del MANN.

Da una parte vi sono autentiche antichità egizie, provenienti dall’Egitto e appartenenti a epoche faraoniche molto diverse.

Dall’altra vi sono reperti egizi o egittizzanti rinvenuti in Campania, prodotti o utilizzati nel contesto greco-romano.

Questi ultimi non rappresentano semplicemente una copia della cultura faraonica: mostrano come simboli, divinità e rituali egizi venissero adattati alle esigenze religiose delle società mediterranee.

Pompei costituisce uno degli esempi più importanti di questo processo.

Cosa non perdere nella Sezione Egizia

Tra i reperti più significativi della collezione meritano particolare attenzione:

  • la Dama di Napoli, della III dinastia;

  • la testa di sfinge di Sesostri III o Amenemhat III;

  • il monumento di Amenemone, dell’epoca di Ramses II;

  • il Naoforo Farnese;

  • il Libro dei Morti di Khonsu;

  • i sarcofagi e le mummie;

  • i vasi canopi;

  • gli ushabti;

  • la statua magica;

  • le mummie di coccodrillo associate al culto di Sobek;

  • le testimonianze dei rapporti tra Egitto e Campania.

Una collezione diversa dalle altre sezioni del MANN

La Sezione Egizia amplia notevolmente il racconto del Museo Archeologico Nazionale.

Il MANN è conosciuto soprattutto per le collezioni provenienti da Pompei ed Ercolano e per le grandi sculture della Collezione Farnese; nelle sale egizie il visitatore può invece seguire tremila anni di storia di una civiltà diversa e comprendere contemporaneamente i rapporti che l’Egitto mantenne con il Mediterraneo.

Proprio il legame con Pompei rende questa sezione particolarmente interessante: dopo aver osservato gli oggetti dell’antico Egitto, le testimonianze del culto di Iside mostrano come quella cultura fosse ancora viva e trasformata nella Campania romana del 79 d.C.

Per conoscere le altre grandi raccolte:

Museo Archeologico Nazionale di Napoli: storia e collezioni

Per le informazioni pratiche sulla visita:

MANN: orari e biglietti


Fonti e aggiornamento: Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN; Ministero della Cultura. Informazioni storico-artistiche verificate il 21 agosto 2026.

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