Pompei sorge su un pianoro di origine vulcanica alle pendici meridionali del Vesuvio, in una posizione strategica vicino alla foce del fiume Sarno e alle antiche vie di comunicazione tra la costa e l'entroterra campano. La sua posizione favorì fin dalle origini gli scambi commerciali e i contatti con le diverse popolazioni che abitavano la Campania antica.
La storia della città è il risultato dell'incontro tra culture differenti: popolazioni locali, Greci, Etruschi, Sanniti e, infine, Romani contribuirono nel corso dei secoli alla formazione dell'identità urbana, economica e culturale di Pompei.
Le origini e la fase arcaica
Le prime fasi della città risalgono all'età arcaica. Tra il VII e il VI secolo a.C. Pompei conobbe un importante sviluppo urbano, favorito dai rapporti con le città greche della Magna Grecia e con i centri etruschi presenti nell'area del Golfo di Napoli.
In questo periodo furono organizzati importanti spazi pubblici e religiosi. Risalgono alla fase arcaica le prime sistemazioni del Foro e alcuni dei più antichi luoghi di culto della città, tra cui il santuario di Apollo e il santuario di Atena nell'area del Foro Triangolare.
La città fu inoltre dotata di una cinta muraria lunga oltre tre chilometri.
Nel corso del V secolo a.C. Pompei attraversò una fase di crisi e trasformazione, comune a molte aree dell'Italia centro-meridionale. In questo contesto si inserì la progressiva presenza delle popolazioni sannitiche provenienti dalle zone interne dell'Appennino.
La Pompei sannitica e l'alleanza con Roma
Dal IV secolo a.C. la presenza sannitica divenne determinante nella storia della città.
Nel 308 a.C., secondo quanto tramandato dallo storico romano Tito Livio, le città della valle del Sarno conclusero un accordo con Roma. È una delle prime testimonianze storiche certe relative a Pompei.
L'alleanza con Roma coincise con una nuova fase di sviluppo. Le fortificazioni furono rinnovate e la città assunse progressivamente quella struttura urbana che ancora oggi è possibile riconoscere percorrendo gli scavi.
Le strade si organizzavano secondo una rete abbastanza regolare di assi principali e vie secondarie. Marciapiedi rialzati affiancavano molte strade, mentre grandi pietre poste sulla carreggiata consentivano ai pedoni di attraversare senza entrare in contatto con l'acqua e il fango che potevano scorrere lungo le vie.
Il II secolo a.C.: il periodo di maggiore sviluppo
Il II secolo a.C. rappresentò uno dei periodi più prosperi della storia di Pompei.
I commercianti campani erano inseriti nelle grandi rotte mediterranee e frequentavano importanti porti del mondo ellenistico. La ricchezza derivante dagli scambi favorì un'intensa attività edilizia e una profonda trasformazione monumentale della città.
Vennero costruiti o rinnovati numerosi edifici pubblici. Il santuario di Apollo fu profondamente ristrutturato e intorno al Foro sorsero edifici come la Basilica, il Tempio di Giove e il Macellum.
Nella zona dei teatri si svilupparono nuovi complessi destinati alla vita religiosa, culturale e sociale. A questo periodo appartengono anche importanti trasformazioni delle Terme Stabiane, uno dei più antichi complessi termali della città.
Le ricche famiglie pompeiane fecero costruire e ampliare grandi abitazioni decorate con mosaici, affreschi e raffinati apparati architettonici. Queste case costituiscono ancora oggi una delle testimonianze più straordinarie della cultura abitativa dell'Italia antica.
La Guerra Sociale e la conquista romana
All'inizio del I secolo a.C. i rapporti con Roma cambiarono radicalmente.
Durante la Guerra Sociale del 91-89 a.C., che oppose Roma a numerose popolazioni italiche alleate, Pompei partecipò alla rivolta contro Roma.
Nell'89 a.C. la città fu assediata dalle truppe del generale romano Lucio Cornelio Silla. Ancora oggi sulle mura del settore nord-occidentale sono visibili tracce attribuite ai proiettili utilizzati durante l'assedio.
Dopo la sconfitta, nell'80 a.C., Pompei divenne colonia romana con il nome di Colonia Cornelia Veneria Pompeianorum.
Da quel momento l'integrazione nel mondo romano divenne sempre più profonda. Il latino si impose progressivamente nella vita pubblica e l'assetto politico e amministrativo della città venne riorganizzato secondo il modello romano.
Pompei in età augustea
Durante il principato di Augusto e nei decenni successivi Pompei conobbe un'altra importante fase di trasformazione.
Il nuovo ordine politico romano trovò espressione nell'architettura della città. Sul lato orientale del Foro furono costruiti o rinnovati edifici collegati al culto imperiale e alla vita pubblica.
Tra gli edifici più rappresentativi di questa fase vi sono l'Edificio di Eumachia, il Tempio della Fortuna Augusta e la grande Palestra nei pressi dell'Anfiteatro.
Anche il teatro e altri monumenti più antichi furono rinnovati.
Pompei era ormai una città pienamente inserita nel mondo romano, ma continuava a conservare nelle sue architetture, nelle iscrizioni e nei culti le tracce delle diverse culture che l'avevano preceduta.
La vita quotidiana nella città romana
Nel I secolo d.C. Pompei era una città vivace, caratterizzata da attività commerciali, artigianali e agricole.
Il Foro costituiva il principale centro politico, religioso, giudiziario e commerciale. Intorno alla piazza sorgevano templi, edifici amministrativi, mercati e spazi destinati alla vita pubblica.
Lungo le strade si aprivano botteghe, officine, panifici, taverne e thermopolia, locali nei quali era possibile acquistare e consumare cibi e bevande.
Le abitazioni variavano notevolmente per dimensioni e ricchezza. Accanto a case semplici si trovavano grandi domus appartenenti alle famiglie più facoltose, decorate con giardini, mosaici e pitture.
Le attività economiche comprendevano il commercio, la produzione tessile, l'agricoltura e la lavorazione dei prodotti provenienti dal fertile territorio vesuviano. Particolarmente importante era la produzione di vino.
Un acquedotto garantiva l'approvvigionamento idrico della città alimentando fontane pubbliche, terme ed edifici privati.
Il terremoto del 62 d.C.
Nel 62 d.C. un violento terremoto colpì Pompei e altri centri dell'area vesuviana, provocando gravi danni.
Negli anni successivi la città divenne un grande cantiere. Molti edifici furono ricostruiti o restaurati e nuove squadre di muratori, decoratori, pittori e artigiani lavorarono alla ricostruzione.
Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., numerosi edifici erano ancora in fase di restauro. Le tracce di questi lavori sono state ritrovate dagli archeologi in varie parti della città.
L'eruzione del Vesuvio del 79 d.C.
Nel 79 d.C. una violentissima eruzione del Vesuvio pose fine alla vita della città.
La data esatta dell'eruzione è ancora oggetto di discussione. La tradizione, basata su alcune versioni delle lettere di Plinio il Giovane a Tacito, ha a lungo indicato il 24 agosto, mentre diversi elementi archeologici e documentari hanno alimentato l'ipotesi di una data più avanzata nell'anno.
Durante una prima fase dell'eruzione, una colonna di materiale vulcanico si innalzò sopra il Vesuvio e una fitta pioggia di pomici e lapilli iniziò a cadere sulla città. Il progressivo accumulo provocò il crollo di numerosi tetti.
Molti abitanti cercarono di fuggire, mentre altri si rifugiarono nelle case.
Nelle fasi successive dell'eruzione, violente correnti piroclastiche composte da gas, cenere e materiale vulcanico raggiunsero Pompei, rendendo impossibile la sopravvivenza di chi era ancora presente nella città.
Alla fine dell'eruzione Pompei risultava sepolta sotto diversi metri di materiale vulcanico.
Una città conservata dal Vesuvio
La stessa catastrofe che distrusse Pompei contribuì paradossalmente alla sua straordinaria conservazione.
Sotto gli strati di cenere, lapilli e materiale vulcanico rimasero case, strade, botteghe, affreschi, mosaici e innumerevoli oggetti della vita quotidiana.
Anche le cavità lasciate nel terreno dalla decomposizione dei corpi delle vittime permisero, a partire dal XIX secolo, di realizzare i celebri calchi in gesso che documentano alcuni degli ultimi momenti della tragedia.
Le esplorazioni sistematiche iniziarono nel 1748, durante il regno borbonico, e proseguirono nei secoli successivi con metodi progressivamente più scientifici.
Oggi l'antica Pompei occupa un'area di circa 66 ettari, dei quali circa 44 sono stati portati alla luce. La parte ancora non scavata rappresenta una riserva archeologica fondamentale per le future generazioni e per l'applicazione di nuove tecniche di ricerca.
Pompei permette così di osservare non soltanto i grandi monumenti di una città romana, ma anche case, negozi, strade, graffiti, oggetti e spazi della vita quotidiana. È questa eccezionale combinazione a rendere il sito una delle testimonianze archeologiche più importanti del mondo antico.
Fonti consultate: Parco Archeologico di Pompei; Ministero della Cultura; fonti storiche antiche relative a Pompei.




