Opera di Franco Gracco 2007
Opera di Franco Gracco

Il Vesuvio non è soltanto uno dei vulcani più conosciuti al mondo: da secoli è anche uno dei grandi protagonisti dell’arte legata a Napoli.

Pittori, disegnatori, incisori, fotografi e artisti contemporanei hanno rappresentato la sua sagoma vista dal Golfo, le spettacolari eruzioni, le colate di lava e il contrasto tra la fertilità delle sue pendici e la forza distruttiva del vulcano.

Dal paesaggio romano raffigurato negli affreschi di Pompei alle vedute del Grand Tour, dal Romanticismo fino alla Pop Art di Andy Warhol, l’immagine del Vesuvio si è continuamente trasformata.

Per una vasta raccolta di opere dedicate al vulcano puoi consultare anche:

Il Vesuvio e l’arte su Vesuvionline

Il Vesuvio nell’arte romana

Una delle più antiche rappresentazioni conosciute del Vesuvio proviene proprio da Pompei.

Nella Casa del Centenario fu rinvenuto un affresco nel quale compare una montagna ricoperta di vegetazione e vigneti, generalmente identificata con il Vesuvio.

Accanto al monte è raffigurato Bacco, dio del vino, con il corpo ricoperto da grappoli d’uva.

L’immagine ricorda il fortissimo rapporto esistente già in epoca romana tra il territorio vesuviano e la coltivazione della vite.

Il profilo della montagna appare diverso da quello attuale: l’eruzione del 79 d.C. e gli eventi vulcanici successivi modificarono profondamente la parte sommitale del complesso Somma-Vesuvio.

Dall’eruzione del 79 d.C. alla riscoperta del vulcano

Dopo la distruzione di Pompei ed Ercolano il Vesuvio continuò a essere ricordato dagli autori antichi, ma per molti secoli non ebbe nella pittura europea il ruolo iconografico che avrebbe assunto in età moderna.

La situazione cambiò soprattutto con le grandi eruzioni e con lo sviluppo della rappresentazione paesaggistica.

L’eruzione del 1631 ebbe un'importanza decisiva: il vulcano tornò improvvisamente a manifestare tutta la propria potenza davanti a una popolazione numerosa e a una città, Napoli, che era ormai una delle maggiori capitali europee.

Da questo momento il Vesuvio divenne sempre più frequentemente protagonista delle rappresentazioni artistiche.

L’eruzione del 1631 nell’arte

La catastrofica eruzione del dicembre 1631 produsse una nuova iconografia del Vesuvio.

Il vulcano venne rappresentato mentre domina il paesaggio, circondato da fumo, cenere e fuoco, mentre la popolazione fugge o invoca la protezione dei santi.

In numerose opere compare San Gennaro, protettore di Napoli, raffigurato nell’atto di intercedere contro la minaccia del vulcano.

Tra gli artisti che affrontarono il tema figurano Didier Barra e Domenico Gargiulo, detto Micco Spadaro.

Queste immagini hanno contemporaneamente un valore artistico e documentario: mostrano il modo in cui la società napoletana del Seicento percepiva l’eruzione, combinando osservazione dell’evento naturale, fede religiosa e memoria collettiva.

Per conoscere meglio la successiva storia eruttiva:

Le eruzioni del Vesuvio dal 1631 al 1944

Il Vesuvio diventa protagonista del paesaggio

Nel corso del Settecento il Vesuvio assunse progressivamente un ruolo sempre più importante nella pittura di paesaggio.

Napoli, il Golfo e il vulcano offrivano agli artisti una combinazione straordinaria:

  • la città;

  • il mare;

  • le rovine dell’antichità;

  • la montagna;

  • il pennacchio di fumo;

  • e, durante le eruzioni, il bagliore della lava.

Il Vesuvio poteva essere rappresentato da Napoli, Posillipo, Portici, Torre del Greco, Torre Annunziata oppure dalle sue stesse pendici.

La sua sagoma divenne uno degli elementi immediatamente riconoscibili dell’immagine di Napoli.

Il Grand Tour

Nel XVIII secolo Napoli divenne una delle grandi tappe del Grand Tour, il viaggio attraverso l’Europa intrapreso da aristocratici, studiosi e artisti.

La scoperta di Ercolano nel 1738 e l’inizio degli scavi di Pompei nel 1748 aumentarono enormemente l’interesse internazionale per l’area vesuviana.

Un viaggiatore poteva osservare nello stesso territorio:

  • le città romane appena riscoperte;

  • il paesaggio del Golfo;

  • un vulcano ancora in attività.

Il Vesuvio divenne così una delle esperienze più ricercate dai visitatori stranieri.

Molti raggiungevano le sue pendici e acquistavano dipinti, incisioni, gouache e altri souvenir che raffiguravano la montagna.

Il Vesuvio e il Sublime

Le eruzioni offrivano agli artisti un soggetto ideale per rappresentare il Sublime, concetto particolarmente importante nell’estetica del Settecento e del Romanticismo.

Davanti al vulcano l’uomo appariva piccolo e vulnerabile.

Il contrasto tra il buio della notte e la luce rossa della lava, tra la tranquillità del Golfo e la violenza dell’eruzione, consentiva di creare immagini spettacolari.

Paura e meraviglia diventavano così parte della stessa esperienza.

Pierre-Jacques Volaire

Uno dei pittori più strettamente associati alle eruzioni vesuviane è il francese Pierre-Jacques Volaire, che si stabilì a Napoli nel Settecento.

Volaire trasformò la rappresentazione del vulcano quasi in una specialità.

Le sue eruzioni notturne utilizzano il contrasto tra:

  • il rosso e l’arancio della lava;

  • il cielo scuro;

  • i riflessi sul mare;

  • piccole figure umane che osservano l’evento.

In opere come l’Eruzione del Vesuvio dal Ponte della Maddalena il vulcano diventa il vero protagonista della composizione.

L'immagine era particolarmente apprezzata dai viaggiatori stranieri, che potevano portare con sé il ricordo visivo dello spettacolo osservato durante il soggiorno napoletano.

Pietro Fabris e Sir William Hamilton

Un ruolo fondamentale nella diffusione dell’immagine del Vesuvio ebbe anche Pietro Fabris.

L’artista collaborò con Sir William Hamilton, ambasciatore britannico a Napoli e appassionato studioso dei fenomeni vulcanici.

Hamilton osservò numerose eruzioni e cercò di documentarle con un approccio che univa scienza e spettacolo.

Le illustrazioni di Fabris contribuirono a diffondere in tutta Europa immagini dettagliate del Vesuvio, delle sue eruzioni e del territorio circostante.

Arte e nascente vulcanologia si incontrarono così nelle stesse rappresentazioni.

Carlo Bonavia

Tra gli artisti che contribuirono alla fortuna del paesaggio vesuviano figura anche Carlo Bonavia, attivo a Napoli nel XVIII secolo.

Nelle sue opere il Vesuvio appare sia come elemento del paesaggio sia durante le fasi eruttive.

Il vulcano poteva essere osservato dalla costa, dalle pendici oppure inserito nel grande scenario del Golfo di Napoli.

Queste differenti prospettive contribuirono alla creazione di un repertorio visivo destinato ad avere enorme successo.

Jakob Philipp Hackert

Il pittore tedesco Jakob Philipp Hackert fu uno dei grandi interpreti del paesaggio dell’Italia meridionale.

Attivo anche alla corte borbonica, rappresentò numerosi luoghi del Regno di Napoli con grande attenzione alla precisione topografica.

Nelle sue vedute il Vesuvio entra frequentemente nel paesaggio come presenza riconoscibile ma non necessariamente drammatica.

È un modo di rappresentare la montagna differente rispetto alle spettacolari eruzioni notturne di Volaire: il vulcano diventa parte stabile dell’identità geografica del territorio.

Saverio della Gatta

Saverio della Gatta documentò Napoli e il territorio vesuviano attraverso acquerelli e gouache ricchi di dettagli.

Tra le sue opere compaiono anche immagini dell’eruzione del 1794, uno degli eventi più importanti del Vesuvio alla fine del Settecento.

La combinazione tra accuratezza descrittiva e immediatezza rende queste opere particolarmente interessanti anche come testimonianze storiche.

Una vasta selezione di dipinti e immagini storiche è raccolta su Vesuvionline:

Il Vesuvio visto dagli artisti del passato

Le gouache del Vesuvio

Tra Settecento e Ottocento ebbero enorme diffusione le gouache napoletane.

Erano dipinti realizzati generalmente su carta, caratterizzati da colori brillanti e destinati in gran parte ai viaggiatori.

Tra i soggetti più richiesti figuravano naturalmente:

  • il Golfo di Napoli;

  • il Vesuvio;

  • le eruzioni;

  • le colate di lava;

  • Pompei;

  • monumenti e panorami della città.

Queste immagini possono essere considerate tra i primi grandi souvenir turistici visivi di Napoli.

Il Vesuvio fumante o in eruzione diventò quasi un marchio iconografico del viaggio nel Sud Italia.

Il Vesuvio sui souvenir del Grand Tour

La fortuna dell'immagine vesuviana non si limitò ai dipinti.

Eruzioni e vedute del Golfo comparvero su numerosi oggetti destinati ai viaggiatori:

  • ventagli;

  • ceramiche;

  • stampe;

  • piccoli dipinti;

  • oggetti decorativi;

  • album di viaggio.

Il vulcano divenne così un'immagine immediatamente associata all'esperienza di Napoli.

In alcuni ventagli settecenteschi, per esempio, l'eruzione occupa la scena centrale ed è affiancata da immagini di Pompei e delle antichità appena riscoperte.

Johan Christian Dahl

Con il Romanticismo l’immagine del Vesuvio acquistò una nuova forza.

Il pittore norvegese Johan Christian Dahl visitò Napoli e rappresentò più volte il vulcano in attività.

Nelle sue opere la natura non è semplicemente uno scenario.

La montagna, il fumo, la lava e la luce diventano protagonisti emotivi del dipinto.

Le eruzioni di Dahl appartengono pienamente alla sensibilità romantica per i grandi fenomeni naturali.

William Turner

Anche J.M.W. Turner affrontò il tema del Vesuvio.

Il vulcano offriva al pittore inglese un soggetto particolarmente adatto alla sua ricerca sulla luce, sul colore e sull’atmosfera.

Nelle interpretazioni romantiche il paesaggio tende progressivamente a perdere la precisione quasi documentaria delle vedute settecentesche.

Ciò che conta sempre di più è l'impressione prodotta dalla luce, dal fuoco, dal fumo e dall'energia della natura.

Pitloo e la Scuola di Posillipo

Nel primo Ottocento Napoli divenne anche il centro di una nuova stagione della pittura di paesaggio.

L'olandese Anton Sminck van Pitloo, stabilitosi a Napoli, ebbe un ruolo fondamentale nello sviluppo di quella che viene tradizionalmente chiamata Scuola di Posillipo.

Gli artisti iniziarono a dipingere il paesaggio con maggiore immediatezza, osservando direttamente la luce e l'atmosfera del Golfo.

Il Vesuvio rimase naturalmente una presenza costante.

Giacinto Gigante

Tra i protagonisti della Scuola di Posillipo figura Giacinto Gigante.

Nei suoi acquerelli e disegni il paesaggio napoletano viene interpretato attraverso effetti atmosferici e luminosi di grande raffinatezza.

Il Vesuvio non deve necessariamente essere in eruzione per diventare significativo.

La sua semplice presenza all'orizzonte basta a identificare immediatamente il territorio rappresentato.

È proprio in questo periodo che la sagoma del vulcano diventa definitivamente parte dell'immagine universale di Napoli.

Corot e gli artisti europei dell’Ottocento

Durante tutto l’Ottocento pittori provenienti da numerosi Paesi continuarono a raggiungere Napoli.

Tra coloro che rappresentarono il Vesuvio o il paesaggio vesuviano figurano Camille Corot, Franz Ludwig Catel, John Robert Cozens, Johan Christian Dahl e numerosi altri artisti europei.

Per ciascuno la montagna assumeva un significato differente: elemento topografico, spettacolo naturale, simbolo romantico oppure semplice presenza all’interno del paesaggio.

La grande quantità di opere prodotte dimostra quanto il Vesuvio fosse ormai diventato uno dei paesaggi più riconoscibili d’Europa.

Dalla pittura alla fotografia

Con lo sviluppo della fotografia nell’Ottocento, il Vesuvio trovò un nuovo mezzo di rappresentazione.

Il fotografo poteva documentare con una precisione prima impossibile:

  • il cratere;

  • le colate laviche;

  • le eruzioni;

  • le escursioni dei visitatori;

  • le trasformazioni del paesaggio.

Fotografia scientifica, fotografia turistica e documentazione giornalistica iniziarono progressivamente ad affiancare la pittura.

Durante le grandi eruzioni del XIX e XX secolo le immagini fotografiche contribuirono a creare una memoria visiva sempre più immediata degli eventi.

Il Vesuvio nell’arte del Novecento

Nel Novecento il Vesuvio non scompare dall'arte, ma cambia significato.

Non è più necessario rappresentarlo realisticamente.

La sua forma è ormai talmente riconoscibile da poter essere trasformata, semplificata e reinterpretata.

Il vulcano diventa:

  • simbolo di Napoli;

  • metafora dell'energia;

  • immagine della distruzione;

  • segno di rinascita;

  • presenza inquietante;

  • elemento dell'identità del territorio.

Questa trasformazione raggiunge uno dei suoi momenti più celebri con Andy Warhol.

Andy Warhol e Vesuvius

Nel 1985 Andy Warhol realizzò una serie di opere dedicate al Vesuvio per la mostra Vesuvius by Warhol, organizzata a Napoli con il coinvolgimento del gallerista Lucio Amelio.

Warhol riprese una delle immagini più tradizionali della città – il vulcano in eruzione – trasformandola attraverso il linguaggio della Pop Art.

Il Vesuvio esplode in colori intensi, artificiali e contrastanti.

L'immagine non cerca di documentare una vera eruzione: utilizza il vulcano come un'icona immediatamente riconoscibile, quasi un equivalente napoletano delle immagini seriali che avevano caratterizzato la produzione dell'artista americano.

Una delle opere della serie, Vesuvius, 1985, appartiene oggi alle collezioni del Museo e Real Bosco di Capodimonte.

Dal Grand Tour alla Pop Art

Il confronto tra Volaire e Warhol mostra quanto sia cambiato il modo di osservare il Vesuvio.

Nel Settecento il viaggiatore desiderava conservare il ricordo dello spettacolo reale dell'eruzione.

Nel Novecento Warhol poteva invece utilizzare la montagna come un'immagine già universalmente conosciuta.

Tra i due estremi si sviluppano quasi tre secoli di rappresentazioni artistiche.

Il Vesuvio passa così da fenomeno naturale da documentare a icona culturale.

Il Vesuvio nell’arte contemporanea

Anche gli artisti contemporanei continuano a confrontarsi con il vulcano.

Pittura, scultura, fotografia, installazione e linguaggi digitali utilizzano il Vesuvio per affrontare temi molto differenti:

  • rapporto tra uomo e natura;

  • memoria delle eruzioni;

  • identità napoletana;

  • rischio vulcanico;

  • trasformazione del paesaggio;

  • energia;

  • distruzione e rinascita.

Non esiste quindi un'unica immagine contemporanea del Vesuvio.

Ogni artista può reinterpretare una forma che appartiene ormai all'immaginario collettivo.

Vesuvionline raccoglie una selezione di opere dedicate al vulcano:

Il Vesuvio visto dagli artisti contemporanei

Confrontare il Vesuvio di ieri e di oggi

Uno degli aspetti più interessanti è confrontare le rappresentazioni realizzate in epoche differenti.

Nelle opere del passato è possibile osservare:

  • l'evoluzione del profilo del vulcano;

  • le colate laviche;

  • il territorio prima dell'urbanizzazione moderna;

  • il rapporto tra Napoli e le pendici vesuviane;

  • il modo nel quale le diverse epoche interpretavano il pericolo.

Le opere contemporanee mostrano invece come il Vesuvio sia ormai diventato anche un simbolo culturale indipendente dalla rappresentazione realistica della montagna.

Per confrontare direttamente le due raccolte:

Artisti del passato

Artisti contemporanei

Il Vesuvio come simbolo di Napoli

Pochi elementi naturali sono legati a una città quanto il Vesuvio lo è a Napoli.

La sua sagoma compare in dipinti, fotografie, manifesti, film, ceramiche e immagini pubblicitarie.

La ragione non è soltanto geografica.

Il vulcano sintetizza alcuni dei contrasti che hanno alimentato per secoli l'immaginario napoletano: bellezza e pericolo, fertilità e distruzione, quiete e improvvisa violenza della natura.

Gli artisti hanno continuamente reinterpretato questi contrasti, trasformando una montagna reale in una delle immagini più potenti della cultura europea.

Approfondire il Vesuvio

Per conoscere la storia del vulcano, le eruzioni e la sua struttura:

Il Vesuvio: storia, vulcano, eruzioni e natura

Su Vesuvionline puoi invece approfondire direttamente il rapporto tra il vulcano e le arti visive:

Il Vesuvio e l’Arte

Il Vesuvio visto dagli artisti del passato

Il Vesuvio visto dagli artisti contemporanei


Fonti e aggiornamento: Museo e Real Bosco di Capodimonte; Museo Archeologico Nazionale di Napoli; Vesuvionline. Informazioni storico-artistiche verificate il 22 agosto 2026.



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