La Collezione di Gemme del Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN è una delle più prestigiose raccolte di glittica antica conservate al mondo.
Il museo possiede oltre duemila gemme, tra cammei e pietre incise, che raccontano contemporaneamente due storie: la straordinaria abilità degli artisti greci e romani nel lavorare le pietre dure e la passione per l’antico che caratterizzò le grandi corti europee dal Rinascimento in poi.
Il nucleo più celebre è costituito dalle Gemme Farnese, formato attraverso l’unione di collezioni appartenute a personaggi come Pietro Barbo, Lorenzo de’ Medici, i cardinali Ranuccio e Alessandro Farnese e l’umanista Fulvio Orsini.
Il capolavoro assoluto è la Tazza Farnese, grande cammeo ellenistico in agata sardonica realizzato ad Alessandria d’Egitto e giunto fino a Napoli dopo una storia di oltre duemila anni.
Che cos’è la glittica?
La glittica è l’arte di incidere pietre dure e gemme per realizzare immagini di dimensioni spesso molto ridotte.
Nell’antichità queste opere potevano essere utilizzate come:
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sigilli;
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gioielli;
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amuleti;
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simboli di prestigio;
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oggetti religiosi;
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doni diplomatici;
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preziosi oggetti da collezione.
La lavorazione richiedeva una straordinaria abilità, perché l’artista doveva realizzare figure, volti e scene complesse su superfici di pochi centimetri.
Molte delle gemme conservate al MANN possono essere considerate vere e proprie sculture in miniatura.
Cammei e intagli: qual è la differenza?
La collezione permette di osservare le due principali tecniche della glittica antica.
Intaglio
Nell’intaglio la figura viene incisa scavando all’interno della superficie della pietra.
Questa tecnica era particolarmente adatta alla produzione di sigilli: premendo la gemma sulla cera o sull’argilla si otteneva un’immagine in rilievo.
Cammeo
Nel cammeo, invece, l’immagine viene realizzata in rilievo.
Gli artisti sfruttavano spesso pietre formate da strati di colori differenti, come l’agata e la sardonica. Eliminando selettivamente parte del materiale riuscivano a creare figure chiare che emergevano sopra fondi più scuri.
La capacità di utilizzare le differenti tonalità naturali della pietra raggiunse livelli straordinari durante l’età ellenistica e romana.
La Tazza Farnese rappresenta uno dei massimi esempi di questa tecnica.
La formazione della Collezione Farnese
La raccolta non nacque in un unico momento.
Le Gemme Farnese sono il risultato dell’unione di diversi nuclei collezionistici formatasi nel corso dei secoli.
Tra i più importanti figurano quelli appartenuti a:
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Pietro Barbo, cardinale veneziano divenuto papa Paolo II;
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Lorenzo de’ Medici, il Magnifico;
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cardinale Ranuccio Farnese;
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cardinale Alessandro Farnese;
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Fulvio Orsini, antiquario e bibliotecario dei Farnese.
Il passaggio delle gemme da un proprietario all’altro permette di ricostruire anche la storia del collezionismo antiquario tra Quattrocento e Seicento.
Pietro Barbo, papa Paolo II
Uno dei primi grandi collezionisti rappresentati nella raccolta fu il veneziano Pietro Barbo, eletto papa nel 1464 con il nome di Paolo II.
Il pontefice possedeva un importante tesoro comprendente gemme antiche, monete, pietre dure e oggetti preziosi.
Dopo la sua morte nel 1471, una parte di questo patrimonio venne dispersa e alcuni pezzi finirono nelle mani di altri grandi collezionisti del Rinascimento.
Diverse gemme passarono così nella collezione di Lorenzo de’ Medici.
Lorenzo de’ Medici e le gemme antiche
Lorenzo il Magnifico fu uno dei più raffinati collezionisti del Rinascimento.
Le gemme antiche rappresentavano perfettamente il suo interesse per la cultura classica: erano opere originali del mondo greco e romano che potevano essere tenute in mano, studiate e mostrate agli ospiti della corte.
Lorenzo fece incidere su numerosi pezzi della propria raccolta l’iscrizione:
LAV.R.MED.
Questa sigla, ancora visibile su diverse gemme conservate al MANN, permette di riconoscere il loro passaggio attraverso la prestigiosa collezione medicea.
Dal patrimonio Medici ai Farnese
Il passaggio di una parte delle gemme dai Medici ai Farnese è legato anche alle vicende matrimoniali delle due famiglie.
Un ruolo importante ebbe Margherita d’Austria, figlia dell’imperatore Carlo V.
Margherita era stata sposata con Alessandro de’ Medici e, rimasta vedova, nel 1538 sposò Ottavio Farnese.
Attraverso questi legami familiari importanti oggetti appartenuti alla famiglia Medici entrarono nel patrimonio Farnese.
Tra essi si trovava anche la straordinaria Tazza Farnese.
Ranuccio e Alessandro Farnese
Nel corso del Cinquecento la raccolta fu ulteriormente ampliata dai cardinali Ranuccio e Alessandro Farnese.
La famiglia era ormai una delle più potenti d’Europa.
Alessandro Farnese, in particolare, fu un grande mecenate e collezionista e contribuì alla formazione di un patrimonio che comprendeva sculture antiche, dipinti, libri, manoscritti, monete e gemme.
La passione per l’antichità non aveva soltanto un valore estetico: possedere opere greche e romane significava mostrare cultura, prestigio e continuità ideale con il mondo classico.
Fulvio Orsini
Un'altra figura fondamentale fu Fulvio Orsini, uno dei più importanti antiquari e studiosi del Cinquecento.
Orsini lavorò come bibliotecario e consulente dei Farnese e possedeva personalmente una notevole collezione di:
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gemme;
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monete;
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busti;
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manoscritti;
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libri antichi.
Alla sua morte, nel 1600, gran parte della raccolta passò alla famiglia Farnese.
Il suo interesse era soprattutto storico e iconografico: attraverso gemme e monete cercava di identificare personaggi, divinità e miti dell’antichità.
Da Parma a Napoli
La raccolta Farnese si consolidò successivamente a Parma, dove si concentrò una parte importante del patrimonio della famiglia.
Con l’estinzione della dinastia Farnese il grande patrimonio passò per successione a Carlo di Borbone, figlio di Elisabetta Farnese.
Carlo divenne re di Napoli nel 1734 e nel 1736 fece trasferire a Napoli la raccolta di gemme.
Intorno alla metà del Settecento le opere furono sistemate nella Reggia di Capodimonte.
Il viaggio a Palermo e il ritorno a Napoli
La collezione conobbe un altro importante spostamento durante le guerre napoleoniche.
Nel 1806, con l’arrivo dei Francesi a Napoli, Ferdinando IV di Borbone portò con sé a Palermo alcuni degli oggetti più preziosi delle collezioni reali.
Tra questi si trovavano anche le gemme Farnese.
Soltanto nel 1817 la raccolta tornò a Napoli e venne sistemata nel Gabinetto dei Preziosi del Real Museo Borbonico, antenato dell’attuale Museo Archeologico Nazionale.
Da allora le gemme fanno parte stabilmente del patrimonio del museo.
Le Gemme Farnese oggi
La sezione dedicata alle Gemme Farnese si trova al piano terra del MANN e occupa due sale.
Sono esposti 491 cammei e intagli, selezionati tra gli oltre duemila esemplari conservati dal museo.
Sala IX
La Sala IX riunisce soprattutto le gemme associate alle raccolte dei cardinali Ranuccio e Alessandro Farnese.
Le opere sono organizzate secondo differenti temi iconografici.
Sala X
La Sala X conserva alcuni dei nuclei storicamente più importanti:
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le gemme appartenute a Pietro Barbo;
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il Tesoro di Lorenzo de’ Medici;
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la raccolta di Fulvio Orsini.
Questa suddivisione permette di seguire non soltanto l’evoluzione della glittica antica, ma anche la storia dei personaggi che collezionarono le opere.
La Tazza Farnese
Il capolavoro più famoso della raccolta è senza dubbio la Tazza Farnese.
Si tratta di una grande coppa in agata sardonica, con diametro di circa 20 centimetri, lavorata a rilievo su entrambe le superfici.
È considerata il più grande e celebre cammeo giunto fino a noi dall’antichità.
Fu probabilmente realizzata ad Alessandria d’Egitto tra la fine del II e il I secolo a.C., durante la fase finale del regno della dinastia tolemaica.
Le immagini della Tazza Farnese
La decorazione sfrutta magistralmente i diversi strati cromatici naturali dell’agata sardonica.
Sul lato interno è rappresentata una complessa scena con sette figure.
L’interpretazione non è completamente certa, ma la composizione viene generalmente collegata all’Egitto tolemaico, alla fertilità del Nilo e alla prosperità del regno.
Il significato delle singole figure è stato discusso dagli studiosi e sono state proposte diverse identificazioni.
Proprio questa incertezza costituisce uno degli aspetti più affascinanti dell’opera.
La Medusa sul retro
Sul lato esterno della Tazza è scolpita una grande testa di Gorgone, tradizionalmente identificata con Medusa.
Il volto emerge dalla superficie scura della pietra circondato da capelli e serpenti.
La Gorgone aveva nel mondo antico una forte funzione apotropaica, cioè protettiva: la sua immagine doveva idealmente allontanare il male e le influenze negative.
Il contrasto tra la complessa allegoria interna e il potente volto di Medusa sul retro rende la Tazza un oggetto straordinario anche dal punto di vista tecnico.
Un viaggio attraverso più di duemila anni
La storia successiva della Tazza Farnese è quasi altrettanto affascinante della sua realizzazione.
Il percorso preciso non è documentato in ogni sua fase, ma gli studiosi hanno ricostruito un probabile itinerario che dall’Egitto ellenistico portò l’opera prima a Roma e successivamente a Costantinopoli.
Dopo numerosi passaggi tra corti e grandi collezionisti, la Tazza tornò in Occidente e nel Quattrocento entrò nel patrimonio di Lorenzo de’ Medici.
Attraverso Margherita d’Austria e i legami tra Medici e Farnese passò quindi alla famiglia Farnese.
Dai Farnese arrivò ai Borbone e infine al museo di Napoli.
È un caso eccezionale di manufatto antico sopravvissuto attraverso millenni di storia passando continuamente da una grande collezione all’altra.
Il Sigillum Neronis
Tra le altre gemme più celebri figura il cosiddetto Sigillum Neronis.
Si tratta di un intaglio in corniola che raffigura Apollo, Olimpo e Marsia.
L'opera è tradizionalmente attribuita a Dioskourides, uno dei più famosi incisori di gemme dell'età augustea.
Nonostante il nome con il quale divenne noto nel collezionismo europeo, il collegamento con l’imperatore Nerone non deve essere considerato una provenienza certa.
La gemma appartenne a Lorenzo de’ Medici e conserva l'iscrizione LAV.R.MED.
Perseo con la testa di Medusa
Un altro importante intaglio in corniola raffigura Perseo con la testa di Medusa.
L'opera porta la firma di Dioskourides.
La possibilità di associare alcune gemme al nome di artisti antichi rende questi oggetti particolarmente preziosi per la storia dell’arte.
Attraverso pezzi come questo è possibile conoscere maestri che raggiunsero una grande fama nel mondo romano ma le cui opere, proprio per le piccole dimensioni e la fragilità, sono sopravvissute soltanto in numero limitato.
La Testa di Augusto
Tra i cammei è presente anche una Testa di Augusto, attribuita a Dioskourides.
Il primo imperatore romano è rappresentato attraverso un'immagine fortemente idealizzata.
La glittica ebbe infatti anche un'importante funzione politica.
Ritratti dell'imperatore e dei membri della famiglia imperiale potevano circolare attraverso gemme e cammei, contribuendo alla diffusione dell'immagine del potere romano.
Artemide di Apollonios
Particolarmente raffinato è un intaglio in ametista raffigurante Artemide, firmato dall'artista Apollonios.
La dea è rappresentata su una pietra dalle intense tonalità viola.
L'opera dimostra come nella glittica non contasse soltanto la capacità di incidere: la scelta della pietra, del colore, della trasparenza e delle naturali variazioni del materiale costituiva una parte essenziale del risultato artistico.
Il Satiro danzante
Tra i cammei appartenuti a Lorenzo de’ Medici figura anche un Satiro danzante, attribuito a Sostratos.
Il corpo in movimento ricorda temi molto diffusi nella grande scultura ellenistica.
È un ottimo esempio del modo nel quale gli incisori riuscivano a riprodurre su una superficie minuscola lo stesso dinamismo normalmente associato a statue di dimensioni monumentali.
Athena e Poseidone
Un altro raffinato cammeo rappresenta la gara tra Athena e Poseidone per il dominio sull’Attica.
Secondo il mito, le due divinità si contesero il controllo della regione.
Poseidone fece sgorgare una sorgente colpendo la terra con il tridente, mentre Athena offrì l'ulivo.
Gli Ateniesi considerarono più utile il dono della dea, che divenne così protettrice della città.
La scena dimostra quanto il repertorio dei gemmari fosse strettamente legato alla mitologia greca.
Zeus contro i Giganti
Un cammeo in agata onice firmato da Athenion raffigura Zeus in lotta contro i Giganti.
La Gigantomachia era uno dei grandi temi dell'arte greca e rappresentava simbolicamente la vittoria dell'ordine sul caos.
Anche in questo caso un soggetto utilizzato nei grandi cicli monumentali di templi e sculture viene condensato in pochi centimetri di pietra.
Le gemme provenienti da Pompei ed Ercolano
La raccolta del MANN non è costituita soltanto dalle Gemme Farnese.
Nel corso del tempo si sono aggiunte circa 350 gemme rinvenute nei centri della Campania antica, soprattutto durante gli scavi archeologici.
Questi reperti hanno un valore differente rispetto alle grandi gemme da collezione.
Permettono infatti di conoscere l'uso concreto delle pietre incise nella società romana: potevano essere montate su anelli, utilizzate come sigilli, indossate come ornamenti oppure avere un significato religioso e protettivo.
Il confronto tra le gemme provenienti dagli scavi e quelle delle antiche collezioni aristocratiche permette quindi di osservare sia l'arte della glittica sia la sua funzione nella vita quotidiana.
Gemme e Collezione Farnese
La raccolta glittica costituisce uno dei nuclei più preziosi del più ampio patrimonio Farnese.
Per conoscere le monumentali sculture antiche raccolte dalla stessa famiglia:
Per una panoramica sulle altre grandi raccolte del museo:
Museo Archeologico Nazionale di Napoli: storia e collezioni
Fonti e aggiornamento: Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN; Ministero della Cultura. Informazioni storico-artistiche verificate il 21 agosto 2026.