
Il Vesuvio è uno dei vulcani più conosciuti al mondo e domina il Golfo di Napoli con la sua inconfondibile sagoma. La sua storia è strettamente legata a quella di Pompei, Ercolano, Stabia e delle altre città vesuviane, distrutte o profondamente trasformate dall’eruzione del 79 d.C.
Oggi il Vesuvio è un vulcano attivo in stato di quiescenza, inserito nel Parco Nazionale del Vesuvio e costantemente sorvegliato dall’Osservatorio Vesuviano dell’INGV.
Il vulcano non rappresenta soltanto un fenomeno geologico: nel corso dei secoli è diventato protagonista della storia, della scienza, della letteratura, dell’arte e del paesaggio napoletano.
Il complesso vulcanico Somma-Vesuvio
Quello che comunemente chiamiamo Vesuvio è in realtà un complesso vulcanico formato da due strutture principali:
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il più antico Monte Somma;
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il più giovane Gran Cono del Vesuvio.
Il Monte Somma costituisce ciò che resta dell’edificio vulcanico più antico, progressivamente modificato e in parte demolito dalle grandi eruzioni esplosive.
All’interno della sua caldera si è sviluppato il Gran Cono che caratterizza oggi il profilo del Vesuvio.
Tra le due strutture si trova la Valle del Gigante, suddivisa nell’Atrio del Cavallo a occidente e nella Valle dell’Inferno a oriente.
Il punto più alto del Gran Cono raggiunge circa 1.280 metri sul livello del mare, mentre Punta Nasone, la cima più elevata del Monte Somma, raggiunge 1.132 metri.
Il cratere attuale ha un diametro di circa 450 metri e una profondità di circa 300 metri.
Per approfondire la geologia, la struttura e le dimensioni del vulcano:
Il Vesuvio: geologia e caratteristiche del vulcano
Quando si è formato il Vesuvio?
La storia vulcanica dell’area è molto antica.
Le ricostruzioni dell’Osservatorio Vesuviano indicano che l’edificio vulcanico del Monte Somma cominciò a svilupparsi almeno circa 39.000 anni fa.
Nel corso di migliaia di anni si sono alternate eruzioni effusive ed esplosive.
Le eruzioni più violente hanno provocato ripetuti collassi della parte sommitale dell’antico vulcano, creando caldere all’interno delle quali si è progressivamente sviluppato il Gran Cono.
Il Vesuvio che osserviamo oggi non è quindi una montagna rimasta immutata nel tempo: la sua forma è il risultato di una lunga successione di costruzioni e distruzioni prodotte dalle eruzioni.
Il Vesuvio prima dell’eruzione del 79 d.C.
Prima della celebre eruzione romana il paesaggio vesuviano aveva un aspetto diverso da quello attuale.
Gli autori antichi descrivono un territorio fertile, ricco di vigneti, oliveti, pascoli e terreni coltivati.
Il geografo greco Strabone, vissuto tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C., osservò sulla sommità rocce dall’aspetto bruciato e riconobbe correttamente i segni di un’antica attività vulcanica.
La lunga tranquillità del vulcano aveva tuttavia favorito la crescita di città, ville e aziende agricole sulle sue pendici.
Pompei, Ercolano, Oplontis, Stabia e numerosi insediamenti rurali prosperavano all’interno di uno dei territori più fertili della Campania romana.
Bacco e il Vesuvio nell’affresco di Pompei
Una delle testimonianze più suggestive dell’aspetto antico della montagna è un affresco rinvenuto nella Casa del Centenario di Pompei.
L’immagine raffigura Bacco, dio del vino, accanto a un monte ricoperto di vigneti generalmente identificato con il Vesuvio.
Il dipinto è particolarmente significativo perché mostra il forte rapporto tra il vulcano e la coltivazione della vite già in epoca romana.
Il profilo della montagna appare differente da quello moderno, anche perché la grande eruzione del 79 d.C. e quelle successive modificarono profondamente la morfologia della parte sommitale.
Il terremoto del 62 d.C.
Il 5 febbraio del 62 d.C. un forte terremoto colpì l’area vesuviana.
Pompei ed Ercolano subirono danni considerevoli e numerosi edifici dovettero essere restaurati o ricostruiti.
Quando avvenne l’eruzione del 79 d.C., in diverse parti di Pompei erano ancora visibili lavori in corso.
Il terremoto era collegato alla dinamica dell’area vulcanica, ma non è corretto descriverlo, come avveniva nella precedente versione di questa pagina, come un semplice “tentativo abortito del Vesuvio di eruttare”.
La relazione tra terremoti e sistemi vulcanici è molto più complessa.
L’eruzione del 79 d.C.
L’eruzione che rese il Vesuvio famoso in tutto il mondo avvenne nel 79 d.C.
La data tradizionalmente tramandata da alcuni manoscritti delle lettere di Plinio è il 24 agosto, ma ritrovamenti archeologici e differenti tradizioni manoscritte hanno alimentato un lungo dibattito sulla possibilità che l’eruzione sia avvenuta più avanti nell’anno.
Per evitare di trasformare una questione ancora discussa in una certezza, è preferibile parlare semplicemente dell’eruzione del 79 d.C.
Durante la prima fase si sviluppò sopra il vulcano una gigantesca colonna eruttiva, composta da gas, cenere, pomici e frammenti vulcanici.
Il fenomeno è oggi definito “pliniano” proprio grazie alla descrizione lasciata da Plinio il Giovane.
Pompei ed Ercolano: due distruzioni differenti
Le conseguenze dell’eruzione non furono identiche in tutte le città.
Pompei venne inizialmente investita soprattutto dalla caduta di pomici e cenere, che si accumularono progressivamente sugli edifici.
Successivamente la città fu raggiunta anche dalle correnti piroclastiche, miscele ad altissima temperatura di gas e materiale vulcanico che scorrono rapidamente lungo i fianchi del vulcano.
Ercolano, situata sul versante occidentale, fu raggiunta durante la notte dalle correnti piroclastiche, che provocarono la morte immediata delle persone ancora presenti e seppellirono progressivamente la città sotto spessi depositi vulcanici.
Non è quindi corretto affermare, come facevano molte vecchie guide, che Ercolano venne semplicemente sommersa da un “fiume di fango”.
Le differenti modalità del seppellimento spiegano anche perché Pompei ed Ercolano abbiano conservato testimonianze archeologiche differenti.
Plinio il Giovane racconta l’eruzione
La più importante testimonianza scritta sull’eruzione ci è stata lasciata da Plinio il Giovane.
Anni dopo il disastro, lo storico Tacito gli chiese di raccontare gli eventi ai quali aveva assistito.
Plinio descrisse la grande nube eruttiva osservata da Miseno paragonandola alla forma di un pino: un tronco verticale che si innalzava verso il cielo prima di allargarsi nella parte superiore.
Suo zio Plinio il Vecchio, comandante della flotta romana di Miseno e celebre naturalista, decise di avvicinarsi alla zona dell’eruzione sia per osservare il fenomeno sia per portare soccorso alle persone in difficoltà.
Morì durante la spedizione.
Puoi leggere il racconto nella pagina dedicata di Vesuvionline:
Lettera di Plinio il Giovane a Tacito
Dopo l’eruzione del 79 d.C.
Il Vesuvio non cessò la propria attività dopo la distruzione delle città romane.
Nei secoli successivi si verificarono numerose altre eruzioni, con intensità e caratteristiche differenti.
Un episodio particolarmente importante fu l’eruzione di Pollena del 472 d.C.
Seguì una lunga storia eruttiva che culminò, dopo alcuni secoli di attività meno documentata, nella grande eruzione del 1631.
Questo evento segnò l’inizio di una fase di attività molto frequente che sarebbe proseguita, con intervalli differenti, fino al XX secolo.
Le eruzioni dal 1631 al 1944
Tra il 1631 e il 1944 il comportamento del Vesuvio fu molto diverso da quello attuale.
Il vulcano attraversò numerosi cicli caratterizzati da:
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emissioni di lava;
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esplosioni;
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fontane di lava;
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emissioni di cenere;
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periodi di attività persistente;
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intervalli di relativa tranquillità.
L’Osservatorio Vesuviano suddivide questo periodo in 18 cicli eruttivi.
Tra gli episodi più importanti figurano le eruzioni del 1631, 1794, 1822, 1872, 1906 e 1944.
Per una ricostruzione dettagliata:
Le eruzioni del Vesuvio dal 1631 al 1944
L’eruzione del 1631
Il 16 dicembre 1631, dopo un lungo periodo di relativa quiescenza, iniziò una delle più violente eruzioni della storia moderna del Vesuvio.
L’attività produsse una grande colonna eruttiva, cadute di cenere e pomici, correnti piroclastiche e colate di fango vulcanico, o lahar.
Numerosi centri abitati alle pendici del vulcano furono gravemente colpiti e morirono migliaia di persone.
L’evento rimase profondamente impresso nella memoria collettiva delle popolazioni vesuviane e segnò l’inizio di oltre tre secoli di attività frequente.
Il Vesuvio nel Settecento e nell’Ottocento
A partire dal Seicento le frequenti eruzioni trasformarono il Vesuvio in un vero laboratorio naturale.
Durante il Grand Tour scienziati, viaggiatori, scrittori e artisti provenienti da tutta Europa raggiungevano Napoli per osservare il vulcano.
Alcuni salivano fino al cratere durante fasi di attività che oggi sarebbero considerate estremamente pericolose.
Le osservazioni accumulate nel corso del tempo contribuirono allo sviluppo della moderna vulcanologia.
L’Osservatorio Vesuviano
Nel XIX secolo venne fondato sulle pendici del Vesuvio l’Osservatorio Vesuviano, considerato il più antico osservatorio vulcanologico del mondo.
Studiosi come Macedonio Melloni, Luigi Palmieri e Giuseppe Mercalli contribuirono allo studio scientifico delle eruzioni, dei terremoti e dei fenomeni vulcanici.
Oggi l’Osservatorio Vesuviano è la sezione napoletana dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – INGV e continua a sorvegliare il Vesuvio attraverso reti di monitoraggio sismico, geodetico e geochimico.
L’ultima eruzione: 1944
L’ultima eruzione del Vesuvio avvenne nel marzo 1944, durante la Seconda guerra mondiale.
Colate laviche raggiunsero gli abitati di San Sebastiano al Vesuvio e Massa di Somma, mentre fontane di lava, esplosioni e cadute di cenere interessarono un’area molto più vasta.
L’eruzione pose fine al lungo periodo di attività a condotto aperto iniziato dopo il 1631.
Da allora il Vesuvio non ha più eruttato.
Per approfondire:
L’eruzione del Vesuvio del 1944
Il Vesuvio oggi
Dal 1944 il vulcano si trova in uno stato di quiescenza a condotto ostruito.
Questo non significa che sia estinto.
Nel cratere sono presenti fumarole ed è registrata una bassa attività sismica compatibile con lo stato attuale del sistema vulcanico.
Il Vesuvio viene monitorato 24 ore su 24 dall’Osservatorio Vesuviano dell’INGV.
Al momento dell’aggiornamento di questa pagina il livello di allerta è:
VERDE – attività di base
Non vengono quindi rilevati fenomeni anomali indicativi di una ripresa eruttiva a breve termine.
Per approfondimenti scientifici e aggiornamenti sul vulcano puoi consultare anche la sezione dedicata di Vesuvionline:
Vesuvio: geologia, eruzioni e vulcanologia
Il Parco Nazionale del Vesuvio
Il Vesuvio non è soltanto un vulcano.
Il suo territorio costituisce un ambiente naturale di grande interesse, tutelato dal Parco Nazionale del Vesuvio.
Boschi, ginestreti, macchia mediterranea, colate laviche, ambienti rocciosi e aree agricole formano un paesaggio estremamente vario.
Le differenti esposizioni dei versanti, l’altitudine, la vicinanza al mare e l’azione delle eruzioni hanno favorito lo sviluppo di una notevole biodiversità.
Particolarmente interessante è osservare come licheni e piante riescano progressivamente a colonizzare le superfici vulcaniche più recenti.
Scopri la biodiversità del Vesuvio su Vesuvionline
Il Vesuvio nell’arte
Nel corso dei secoli il Vesuvio è diventato anche uno dei soggetti più rappresentati nella storia dell’arte europea.
Dopo la grande eruzione del 1631, e soprattutto durante il Settecento e l’Ottocento, pittori e incisori iniziarono a raffigurarlo sia come elemento del paesaggio del Golfo di Napoli sia come spettacolare forza della natura.
Le sue eruzioni furono interpretate attraverso il gusto del pittoresco, del sublime e del Romanticismo.
Artisti italiani e stranieri contribuirono a creare un’immagine del Vesuvio conosciuta in tutta Europa.
Per approfondire:
Il Vesuvio e Pompei
Per chi visita Pompei, osservare il Vesuvio significa vedere il protagonista naturale dell’evento che ha determinato la straordinaria conservazione della città romana.
Dal Foro, dalle strade e dalle case degli Scavi il vulcano è continuamente presente nel paesaggio.
Visitare anche il Vesuvio permette quindi di osservare da vicino la struttura geologica che nel 79 d.C. trasformò per sempre la storia dell’area.
Pompei racconta gli effetti dell’eruzione sulla città romana; il Vesuvio permette di comprendere il vulcano che la produsse.
Visitare il Gran Cono
Oggi è possibile raggiungere il bordo del cratere percorrendo il Sentiero n. 5 “Il Gran Cono” del Parco Nazionale del Vesuvio.
L’accesso è regolamentato e il biglietto deve essere organizzato prima della salita.
Poiché orari, modalità di ingresso, trasporti e condizioni di accesso possono cambiare, abbiamo raccolto gli aggiornamenti pratici su Vesuvionline:
Orari e biglietti per il Gran Cono del Vesuvio
Come acquistare i biglietti per il Vesuvio
Consigli utili per visitare il Vesuvio
Per chi parte direttamente da Pompei:
Come raggiungere il Vesuvio da Pompei
Fonti e aggiornamento: Osservatorio Vesuviano – INGV; Dipartimento della Protezione Civile; Parco Nazionale del Vesuvio. Informazioni verificate il 22 agosto 2026.
