
La morte occupava un posto importante nella vita religiosa e sociale di Pompei. Le necropoli disposte fuori dalle mura, lungo le strade che uscivano dalle porte della città, conservano una documentazione eccezionale sulle pratiche funerarie, sulle differenze sociali e sulle modalità attraverso le quali le famiglie cercavano di preservare la memoria dei defunti.
Le testimonianze archeologiche mostrano che le consuetudini funerarie cambiarono nel corso della lunga storia della città. Per le fasi più antiche di Pompei sono note soprattutto sepolture a inumazione di epoca sannitica, databili principalmente tra il V e il IV secolo a.C., rinvenute fuori Porta Ercolano. I defunti potevano essere deposti in fosse o casse di pietra insieme agli oggetti del corredo.
In epoca romana divenne invece predominante la cremazione, ampiamente documentata nelle necropoli pompeiane. Le ceneri e i resti ossei combusti venivano raccolti e deposti in urne, mentre la posizione della sepoltura poteva essere indicata da una columella, un segnacolo in pietra stilizzato nella forma di un busto umano.
Le principali aree funerarie romane si svilupparono all'esterno di Porta Ercolano, Porta Vesuvio, Porta Nola, Porta Nocera, Porta Stabia e Porta Sarno. La loro posizione lungo le strade non era casuale: i monumenti erano visibili agli abitanti e ai viaggiatori che entravano e uscivano dalla città e contribuivano quindi a mantenere pubblicamente il ricordo del defunto e della sua famiglia.
La Necropoli di Porta Ercolano conserva alcuni dei monumenti funerari più noti di Pompei. L'area si sviluppava lungo la Via dei Sepolcri e comprendeva tombe appartenenti anche a esponenti di primo piano della società pompeiana.
Tra i monumenti più caratteristici si trovano le tombe a schola, costituite da grandi sedili semicircolari in pietra. Una delle più celebri apparteneva a Mamia, sacerdotessa pubblica alla quale la città concesse gratuitamente il terreno per la sepoltura. La sua tomba rappresenta in maniera particolarmente evidente il rapporto tra commemorazione funeraria e prestigio civico.
La Necropoli di Porta Nola conserva testimonianze molto diverse tra loro. Sono note tombe monumentali, sepolture a schola, urne cinerarie più modeste e le tombe di alcuni pretoriani. Questa varietà permette di osservare nello stesso contesto funerario individui appartenenti a condizioni sociali differenti.
La Necropoli di Porta Nocera, nella periferia sud-orientale della città, rappresenta oggi uno dei contesti più importanti per lo studio archeologico della morte a Pompei. La sua formazione risale alla fondazione della colonia romana, intorno all'80 a.C., e il suo utilizzo proseguì fino all'eruzione del 79 d.C.
Le ricerche moderne a Porta Nocera non studiano soltanto i monumenti e le iscrizioni, ma anche i livelli di terreno conservati dall'eruzione. Questo permette di analizzare aree di cremazione, tombe, resti delle pire e tracce dei gesti compiuti durante il funerale e nelle successive commemorazioni.
In alcune aree di cremazione sono state ritrovate boccette di profumo, coppe e lucerne deliberatamente rotte durante il rito. Insieme ai resti ossei combusti e ai residui delle pire, questi oggetti permettono agli archeologi di ricostruire con notevole precisione alcune delle azioni compiute durante la cremazione.
Le indagini hanno restituito anche resti carbonizzati di materiali vegetali, legno utilizzato per la pira, ossa animali e altri piccoli reperti. Questi elementi sono particolarmente preziosi perché consentono di studiare le pratiche funerarie locali direttamente attraverso l'archeologia, senza trasferire automaticamente a Pompei tutto ciò che conosciamo dalle fonti letterarie sul mondo romano in generale.
È quindi preferibile non descrivere il funerale pompeiano attraverso un cerimoniale unico e rigidamente prestabilito. Alcuni gesti ricordati dalle fonti romane, come la preparazione del corpo, il corteo e la cremazione, forniscono certamente un importante quadro culturale, ma l'archeologia dimostra che le pratiche potevano variare secondo epoca, famiglia, condizione sociale e tradizioni locali.
Non è corretto neppure sostenere che a Pompei i poveri venissero necessariamente cremati nel bustum e i ricchi esclusivamente in un ustrinum. Le strutture di cremazione e le modalità di sepoltura devono essere interpretate sulla base dei singoli contesti archeologici e non attraverso una semplice distinzione economica.
Dopo la cremazione, i resti ossei venivano raccolti e potevano essere deposti in un'urna all'interno del recinto funerario. A Porta Nocera le indagini permettono oggi di seguire archeologicamente anche le modalità attraverso le quali le ossa venivano recuperate dalla zona della pira e trasferite nella sepoltura.
Le necropoli non erano però luoghi frequentati soltanto al momento del funerale. Gli oggetti frammentari ritrovati sulle tombe dimostrano la presenza di rituali commemorativi successivi e di visite ripetute da parte dei vivi. Il rapporto con i defunti continuava quindi anche dopo la deposizione.
Le festività romane dei Parentalia e dei Feralia, dedicate alla memoria degli antenati e dei defunti, costituiscono un importante contesto generale per comprendere queste pratiche. Non è però necessario immaginare che tutte le tombe pompeiane fossero utilizzate esattamente nello stesso modo.
Anche le affermazioni secondo cui tutte le urne pompeiane sarebbero state collegate alla superficie mediante condotti per versare vino, olio o miele devono essere formulate con prudenza. Sistemi destinati alle offerte liquide sono conosciuti nel mondo funerario romano, ma non costituiscono una caratteristica universalmente documentata di ogni sepoltura pompeiana.
La tomba poteva assumere una forte funzione di rappresentazione sociale. La posizione lungo una strada frequentata, l'architettura del monumento e soprattutto l'iscrizione permettevano di comunicare ai passanti il nome, le cariche pubbliche, la famiglia e le benemerenze del defunto.
Tra le forme monumentali più caratteristiche di Pompei figurano le tombe a schola, associate a personaggi di particolare prestigio e talvolta collocate su terreno pubblico concesso dalla comunità. Oltre alla tomba di Mamia, altri monumenti di questo tipo sono noti nelle necropoli della città.
Nel 2024, durante lavori presso il complesso di San Paolino fuori Porta Stabia, è stata scoperta un'altra importante tomba a schola. L'iscrizione ha consentito di identificare il defunto come Numerius Agrestinus Equitius Pulcher, personaggio che aveva ricoperto importanti funzioni militari e pubbliche.
Il monumento presenta un sedile semicircolare in tufo con estremità a forma di zampe di leone e si inserisce nella tradizione delle sepolture onorarie dell'età augustea. La scoperta ha fornito nuove informazioni sulle carriere militari e sul prestigio delle élite pompeiane nei primi decenni dell'Impero.
La Necropoli di Porta Stabia ha restituito anche un altro documento eccezionale: nel 2017 è stato rinvenuto un grande monumento funerario con una lunghissima iscrizione che ricorda importanti episodi della vita pubblica del defunto, probabilmente identificabile con Gnaeus Alleius Nigidius Maius.
L'iscrizione costituisce una delle testimonianze più importanti per comprendere il rapporto tra monumento funerario, reputazione politica e munificenza civica nella Pompei del I secolo d.C.
Anche il settore di Porta Sarno e della relativa necropoli ha restituito negli ultimi anni scoperte fondamentali. Le indagini hanno documentato monumenti funerari, sepolture a cremazione e strutture dipinte appartenenti a diverse fasi della necropoli.
In una nicchia decorata come un giardino sono state trovate due steli funerarie in tufo e due urne cinerarie, relative a una sepoltura maschile e a una femminile.
Nel 2024 gli scavi a est di Porta Sarno hanno inoltre portato alla scoperta di un grande monumento funerario con diverse nicchie e un rilievo raffigurante una coppia di sposi. Gli attributi rappresentati accanto alla figura femminile potrebbero indicare che la donna fosse una sacerdotessa di Cerere, mentre le caratteristiche stilistiche suggeriscono una possibile datazione all'età repubblicana.
Una delle scoperte funerarie più importanti degli ultimi anni rimane la tomba di Marcus Venerius Secundio, rinvenuta nel 2021 nella necropoli di Porta Sarno.
L'iscrizione racconta la straordinaria carriera di un uomo che era stato schiavo pubblico della colonia, successivamente liberato e divenuto Augustale. Marcus Venerius Secundio ricoprì inoltre funzioni legate al culto di Venere e finanziò personalmente spettacoli in lingua greca e latina della durata di quattro giorni.
La sua sepoltura è particolarmente interessante perché il corpo fu inumato, mentre nella Pompei romana la cremazione costituiva la pratica funeraria largamente predominante. Il ritrovamento dimostra quindi che anche nella stessa città potevano esistere scelte funerarie differenti.
Le iscrizioni costituiscono una delle fonti principali per ricostruire il rapporto tra morte e società. Un monumento collocato lungo una strada frequentata continuava idealmente a parlare ai passanti, ricordando il nome e le qualità della persona sepolta.
Le necropoli permettono però di studiare anche persone molto meno visibili nelle fonti ufficiali. A Porta Nocera sono state documentate sepolture riferibili a diversi livelli della società e le ricerche prendono in considerazione anche schiavi e bambini morti in giovane età, gruppi che spesso scompaiono dalle testimonianze monumentali più tradizionali.
Per questo motivo non è opportuno attribuire automaticamente alla Pompei antica l'esistenza di collegia funeraticia destinati specificamente a garantire il funerale dei ceti meno abbienti. Queste associazioni sono conosciute nel mondo romano, ma la loro presenza e il loro funzionamento devono essere dimostrati localmente attraverso fonti specifiche.
Le ricerche delle necropoli pompeiane stanno quindi spostando l'attenzione dai soli monumenti ai gesti concreti compiuti dai vivi: costruzione della pira, cremazione del corpo, raccolta delle ossa, deposizione nell'urna, rottura rituale di oggetti e successive visite alla tomba.
La morte non cancellava la posizione sociale del defunto. Una grande tomba poteva esibire prestigio e carriera pubblica, mentre una semplice urna poteva lasciare pochissime informazioni sull'individuo. Proprio lo studio archeologico sistematico permette oggi di recuperare anche queste vite meno visibili.
Le necropoli di Pompei costituiscono dunque un eccezionale archivio della relazione tra morte, famiglia, religione, memoria e identità sociale. Monumenti imponenti e semplici sepolture appartenevano allo stesso paesaggio funerario che accompagnava chi entrava e usciva dalla città.
Le nuove ricerche di Porta Nocera, Porta Sarno e Porta Stabia mostrano inoltre che la conoscenza dei riti funerari pompeiani è ancora in continua evoluzione. Ogni nuova indagine permette di sostituire ricostruzioni generiche con tracce archeologiche concrete dei gesti compiuti dagli abitanti di Pompei per accompagnare e ricordare i propri morti.
Per localizzare porte, necropoli e altri monumenti citati nell'articolo è possibile consultare anche la mappa interattiva Edifici e luoghi di Pompei.
Fonti e bibliografia essenziale
Van Andringa W., Duday H. e collaboratori, Le necropoli di Porta Nocera e Porta Stabia a Pompei. Un laboratorio unico per lo studio di una tradizione funeraria, E-Journal degli Scavi di Pompei.
Alapont Martin L. et al., 2024, Indagine sull'archeologia della morte a Pompei. Necropoli di Porta Sarno, E-Journal degli Scavi di Pompei.
Zuchtriegel G. et al., 2024, Le guerre spagnole di Augusto e il monumento di Numerius Agrestinus Equitius Pulcher recentemente scoperto a Pompei, E-Journal degli Scavi di Pompei.
Alapont Martin L. e collaboratori, 2025, A Monumental Tomb with a Relief of Two Spouses in the Necropolis of Porta Sarno, E-Journal degli Scavi di Pompei.
Paoletti M., 1992, Usi funerari e forme del sepolcro, in Civiltà dei Romani, Milano.
Toynbee J.M.C., 1971, Death and Burial in the Roman World, London.
Parco Archeologico di Pompei, documentazione dei progetti di ricerca delle necropoli di Porta Nocera, Porta Sarno e Porta Stabia.