Il Gabinetto Segreto del Museo Archeologico Nazionale di Napoli conserva una delle raccolte più particolari provenienti dagli scavi di Pompei ed Ercolano: circa 250 reperti a soggetto erotico che permettono di conoscere aspetti della sessualità, della religione, della fertilità e della vita quotidiana nel mondo greco-romano.
Affreschi, sculture, lucerne, amuleti, tintinnabula e oggetti di uso comune mostrano immagini che nei secoli successivi furono considerate scandalose o oscene, ma che per gli antichi potevano avere significati molto diversi da quelli attribuiti loro dalla società moderna.
La storia stessa della collezione è particolarmente interessante: per quasi due secoli questi reperti furono alternativamente esposti, nascosti, censurati e sottoposti a limitazioni di accesso.
Perché si chiama Gabinetto Segreto?
Il nome Gabinetto Segreto deriva dalla particolare storia museale della raccolta.
Quando durante gli scavi borbonici di Pompei ed Ercolano iniziarono a emergere affreschi, sculture e oggetti con rappresentazioni erotiche, le autorità si trovarono di fronte a materiali difficili da conciliare con la morale dell’epoca.
Le opere vennero progressivamente separate dalle altre antichità e riunite in ambienti riservati.
Nel corso dell’Ottocento la raccolta fu indicata con denominazioni diverse, tra cui quelle riferite agli oggetti considerati “osceni” o riservati.
L’accesso non era libero: in diversi periodi fu consentito soltanto a determinate categorie di visitatori e sottoposto all’autorizzazione delle autorità.
Pompei e la scoperta della sessualità romana
Gli scavi di Pompei ed Ercolano cambiarono profondamente la conoscenza della società romana.
Le città sepolte dal Vesuvio avevano conservato non soltanto templi e monumenti, ma anche case, botteghe, terme, taverne, giardini e luoghi destinati alla prostituzione.
In questi ambienti comparivano con una certa frequenza immagini erotiche e simboli fallici.
Per gli archeologi e per la società europea del Settecento e dell’Ottocento fu una scoperta sorprendente, perché mostrava aspetti della vita quotidiana antica che difficilmente emergevano dalle tradizionali opere letterarie e monumentali.
Molti di questi reperti furono quindi trasferiti nel museo di Napoli e finirono progressivamente nella raccolta riservata.
Erotismo e mito nelle case pompeiane
Una parte della collezione comprende affreschi mitologici a soggetto erotico provenienti dalle abitazioni private di Pompei ed Ercolano.
Le immagini raffigurano divinità, eroi e personaggi della mitologia classica coinvolti in episodi amorosi.
Tra i soggetti rappresentati compaiono, ad esempio:
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Leda e il cigno;
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Pan ed Ermafrodito;
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satiri e menadi;
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scene di amori mitologici;
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rappresentazioni di Venere.
Questi dipinti appartenevano spesso agli ambienti decorativi delle case più ricche e devono essere interpretati nel contesto della cultura figurativa romana, non semplicemente come immagini destinate alla provocazione.
Il gruppo di Pan e la capra
Tra le opere più note del Gabinetto Segreto si trova il celebre gruppo scultoreo di Pan e la capra, proveniente dalla Villa dei Papiri di Ercolano.
La scultura raffigura il dio Pan in una scena esplicitamente sessuale con una capra.
L’opera è diventata uno dei simboli della collezione proprio perché evidenzia la grande distanza tra la sensibilità contemporanea e quella del mondo antico.
Pan era una divinità associata alla natura selvaggia, alla fertilità e all’istinto, e le rappresentazioni fortemente sessualizzate facevano parte della sua tradizionale iconografia.
Gli affreschi dei lupanari
Diverso è il contesto delle pitture provenienti dai lupanari, i luoghi destinati alla prostituzione.
In questi ambienti le immagini sono generalmente più dirette e realistiche rispetto alle raffinate scene mitologiche delle case aristocratiche.
Alcuni affreschi rappresentano esplicitamente rapporti sessuali.
La loro funzione precisa è ancora oggetto di interpretazione: potevano avere un carattere decorativo oppure essere collegate alle attività svolte negli ambienti nei quali erano collocate.
Il loro valore archeologico è comunque notevole perché contribuiscono alla conoscenza della vita sociale nelle città romane.
Il fallo nel mondo romano
Uno degli elementi che compare con maggiore frequenza nella collezione è il fallo.
Nella cultura romana il simbolo fallico non aveva necessariamente un significato osceno.
Era spesso considerato un potente segno apotropaico, cioè capace di allontanare il male, proteggere dal malocchio e favorire prosperità e fortuna.
Per questo poteva comparire:
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sulle facciate degli edifici;
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all’interno delle abitazioni;
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nelle botteghe;
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su amuleti;
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sulle lucerne;
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negli oggetti decorativi.
La frequenza di questi simboli a Pompei mostra quanto fosse diversa la percezione romana della sessualità rispetto a quella sviluppatasi nei secoli successivi.
“Hic habitat felicitas”
Uno dei reperti più conosciuti del Gabinetto Segreto è un rilievo fallico proveniente da un edificio di Pompei accompagnato dall’iscrizione:
Hic habitat felicitas
cioè “Qui abita la felicità”.
L’oggetto mostra chiaramente il legame tra il simbolo fallico e concetti positivi come fortuna, abbondanza e prosperità.
La presenza di immagini di questo tipo negli spazi lavorativi e commerciali dimostra che non si trattava necessariamente di rappresentazioni sessuali nel senso moderno del termine.
I tintinnabula
Particolarmente curiosi sono i tintinnabula, piccoli oggetti dotati di campanelli che venivano appesi nelle case, nei giardini o negli esercizi commerciali.
Molti presentano forme falliche o figure fantastiche fortemente caricaturali.
Il movimento provocato dal vento faceva suonare i piccoli campanelli.
Anche in questo caso la funzione era probabilmente apotropaica: rumore, immagini e simboli contribuivano idealmente a tenere lontane le influenze negative.
Tra gli esemplari conservati al MANN figura un curioso tintinnabulum proveniente da Ercolano con un gladiatore che combatte contro il proprio fallo trasformato in una pantera.
La Venere in bikini
Un’altra opera particolarmente conosciuta è la cosiddetta Venere in bikini, proveniente da Pompei.
La piccola statuetta rappresenta la dea Afrodite nell’atto di slacciarsi un sandalo.
L’abbigliamento, formato da sottili elementi dorati che ricordano sorprendentemente un moderno costume da bagno, ha dato origine alla denominazione popolare dell’opera.
In realtà si tratta di un raffinato oggetto legato all’iconografia di Venere e alla cultura figurativa dell’età romana.
Sessualità, fertilità e religione
Uno degli aspetti più importanti della visita consiste nel comprendere che la distinzione moderna tra religione, sessualità e superstizione non corrisponde necessariamente alla mentalità degli antichi.
Divinità come Venere, Priapo, Pan e Dioniso erano strettamente legate alla fertilità, alla natura, all’amore e alla sessualità.
Anche oggetti apparentemente provocatori potevano quindi possedere:
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significati religiosi;
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valore protettivo;
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funzione augurale;
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significati legati alla fertilità;
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funzione decorativa.
Il Gabinetto Segreto consente proprio di osservare questi reperti nel loro contesto storico e culturale.
Priapo e Pompei
Una delle figure più caratteristiche della cultura figurativa pompeiana è Priapo, divinità della fertilità tradizionalmente rappresentata con un fallo di dimensioni esagerate.
Una delle immagini più famose proviene dalla Casa dei Vettii di Pompei, dove Priapo viene raffigurato mentre pesa il proprio fallo su una bilancia contrapponendolo a una borsa piena di monete.
L’immagine unisce simbolicamente fertilità, ricchezza e prosperità.
Questo tipo di rappresentazione aiuta a comprendere perché molte immagini oggi interpretate immediatamente come erotiche avessero nel mondo romano significati più complessi.
La censura borbonica
Il destino dei reperti cambiò radicalmente quando furono trasferiti dalla società romana al mondo cristiano e borghese dell’Europa moderna.
Durante il periodo borbonico molti oggetti vennero ritenuti inadatti alla visione pubblica.
La collezione fu quindi separata dalle altre antichità e sottoposta a rigidi controlli.
Le modalità di accesso variarono nel tempo in relazione ai cambiamenti politici e culturali: periodi relativamente liberali furono seguiti da nuove restrizioni.
La storia del Gabinetto Segreto racconta quindi non soltanto la sessualità romana, ma anche il modo in cui le società moderne hanno interpretato e censurato l’antichità.
Dal Risorgimento alla nuova chiusura
Con i cambiamenti politici dell’Ottocento ci furono tentativi di rendere nuovamente accessibile la raccolta.
L’apertura del Gabinetto seguì però un percorso discontinuo.
Anche dopo l’Unità d’Italia continuarono a esistere limitazioni, soprattutto per donne e giovani visitatori.
Nel Novecento il problema della censura venne progressivamente ridimensionato, ma la sezione continuò a conoscere periodi di apertura e chiusura.
Nel 1971 venne proposta una liberalizzazione dell’accesso alla raccolta, mantenendo inizialmente limitazioni per i minorenni.
Poco dopo, tuttavia, il Gabinetto dovette nuovamente chiudere per lavori nell’ala del museo che lo ospitava.
La riapertura del 2000
La svolta definitiva arrivò nel 2000.
Il Gabinetto Segreto venne riaperto con un nuovo allestimento museografico progettato per superare l’antica concezione di una raccolta proibita.
I circa 250 reperti furono organizzati secondo criteri cronologici, culturali e funzionali.
L’obiettivo non era più mostrare una collezione di curiosità scandalose, ma spiegare i diversi significati della sessualità nel mondo antico.
La sezione è organizzata in più ambienti dedicati a differenti contesti.
Come è organizzata la collezione
Il percorso distingue i reperti anche in base alla loro provenienza e funzione.
Nelle prime aree sono presenti materiali non pompeiani e reperti di epoca precedente a quella romana.
Le sale successive affrontano invece diversi aspetti dell’erotismo nelle città vesuviane:
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pittura mitologica nelle case private;
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decorazione dei giardini;
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immagini provenienti dai lupanari;
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oggetti utilizzati nelle sale da banchetto;
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lucerne e tintinnabula;
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amuleti;
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simboli fallici presenti negli spazi pubblici e commerciali.
Questa organizzazione permette di ricollocare idealmente molti reperti negli ambienti nei quali erano utilizzati.
Una collezione fondamentale per capire Pompei
Per chi ha già visitato gli Scavi di Pompei, il Gabinetto Segreto è particolarmente interessante.
Negli scavi si possono infatti osservare ancora diversi simboli fallici, decorazioni erotiche e ambienti come il Lupanare.
Il museo permette però di vedere molti degli originali rimossi durante gli scavi borbonici e ottocenteschi e di interpretarli all’interno di un percorso specificamente dedicato al tema.
La visita mostra soprattutto quanto sarebbe fuorviante interpretare la società romana utilizzando esclusivamente i criteri morali contemporanei.
Il Gabinetto Segreto oggi
Oggi il Gabinetto Segreto si trova al primo piano del MANN, nell’area del percorso dedicato alle collezioni provenienti dalle città vesuviane.
La sezione fa parte del percorso museale, ma per motivi organizzativi e di sicurezza può essere soggetta a limitazioni o chiusure temporanee.
In particolare, nelle giornate a ingresso gratuito il MANN segnala attualmente la chiusura del Gabinetto Segreto per ragioni di sicurezza.
Chi considera questa sezione uno degli obiettivi principali della visita dovrebbe quindi verificarne l’apertura prima di recarsi al museo.
Per le informazioni aggiornate consulta:
Scoprire le altre collezioni del MANN
Il Gabinetto Segreto è soltanto una delle grandi raccolte del Museo Archeologico Nazionale.
Per una panoramica sulla storia del museo e sulle principali collezioni:
Museo Archeologico Nazionale di Napoli: storia e collezioni
Tra le sezioni particolarmente legate a Pompei consigliamo anche:
MANN: gli affreschi di Pompei ed Ercolano
Fonti e aggiornamento: Museo Archeologico Nazionale di Napoli – MANN. Informazioni storico-artistiche e stato della collezione verificati il 21 agosto 2026.