Il Tempio di Apollo, o più propriamente Santuario di Apollo, è uno dei luoghi di culto più antichi e importanti di Pompei. Sorge sul lato occidentale del Foro Civile, in una posizione strategica lungo il percorso che da Porta Marina conduceva verso il cuore pubblico della città.

La storia del santuario è molto più antica della Pompei romana che vediamo oggi. Le indagini archeologiche hanno documentato la presenza di un luogo di culto già nel VI secolo a.C., quando la città era profondamente inserita nel mondo culturale greco ed etrusco della Campania.

Tra il III e il II secolo a.C. il santuario più antico fu radicalmente trasformato e sostituito da un nuovo complesso monumentale. È soprattutto a questa fase ellenistica che risale l'impianto ancora riconoscibile: un tempio sopraelevato su podio, circondato da un grande portico e preceduto da un altare, all'interno di un'area sacra direttamente collegata al Foro.

Uno dei culti più antichi di Pompei

Apollo era una delle divinità più importanti del mondo greco. Dio della musica, della profezia, della luce, della medicina e dell'ordine, il suo culto si diffuse molto presto anche nelle città della Campania.

A Pompei la venerazione di Apollo risale alle prime fasi della vita urbana.

La presenza di un santuario dedicato al dio già in epoca arcaica testimonia i profondi rapporti che la città intratteneva con le comunità greche ed etrusche della regione e in particolare con l'area del Golfo di Napoli.

Il santuario appartiene quindi a una Pompei molto precedente alla conquista romana e rappresenta una delle testimonianze più importanti per comprendere le origini culturali della città.

Il santuario arcaico

Gli scavi in profondità hanno permesso di ricostruire una storia del luogo molto più complessa di quanto fosse possibile comprendere osservando soltanto le strutture visibili.

Tra i materiali rinvenuti figurano oggetti votivi, ceramiche e frammenti di decorazioni architettoniche in terracotta appartenenti a un tempio arcaico del VI secolo a.C.

Le ricerche più recenti hanno inoltre individuato sotto il portico occidentale una strada più antica, progressivamente ricoperta dalle successive trasformazioni del santuario.

Sono stati recuperati anche materiali ancora più antichi, compresa una fibula dell'età del Ferro, che indicano una frequentazione dell'area fin dalle prime fasi della storia di Pompei.

Il santuario che vediamo oggi nasconde quindi sotto di sé secoli di trasformazioni della città.

La grande trasformazione ellenistica

Tra il III e il II secolo a.C. l'area venne profondamente riorganizzata.

Il precedente edificio sacro fu sostituito da un nuovo tempio monumentale costruito sopra un alto podio e inserito all'interno di un'ampia corte.

Il nuovo complesso rifletteva la crescente prosperità di Pompei durante l'età sannitica e la volontà delle élite cittadine di dotare la città di edifici pubblici comparabili a quelli dei grandi centri del Mediterraneo ellenistico.

Il santuario fu progressivamente integrato nella monumentalizzazione del Foro, pur mantenendo un orientamento leggermente differente rispetto alla piazza. Questa differenza ricorda ancora oggi che il culto di Apollo precedeva la sistemazione monumentale del Foro romano.

Il tempio sul podio

Il vero edificio sacro occupava il settore occidentale della corte.

Era costruito su un podio elevato, raggiungibile mediante una scalinata frontale. La posizione sopraelevata separava simbolicamente lo spazio riservato alla divinità dall'area frequentata dai fedeli.

All'interno si trovava la cella, il vano più sacro del tempio, nel quale era custodita l'immagine della divinità.

Nel corso del II secolo a.C. la cella fu arricchita con una raffinata pavimentazione che combinava tessellato e opus sectile, utilizzando elementi disposti in modo da creare un motivo prospettico a cubi.

Sul pavimento è conservata anche un'iscrizione in lingua osca che ricorda il magistrato responsabile di uno degli interventi di ristrutturazione del santuario.

Il dettaglio è particolarmente importante perché documenta il ruolo delle istituzioni cittadine nella manutenzione e nell'abbellimento del luogo sacro.

La grande corte porticata

Il tempio era circondato da una vasta corte delimitata da un portico colonnato.

Questo spazio separava il santuario dal resto della città e allo stesso tempo offriva ai fedeli un'area nella quale muoversi durante le cerimonie e le feste religiose.

Il portico contribuiva anche a creare una scenografia monumentale: entrando nel santuario, il visitatore si trovava circondato dalle colonne mentre il tempio sopraelevato dominava la corte.

Sul lato orientale una serie di aperture metteva direttamente in comunicazione il complesso con il Foro Civile.

Religione e vita pubblica non erano quindi separate. Il Santuario di Apollo faceva pienamente parte del cuore politico e monumentale di Pompei.

L'altare

Davanti al tempio, nel centro della corte, si trova il grande altare destinato ai sacrifici.

Nella religione antica gran parte delle cerimonie non si svolgeva all'interno della cella, ma nello spazio aperto davanti al tempio.

Qui venivano offerte alla divinità vittime animali, incenso, vino e altri doni.

Il tempio custodiva l'immagine divina, mentre l'altare rappresentava il luogo nel quale avveniva concretamente il rapporto rituale tra la comunità e il dio.

La posizione centrale dell'altare mostra quindi quanto la corte fosse uno spazio attivo e frequentato durante le celebrazioni.

Apollo e Diana

Tra le opere più famose provenienti dal santuario vi sono le statue bronzee di Apollo e Diana, sua sorella gemella.

Apollo è raffigurato come un arciere, con il corpo in tensione nell'atto di utilizzare l'arco. Sul lato opposto della corte si trovava Diana, anch'essa associata all'arco e alla caccia.

Le sculture originali, capolavori di tradizione ellenistica, sono oggi conservate al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Nel santuario di Pompei sono esposte copie che permettono di comprendere la posizione delle statue all'interno dell'antico complesso.

La presenza congiunta di Apollo e Diana richiama lo stretto rapporto cultuale tra i due gemelli divini.

Le feste in onore di Apollo

Il santuario non era soltanto un luogo destinato alle preghiere individuali.

Apollo era celebrato attraverso feste pubbliche, i Ludi Apollinares, durante le quali potevano svolgersi cerimonie, rappresentazioni teatrali e altri spettacoli.

La documentazione del Parco collega alle celebrazioni del dio anche momenti di passaggio e iniziazione dei giovani e delle giovani della comunità, che riconoscevano in Apollo e Diana figure divine protettrici.

Durante queste occasioni il santuario diventava quindi uno dei grandi centri della vita collettiva pompeiana.

Religione, spettacolo e identità civica facevano parte dello stesso sistema di celebrazioni pubbliche.

Il santuario e il Foro

Uno degli aspetti più interessanti del Tempio di Apollo è il suo rapporto con il Foro Civile.

Il santuario esisteva prima della sistemazione monumentale della piazza e fu progressivamente inglobato nel nuovo centro pubblico.

Durante le trasformazioni tra III e II secolo a.C. furono costruite anche tabernae affacciate sul Foro, il cui muro posteriore contribuiva a separare lo spazio commerciale della piazza dall'area sacra.

Successivamente il santuario e il Foro vennero collegati in maniera più monumentale attraverso il portico e le aperture del lato orientale.

L'intera evoluzione dell'area permette quindi di seguire concretamente la trasformazione di Pompei da città arcaica e sannitica a grande centro urbano romanizzato.

Il terremoto del 62 d.C.

Come molti monumenti di Pompei, anche il Santuario di Apollo fu danneggiato dal grande terremoto del 62 d.C.

Negli anni successivi furono avviati interventi di riparazione e rinnovamento.

Alcune parti dell'edificio vennero restaurate e decorate secondo il gusto dell'epoca neroniana, ma i lavori non erano probabilmente ancora completamente terminati quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C.

Il santuario sepolto dall'eruzione conservava quindi contemporaneamente strutture molto antiche e interventi realizzati negli ultimi anni di vita della città.

Pochi edifici pompeiani permettono di osservare in maniera altrettanto evidente una continuità di culto durata per tanti secoli.

La riscoperta

Il Tempio di Apollo fu uno dei primi grandi monumenti del Foro a essere riportato alla luce.

Le principali campagne di scavo si svolsero nel 1816-1817, seguite da nuove indagini nel corso del Novecento e da importanti ricerche archeologiche moderne.

Gli scavi del XX e XXI secolo hanno modificato profondamente la conoscenza del santuario.

Le indagini sotto le strutture visibili hanno infatti permesso di riconoscere le fasi precedenti, ricostruire il santuario arcaico e comprendere meglio il rapporto tra il luogo di culto e la formazione del Foro.

Il Tempio di Apollo non è quindi soltanto un monumento da osservare in superficie: costituisce una vera sequenza archeologica della storia più antica di Pompei.

Un luogo fondamentale per comprendere le origini di Pompei

Visitando il Santuario di Apollo ci si trova davanti a un edificio profondamente diverso dai grandi monumenti costruiti dopo la conquista romana.

Le sue origini risalgono a un periodo nel quale Pompei era ancora inserita nel complesso sistema di rapporti tra popolazioni italiche, Greci ed Etruschi della Campania.

Per secoli il santuario continuò a essere trasformato senza perdere la propria funzione religiosa.

Intorno al tempio cambiarono la piazza, gli edifici pubblici, la lingua delle iscrizioni e il sistema politico della città, ma il culto di Apollo continuò a occupare lo stesso settore del centro urbano.

Per questa ragione il Tempio di Apollo VII-7, 32 è molto più di uno dei monumenti del Foro: è uno dei luoghi nei quali è possibile leggere quasi tutta la storia di Pompei, dalle sue origini arcaiche fino all'eruzione del 79 d.C.

Approfondimenti

Pompeiiinpictures Immagini dettagliate dell'edificio

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