
Le terme erano una componente fondamentale della vita quotidiana romana. A Pompei non erano semplicemente luoghi destinati alla pulizia del corpo, ma spazi nei quali si potevano incontrare amici e conoscenti, fare esercizio, rilassarsi e partecipare alla vita sociale della città.
Pompei conserva diversi complessi termali che permettono di seguire l'evoluzione della cultura del bagno per diversi secoli. Tra i più importanti figurano le Terme Stabiane, le Terme del Foro, le Terme Centrali e le Terme Suburbane. A questi grandi impianti si aggiungevano bagni privati all'interno di alcune abitazioni e proprietà particolarmente ricche.
Il percorso termale romano poteva comprendere diversi ambienti mantenuti a temperature differenti. L'apodyterium fungeva da spogliatoio; il frigidarium era destinato al bagno freddo; il tepidarium costituiva un ambiente riscaldato a temperatura moderata; il calidarium era invece la stanza più calda, generalmente dotata di una vasca per il bagno caldo.
Il riscaldamento era ottenuto attraverso forni che producevano aria calda. Questa circolava sotto pavimenti rialzati e, negli impianti più evoluti, anche all'interno di intercapedini nelle pareti. Il sistema, conosciuto come ipocausto, permetteva di riscaldare in maniera efficace gli ambienti e le vasche.
Non tutti gli stabilimenti avevano però la stessa organizzazione. Dimensioni, disposizione degli ambienti, presenza di palestra, piscina o giardino e separazione tra uomini e donne potevano variare considerevolmente.
Le Terme Stabiane VII 1,8, all'incrocio tra Via Stabiana e Via dell'Abbondanza, costituiscono uno dei complessi più importanti per comprendere la storia delle terme romane. La loro origine risale al II secolo a.C. e l'edificio attraversò numerose fasi di ampliamento e trasformazione.
Nella fase finale le Terme Stabiane occupavano circa 3.300 metri quadrati ed erano il più grande edificio termale pubblico ancora in uso a Pompei dopo il terremoto del 62 d.C.
Il complesso disponeva di sezioni separate per uomini e donne. Il settore maschile comprendeva una grande palestra, una piscina o natatio, apodyterium, frigidarium, tepidarium e calidarium. La sezione femminile era più piccola e comprendeva apodyterium, tepidarium e calidarium.
Le recenti ricerche archeologiche hanno aggiunto un elemento completamente nuovo alla storia dell'edificio. Durante campagne di scavo effettuate nel 2021 e 2023, sotto il cortile sono stati individuati due ambienti circolari precedentemente sconosciuti.
Gli archeologi li hanno identificati come laconica, cioè ambienti destinati al bagno di sudore, paragonabili per funzione a una sauna. Dopo lo studio entrambi sono stati nuovamente interrati e non sono quindi oggi visibili ai visitatori.
La scoperta è particolarmente importante perché dimostra che anche un monumento scavato già nell'Ottocento può ancora conservare strutture sconosciute capaci di modificare la ricostruzione della sua storia.
Le Terme del Foro VII-5 si trovavano invece immediatamente a nord del Foro Civile, alle spalle del Tempio di Giove. Furono costruite dopo la fondazione della colonia romana nell'80 a.C.
Il complesso comprendeva settori distinti per uomini e donne. La parte maschile, meglio conservata, presenta un apodyterium, un frigidarium, un tepidarium e un calidarium.
Il tepidarium conserva una delle decorazioni termali più caratteristiche della città. Le nicchie destinate agli abiti sono separate da figure in terracotta a forma di telamoni, mentre sulle volte rimangono elaborate decorazioni in stucco.
Nell'ambiente è conservato anche un grande braciere in bronzo, offerto da Marcus Nigidius Vaccula, che contribuiva al riscaldamento della stanza.
Le Terme del Foro furono danneggiate dal terremoto del 62 d.C. e successivamente restaurate. Al momento dell'eruzione del 79 alcuni lavori erano ancora in corso, soprattutto nella sezione femminile.
Le Terme Centrali, situate nella Regio IX, appartengono a una fase molto più recente della storia della città. Costituivano il progetto termale pubblico più monumentale di Pompei, ma erano ancora in costruzione nel 79 d.C.
La loro architettura rifletteva nuovi modelli diffusi in età imperiale. Gli ambienti erano più grandi, luminosi e monumentali rispetto a quelli degli stabilimenti più antichi.
A differenza delle Terme Stabiane e delle Terme del Foro, il progetto non prevedeva due settori completamente separati per uomini e donne. È stato quindi ipotizzato che categorie differenti di frequentatori potessero utilizzare gli stessi ambienti in momenti diversi, anche se non possiamo conoscere con certezza quale organizzazione sarebbe stata adottata una volta completato l'edificio.
Proprio perché il cantiere fu interrotto dall'eruzione, le Terme Centrali rappresentano una testimonianza particolarmente interessante dei metodi di costruzione romani. Pareti, spazi di servizio e superfici non terminate permettono di osservare un grande edificio pubblico mentre era ancora in fase di realizzazione.
Le Terme Suburbane sorgevano invece immediatamente all'esterno di Porta Marina, contro il lato occidentale delle mura cittadine.
A differenza dei principali stabilimenti pubblici interni alla città, questo complesso era di proprietà privata e si distingueva per il carattere particolarmente lussuoso degli ambienti.
Le terme comprendevano ambienti riscaldati, una vasca fredda alimentata da una cascata decorativa e una grande piscina calda. L'apodyterium è celebre per una serie di piccoli dipinti erotici collocati sopra compartimenti numerati.
La loro funzione precisa continua a essere discussa. Non è prudente utilizzare automaticamente queste immagini come prova di una singola specifica attività svolta nell'edificio: il rapporto tra decorazione, numerazione e funzione degli ambienti rimane oggetto di interpretazione.
Le Terme Suburbane mostrano comunque che la cultura del bagno non apparteneva esclusivamente ai grandi stabilimenti municipali. Impianti termali potevano essere inseriti anche in strutture private o semiprivate e nelle proprietà delle famiglie più facoltose.
Una conferma straordinaria è arrivata recentemente dagli scavi della Regio IX, Insula 10. Nel 2025, l'E-Journal degli Scavi di Pompei ha pubblicato lo studio di un grande complesso termale privato collegato a una monumentale sala per banchetti, il cosiddetto Salone Nero.
Il settore appartiene al grande complesso residenziale nel quale si inserisce anche la Casa del Tiaso IX-10,3, una delle aree che negli ultimi anni hanno restituito alcune delle scoperte più importanti della Regio IX.
Le dimensioni delle terme e le panchine conservate hanno portato gli archeologi a ipotizzare una capacità di circa trenta persone. Non si trattava quindi di un piccolo bagno destinato esclusivamente alle necessità quotidiane di una famiglia.
L'impianto era strettamente collegato alla grande sala per banchetti. Questo rapporto tra bagno e convivio permette di comprendere meglio la funzione sociale delle grandi case pompeiane.
Nel mondo dell'élite romana, una casa non era infatti semplicemente uno spazio privato nel senso moderno. Poteva essere utilizzata per ricevere clienti, amici e alleati politici, concludere affari e organizzare banchetti attraverso i quali il proprietario manifestava la propria ricchezza e il proprio prestigio.
Il nuovo complesso della Regio IX mostra quindi come un bagno termale potesse diventare parte di un vero percorso di rappresentanza, nel quale la cura del corpo precedeva o accompagnava il banchetto.
Le terme erano inoltre strettamente collegate alla disponibilità di acqua. In età romana Pompei disponeva di una rete di distribuzione alimentata dall'acquedotto, con torri idrauliche, fontane pubbliche, abitazioni private e grandi complessi termali collegati attraverso tubature.
Il funzionamento degli stabilimenti richiedeva però anche grandi quantità di combustibile e personale incaricato dei forni, della pulizia e della gestione degli ambienti. Dietro l'esperienza rilassante dei frequentatori esisteva quindi un complesso sistema di lavoro e manutenzione.
Il bagno faceva parte di una più ampia cultura della cura del corpo. Oli e unguenti potevano essere utilizzati sulla pelle e rimossi insieme allo sporco mediante lo strigile, uno strumento ricurvo ben documentato nel mondo romano.
Gli stabilimenti più grandi potevano comprendere anche aree destinate all'esercizio fisico e spazi aperti, ma non è corretto attribuire automaticamente a tutte le terme pompeiane strutture come biblioteche, sale di lettura o servizi specifici semplicemente perché conosciuti nei grandi complessi termali imperiali di Roma.
Anche la frequentazione deve essere descritta con cautela. Le terme pubbliche erano utilizzate da persone appartenenti a diversi gruppi sociali e da uomini e donne, ma spesso attraverso settori distinti o modalità di accesso differenti. Non è quindi necessario immaginare tutti i frequentatori riuniti contemporaneamente negli stessi ambienti.
I diversi complessi conservati a Pompei documentano bene l'evoluzione della cultura termale. Le Terme Stabiane mostrano la lunga trasformazione di uno stabilimento nato in età preromana; le Terme del Foro testimoniano la nuova organizzazione della colonia romana; le Terme Centrali rappresentano un ambizioso progetto imperiale rimasto incompiuto; le Terme Suburbane mostrano il lusso di un impianto privato.
La recente scoperta del complesso della Regio IX aggiunge infine una prospettiva completamente nuova, mostrando quanto il bagno potesse essere integrato con il banchetto e con le strategie di rappresentazione sociale delle famiglie più importanti.
Le terme di Pompei non erano quindi soltanto luoghi nei quali lavarsi. Erano spazi legati a igiene, esercizio, socialità, prestigio e relazioni personali, e costituiscono oggi una delle testimonianze più complete dell'evoluzione della cultura del bagno nel mondo romano.
Per localizzare i principali complessi citati nell'articolo è possibile utilizzare anche la mappa interattiva Edifici e luoghi di Pompei.
Fonti e bibliografia essenziale
Giglio M., Müller A., Robinson M., Trümper M., 2024, Public Saunas in the Stabian Baths – A privilege of men, E-Journal degli Scavi di Pompei.
Onesti A., Alesse L., Amoretti V., Esposito D., Iovino G., Marchello A., Martinelli R., Pippo G., Russo A., Scarpati G., Sparice D., Spiezia P., Trapani A., Zuchtriegel G., 2025, La casa come palcoscenico. Il complesso termale e conviviale recentemente scoperto nell'insula IX-10 a Pompei, E-Journal degli Scavi di Pompei, 1.
Eschebach H., 1979, Die Stabianer Thermen in Pompeji, Denkmäler Antiker Architektur 13, Berlin.
Eschebach L., 1991, Die Forumsthermen in Pompeji, Regio VII, Insula 5, Antike Welt, 22, 4.
Koloski-Ostrow A., 1990, The Sarno Bath Complex, S.A.P., 4.
Parco Archeologico di Pompei, Guida agli scavi, schede delle Terme Stabiane, Terme del Foro, Terme Centrali e Terme Suburbane.