
Il teatro occupava un posto importante nella vita pubblica di Pompei. Gli spettacoli univano intrattenimento, musica, letteratura e rappresentazione sociale, mentre gli edifici teatrali costituivano uno dei principali complessi monumentali della città. Pompei conserva due teatri principali: il Teatro Grande e il Teatro Piccolo, o Odeion, situati nei pressi del Foro Triangolare, del Tempio di Iside e della Palestra Sannitica.
Il Teatro Grande fu costruito intorno alla metà del II secolo a.C., sfruttando il pendio naturale per sostenere la cavea, cioè l'area destinata agli spettatori. La struttura conserva elementi che riflettono la forte influenza della tradizione teatrale greca sulla Pompei preromana, anche se l'edificio fu profondamente trasformato dopo la fondazione della colonia romana.
In età augustea il teatro fu oggetto di importanti lavori di rinnovamento. Un'iscrizione ricorda interventi legati all'architetto Marcus Artorius Primus, mentre personaggi della famiglia degli Holconii contribuirono all'ampliamento e alla monumentalizzazione dell'edificio. Un'iscrizione in bronzo ricordava inoltre il posto d'onore riservato a Marcus Holconius Rufus, uno dei personaggi più importanti della Pompei augustea.
La cavea era organizzata in diversi settori e la disposizione degli spettatori rifletteva anche la struttura gerarchica della società romana. I posti più vicini all'orchestra erano destinati ai personaggi di maggiore rango, mentre gli altri settori accoglievano il resto del pubblico secondo criteri di status e posizione sociale.
Il Teatro Grande ospitava spettacoli appartenenti alla tradizione teatrale greca e romana, tra cui commedie e tragedie. Il palcoscenico e l'edificio scenico costituivano il fondale monumentale delle rappresentazioni, mentre la cavea poteva essere protetta dal sole mediante un velarium, una grande copertura in tessuto.
Alle spalle del Teatro Grande si trovava il Quadriportico dei Teatri, circondato da colonne doriche in tufo grigio di Nocera. Prima del terremoto del 62 d.C. costituiva uno spazio nel quale gli spettatori potevano passeggiare e incontrarsi; successivamente parte del complesso fu adattata per ospitare gladiatori.
Il Teatro Piccolo, generalmente chiamato Odeion, fu costruito nei primi anni della colonia romana, intorno al 79-80 a.C. Un'iscrizione ne attribuisce la realizzazione ai magistrati Marcus Porcius e Caius Quinctius Valgus, gli stessi personaggi legati alla costruzione dell'Anfiteatro.
I Romani definivano l'edificio theatrum tectum, cioè teatro coperto. La copertura permanente migliorava l'acustica e rendeva lo spazio particolarmente adatto alle esibizioni nelle quali voce e musica avevano un ruolo importante.
Secondo la guida ufficiale del Parco Archeologico, l'Odeion era destinato soprattutto al mimo, uno dei generi più popolari dell'epoca, e poteva essere utilizzato anche per esibizioni musicali e canore. L'interno era riccamente decorato con marmi policromi, mentre grandi figure maschili in tufo, i telamoni, contribuivano alla decorazione architettonica delle gradinate.
L'intonaco delle murature conserva numerosi graffiti lasciati dagli spettatori, alcuni dei quali ricordano persone provenienti anche da regioni lontane. Queste iscrizioni costituiscono una fonte eccezionale perché permettono di osservare il teatro non soltanto come monumento, ma come luogo realmente frequentato.
Le ricerche più recenti hanno notevolmente ampliato questa documentazione. Il progetto multidisciplinare “Bruits de couloir”, basato sulle campagne di studio del 2022 e 2025, ha individuato 79 graffiti precedentemente inediti, che si aggiungono a un corpus di circa 200 iscrizioni già conosciute nel corridoio teatrale.
Il progetto utilizza epigrafia, archeologia, filologia, fotogrammetria e tecniche digitali come la Reflectance Transformation Imaging (RTI) per analizzare non soltanto i singoli testi, ma anche la loro posizione sulle pareti e le relazioni tra un graffito e l'altro.
Le iscrizioni mostrano infatti veri e propri gruppi tematici e spaziali, interventi successivi e forme di interazione tra diverse persone. Tra i nuovi esempi documentati figurano una dichiarazione amorosa frammentaria e un'immagine collegata al combattimento gladiatorio.
Gli spettacoli teatrali romani comprendevano generi molto diversi. La tragedia derivava dalla tradizione greca e trattava soprattutto temi mitologici ed eroici, mentre la commedia adattava modelli greci al pubblico romano e poteva rappresentare situazioni della vita quotidiana.
Un genere particolarmente legato alla Campania era la fabula Atellana, una forma di farsa tradizionalmente associata alla città osca di Atella. Era caratterizzata da situazioni comiche e da personaggi ricorrenti, anche se non possiamo ricostruire con precisione come ogni singola rappresentazione venisse messa in scena nella Pompei del I secolo d.C.
Il mimo ebbe grande successo in età romana. Poteva combinare dialogo, comicità, musica, danza e situazioni legate alla vita quotidiana. A differenza di altre forme teatrali, potevano parteciparvi anche donne come interpreti.
La musica costituiva una componente essenziale degli spettacoli. Strumenti a fiato come le tibiae, insieme al canto e all'accompagnamento ritmico, potevano sostenere le rappresentazioni teatrali e le esibizioni musicali. La struttura coperta dell'Odeion dimostra quanto fosse importante l'acustica.
Le maschere erano strettamente legate alla tradizione della tragedia e della commedia. Costume, gestualità, movimento, voce e musica contribuivano a creare uno spettacolo fortemente codificato, molto diverso dalla recitazione naturalistica moderna.
Gli attori potevano raggiungere una notevole popolarità, anche se la loro posizione sociale e giuridica nel mondo romano era complessa. Molti erano professionisti itineranti e potevano spostarsi da una città all'altra seguendo i circuiti degli spettacoli.
L'organizzazione delle rappresentazioni era strettamente collegata alla vita politica e alla munificenza civica. Magistrati e cittadini facoltosi potevano finanziare edifici, feste e spettacoli per accrescere il proprio prestigio e manifestare generosità nei confronti della comunità.
Non è però corretto ridurre questo sistema alla regola secondo cui tutte le spese erano necessariamente sostenute dagli edili. L'organizzazione e il finanziamento degli spettacoli potevano coinvolgere magistrati, benefattori privati e personaggi dell'élite locale in forme diverse.
Allo stesso modo, non disponiamo di elementi sufficienti per affermare semplicemente che l'ingresso fosse sempre gratuito per tutti i cittadini. Le modalità di accesso e l'assegnazione dei posti dipendevano dal tipo di spettacolo, dall'organizzazione dell'evento e dalla posizione sociale degli spettatori.
I teatri costituivano quindi molto più che semplici luoghi di intrattenimento. Il Teatro Grande, l'Odeion, il Quadriportico e gli edifici religiosi circostanti formavano uno dei principali poli della vita pubblica pompeiana, dove spettacolo, politica, religione e socialità si incontravano.
I graffiti recentemente studiati aggiungono una dimensione particolarmente viva a questo quadro. Accanto alle architetture monumentali e alle iscrizioni ufficiali sopravvivono centinaia di testi e disegni informali lasciati dalle persone che frequentavano questi luoghi.
Grazie a queste testimonianze possiamo comprendere non soltanto ciò che gli abitanti di Pompei vedevano sul palcoscenico, ma anche come vivevano e utilizzavano gli spazi teatrali, lasciando sulle pareti nomi, pensieri, immagini e tracce delle proprie relazioni sociali fino all'eruzione del 79 d.C.
Fonti e bibliografia essenziale
Autin L., Le Guennec M.-A., Letellier-Taillefer É., 2026, “Bruits de couloir”: Shedding New Light on Ancient Graffiti, E-Journal degli Scavi di Pompei, 2026.01.
Bieber M., 1961, The History of Greek and Roman Theater.
Maiuri A., 1951, Saggi nella cavea del Teatro Grande, in Notizie degli Scavi di Antichità, pp. 126 ss.
Neppi Modona A., 1961, Gli edifici teatrali greci e romani. Teatri, odei, anfiteatri, circhi.
Parco Archeologico di Pompei, Guida agli scavi, schede del Teatro Grande, Teatro Piccolo - Odeion e Quadriportico dei Teatri.