Strumenti usati per la medicina e la chirurgia a Pompei
Attrezzi chirurgici e medici ritrovati a Pompei, attualmente esposti all' Antiquarium di Boscoreale.

La medicina nella Pompei del I secolo d.C. apparteneva a un mondo nel quale esperienza pratica, conoscenze mediche di origine greca, rimedi tradizionali, religione e credenze protettive potevano convivere. La città ha restituito un numero eccezionale di strumenti e oggetti collegati alla cura del corpo, ma questi reperti devono essere interpretati con cautela: Pompei non possedeva un sistema sanitario paragonabile a quello moderno e il ritrovamento di strumenti medici in un edificio non consente automaticamente di identificarlo come clinica, farmacia o presidio sanitario.

La medicina romana era stata profondamente influenzata dalla tradizione greca. Medici e autori del mondo romano conoscevano teorie relative al funzionamento del corpo, alla dieta, ai farmaci e alla chirurgia, mentre pratiche religiose e amuleti continuarono a essere utilizzati contro malattie e pericoli. Le diverse forme di cura non erano necessariamente considerate in contraddizione tra loro.

Una delle fonti antiche più importanti è Aulo Cornelio Celso, autore del De Medicina. Celso non deve però essere presentato semplicemente come un medico pompeiano: fu un autore enciclopedico romano e la sua opera conserva preziose informazioni sulla medicina, la farmacologia e la chirurgia del suo tempo. I suoi scritti sono utili per comprendere il contesto generale nel quale operavano anche i medici dell’area vesuviana.

A Pompei, la testimonianza archeologica più celebre è la Casa del Chirurgo, lungo Via Consolare. L’abitazione, considerata tra le più antiche della città, deve il suo nome al ritrovamento di oltre quaranta strumenti chirurgici, tra cui sonde e bisturi. Documentazione recente del Parco menziona inoltre forcipi ginecologici e cateteri. La quantità e la varietà degli strumenti indicano chiaramente un collegamento con la pratica medica, ma non consentono di ricostruire con certezza la funzione di ogni ambiente né di definire l’intera abitazione come una clinica nel senso moderno.

Un altro importante complesso di strumenti fu rinvenuto nel 1936 nei pressi dell’Anfiteatro. Sotto i resti di una vittima furono identificati i resti di una cassetta in legno contenente numerosi strumenti chirurgici e una coticula, una piccola tavoletta di pietra utilizzata per triturare o mescolare sostanze. In questo caso gli oggetti costituivano un vero e proprio corredo portatile, trasportato da un individuo durante l’eruzione.

La coticula è particolarmente interessante perché compare sia in contesti medici sia cosmetici. Presa isolatamente non consente quindi di identificare con sicurezza un medico; quando però è associata a bisturi, sonde, pinzette o altri strumenti specialistici, la sua interpretazione in senso medico diventa molto più convincente.

Una scoperta eccezionale è emersa recentemente dal riesame dei calchi dell’Orto dei Fuggiaschi. Durante il restauro del calco n. 46 è stato individuato un piccolo contenitore realizzato anche con materiali organici, insieme a una borsa di tessuto contenente monete. All’interno della cassetta erano presenti una coticula e diversi piccoli oggetti metallici inglobati nel gesso.

Nel 2026, analisi radiografiche e tomografiche condotte per il Parco Archeologico di Pompei hanno permesso di osservare il contenuto senza danneggiarlo. Gli esami hanno rivelato ulteriori piccoli strumenti metallici nascosti nel gesso e dettagli della struttura della cassetta.

Il confronto con altri corredi medici romani è significativo. Coticulae analoghe compaiono frequentemente in associazione con bisturi, pinzette, aghi e sonde, e il corredo rinvenuto nei pressi dell’Anfiteatro nel 1936 costituisce un confronto particolarmente importante all’interno della stessa Pompei.

Per questo motivo gli autori dello studio pubblicato nell’E-Journal degli Scavi di Pompei ritengono fortemente plausibile che l’uomo dell’Orto dei Fuggiaschi fosse legato alla pratica medica. L’identificazione resta comunque basata sul corredo rinvenuto con lui: non conosciamo il suo nome né possiamo stabilire con precisione quale fosse la sua specializzazione.

La scoperta è particolarmente importante perché gli strumenti medici vengono spesso ritrovati all’interno di edifici, separati dalle persone che li utilizzavano. Nell’Orto dei Fuggiaschi, invece, gli oggetti sono rimasti associati a un individuo che cercò di fuggire durante l’eruzione, offrendo una testimonianza eccezionalmente diretta.

Un corredo medico comparabile è noto anche a Ercolano, dove una tavoletta in pietra era associata ad altri strumenti chirurgici. Questi confronti dimostrano che esistevano piccoli set portatili utilizzati da persone impegnate nella pratica medica e non necessariamente conservati in ambienti professionali fissi.

Gli strumenti rinvenuti a Pompei testimoniano un notevole grado di specializzazione tecnica. Bisturi, sonde, pinzette, aghi e altri strumenti potevano essere impiegati per tagliare, esplorare ferite, afferrare tessuti o effettuare altre operazioni. Alcune forme sono facilmente riconoscibili anche oggi, mentre la funzione precisa di altri strumenti rimane oggetto di discussione.

È però importante non trasformare queste evidenze in prove di procedure specifiche. Il fatto che la medicina romana conoscesse interventi complessi non significa che ogni operazione descritta da Celso o da altri autori sia stata sicuramente praticata a Pompei. Gli strumenti dimostrano l’esistenza di attività chirurgiche specializzate, ma non consentono da soli di attribuire alla città tutte le tecniche note dalle fonti letterarie.

La stessa prudenza è necessaria per la farmacologia. Gli autori antichi descrivono l’impiego di piante, minerali e sostanze di origine animale, ma l’identificazione dei rimedi realmente utilizzati a Pompei richiede analisi dei residui o contesti archeologici ben documentati. Vasi, mortai, palette e contenitori potevano servire alla preparazione di sostanze medicinali, cosmetiche o a entrambe.

La distinzione tra medicina e cosmesi era infatti meno netta di quanto possa apparire oggi. Alcuni strumenti e sostanze potevano avere più funzioni, motivo per cui l’interpretazione deve sempre basarsi sul contesto del ritrovamento.

La cura della salute comprendeva anche pratiche religiose e protettive. Amuleti e simboli apotropaici sono ben documentati a Pompei e testimoniano una società nella quale il ricorso al medico poteva convivere con la ricerca della protezione divina o con l’uso di oggetti considerati capaci di allontanare la malattia e il malocchio.

Non è quindi corretto descrivere questa realtà semplicemente come uno scontro tra “scienza” e “superstizione”. Un abitante di Pompei poteva utilizzare una preparazione medicinale, consultare una persona esperta e contemporaneamente portare un amuleto o compiere un rito religioso.

Non esistono invece prove sicure che Pompei possedesse una rete di ospedali pubblici, presidi sanitari o farmacie paragonabili alle strutture moderne. In passato alcuni edifici sono stati interpretati come cliniche, ambulatori o officine farmaceutiche sulla base degli oggetti rinvenuti, ma molte di queste identificazioni devono essere considerate ipotesi.

La presenza di strumenti chirurgici in una casa può indicare che un medico vi abitasse o vi lavorasse, ma le attività professionali nel mondo romano potevano svolgersi all’interno di spazi domestici e commerciali. Abitazione, lavoro e attività economica potevano quindi convivere nello stesso edificio.

Le testimonianze archeologiche dimostrano comunque che a Pompei operavano persone dotate di conoscenze mediche specialistiche. La Casa del Chirurgo, i corredi portatili, gli strumenti rinvenuti in diversi contesti e il nuovo caso dell’Orto dei Fuggiaschi documentano una cultura materiale della medicina molto articolata.

La scoperta del 2026 è importante anche dal punto di vista metodologico. L’Orto dei Fuggiaschi fu scavato nel 1961, mentre la piccola cassetta associata al calco n. 46 era già stata isolata durante precedenti lavori di restauro. Solo le moderne tecniche diagnostiche hanno permesso di osservare gli oggetti nascosti all’interno del gesso e di rafforzare l’interpretazione del corredo come kit medico.

La medicina a Pompei deve quindi essere ricostruita combinando contesto archeologico, strumenti, fonti antiche e analisi scientifiche, senza proiettare sulla città categorie moderne. Le evidenze mostrano l’esistenza di pratiche mediche e chirurgiche specializzate, ma anche una società nella quale rimedi domestici, religione e protezione simbolica facevano parte dello stesso universo culturale.

Gli oggetti medici conservati dall’eruzione del 79 d.C. sono tra le testimonianze più intime della vita quotidiana pompeiana. Dagli strumenti della Casa del Chirurgo al piccolo corredo portato con sé dall’uomo dell’Orto dei Fuggiaschi, permettono di osservare non soltanto il livello tecnico della medicina romana, ma anche le persone che la praticavano.

La Medicina a Pompei: Tra Scienza e Superstizione

Fonti e bibliografia essenziale

Zuchtriegel G., Russo A., Amoretti V., Empireo L., Cirillo F., 2026, Un medico nell’Orto dei Fuggiaschi a Pompei. Esami radiografici e ricostruzione archeologica, E-Journal degli Scavi di Pompei, 2026.04.

Capasso L., La medicina nell’antichità, in “Archeo”, Dossier n. 13.

Capasso L., I Romani in farmacia, in “Archeo”, Dossier n. 57, Novara, 1989.

Della Corte M., 1953, Case ed abitanti di Pompei, Napoli.

Ars medica. La medicina nell’antica Roma, mostra realizzata nell’ambito di Milanomedicina ’91, Milano, 1991.

Tergolina U., Gislanzoni, Brasco, 1939, Civiltà romana: La farmacia, in “Mostra della Romanità”, Roma.

Vulpes B., 1846, Gli strumenti chirurgici in Ercolano e Pompei, vol. XIV, fasc. I, Napoli.

Parco Archeologico di Pompei, Guida agli scavi, scheda della Casa del Chirurgo.

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