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La Casa del Centenario IX-8, 6 è una delle più grandi e complesse residenze private di Pompei. Situata lungo Via di Nola, occupa una parte considerevole dell'Insula 8 della Regio IX e presenta una struttura articolata intorno a due atri, un grande peristilio, ambienti di rappresentanza, un settore termale privato, spazi di servizio e giardini con giochi d'acqua.

Il nome è moderno e deriva dalla sua scoperta nel 1879, quando ricorreva il diciottesimo centenario dell'eruzione del 79 d.C. Per lungo tempo la casa è stata descritta come una grande domus costruita nel II secolo a.C. e successivamente ristrutturata, ma le ricerche condotte nell'ambito del progetto Vesuviana hanno restituito una storia molto più complessa: in questo settore dell'insula esistevano almeno tre unità abitative già tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C., progressivamente trasformate e riunite fino alla formazione della grande residenza monumentale di età augustea.

Una casa nata dall'unione di più abitazioni

La Casa del Centenario non fu dunque costruita secondo un unico progetto. La sua pianta irregolare conserva le tracce di diversi edifici preesistenti che, nel corso dei secoli, furono ampliati, modificati e progressivamente integrati in una sola proprietà. Questo processo spiega la presenza di due atri e di settori con caratteristiche architettoniche differenti.

La fase decisiva appartiene all'età augustea, quando si formò la grande domus con doppio atrio e vasto peristilio. In questo periodo la proprietà raggiunse un livello monumentale paragonabile a quello delle principali residenze aristocratiche della città. Le trasformazioni continuarono però anche durante il I secolo d.C. e, dopo il terremoto del 62 d.C., la funzione di alcuni settori cambiò profondamente.

I due atri

La presenza di due atri è uno degli elementi che rivelano più chiaramente la formazione progressiva dell'edificio. Il nucleo principale conservava la tradizionale organizzazione della domus romana, con ingresso, atrio, ambienti laterali e tablino, mentre un secondo settore possedeva un proprio atrio e una distribuzione autonoma degli spazi.

La moltiplicazione degli ambienti consentiva di separare funzioni differenti all'interno della stessa proprietà. Una grande famiglia poteva disporre di zone destinate alla rappresentanza, alla vita privata, al servizio e alle attività economiche senza concentrare tutto intorno a un unico centro domestico.

Il peristilio

Il grande peristilio costituiva il principale fulcro monumentale della casa. Il giardino era circondato da portici e metteva in comunicazione triclini, sale di soggiorno e altri ambienti destinati alla parte più prestigiosa della vita domestica. Acqua, vegetazione e decorazioni contribuivano a creare uno spazio dedicato all'otium e alla ricezione degli ospiti.

Al centro e lungo il peristilio erano presenti una vasca e sistemi di fontane, mentre sul fondo venne realizzato un ninfeo. L'insieme doveva essere molto più scenografico rispetto all'aspetto attuale: colonne, piante, acqua in movimento e pareti dipinte formavano un unico paesaggio domestico progettato per impressionare chi veniva ammesso nella parte più riservata della residenza.

Il ninfeo

Il ninfeo appartiene alle trasformazioni più tarde del complesso. Era concepito come una struttura monumentale nella quale l'acqua scorreva attraverso elementi architettonici e decorativi prima di raccogliersi nella vasca sottostante. La decorazione comprendeva motivi legati al mondo acquatico, mentre sulle pareti circostanti comparivano scene naturalistiche.

Fontane e ninfei erano molto apprezzati nelle grandi case pompeiane del I secolo d.C., soprattutto dopo che l'acquedotto aveva consentito alle proprietà più ricche di disporre di una quantità d'acqua superiore a quella garantita dalle sole cisterne. Nella Casa del Centenario l'acqua non aveva quindi soltanto una funzione pratica, ma partecipava direttamente alla rappresentazione del lusso domestico.

Le terme private

La residenza disponeva anche di un vero quartiere termale privato, privilegio riservato alle famiglie che possedevano risorse sufficienti per mantenere impianti di riscaldamento e approvvigionamento idrico all'interno della propria casa. Il settore comprendeva gli ambienti caratteristici del percorso termale romano: apodyterium, frigidarium, tepidarium e calidarium.

Nel frigidarium era presente una vasca per il bagno freddo, mentre tepidarium e calidarium consentivano di passare progressivamente agli ambienti riscaldati. L'organizzazione riprendeva quindi, in scala domestica, il modello delle grandi terme pubbliche cittadine. Disporre di un impianto di questo livello all'interno della propria residenza rappresentava un segno evidente della posizione economica dei proprietari.

Una casa riccamente decorata

Le numerose fasi edilizie sono accompagnate da altrettante trasformazioni delle decorazioni. Pavimenti musivi, pitture e rivestimenti appartenevano a momenti differenti della lunga vita della casa e documentavano il continuo aggiornamento degli ambienti secondo il gusto dei proprietari.

Le ricerche hanno riconosciuto anche pitture appartenenti alla fase di passaggio tra III e IV Stile, confermando che la casa continuò a essere riccamente decorata negli ultimi decenni prima dell'eruzione. Non tutti gli affreschi sono però ancora leggibili sul posto: una parte delle pitture venne staccata dopo la scoperta e trasferita al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, mentre altre superfici hanno subito il deterioramento provocato dall'esposizione dopo lo scavo.

Bacco e il Vesuvio

Dalla Casa del Centenario proviene una delle immagini più importanti per la conoscenza del paesaggio vesuviano antico: il celebre affresco generalmente conosciuto come Bacco e il Vesuvio, oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

La pittura raffigura Dioniso-Bacco accanto a un grande monte coperto di vegetazione e filari di vite, tradizionalmente identificato con il Vesuvio prima dell'eruzione del 79 d.C.. Il profilo è molto diverso da quello attuale, perché l'eruzione pliniana modificò profondamente la sommità del vulcano.

L'immagine è particolarmente significativa anche per il rapporto tra Dioniso e il territorio vesuviano. Il dio era strettamente legato alla vite e al vino e le pendici del Vesuvio erano intensamente coltivate già nell'antichità. La pittura unisce quindi paesaggio reale, fertilità agricola e immaginario religioso.

Il Vesuvio prima dell'eruzione

L'affresco non deve essere interpretato come una moderna veduta topografica eseguita con criteri scientifici, ma rimane una testimonianza eccezionale del modo in cui gli abitanti dell'area rappresentavano il proprio paesaggio prima della catastrofe.

Il Parco Archeologico utilizza proprio questa immagine per mostrare il profilo del complesso Somma-Vesuvio precedente all'eruzione del 79 d.C.. Il monte appare coperto di vegetazione, coerentemente con le testimonianze letterarie e archeologiche che descrivono un territorio intensamente coltivato.

L'immagine ricorda quindi che per gli abitanti di Pompei il Vesuvio faceva parte anzitutto di un paesaggio agricolo fertile: vigneti, ville e proprietà produttive occupavano le sue pendici molti secoli prima che il vulcano diventasse universalmente associato alla distruzione della città.

Dioniso e la cultura del vino

Il collegamento con Dioniso era particolarmente adatto alla società pompeiana. Il vino rappresentava una delle produzioni più importanti del territorio vesuviano e veniva commercializzato anche a grande distanza dalla Campania. Anfore provenienti dall'area pompeiana sono state ritrovate in numerose regioni del Mediterraneo occidentale.

Nelle grandi residenze il vino possedeva contemporaneamente un valore economico, sociale e religioso. Era prodotto agricolo, merce commerciale e protagonista del banchetto; allo stesso tempo Dioniso ne rappresentava la dimensione divina. Per questo il dio compare molto frequentemente nelle pitture, nei mosaici e nelle sculture delle case pompeiane.

Le decorazioni erotiche

Un ambiente appartato della Casa del Centenario conservava anche pitture di soggetto erotico. La presenza di queste immagini ha dato origine nel tempo a interpretazioni molto differenti sulla funzione della stanza, alcune delle quali hanno immaginato un utilizzo specificamente sessuale dell'ambiente.

È però preferibile mantenere prudenza. Le rappresentazioni erotiche erano diffuse nell'arte romana e potevano comparire in contesti domestici diversi; la sola presenza delle pitture non consente di ricostruire con certezza le attività che si svolgevano nella stanza. Il dato archeologico sicuro è quindi l'esistenza di un piccolo ambiente decorato con scene erotiche, mentre interpretazioni più precise devono rimanere ipotetiche.

Gli spazi di servizio

Accanto agli ambienti di rappresentanza esisteva un articolato settore di servizio, con cucina, latrina, locali di lavoro e spazi organizzati intorno a un ulteriore atrio. Una parte di questa zona disponeva di accessi indipendenti rispetto al percorso principale della residenza.

La distinzione è importante perché una casa di queste dimensioni non poteva funzionare soltanto grazie alla famiglia proprietaria. Servivano numerose persone impegnate nella preparazione del cibo, nella manutenzione degli ambienti, nell'approvvigionamento, nella pulizia e nella gestione quotidiana della proprietà. Molte di esse erano schiavi o persone in condizione servile, la cui presenza è indispensabile per comprendere realmente il funzionamento delle grandi domus aristocratiche.

Una proprietà profondamente trasformata dopo il terremoto

Il terremoto del 62 d.C. rappresentò una cesura decisiva nella storia della Casa del Centenario. Le ricerche del progetto Vesuviana hanno mostrato che dopo il sisma le funzioni di diversi settori furono profondamente modificate e che alcuni spazi precedentemente residenziali vennero adattati a usi più pratici e redditizi.

Questo dato è particolarmente importante perché modifica l'immagine tradizionale della casa come grande residenza rimasta sostanzialmente invariata fino al 79. Negli ultimi diciassette anni di Pompei la proprietà stava invece attraversando un processo di riorganizzazione economica e funzionale.

Non è possibile attribuire a ogni singolo ambiente una funzione precisa senza considerare le differenti fasi edilizie, ma il quadro generale è chiaro: la casa aristocratica di età augustea venne progressivamente adattata alle nuove esigenze della proprietà.

La Pompei del dopo-terremoto

La trasformazione della Casa del Centenario si inserisce in un fenomeno più ampio. Dopo il sisma molti edifici pompeiani furono restaurati, ampliati, suddivisi o destinati a nuove attività. Alcune famiglie investirono grandi somme nelle proprie residenze, mentre in altri casi spazi precedentemente domestici acquisirono funzioni commerciali o produttive.

Pompei nel 79 d.C. non era quindi una città immobile che stava semplicemente attendendo la propria distruzione. Era un centro in piena trasformazione, nel quale proprietà, attività economiche e architettura continuavano a cambiare. La Casa del Centenario rappresenta uno dei casi più interessanti per osservare questo processo.

Chi possedeva la Casa del Centenario?

L'identità del proprietario nel 79 d.C. non può essere stabilita con assoluta certezza. Nel corso degli studi la casa è stata collegata, sulla base di graffiti e iscrizioni elettorali rinvenuti nell'area, ad Aulus Rustius Verus e a Tiberius Claudius Verus, entrambi personaggi della vita politica municipale pompeiana.

Queste associazioni sono importanti, ma non costituiscono una prova definitiva della proprietà. Le iscrizioni elettorali presenti sulle facciate indicano rapporti politici e sociali e possono suggerire la vicinanza di determinate famiglie, senza equivalere necessariamente a un atto di possesso.

È quindi più corretto mantenere il tradizionale nome moderno di Casa del Centenario senza attribuirla con certezza a una singola persona.

Una casa e una lunga storia urbana

Le ricerche moderne hanno mostrato che la vera importanza della Casa del Centenario non consiste soltanto nelle sue dimensioni o nelle opere d'arte ritrovate al suo interno. L'edificio costituisce una vera sequenza della storia urbana di Pompei, dalle prime abitazioni tra IV e III secolo a.C. alla grande trasformazione augustea, fino alla riorganizzazione degli spazi successiva al terremoto del 62 d.C.

La presenza di almeno tre proprietà originarie, successivamente accorpate, mostra come una grande residenza potesse formarsi nel corso di generazioni attraverso l'acquisizione e la trasformazione degli edifici confinanti. La casa diventa così una fonte non soltanto per la storia dell'architettura domestica, ma anche per quella della proprietà e della società cittadina.

Gli scavi del 1879

La casa cominciò a essere riportata alla luce nel 1879, durante l'anno nel quale si commemoravano i diciotto secoli trascorsi dall'eruzione. Da questa circostanza nacque la denominazione Casa del Centenario, che non ha quindi alcun rapporto con il nome degli antichi abitanti.

Le indagini continuarono negli anni successivi e portarono progressivamente alla luce il vastissimo complesso. Come accadeva abitualmente negli scavi dell'Ottocento, diverse pitture e opere considerate di particolare valore furono staccate e trasferite al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Per comprendere oggi la ricchezza originaria della casa è quindi necessario mettere idealmente in relazione gli ambienti archeologici con le opere conservate nel museo.

Le ricerche del progetto Vesuviana

La Casa del Centenario è stata successivamente scelta come uno dei principali casi di studio del progetto Vesuviana, sviluppato in collaborazione con il Parco Archeologico di Pompei e l'Università di Bologna.

La revisione della documentazione storica, il rilievo delle strutture e l'integrazione dei dati in sistemi digitali hanno permesso di ricostruire molto meglio le differenti fasi della proprietà. È proprio grazie a queste indagini che è stata superata la vecchia immagine di una casa semplicemente costruita nel II secolo a.C., riconoscendo invece l'occupazione dell'area già tra la fine del IV e l'inizio del III secolo a.C. e la successiva formazione della grande domus in età augustea.

La Casa del Centenario costituisce quindi anche un ottimo esempio di come la ricerca moderna possa modificare in modo sostanziale interpretazioni archeologiche rimaste per decenni nelle guide.

Una delle grandi domus di Pompei

La Casa del Centenario IX-8, 6 è uno dei complessi domestici fondamentali per comprendere l'evoluzione della società pompeiana. I due atri e il vasto peristilio mostrano l'espansione di una grande proprietà; il ninfeo e le terme private testimoniano un livello eccezionale di comfort; pitture e mosaici raccontano la cultura e il gusto degli abitanti, mentre gli spazi di servizio mostrano il lavoro necessario per mantenere una residenza di tali dimensioni.

Il celebre affresco di Bacco con il monte tradizionalmente identificato con il Vesuvio collega inoltre la casa direttamente al paesaggio che circondava Pompei prima dell'eruzione. Ma forse l'aspetto più interessante emerge dalle ricerche recenti: quella che nel 79 d.C. appariva come un'unica grande dimora era in realtà il risultato di oltre tre secoli di acquisizioni, ampliamenti, decorazioni e cambiamenti di funzione.

La Casa del Centenario non è quindi soltanto una delle più grandi case di Pompei. È un edificio nel quale è possibile leggere, quasi strato dopo strato, la trasformazione della città dall'età sannitica alla prima età imperiale e fino agli ultimi anni precedenti l'eruzione.

Approfondimenti

Pompeiiinpictures Immagini dettagliate dell'edificio

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