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Dipinti murali scelti di Pompei - Cerillo/Loria 188?

Diana e Atteone
Diana e Atteone - L'affresco qui riprodotto è stato distrutto durante un attacco anglo-americano nel 1943, la tempera di Loira è l'unico documento visivo a colori rimasto di questo grande affresco che era situato nella Casa di Sallustio a Pompei.

Nella prefazione Giulio de Petra scrive: "L’esecuzione affidata allo Stabilimento Richter & C.° è la più accurata e la più splendida che possa desiderarsi. Le tinte non sono quelle sciupate dall’aria, dal sole e dalle intemperie, ma rendono i toni caldi e vivaci, che brillano sulle pareti di Pompei, appena rimesse a luce; e così anche le lacune vennero coscienziosamente supplite. Il testo è scritto dall'architetto-ingegnere Edoardo Cerillo. Egli illustrando con molta dottrina gli infiniti particolari di quelle decorazioni, e ricercando con grande acume l'unità organica delle varie composizioni, ha pienamente giustificata la fiducia in lui riposta dall'editore. Infatti, trattandosi in massima parte di pitture architettoniche, il difficile compito non poteva essere adempito meglio che da un architetto, il quale ha, come lui, un senso squisito dell'arte ed è versato negli studi dell'antichità classica."

La data di pubblicazione di questo volume è incerta, vi è una recensione del New York Times datata 20 giugno 1887 

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Plates drawn and lithographed by Vincenzo Loria, text by E. Cerillo, preface by Giulio de Petra

Publisher Napoli : Pasquale d'Amelio
Pages 81
Possible copyright status NOT_IN_COPYRIGHT
Language Italian; French
Call number 9926686950001551
Digitizing sponsor Getty Research Institute
Book contributor Getty Research Institute
Collection getty; americana

Vincenzo Loira, firmaVincenzo Loria
Nella città natale iniziò a dedicarsi alla pittura sotto la guida del maestro francese Leon Richter, per poi studiare a Napoli presso l'Accademia di Belle Arti, dove, allievo di Domenico Morelli, si distinse per la padronanza acquisita nella tecnica dell'acquerello. Successivamente dipinse su commissione per amatori stranieri e ricchi galleristi, tra cui si ricorda Luigi Pisani, che acquistò numerose opere per la sua galleria fiorentina di Borgo Ognissanti. Insieme alla moglie, Célestine Salabelle - francese originaria di Fontaine Vaucluse, paese in provincia di Avignone – che fu spesso sua musa e modella, Loria visitò l'Europa prima di stabilirsi definitivamente a Napoli. Tra le opere di Loria, realizzate con tecnica a olio, acquerello, tempera, divennero molto ricercate quelle raffiguranti scene esotiche di sapore orientaleggiante o in costume settecentesco, i paesaggi che raffigurano scorci pompeiani e quelli che riproducono le pitture murali conservatesi sotto la cenere, riscoperte durante gli scavi archeologici. La diffusione dei dipinti a tema archeologico fu favorita dalla produzione di tavole su commissione dell'esperto di archeologia pompeiana Antonio Niccolini, per il quale Loria illustrò l'opera “Le case e i monumenti di Pompei”, edita a Napoli nel 1887 e poi diffusa nelle principali biblioteche, musei, accademie e case reali dell'epoca; incisioni scelte tratte dai volumi curati da Niccolini vennero inviate anche in America, contribuendo a diffondere oltreoceano la fama di Loria e degli altri artisti partecipanti al progetto. Su incarico del Ministro della Pubblica Istruzione Antonio Scialoja, l'artista produsse illustrazioni didattiche sull'arte pompeiana da distribuire presso licei e facoltà universitarie artistiche italiane. Inoltre, Loria partecipò a campagne di documentazione di scavi archeologici anche ad Ercolano, Stabia e Paestum.
Nel 1890 Loria aprì a Napoli un'importante galleria d'arte - inizialmente in via Vittoria 6, poi al civico 31 della stessa strada e successivamente in via Partenope 2- che diventò presto uno dei punti di riferimento della scuola napoletana del secondo Ottocento. Lo studio di Loria era frequentato da illustri personalità italiane e straniere, non solo europee: nobili, industriali, politici. Si ricordano, a titolo d'esempio, la famiglia di imprenditori tedeschi Krupp - dinastia tedesca originaria di Essen, che divenne famosa per la produzione di acciaio e per le fabbriche di munizioni e armi – e gli americani Singer, solo due fra i numerosissimi committenti che Loria ebbe durante la sua lunga vita e che troviamo registrati – insieme a molti altri – nel grosso quaderno in cui l'artista annotava nomi e indirizzi di ogni committente, oggi preziosa testimonianza della sua fama e di quanto fosse richiesto e apprezzato il suo lavoro. Oltre ad essere un apprezzato pittore, Loria fu disegnatore, litografo, incisore, decoratore su ceramica e sperimentò anche la tecnica della fotografia. Di questa attività restano, presso gli eredi, alcuni negativi e stampe all'albumina che testimoniano l'iter creativo dell'artista: Loria fotografava sempre lo scorcio che intendeva dipingere, ne traeva poi uno schizzo dal vero e, utilizzando come fonte entrambi gli studi, dipingeva l'opera finita. Loria si servì spesso del mezzo fotografico anche nel processo di realizzazione di copie dei suoi stessi quadri, di cui riceveva consistenti richieste; l'artista fotografava l'opera finita e sulla fotografia tracciava la quadrettatura necessaria a riprodurre il soggetto pittorico su nuovo supporto. Dopo la morte della moglie, nel 1929, Loria si trasferì alla Spezia in Corso Cavour 22– città in cui visse dieci anni, fino alla morte avvenuta il 31 ottobre 1939 - nella casa del figlio Ettore, apprezzato magistrato presso il tribunale della Spezia. Nella splendida cornice del Golfo dei Poeti e circondato dalla considerazione degli artisti locali, il pittore salernitano poté così ritrovare l'ispirazione, dopo un periodo di inattività.Alla Spezia venne inoltre insignito del titolo di decano degli artisti spezzini.
Approfondisci su: https://it.wikipedia.org/wiki/Vincenzo_Loria 

 Le venti tavole, dipinte da Vincenzo Loria (1850 – 1939).

 

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*Questo tour è disponibile dal 1º marzo al 30 novembre ogni martedì, giovedì e sabato.

Recensione N.Y. Times 1887

 

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