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Anfiteatro

Anfiteatro di Pompei

Una interessante testimonianza della costruzione dell’Anfiteatro si trova racchiusa in una iscrizione posta su alcune lastre di travertino murate:

Caius Quinctius Valgus figlio di Caius e Marcus Porcius figlio di Marcus, come duoviri quinquennali, a manifestazione d’onore per la colonia, fecero costruire a proprie spese l’edificio per gli spettacoli, e lo destinarono in uso perpetuo ai cittadini della colonia”.

Probabilmente i due magistrati nominati nell’incisione sono gli stessi che finanziarono il Teatro Piccolo, in questa occasione però la loro carica era quella di duoviri quinquennali ovvero duoviri dell’anno in cui si effettuava il censimento ( di solito veniva promosso ogni 5 anni).

Secondo i calcoli degli archoleogi l’Anfiteatro sarebbe stato costruito poco dopo l’Odeion che sarebbe quindi l’edificio più antico adibito agli spettacoli dei gladiatori.

Il nome Anfiteatro è stato trovato per la prima volta il un testo di Vitruvio, siamo quindi alla fine dell’età repubblicana: all’inizio si pensava che volesse significare l’unione di due teatri, in tempi più recenti la sua etimologia è stata ricondotta a spazio per gli spettatori che si trova intorno all’arena centrale. A Pompei molto spesso l’edificio viene ricordato come spectacula in molte iscrizioni.

Per la sua costruzione venne scelta la zona meridionale e orientale della città per alcuni motivi: primo su tutti l’area era completamente vuota (tutti gli altri edifici sono di costruzione successiva) e inoltre per limitare le spese l’edificio venne addossato alle mura in modo da poter utilizzare il preesistente terrapieno almeno su un lato e limitare quello artificiale ai lati restanti. Tutte le arcate sono cieche tranne quelle che conducono all’arena, alla media e alla ima cavea. Probabilmente in quelle cieche trovavano spazio i venditori ambulanti come è testimoniato da alcune iscrizioni. Per raggiungere le zone superiori vennero costruite delle gradinate che furono fatte poggiare sulla cortina esterna della costruzione.

Purtroppo alcune parti dell’Anfiteatro vennero fortemente danneggiate con l’eruzione del 79 d.C..

Guardando la pianta della costruzione vediamo la presenza di una galleria che permetteva il sereno afflusso e deflusso degli spettatori.A questa galleria, chiamata anche crypta si può accedere tramite quattro corridoi di cui due portano direttamente sull’arena. Su tutti questi passaggi vennero fatti enormi lavori di ristrutturazione dopo il terremoto del 62 d.C.

Alcune iscrizioni testimoniano la vicinanza all’Anfiteatro della gens Cuspia che probabilmente finanziò i lavori di ristrutturazione dopo il terremoto a spese proprie (e questo spiegherebbe le iscrizioni di ringraziamento e le statue a loro dedicate all’ingresso). E’ probabile che i magistrati e le cariche più importanti avessero un passaggio privilegiato per accedere ai palchi d’onore che erano divisi in muratura dal resto della platea. Da questi palchi uno sbocco portava anche sull’arena: forse era usato dai gladiatori per ricevere i premi.

Giungiamo ora nei pressi dell’arena: su entrambi i lati troviamo due spoliarii, qui con ogni probabilità venivano prestate le prime cure ai feriti o posti in prima istanza i corpi dei combattenti caduti. Si arriva quindi nell’arena vera e propria passando sotto l’arco che funge da portale. Dal centro dell’arena ci si rende conto che l’edificio ha una forma ellittica e non regolare (a causa dell’utilizzo di bastioni preesistenti). L’arena è stata scavata al di sotto del piano stradale per evitare l’eccessivo trasporto di materiali. Tutto intorno all’arena troviamo un parapetto di circa due metri decorato con affreschi (che purtroppo ora sono stati perduti): naturalmente i temi scelti non si allontanavano dall’argomento guerriero, il più famoso era la scena di preparazione all’inizio della lotta.

Andiamo ora a vedere come erano divisi gli spalti. La cavea era divisa in tre zone (l’ima cavea, quella più in basso, contava 6 settori ed era riservata alla personalità più importanti; la media e la summa cavea invece sono entrambe divise in 20 settori ciascuno diviso a sua volta a metà da una piccola scala). I sedili non erano tutti uguali, con la ristrutturazione vennero fatti in tufo ma alcuni rimasero in legno come all’origine. L’Anfiteatro prevedeva anche un velario che doveva proteggere gli spettatori dall’eccessivo calore: questo era probabilmente di lino preferito agli altri tessuti per la sua leggerezza.

Gli spettacoli gladiatori avevano un successo enorme nella società dell’epoca (non sarebbe un paragone totalmente azzardato quello con una partita di calcio nella società odierna). Succedeva anche di assistere a scontri all’interno tra tifoserie rivali o città in contrasto. Una di queste lotte tra nocerini e pompeiani ci è testimoniata anche da Tacito nel quattordicesimo libro degli annales. A testimonianza dell’importanza degli spettacoli gladiatori potremmo citare le numerosi iscrizioni rinvenute sulle abitazioni della città che pubblicizzavano gli eventi.

A Pompei esistevano scuole di gladiatori ma i migliori appartenevano alle scuole dell’Impero come quella di Capua.

Gli spettacoli erano spesso grandiosi: ce lo testimonia la seguente iscrizione trascritta:

“Aulus Clodius Flaccus, della tribù Menenia, duoviro con potere giurisdizionaleper tre volte e quinquennale, tribuno militare di nomina popolare organizzo questi spettacoli per la popolazione di Pompei. Nel primo duomvirato, alle feste di Apollo, alla parata nel foro, tori, toreri e aiutanti, tre coppie di schermidori, pugilatori in gruppi o singoli, e rappresentazioni con buffoni d’ogni sorta e con ogni genere di pantomimi, tra cui Pilade e in più diecimila sesterzi in elargizione pubblica per l’onore del duomvirato. (…).

L’iscrizione continua ma questo basta per rendere l’idea della fastosità degli spettacoli tanto amati dal popolo. I gladiatori venivano scelti tra gli schiavi e i delinquenti, la loro vita era faticosissima al limite della bestialità. Unica nota positiva era l’amore e l’appoggio della folla (anch’esso testimoniato da numerose iscrizioni). Erano personaggi famosissimi, spesso avevano grande successo con il pubblico femminile come i moderni attori del cinema o calciatori (anche se la loro realtà quotidiana era profondamente diversa). Tutti erano gravati dal peso della morte che li poteva portare via in qualunque momento.

Autore: Giovanni Lattanzi - pubblicato in data 17 marzo 2010 

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