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Teatro grande VIII - 7, 20

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Teatro grande di Pompei

 

Il teatro grande è posto sulle pendici del costone su cui è costruito il tempio dorico. Il teatro, come era abituale nell’architettura greca, è posto in collegamento con il santuario per ribadire il significato profondamente religioso delle rappresentazioni teatrali. Anche se nei fatti, in epoca ellenistica, era ormai perduto il connotato religioso rimase questa abitudine architettonica. Nonostante le numerose ristrutturazioni il teatro pompeiano ha mantenuto la struttura greca originaria. Costruito direttamente sul pendio non necessità di ulteriori strutture in pietra. E’ rimasta intatta anche l’orchestra con forma a ferro di cavallo al posto della più tradizionale romana ad emiciclo.

Il teatro che vediamo oggi ha la struttura della successiva ristrutturazione di epoca augustea, ciò è testimoniato anche da un’iscrizione ancora conservata:

M.M. Holconii Rufus et Celer criptam, tribunalia, theatrum s(ua) p(ecunia)

(Marcus Holconius Rufus e Marcus Holconius Celer [ricostruirono] a proprie spese il sottopassaggio coperto, i palchetti e tutta la gradinata).

La gens Holconia fu una delle famiglie più importanti viventi a Pompei proprio in età augustea e probabilmente arrivò a questa ricchezza tramite la viticoltura. Entrambi gli uomini ricordati nell’iscrizione ricoprirono molto probabilmente importanti cariche politiche (che sono testimoniate anche da altre iscrizioni rinvenute nella città). In base a studi successivi si è potuti risalire ad un’ipotetica data di restauro che risalirebbe al 3-2 a. C (venne infatti dedicata una statua ad M.Holconius Rufus che era duoviro in quell’anno.) Entrambi i finanziatori ebbero una statua a loro dedicata all’interno del teatro, a M.Holconius Rufus venne dedicato anche un bisellium ovvero un sedile riservato alle personalità di spicco della nobiltà romana.

Il restauro venne affidato all’architetto Marcus Artorius Primus di cui rimane un’iscrizione che oggi è conservata in originale presso il museo di Napoli: M. Artosius M.l(ibertus) Primus, architectus. Come spesso avveniva in ambiente romano, quindi, i lavori furono affidati ad un liberto; infatti spesso le attività manuali erano considerate non adatte all’uomo libero e quindi lasciate ad uomini di condizione o discendenza servile.

Tutto il teatro è costruito tramite la tecnica dell’opera incerta, probabilmente possiamo rintracciare tre fasi di lavorazioni.

La scena venne completamente ricostruita dopo il terremoto del 62 d. C., anche se sono ancora visibili tracce delle lavorazioni precedenti. Tramite due passaggi coperti si accede all’orchestra, questi passaggi potevano essere facilmente raggiunti sia dal Foro Triangolare che dalla Via di Stabia. La parodos ovest vonduce ad un cortile posto dietro la scena che si collega direttamente al Foro Triangolare tramite dei gradini. Sulla porta d’ingresso a questo corridoio è stata ritrovata la raffigurazione di una testa maschile risalente all’epoca sillana. La parodos est invece si raggiunge dalla Via stabia ed è collegata allo stesso cortile a cui si accennava in precedenza. Le pareti di entrambi i corridoi sono costruite con tufelli e reticolato tramite la tecnica dell’opera incerta frutto sicuramente di un restauro sotto il potere di Augusto.

Passando nell’area dell’orchestra si può più facilmente osservare la cavea, che ha subito molto recentemente degli interventi di restauro per permettere di allestire spettacoli nei mesi estivi: questa è divisa grazie a tre corridoi in tre zone: la ima (destinata ai decurioni), la media (destinata alle corporazioni) e la summa cavea. A loro volta la media e la summa cavea sono divise in cinque zone. La summa cavea è stata quasi completamente distrutta dal terremoto del 62 d. C, ed è conservata solo in una piccola parte restaurata in età borbonica. Era anche presenta una gradinata che doveva poggiare su un corridoio con volte a botte: questa fu probabilmente aggiunta in un’epoca successiva alla costruzione del teatro. Come testimonia l’iscrizione prima riportata. É probabile che originariamente il teatro non prevedesse la presenza della summa cavea. Di epoca successiva alla costruzione è una gradinata posta sopra i paradoi. Paragonando infatti altri teatri dell’epoca originale di quello Pompeiano vediamo che i paradoi sono sempre scoperti. La copertura quindi deve sicuramente risalire ad un epoca successiva. I lavori di restauro inoltre fecero in modo di allungare la cavea di poco più di dieci metri. Tutti questi lavori avvennero intorno all’80 a. C. contemporaneamente alla costruzione dell’Odeion.

In età augustea vennero costruiti dei palchetti, detti tribunalia, destinati agli ospiti d’onore con una perfetta visuale sulla scena. Ad essi si accedeva per mezzo di una gradinata riparata a cui si accedeva proprio ai lati del palcoscenico in modo che questi spettatori privilegiati evitassero la coda degli accessi tradizionali.

Vediamo ora nel dettagli la divisione della cavea e la sua destinazione:

  • l’ima cavea era destinata ai decurioni
  • la media, molto più capiente, spettava alle corporazioni e specie nelle file più basse aveva un’ottima visibilità (era proprio in questo punto che venne posto il bisellium dedicato a Marcus Holconius Rufus
  • la summa cavea aveva posti molto limitati

Appena all’esterno della struttura si possono ancora vedere le costruzioni radiali formati da due ordini di archi realizzati in tufo (sotto) e in laterizio (sopra). Tramite gli archi inferiori si poteva accedere alla crypta.

La fronte del palcoscenico, detta proskenion, è alta circa un metro e poggia direttamente sui corridoi laterali (parodoi) e presenta due scalette che permettevano agli attori di salire sul palcoscenico. Sono state rinvenute delle nicchie laterali che forse erano il luogo di lavoro dei tutori dell’ordine preposti agli spettacoli. Il sipario veniva sollevato dal basso verso l’alto al termine dello spettacolo e durante gli intervalli. Il fondale della scena doveva probabilmente essere a due piani ed imitare un palazzo principesco, ricco di statue. Lateralmente è presente anche uno spogliatoio che dava accesso anche ad un cortile esterno e a cui si accedeva tramite una delle tre porte sul palcoscenico.

E’ stata tentata un’analisi del teatro in base alla sua evoluzione architettonica: al II secolo risale l’originale che aveva una struttura molto più semplice di quella visibile ai nostri giorni. Esso doveva presentare la seguente struttura: la scena aveva al suo lato due corpi chiamati paraskenia di forma tradizionale. Sul palcoscenico doveva trovarsi cinque porte: tre di esse immettevano all’orchestra, le altre due collegavano proprio con i paraskenia. Queste strutture vennero eliminate nella seconda fase dei lavori e alcune porte vennero murate. Si provvide quindi a decorare la fronte della scena.

E’ probabile che fossero utilizzate fontane e ninfei dal momento che durante lo scavo sono stati ritrovati alcuni bacini che verosimilmente dovevano venire riempiti d’acqua.

Autore: Giovanni Lattanzi - pubblicato in data 20 dicembre 2009 

 

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