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title: "La Moda a Pompei - Pompei Online"
description: "Pompei fornisce una preziosa finestra sulla vita quotidiana dei suoi abitanti, compresa la loro moda."
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date: "2026-10-11T15:32:08+00:00"
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#  La Moda nell'antica Pompei: Abiti, accessori e tendenze

![La moda a Pompei ](https://www.pompeionline.net/images/infografiche/moda-pompei720F.jpg "La moda a Pompei ")

Le testimonianze archeologiche di Pompei permettono di ricostruire molti aspetti del modo in cui uomini e donne si vestivano e curavano il proprio aspetto nel **I secolo d.C.**. I tessuti si conservano raramente, ma affreschi, statue, gioielli, oggetti da toletta e altri reperti consentono di conoscere abiti, acconciature e forme di ornamento personale. L'abbigliamento non rispondeva soltanto al gusto individuale: poteva comunicare **cittadinanza, età, ricchezza e posizione sociale**.

La **tunica** era l'indumento di base del vestiario romano ed era utilizzata da uomini, donne e bambini. Poteva variare per lunghezza, qualità del tessuto e decorazione. La lana rappresentava uno dei materiali più importanti, mentre era utilizzato anche il lino. Gli abitanti più facoltosi potevano permettersi tessuti più raffinati e abiti più elaborati, anche se non sempre è possibile identificare con sicurezza ogni capo rappresentato nella pittura pompeiana.

Per il cittadino romano maschio, la **toga** aveva soprattutto un significato civico e simbolico. Era un grande mantello di lana drappeggiato sopra la tunica e veniva utilizzato principalmente nelle occasioni pubbliche e formali. Nel primo periodo imperiale era ormai un indumento poco pratico per il lavoro quotidiano, ma continuava a rappresentare visivamente la cittadinanza romana.

Esistevano diverse tipologie di toga. La **toga praetexta**, caratterizzata da un bordo purpureo, era indossata da alcuni magistrati e sacerdoti e anche dai ragazzi nati liberi prima dell'ingresso nell'età adulta. Il passaggio alla **toga virilis** rappresentava una tappa importante nell'integrazione del giovane nella comunità civica.

Il **clavus**, invece, non era il bordo della toga, come riportava la precedente versione di questo articolo. Era una fascia verticale associata soprattutto alla **tunica** e, in determinate forme, poteva indicare il rango sociale di chi la indossava.

L'abbigliamento femminile era generalmente basato su **tuniche lunghe**, alle quali poteva aggiungersi un mantello o **palla**. Le fonti letterarie romane associano inoltre la **stola** alla donna sposata di condizione rispettabile, anche se nella realtà il vestiario femminile del primo Impero era più vario di quanto suggerisca una classificazione rigida degli indumenti.

Gli affreschi pompeiani costituiscono una fonte particolarmente importante per osservare il modo in cui i tessuti venivano disposti sul corpo. Le donne sono raffigurate con abiti ricchi di pieghe, mantelli, differenti colori e acconciature elaborate. Queste immagini illustrano soprattutto modelli di rappresentazione e ideali estetici e non devono essere considerate fotografie esatte dell'abbigliamento quotidiano dell'intera popolazione.

Tra gli indumenti utilizzati per proteggersi dal freddo e dalle intemperie era nota la **paenula**, una sorta di mantello pratico e diffuso nel mondo romano. Gli abiti utilizzati nel lavoro quotidiano dovevano naturalmente essere più semplici e funzionali rispetto a quelli mostrati nei ritratti e nelle rappresentazioni di personaggi di rango elevato.

Non esistono tuttavia elementi sufficienti per immaginare un sistema nel quale ogni professione pompeiana possedesse un proprio abbigliamento specifico. Artigiani, commercianti, lavoratori agricoli e personale domestico avevano bisogno di vestiti pratici, ma la professione di una persona non può essere generalmente ricostruita sulla sola base dell'abito.

Anche le **calzature** potevano variare secondo le condizioni economiche e le occasioni. Nel mondo romano sono documentate scarpe chiuse, sandali e altre forme di calzature prevalentemente in cuoio, con differenze nella qualità dei materiali e della lavorazione.

Molto più ricche sono le testimonianze relative ai **gioielli**. Gli scavi hanno restituito anelli, orecchini, collane, fibule e **armille**, realizzati in oro, argento e bronzo e talvolta arricchiti da pietre, paste vitree, corallo, perle e altri materiali preziosi o semipreziosi.

La mostra del Parco Archeologico **Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei** ha documentato la grande varietà degli ornamenti rinvenuti a Pompei e negli altri centri dell'area vesuviana. Gioielli e oggetti preziosi potevano diventare strumenti di ostentazione della ricchezza e della posizione sociale.

Il valore di questi oggetti non era però esclusivamente economico o decorativo. Alcuni gioielli potevano assumere **significati personali, religiosi o protettivi**. Ornamento e amuleto potevano quindi coincidere nello stesso oggetto.

Tra le forme caratteristiche si trovano anche i **bracciali a forma di serpente**. Il serpente aveva una forte presenza nell'immaginario religioso e domestico romano e poteva assumere significati legati alla protezione e alla prosperità, oltre a costituire un motivo ornamentale.

Alcuni dei reperti più suggestivi provengono dalle vittime dell'eruzione. Diverse persone cercarono di fuggire portando con sé gioielli, monete e altri oggetti preziosi. Questi ritrovamenti permettono di osservare direttamente quali beni fossero considerati abbastanza importanti e facilmente trasportabili da essere presi durante l'emergenza del **79 d.C.**

L'aspetto personale comprendeva naturalmente anche le **acconciature**. Soprattutto tra le donne delle famiglie più agiate, i capelli potevano essere sistemati in composizioni elaborate con ricci, onde, trecce, nastri e spilloni. La moda delle acconciature seguiva in parte le tendenze diffuse a Roma e nelle altre città dell'Impero.

Uno dei ritratti più conosciuti di Pompei è quello della coppia tradizionalmente identificata come **Terentius Neo e sua moglie**. La donna è raffigurata con un'acconciatura accurata e tiene in mano uno stilo e delle tavolette cerate, elementi che partecipano alla costruzione della sua immagine sociale. Il ritratto proviene dalla Regio VII ed è oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Le acconciature maschili erano generalmente meno elaborate, ma anch'esse cambiarono nel tempo. È importante non utilizzare per la Pompei del 79 d.C. mode appartenenti a epoche successive. La precedente versione dell'articolo ricordava, ad esempio, la diffusione della barba sotto gli **imperatori Antonini**, ma questa tendenza appartiene soprattutto al **II secolo d.C.**, quindi a un'epoca successiva alla distruzione della città.

Alla cura dell'aspetto appartenevano anche **specchi, pettini, spilloni, pinzette, spatoline e contenitori per profumi e cosmetici**. Lo studio sistematico di questi reperti permette di comprendere meglio le pratiche quotidiane legate alla cura del corpo, soprattutto quando gli oggetti vengono analizzati nel loro contesto domestico originario.

Un riferimento particolarmente importante è lo studio di **Ria Berg, *Il Mundus Muliebris a Pompei. Specchi e oggetti da toletta in contesti domestici***, pubblicato dal Parco Archeologico di Pompei. Il lavoro esamina gli oggetti legati alla cura femminile non come semplici curiosità, ma come elementi della vita domestica e della costruzione dell'identità personale.

La mostra **Venustas. Grazia e bellezza a Pompei** ha inoltre riunito centinaia di reperti provenienti da Pompei e dall'area vesuviana: trucchi, creme, profumi, specchi, ornamenti per abiti, gioielli, amuleti e altri oggetti legati alla cura del corpo e all'ideale della bellezza.

Profumi e preparati cosmetici facevano quindi parte della vita quotidiana. Piccoli recipienti potevano contenere oli profumati, unguenti o sostanze cosmetiche, anche se il contenuto originario non può essere identificato con sicurezza in assenza di specifiche analisi.

Il confine tra **cosmesi, medicina e igiene personale** poteva essere meno netto rispetto alle categorie moderne. Alcuni strumenti e alcune sostanze potevano essere utilizzati per più funzioni, ed è quindi essenziale considerarne sempre il contesto archeologico.

Anche gli **amuleti** potevano far parte dell'abbigliamento e dell'ornamento personale. Un oggetto portato sul corpo poteva essere contemporaneamente decorativo e destinato a proteggere il proprietario da malattie, sfortuna o malocchio.

Tra gli oggetti protettivi associati all'infanzia romana va ricordata la **bulla**, portata tradizionalmente dai ragazzi nati liberi fino al passaggio all'età adulta. Essa possedeva allo stesso tempo un significato protettivo e sociale.

Non bisogna tuttavia identificare l'immagine elegante restituita dagli affreschi con l'intera popolazione pompeiana. La città comprendeva **proprietari facoltosi, commercianti, artigiani, liberti, lavoratori, schiavi e persone di condizioni economiche molto diverse**.

Tessuti raffinati, gioielli preziosi e acconciature elaborate erano particolarmente visibili nelle famiglie che potevano permetterseli, ma interesse per la cura della persona e per l'ornamento è documentato anche in contesti meno ricchi attraverso specchi, spille, piccoli gioielli e oggetti di uso quotidiano.

La moda costituisce quindi una fonte importante per comprendere non soltanto il gusto estetico, ma anche **identità, genere, età, cittadinanza, aspirazioni sociali e condizioni economiche**.

Pompei è particolarmente preziosa perché permette di confrontare immagini e oggetti reali. I gioielli rappresentati negli affreschi possono essere messi in relazione con quelli ritrovati negli scavi; le acconciature dipinte possono essere confrontate con la ritrattistica contemporanea; gli strumenti da toletta possono essere studiati negli ambienti domestici nei quali erano effettivamente utilizzati.

La moda nella Pompei del I secolo d.C. non era quindi soltanto una questione estetica. Un abito, un gioiello, un'acconciatura o un piccolo oggetto personale potevano contribuire a comunicare **status, identità e appartenenza sociale** nella vita quotidiana della città fino all'eruzione del **79 d.C.**

Fonti e bibliografia essenziale

Berg R., 2023, *Il Mundus Muliebris a Pompei. Specchi e oggetti da toletta in contesti domestici*, Studi e Ricerche del Parco Archeologico di Pompei, 48, Roma.

Parco Archeologico di Pompei, 2019, *Vanity: storie di gioielli dalle Cicladi a Pompei*, mostra alla Palestra Grande.

Parco Archeologico di Pompei, 2020, *Venustas. Grazia e bellezza a Pompei*, mostra alla Palestra Grande.

Parco Archeologico di Pompei, *E-Journal degli Scavi di Pompei*, consultato per il controllo degli aggiornamenti archeologici pertinenti.

 Dettagli  Scritto da Pompei Online  Disponibile anche in: [![English (UK)](https://www.pompeionline.net/media/mod_languages/images/en.gif "English (UK)")](https://www.pompeionline.net/en/archaeological-park-of-pompeii/pompeian-curiosities/fashion-in-ancient-pompeii) Ultima modifica: 11 Settembre 2026

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