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title: "Gli schiavi a Pompei - Pompei Online"
description: "Nuove scoperte svelano la dura vita degli schiavi a Pompei. Dal panificio-prigione (IX 10, 1) ai disegni dei bambini: violenza, lavoro e libertà."
url: "https://www.pompeionline.net/pompei-scavi/curiosita-pompeiane/gli-schiavi-a-pompei"
date: "2026-08-07T23:01:48+00:00"
language: "it-IT"
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#  La vita in catene: Schiavi, Liberti e il lavoro forzato nell'ultima Pompei

 ![Opera grafica di Franco Gracco](https://www.pompeionline.net/images/slave-franco-gracco.jpg "Opera grafica di Franco Gracco") Opera grafica di Franco Gracco Pompei, città straordinariamente conservata dalla furia del Vesuvio nel 79 d.C., offre uno spaccato unico e dettagliato della vita quotidiana romana, compresi gli aspetti più duri e spesso trascurati. Oltre all'élite e al ceto medio, gli scavi recenti stanno illuminando la quotidianità della **popolazione subalterna, inclusi schiavi e bambini**, rivelando l'interconnessione e la ristrettezza spaziale in cui si svolgeva la loro esistenza.

## Una maggioranza silenziosa: origine e funzioni

In età romana — e a Pompei — gli schiavi costituivano una componente largamente preponderante della popolazione, perlopiù di origine straniera. La prima stagione di prosperità della città, tra III e II secolo a.C., coincise con l’afflusso di risorse dalle guerre di conquista: insieme ai bottini, **enormi masse di schiavi** alimentarono l’economia agraria e manifatturiera.

Il lavoro servile era onnipresente e diversificato:

- **Economia e commercio.** Figure eminenti come il banchiere **L. Cecilio Giocondo** trattavano beni e **schiavi**, riscuotendo affitti per conto terzi con provvigioni tra l’1 e il 4%. Le sue tavolette cerate riflettono una società dove rango e ricchezza erano strettamente intrecciati.
- **Produzione e panificazione.** Nelle *pistrina* gli schiavi azionavano le macine — un compito condiviso con asini e cavalli bendati. Anche i debitori insolventi potevano essere costretti a “lavorare alla macina”, come ricorda Plauto.
- **Sfruttamento e vulnerabilità.** La **Casa dei Vettii** restituisce l’ombra di esistenze esposte: la schiava greca **Eutychis**, “di belle maniere”, praticava **prostituzione** all’interno della casa per due assi.
- **Servizio pubblico e religioso.** Esistevano anche **schiavi pubblici**: **Marcus Venerius Secundio** fu custode del tempio di Venere prima della liberazione.

## Spazi ristretti, vite interconnesse

Le ricerche più recenti hanno spostato lo sguardo sugli ambienti modesti che sostenevano sogni e paure della maggioranza. Gli **alloggi per gli schiavi**, spesso addossati agli spazi di lavoro, sono oggi oggetto privilegiato di studio; emblematica la scoperta di una **“stanza degli schiavi”** in una villa suburbana.

- **Quartieri servili.** A **Civita Giuliana**, circa 700 metri a nord-ovest della città, è riemersa la **parte servile** di una grande villa, con **stalla** e i resti di tre cavalli bardati.
- **Case senza atrio e soppalchi.** La maggior parte delle abitazioni pompeiane non possedeva l’atrio canonico: botteghe con retrobottega, piccoli appartamenti, **soppalchi**. Nella **Casa del Larario (IX 10, 1)** due vani al piano superiore, raggiungibili da un soppalco, hanno restituito arredi di **estrema semplicità**.
- **Spazi pubblici e separazioni.** Anche il **teatro** ribadiva le gerarchie: la *crypta* superiore fu adattata per accogliere **stranieri, schiavi, poveri e forse donne**. L’accesso, con **scale esterne modeste**, impediva la mescolanza col resto del pubblico, in coerenza con l’ideologia augustea degli ordini separati.

## Il lavoro massacrante: uomini, donne… e animali

A Pompei il lavoro degli schiavi era spesso “incorporato” nel luogo di produzione. La **Casa con Panificio di Rustio Vero (Reg. IX, Ins. 10, civ. 1)** unisce una parte residenziale con affreschi di IV stile a un comparto produttivo destinato alla panificazione. Le fonti antiche (come Apuleio) evocano la **“disciplina dell’odiosa baracca” (inoptabilis officinae disciplina)**: un’organizzazione del lavoro che coreografava i movimenti di uomini e animali. Tracce materiali, come i **solchi circolari (curva canalis)** nel basolato vulcanico, raccontano la ripetizione incessante dei giri di macina.

## Scritture effimere, storie incise

Muri e anfore parlano. L’**epigrafia parietale** — *tituli picti* e graffiti — è essenziale per ricostruire **sfruttamento, fughe e identità**. In **Insula IX 8** un graffito menziona la fuga di uno schiavo; nell’insieme delle iscrizioni emerge la stratificazione sociale e la quotidianità dei corpi al lavoro.

Accanto, una Pompei di **bambini** che osservano e riproducono il mondo adulto: nella **Casa del Secondo Cenacolo Colonnato** (Insula dei Casti Amanti), disegni a carboncino di **bambini di 5–7 anni** raffigurano gladiatori, pugili e **venationes**. Non copie d’arte, ma tentativi infantili — i cosiddetti “cefalopodi” — di restituire **il sangue dell’arena**: un’umanità sospesa tra mani stampate sul muro e un tempo in cui la **violenza era un divertimento per tutte le età**.

## Religioni d’importazione e reti di sostegno

Senza riconoscersi nei culti dei padroni, **schiavi e liberti** favorirono la diffusione di **divinità di importazione** e mantennero legami con i propri dèi d’origine. Il **culto di Iside** fu particolarmente radicato grazie a questi ceti. Per i più poveri — schiavi compresi — esistevano le **collegia funeraticia**: contributi mensili per garantirsi un **funerale** e i riti connessi. Anche gli uomini di bassa estrazione, **almeno in teoria**, potevano indossare la toga nelle esequie: come nota un autore satirico, per molti era **l’unica occasione**.

## La via verso la libertà: l’ascesa dei liberti

La schiavitù non era una condizione immutabile. La società romana, a Pompei, presentava **forte mobilità sociale**: gli **ex-schiavi (liberti)** potevano raggiungere notevole **status** e ricchezza, spesso abbracciando un gusto figurativo più diretto e “plebeo”. Nell’ultima fase di vita della città, il **ceto libertino** conobbe un apice: in diversi centri italici, famiglie di liberti entrarono a far parte di una nuova **plutocrazia**.

**Casi emblematici di ascesa:**

- **Marcus Venerius Secundio**, già schiavo pubblico e custode del tempio di Venere, da **liberto** divenne **Augustale**, con prestigio e mezzi.
- **Numerio Popidio Ampliato**, probabilmente **liberto** privo di accesso alle magistrature, accumulò ricchezze — verosimilmente col commercio — tali da **ricostruire il Tempio di Iside** dopo il terremoto del 62 d.C. In cambio, il figlio **Numerio Popidio Celsino**, appena **sei anni**, fu nominato **decurione**, incamminandosi verso l’aristocrazia.

Dopo il **terremoto del 62 d.C.**, molte famiglie facoltose lasciarono Pompei, affidando la gestione dei loro patrimoni in rovina ai **liberti**. La lunga ricostruzione spianò la strada a **“arrampicatori sociali”** e a proprietari di case medie, arricchitisi rapidamente con commercio e affari. In parallelo, una trasformazione dell’abitare — **“case senza atrio”** nell’**Insula dei Casti Amanti** — rifletteva nuovi modelli abitativi plasmati da liberti e commercianti.

## L’eruzione e dopo: lavoro anche nel disastro

La catastrofe del **79 d.C.** non risparmiò nessuno. E tuttavia, nelle fasi immediatamente successive, quando i superstiti o chi tornava per recuperare oggetti frequentarono le rovine, gli **schiavi** furono impiegati per **spogliare** più facilmente le abitazioni: un’ulteriore piega del lavoro servile nella tragedia.

## Conclusione: tracce materiali di vite difficili

La **vita degli schiavi a Pompei** mostra come rango e ricchezza determinassero ogni aspetto dell’esistenza: dal nascere in condizione servile al **tentativo di risalita** attraverso la manomissione, i culti condivisi, le reti funerarie e — talvolta — l’ascesa familiare. Le **tracce materiali ed epigrafiche** di queste vite, spesso silenziose e difficili, raccontano una città dove il lavoro servile sosteneva la prosperità, mentre bambini, donne e uomini interiorizzavano — e talora superavano — una quotidianità di **ristrettezze**, **separazioni** e **speranze**.

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## FAQ – Schiavi e liberti a Pompei

**Chi erano, per lo più, gli schiavi di Pompei?**
In gran parte erano di **origine straniera** e arrivarono in città soprattutto in seguito alle **guerre di conquista** romane tra III e II secolo a.C., quando l’afflusso di schiavi alimentò l’economia agraria e manifatturiera.

**In quali settori lavoravano principalmente?**
Ovunque: nel **commercio** (come nelle operazioni del banchiere L. Cecilio Giocondo, che trattava anche schiavi e riscuoteva affitti con provvigioni dell’1–4%), nella **produzione** (soprattutto nei **mulini-panifici**), nel **servizio pubblico e religioso** (schiavi pubblici addetti ai templi), e perfino in attività legate allo **sfruttamento sessuale**, come testimonia il caso di Eutychis nella Casa dei Vettii.

**Che cosa si intende per *pistrina*?**
È la **panetteria** dotata di mulini e forni. Qui gli schiavi azionavano le macine insieme ad **asini o cavalli bendati**; in alcuni casi anche i debitori insolventi erano costretti a “lavorare alla macina”.

**Cos’è la *curva canalis* citata per i mulini?**
Sono i **solchi circolari** incisi nel basolato vulcanico dagli incessanti giri di uomini e animali intorno alla macina: segni materiali della “disciplina dell’odiosa baracca” ricordata da Apuleio.

**Dove vivevano gli schiavi?**
Spesso in **ambienti annessi** ai luoghi di lavoro o in **alloggi dedicati** di estrema semplicità. Esempi recenti includono la “**stanza degli schiavi**” in una villa suburbana e gli spazi servili della **villa di Civita Giuliana**, con stalla e resti di tre cavalli bardati.

**Le case pompeiane avevano sempre l’atrio?**
No. Moltissime erano **botteghe con retrobottega**, piccoli appartamenti e **soppalchi**. La **Casa del Larario (IX 10, 1)** mostra ambienti superiori raggiunti da soppalco con **arredi essenziali**. Gli scavi nell’**Insula dei Casti Amanti** hanno rivelato anche **“case senza atrio”**, segno di modelli abitativi legati a liberti e commercianti.

**Come funzionava la segregazione negli spazi pubblici?**
Nel **teatro** riorganizzato, la **crypta superiore** ospitava **stranieri, schiavi, poveri e forse donne**. L’accesso avveniva tramite **scale esterne modeste**, per evitare la mescolanza col resto del pubblico, in linea con l’ideologia augustea degli **ordini separati**.

**Quale ruolo ebbero schiavi e liberti nei culti religiosi?**
Contribuirono alla diffusione di **divinità d’importazione**, cercando protezione in culti alternativi a quelli dei padroni. Il **culto di Iside** è l’esempio più evidente.

**Che cosa erano i *collegia funeraticia*?**
Associazioni a cui i membri — **schiavi e liberti inclusi** — versavano contributi **mensili** per garantirsi **funerale e riti**. Nelle esequie, persino uomini di bassa estrazione potevano **indossare la toga**, spesso unica occasione nella vita.

**La schiavitù era per sempre?**
No. Era possibile la **manomissione** e, con essa, **mobilità sociale**. Il **ceto libertino** conobbe un forte sviluppo nell’ultima fase di vita di Pompei, talvolta fino alla **plutocrazia** urbana.

**Chi sono alcuni liberti emblematici?**
**Marcus Venerius Secundio**, ex schiavo pubblico e custode del tempio di Venere, divenne **Augustale**. **Numerio Popidio Ampliato** finanziò la **ricostruzione del Tempio di Iside** dopo il 62 d.C., ottenendo per il figlio **Numerio Popidio Celsino** (sei anni) la **nomina a decurione**.

**Che rapporto c’è tra terremoto del 62 d.C. e ascesa dei liberti?**
Dopo il sisma, molte famiglie ricche **lasciarono Pompei** e delegarono la gestione dei beni ai loro **liberti**. La lunga ricostruzione favorì l’ascesa di **nuovi arricchiti** e proprietari di case **medie**, spesso legati al commercio.

**Cosa raccontano graffiti e iscrizioni sulla schiavitù?**
I **tituli picti** e i **graffiti** sono fondamentali per ricostruire **sfruttamento**, **fughe** (come in **Insula IX 8**) e dinamiche sociali. Sono “scritture effimere” che conservano storie altrimenti invisibili.

**Che ruolo ebbero i bambini nel riflettere la cultura della violenza?**
Nella **Casa del Secondo Cenacolo Colonnato** (Insula dei Casti Amanti), **disegni a carboncino** di bambini (5–7 anni) mostrano **gladiatori, pugili e venationes**: non copie d’arte, ma **memorie visive** di spettacoli cruenti, il “**sangue sparso nell’arena**”.

**Gli schiavi compaiono anche dopo l’eruzione del 79 d.C.?**
Sì. Nelle fasi di **spoglio** delle abitazioni, i sopravvissuti o chi tornò a recuperare oggetti **impiegarono schiavi** per agevolare le operazioni tra le rovine.

**Che cosa significa *Augustale* nel caso di Marcus Venerius Secundio?**
È un membro del **collegio sacerdotale** addetto al **culto imperiale**. Per un **liberto**, l’ingresso tra gli **Augustali** sanciva **prestigio** e riconoscimento pubblico.

**Perché le “case senza atrio” sono importanti per capire la società pompeiana?**
Perché indicano un **cambio di modelli abitativi** legato all’ascesa di **liberti e commercianti**, meno interessati alla messa in scena dell’atrio e più alle **esigenze pratiche** di lavoro e residenza integrati.

**La “stanza degli schiavi” cosa ci insegna?**
Che la **quotidianità servile** si svolgeva in **spazi ristretti**, funzionali al lavoro. L’analisi di questi ambienti — arredi poveri, prossimità alle aree produttive — illumina **ritmi, abitudini e relazioni di dipendenza**.

**La Casa con Panificio di Rustio Vero perché è un caso-scuola?**
Per la **compresenza** di un **settore residenziale** di buon livello (affreschi di IV stile) e di un **comparto produttivo** intensivo: un microcosmo dove i **movimenti** di schiavi e animali erano **coreografati** da infrastrutture come i **solchi di rotazione**.

**Quali sono i limiti delle nostre conoscenze?**
Le fonti sono **parziali** e spesso filtrate dallo sguardo delle **élites**; per questo gli **scavi recenti** sugli spazi modesti — alloggi servili, botteghe, soppalchi — sono cruciali per restituire **voci, gesti e oggetti** della maggioranza silenziosa.

![Schiavi, Liberti e il lavoro forzato nell'ultima Pompei](https://www.pompeionline.net/images/infografiche/Gli_Schiavi_di_Pompei720.jpg "Schiavi, Liberti e il lavoro forzato nell'ultima Pompei")

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   Dettagli   Scritto da Pompei Online   Disponibile anche in: [![English (UK)](https://www.pompeionline.net/media/mod_languages/images/en.gif "English (UK)")](https://www.pompeionline.net/en/archaeological-park-of-pompeii/pompeian-curiosities/the-life-of-slaves-in-pompeii)    Ultima modifica: 17 Luglio 2026

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