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E’ l’essere umano, nudo, che si mette a confronto con i problemi quotidiani, con un mondo che non lascia alcuna tregua e/o spazio al nulla, ma crea se stesso, la propria vita, è artefice con il pensiero e con l’azione del proprio destino, sempre in cerca di nuovi orizzonti da raggiungere, mai soddisfatto di quello che si è se non in funzione della costruzione di un futuro da protagonista assoluto dell’universo, della storia, e lo rende padrone del tempo. L’arte di Tiberio Gracco è perciò un’arte pensante, agente, che costringe alla riflessione. I suoi colori puri, gravidi e carichi di pensiero, sono il medium attraverso cui l’artista pensa il mondo e lo rappresenta. Anche gli occhi chiusi delle sue figure prefigurano un mondo immaginato, che però può diventare realtà, deve diventare realtà. Non è un chiudersi in se stessi, ma un aprirsi alla riflessione, al pensiero pensante, al pensiero agente, al pensiero come progetto dell’esistenza, quindi si tratta di occhi che sanno e vogliono guardare al di là delle apparenze, al di là delle bende dell’effimero, del contingente, dei falsi miti e riti della nostra martoriata contemporaneità, per trovare e costruire un mondo diverso, più vero e più umano. Il suo è un percorso ventennale sulle ali del pensiero e dell’esistenza dell’uomo, una pittura che vibra di colori, con grumi e atomi colorati, ma sono grumi e atomi che racchiudono la verità dell’umanità, l’essenza vera e infinitesimale che ci riporta alle origini della stessa vita, cercando di coglierne l’alito primordiale che ha dato origine all’Universo. I suoi corpi e i suoi volti non sono misteriosi, ma sono il segno vivo di un mondo in cui ogni gesto, anche il minimo, è prepotentemente la firma di un attimo di vita che pulsa, vibra, interagisce con l’universalità di ogni individua esistenza.(...)
(...)Le forme dell’arte, delle cose e delle persone ritratte da Tiberio sono essenziali, geometricamente definite nei volumi e negli spazi, prive di sfumature e commistioni di colori perché quello che conta è la purezza, l’essenzialità. Si tratta di un vocabolario visivo tutto incentrato su colori primari e su volumi geometrici chiari e definiti, indice di grande attenzione progettuale verso il mondo: una proposta pittorica che vuole mettere in risalto la verità e non quello che si cela negli oscuri meandri del non essere.
Gerardo Pecci

Intanto Tiberio Gracco coglie nel divenire la condizione di “primordialità” perché a ciascun tempo corrisponde una crescita adeguata a fronteggiare un mistero sempre più vasto: il primitivismo del terzo millennio è testimonianza di più inclementi incertezze nelle conquiste delle più avanzate conquiste scientifiche e tecnologiche. La difficoltà di vivere in sintonia con l’universale armonia, che non può essere negata nella conquista degli elementinaturali organici e funzionali alla vita, rende gli uomini ostili, feroci, burattinai, esperti di mercificazioni, di mutilazioni, incapaci di liberarsi perfino dai piccoli nodi che diventano veri e propri cappi d’impiccagione. Intanto il tempo è identificabile oltre i sensi, oltre il mistero che ri-trova ciascuno di fronte al proprio crollo o molto più raramente di fronte alla propria elevazione. Tiberio Gracco sa che “l’uomo di pena” può testimoniare la nuda condizione umana e il rapporto d’amore oltre i condizionamenti delle ricorrenti illusioni. Intanto sono proprio queste a tenere il gioco e il rischio dei confini del nulla dissolve l’uomo-universo tra continue riduzioni in cui il senso radicale miseria e isolamento svela il deserto proprio dove all’intelligenza si accende la speranza: è forse dell’uomo, sua sola ricchezza, la possibilità-necessità di ritrovarsi?
Angelo Calabrese

Museo Gracco - Via Diomede, 8 Pompei (Na)
Ingresso libero
Per prenotazioni: Tel 081 861 3784 - Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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