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title: "Villa di Diomede  - Pompei Online"
description: "Villa suburbana attribuita a M. Arrius Diomedes, liberto la cui tomba è difronte all'ingresso monumentale della villa, situata in Via dei Sepolcri n.24."
url: "https://www.pompeionline.net/edifici/area-suburbana/pompei-villa-di-diomede"
date: "2026-09-08T20:14:43+00:00"
language: "it-IT"
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#  Villa di Diomede

 ![](https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/f/f1/Antigua_ciudad_de_Pompeya%2C_Italia%2C_2023-03-27%2C_DD_176.jpg) [Diego Delso](https://commons.wikimedia.org/wiki/File:Antigua_ciudad_de_Pompeya,_Italia,_2023-03-27,_DD_176.jpg), [CC BY-SA 4.0](https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0), via Wikimedia Commons La **Villa di Diomede** è una delle più grandi e spettacolari residenze suburbane di Pompei.

Sorge fuori dalle mura della città, lungo la **Via dei Sepolcri**, poco oltre Porta Ercolano e lungo il percorso che conduce verso la Villa dei Misteri.

Con una superficie superiore ai **3.500 metri quadrati**, articolata su più terrazze e tre livelli degradanti verso l'antica linea di costa, la villa rappresenta uno degli esempi più monumentali di residenza aristocratica conservati nell'area pompeiana.

Giardini, peristili, sale per il banchetto, un settore termale privato, terrazze panoramiche, una grande piscina e un vasto criptoportico trasformavano l'edificio in una vera villa di lusso affacciata sul paesaggio del Golfo di Napoli.

La sua storia è però legata anche a uno dei ritrovamenti più drammatici dei primi scavi di Pompei: nel complesso furono rinvenute numerose vittime dell'eruzione del 79 d.C., alcune delle quali avevano cercato rifugio nei sotterranei della villa.

### Una villa fuori dalle mura

La Villa di Diomede apparteneva al paesaggio suburbano che si sviluppava oltre **Porta Ercolano**.

Uscendo dalla città si percorreva una strada fiancheggiata da monumenti funerari appartenenti ad alcune delle famiglie più importanti di Pompei.

Più avanti comparivano grandi proprietà residenziali e agricole.

La posizione della villa era quindi molto diversa da quella di una normale domus urbana.

All'interno delle mura lo spazio era limitato e le case si trovavano inserite in isolati densamente edificati.

Fuori dalla città una famiglia ricca poteva invece disporre di un terreno molto più vasto, sfruttare il pendio e costruire terrazze, giardini e ambienti panoramici rivolti verso il mare.

### Un panorama completamente diverso da quello attuale

Nel 79 d.C. la linea di costa era molto più vicina a Pompei.

Dalle terrazze della villa lo sguardo poteva estendersi sulla pianura e verso il **Golfo di Napoli**.

Questa relazione con il paesaggio era uno degli elementi fondamentali del progetto architettonico.

La villa non era semplicemente costruita sopra un pendio: era progettata per sfruttarlo.

Gli ambienti residenziali più prestigiosi, i giardini e le terrazze erano disposti in modo da creare prospettive aperte verso il territorio circostante.

Il paesaggio diventava così parte integrante della stessa architettura.

### Perché si chiama Villa di Diomede

Il nome con cui conosciamo oggi l'edificio è moderno.

Di fronte all'ingresso della villa si trova un monumento funerario attribuito a **Marcus Arrius Diomedes**.

Da questa vicinanza gli scavatori conclusero che l'uomo potesse essere anche il proprietario della grande residenza.

Da allora l'edificio è conosciuto come Villa di Diomede.

L'associazione è possibile, ma **non possediamo una prova definitiva che Marcus Arrius Diomedes fosse realmente il proprietario della villa**.

È quindi preferibile considerare “Villa di Diomede” come il nome tradizionale dell'edificio piuttosto che come un'identificazione certa del suo antico proprietario.

### Una storia lunga oltre due secoli

La villa non venne costruita tutta nello stesso momento.

Le ricerche archeologiche moderne hanno individuato almeno **sei grandi fasi edilizie**.

Il primo nucleo monumentale risale alla **metà del II secolo a.C.**

Nei decenni e nei secoli successivi l'edificio venne ampliato, modificato e adattato alle esigenze dei diversi proprietari.

Nuove stanze furono costruite, altre cambiarono funzione e l'intero complesso venne progressivamente esteso lungo il pendio.

L'ultima grande fase di lavori appartiene agli anni successivi al **terremoto del 62 d.C.**

Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., la villa era quindi il risultato di più di due secoli di trasformazioni.

### Tre livelli degradanti verso il mare

Una delle caratteristiche più spettacolari della Villa di Diomede è l'organizzazione su **tre differenti livelli**.

Il nucleo superiore era quello maggiormente collegato alla strada e comprendeva gli ambienti residenziali più importanti.

Più in basso si sviluppava il grande giardino porticato.

Sotto la terrazza del giardino correva infine un vastissimo **criptoportico**, utilizzato anche come sostruzione per sostenere le strutture superiori.

La disposizione permetteva agli architetti di adattarsi alla forte pendenza del terreno e contemporaneamente di creare una successione scenografica di spazi.

### L'ingresso

A differenza della tradizionale casa pompeiana organizzata intorno a un atrio, entrando nella Villa di Diomede si raggiungeva quasi immediatamente un **peristilio**.

Questo elemento mostra già la particolare natura della residenza.

Il visitatore non entrava in una normale domus urbana, ma in un complesso nel quale portici e spazi aperti svolgevano un ruolo dominante.

Intorno al peristilio superiore erano distribuite alcune delle sale principali della villa.

### Il peristilio superiore

Il **peristilio superiore** costituiva il centro della zona residenziale.

Le colonne circondavano uno spazio aperto, mettendo in comunicazione i differenti ambienti della casa.

Da qui era possibile raggiungere sale di soggiorno, camere da letto, ambienti destinati al banchetto e il settore termale.

La disposizione permetteva alla luce e all'aria di raggiungere una parte considerevole della villa.

Allo stesso tempo il colonnato creava uno spazio elegante nel quale passeggiare al riparo dal sole.

### Il triclinio

Tra gli ambienti più importanti si trovava il **triclinio**, destinato ai banchetti.

Nella società romana il banchetto aveva una funzione sociale fondamentale.

Non era soltanto il momento del pasto.

Ricevere ospiti significava mostrare la ricchezza della casa, le decorazioni, il panorama, la qualità del servizio e la cultura del proprietario.

La posizione del triclinio nella Villa di Diomede permetteva di sfruttare la straordinaria vista sul paesaggio circostante.

Gli antichi ospiti potevano quindi mangiare affacciandosi idealmente verso il mare.

### Una villa per l'otium

La villa rappresentava perfettamente il concetto romano di **otium**.

Per le élite l'otium non significava semplicemente non lavorare.

Era il tempo dedicato alla lettura, alla conversazione, ai banchetti, alla contemplazione del paesaggio e alle relazioni sociali.

Giardini, portici e ambienti panoramici permettevano di vivere lontano dalla confusione della città pur rimanendo a brevissima distanza dal centro di Pompei.

La Villa di Diomede combinava quindi prestigio sociale, vita privata e rapporto con la natura.

### Le terme private

La villa disponeva anche di un proprio **quartiere termale**.

Avere terme all'interno della residenza rappresentava un notevole segno di ricchezza.

La maggior parte degli abitanti di Pompei frequentava infatti i grandi impianti pubblici, come le Terme Stabiane o le Terme del Foro.

Una famiglia aristocratica poteva invece permettersi di riprodurre nella propria casa una sequenza di ambienti riscaldati e freddi destinati al bagno.

Il settore termale della villa comprendeva diversi ambienti, impianti di servizio e un sistema per l'approvvigionamento dell'acqua.

### I sandali del caldarium

Uno dei particolari più curiosi del settore termale è la **soglia musiva del caldarium**, decorata con la rappresentazione di due sandali.

L'immagine richiama direttamente l'uso dell'ambiente.

Il caldarium era infatti la sala destinata al bagno caldo.

Il pavimento e le pareti potevano raggiungere temperature elevate grazie al sistema di riscaldamento.

La piccola decorazione dei sandali costituisce quindi un dettaglio quasi quotidiano all'interno di una villa altrimenti estremamente monumentale.

### Il cubicolo semicircolare

Tra gli ambienti più singolari della villa si trova un **cubicolo con alcova semicircolare**.

L'alcova poteva essere separata dal resto della stanza mediante una tenda.

Durante gli scavi furono individuati elementi collegati proprio al sistema utilizzato per sospenderla.

La soluzione permetteva di creare uno spazio più intimo all'interno della camera.

La presenza di ambienti così raffinati mostra quanto attenzione fosse riservata nella villa non soltanto alle grandi sale di rappresentanza, ma anche agli spazi privati.

### Pitture e decorazioni

La Villa di Diomede conservava importanti decorazioni appartenenti a differenti fasi della pittura pompeiana.

Alcuni ambienti possedevano pitture di **Secondo Stile**, nelle quali finte architetture e prospettive cercavano di superare visivamente i limiti delle pareti.

Altri furono successivamente rinnovati secondo il **Quarto Stile**, diffuso negli ultimi decenni prima dell'eruzione.

Il susseguirsi dei differenti stili riflette la lunga storia della villa.

Ogni generazione poteva rinnovare alcune stanze senza cancellare completamente le decorazioni precedenti.

### Il grande giardino inferiore

Una scala conduceva dal livello residenziale al grandissimo **giardino inferiore**.

Questo è uno degli spazi più spettacolari dell'intera villa.

Il giardino era circondato da un lungo porticato sostenuto da **diciassette colonne per lato**.

La regolarità del colonnato creava prospettive molto profonde.

Passeggiando sotto il portico, il proprietario e i suoi ospiti potevano godere contemporaneamente dell'ombra, del verde e della vista sul paesaggio.

Per dimensioni e concezione, questo settore supera ampiamente il normale giardino di una casa urbana.

### La piscina

Al centro del grande giardino si trovava una **piscina**.

La vasca aveva una forma articolata, con nicchie rettangolari e curve e un'estremità absidata.

L'acqua contribuiva in maniera fondamentale alla scenografia del giardino.

Rifletteva la luce e le colonne circostanti, rinfrescava l'ambiente e creava un forte contrasto con la vegetazione.

Giardino, piscina e portici formavano quindi un unico paesaggio artificiale accuratamente progettato.

### Il triclinio estivo

In asse con la piscina si trovava una **terrazza sopraelevata destinata al banchetto estivo**.

Il triclinio era probabilmente protetto da una pergola.

Durante la bella stagione gli ospiti potevano mangiare all'aperto, circondati dal giardino e con la piscina davanti.

L'esperienza doveva essere particolarmente scenografica.

Acqua, vegetazione, colonne e panorama trasformavano il banchetto in una vera rappresentazione della ricchezza del proprietario.

### Natura e architettura

Il grande giardino permette di comprendere quanto sofisticata fosse la progettazione delle ville romane.

La natura non era lasciata completamente libera.

Veniva organizzata attraverso portici, terrazze, vasche, pergolati e assi prospettici.

Il proprietario poteva così godere di un paesaggio apparentemente naturale ma in realtà attentamente progettato.

La Villa di Diomede rappresenta uno dei migliori esempi pompeiani di questo rapporto tra **architettura, acqua e giardino**.

### Il criptoportico

Sotto la terrazza del giardino correva un enorme **criptoportico**.

La struttura aveva una doppia funzione.

Dal punto di vista architettonico contribuiva a sostenere la terrazza superiore.

Allo stesso tempo offriva un vasto spazio coperto che poteva essere utilizzato come deposito e per differenti attività di servizio.

Questi lunghi corridoi sotterranei divennero però protagonisti della fase più tragica della storia della villa.

### Il rifugio durante l'eruzione

Quando il Vesuvio entrò in eruzione nel **79 d.C.**, diverse persone presenti nella villa cercarono rifugio nel criptoportico.

La scelta poteva sembrare inizialmente ragionevole.

Le robuste strutture sotterranee offrivano protezione dalla continua caduta di pomici che colpiva gli spazi aperti e provocava il crollo dei tetti.

Ma durante le successive fasi dell'eruzione anche questo rifugio divenne mortale.

I materiali vulcanici riuscirono a penetrare negli ambienti e nessuna delle persone rimaste all'interno riuscì a salvarsi.

### Le venti vittime del criptoportico

Il **12 dicembre 1772**, durante gli scavi diretti da Francesco La Vega, gli archeologi si trovarono davanti a una scena impressionante.

Nel criptoportico furono rinvenuti i resti di **venti persone**.

Il diario dello scavo registra diciotto adulti, un ragazzo e un bambino piccolo.

La disposizione dei corpi indicava che avevano cercato riparo insieme nel lungo ambiente sotterraneo.

Fu uno dei primi grandi ritrovamenti di vittime dell'eruzione nella storia degli scavi di Pompei.

In un'epoca nella quale non era ancora stata inventata la tecnica dei calchi, gli scavatori si trovarono davanti direttamente agli scheletri delle persone morte quasi diciassette secoli prima.

### Altre due vittime

Altre **due persone** furono rinvenute vicino a una porta collegata alla zona di servizio.

Una di queste portava con sé oggetti particolarmente preziosi: un **anello d'oro, una chiave d'argento e un gruppo di monete del valore complessivo di 1.356 sesterzi**.

In passato l'uomo è stato spesso identificato come il proprietario della villa e la seconda vittima come un servo.

È però più prudente evitare una identificazione certa.

Gli oggetti dimostrano che almeno una delle persone stava cercando di fuggire portando con sé denaro e beni preziosi.

### La chiave e il denaro

La presenza della chiave è particolarmente suggestiva.

Chi lasciava la propria abitazione durante l'eruzione non sapeva necessariamente che non sarebbe mai tornato.

Portare una chiave poteva significare pensare ancora a un ritorno dopo la fine dell'emergenza.

Anche le monete mostrano il tentativo di portare con sé qualcosa di utile nel caso fosse stato necessario vivere lontano dalla villa per qualche tempo.

Questi piccoli oggetti trasformano una catastrofe archeologica in una vicenda profondamente umana.

### L'eruzione vista da una villa suburbana

La posizione fuori dalle mura non garantì quindi alcuna sicurezza particolare.

Gli abitanti della villa affrontarono gli stessi problemi di chi si trovava all'interno della città.

La caduta delle pomici rendeva difficili gli spostamenti.

I tetti potevano crollare.

Le strade diventavano progressivamente impraticabili.

Le persone dovevano decidere se tentare la fuga o cercare riparo.

Le vittime della Villa di Diomede mostrano quanto rapidamente una grande residenza di lusso potesse trasformarsi in una trappola.

### Uno dei primi edifici scavati

La Villa di Diomede occupa anche un posto particolarmente importante nella **storia degli scavi di Pompei**.

Fu esplorata tra il **1771 e il 1774**, sotto la direzione di **Francesco La Vega**.

Era quindi già conosciuta molti decenni prima che grandi settori della città fossero portati alla luce.

La monumentalità degli spazi, la posizione panoramica e il ritrovamento delle vittime la resero rapidamente una delle tappe più celebri del sito archeologico.

### Una meta del Grand Tour

Tra Settecento e Ottocento Pompei divenne una tappa fondamentale del **Grand Tour**, il viaggio culturale attraverso l'Italia compiuto da aristocratici, artisti, scrittori e studiosi europei.

La Villa di Diomede era uno dei monumenti che i visitatori desideravano assolutamente vedere.

La grande terrazza e il giardino offrivano un'immagine particolarmente romantica della città antica.

Numerosi viaggiatori lasciarono persino **graffiti con il proprio nome** sulle pareti.

Tra questi viene ricordato anche il futuro statista italiano **Camillo Benso, conte di Cavour**.

Oggi incidere il proprio nome su un monumento sarebbe naturalmente considerato un grave danneggiamento; nell'Ottocento questo comportamento era purtroppo molto più comune.

### Pompei nell'immaginario romantico

La villa esercitò un'enorme influenza anche sulla letteratura.

Lo scrittore francese **Théophile Gautier** ambientò qui parte del racconto *Arria Marcella*, pubblicato nel 1852.

Nella storia un giovane visitatore di Pompei viene trasportato in una città antica che sembra improvvisamente tornare in vita.

La Villa di Diomede diventa uno degli scenari attraverso i quali passato e presente si sovrappongono.

Il racconto testimonia quanto le rovine pompeiane avessero ormai conquistato l'immaginazione europea.

### I restauri antichi

Essendo stata scavata molto presto, la villa ha subito anche una lunga storia di **restauri moderni**.

Tra XVIII, XIX e XX secolo furono ricostruite o consolidate diverse parti dell'edificio.

Gli interventi rispondevano ai criteri di conservazione delle rispettive epoche e non sempre utilizzavano i metodi che adotteremmo oggi.

Per gli archeologi moderni è quindi necessario distinguere continuamente le strutture realmente antiche dalle ricostruzioni effettuate dopo lo scavo.

La Villa di Diomede è così anche un documento della storia del restauro archeologico.

### Le nuove ricerche dal 2012

Dal **2012** la villa è al centro di un grande progetto internazionale e multidisciplinare di ricerca.

Gli studiosi hanno realizzato un modello fotogrammetrico tridimensionale ad altissima precisione, utilizzando fotografie, rilievi e immagini ottenute anche tramite drone.

Il modello 3D permette di studiare contemporaneamente l'architettura, le differenti fasi costruttive e gli interventi di restauro moderni.

Le tecnologie digitali consentono così di analizzare l'edificio in modi che sarebbero stati impossibili per gli archeologi del Settecento e dell'Ottocento.

### Sei grandi fasi edilizie

Uno dei risultati più importanti delle ricerche è stato il riconoscimento di **sei grandi cantieri edilizi antichi**.

La prima fase risale alla metà del II secolo a.C.

Seguirono ampliamenti e trasformazioni che modificarono progressivamente la residenza.

L'ultima fase è collegata ai lavori compiuti dopo il terremoto del 62 d.C.

Questa sequenza dimostra che la Villa di Diomede non deve essere osservata come una fotografia immobile del 79.

Ogni muro e ogni ambiente possono appartenere a momenti differenti della sua lunga storia.

### Ricostruire virtualmente la villa del 79 d.C.

Le indagini moderne mirano anche a ricostruire virtualmente l'aspetto della villa poco prima dell'eruzione.

Il modello digitale integra:

- strutture conservate;
- antichi disegni;
- documentazione degli scavi;
- dati archeologici;
- analisi strutturali;
- tracce delle decorazioni.

Questo permette di restituire virtualmente pareti, coperture e ambienti oggi scomparsi.

La tecnologia non sostituisce l'archeologia, ma diventa uno strumento per mettere insieme informazioni provenienti da oltre due secoli di studi.

### Una villa da leggere nel paesaggio

La Villa di Diomede è particolarmente importante perché non può essere compresa osservando soltanto le singole stanze.

Il progetto architettonico dipende completamente dal **paesaggio**.

Dall'ingresso superiore il complesso scende progressivamente verso il grande giardino e verso il mare.

Le terrazze sfruttano la pendenza.

La piscina crea un asse visivo nel giardino.

Il portico inquadra il panorama.

Gli ambienti destinati al banchetto occupano posizioni privilegiate.

Tutta la villa è quindi costruita intorno al rapporto tra abitazione e territorio.

### Lusso e lavoro

Come ogni grande residenza antica, però, la villa non era abitata soltanto dai proprietari.

Per mantenere un complesso di oltre 3.500 metri quadrati erano necessari numerosi **schiavi e lavoratori**.

Qualcuno doveva cucinare, pulire le stanze, mantenere i giardini, occuparsi delle terme, dell'acqua e delle attività quotidiane.

Accanto agli ambienti monumentali esistevano quindi aree di servizio molto meno spettacolari ma essenziali.

La ricchezza della villa dipendeva dal lavoro di una comunità molto più ampia della sola famiglia proprietaria.

### Una delle grandi ville suburbane di Pompei

La **Villa di Diomede** appartiene allo stesso grande paesaggio suburbano della vicina Villa dei Misteri, ma possiede un carattere completamente diverso.

La Villa dei Misteri è celebre soprattutto per il grande ciclo pittorico dionisiaco.

La Villa di Diomede impressiona invece per la **scala architettonica, l'organizzazione su terrazze, il grande giardino e il rapporto spettacolare con l'antica costa**.

Le due ville mostrano insieme quanto ricca e articolata fosse la fascia suburbana che si estendeva fuori Porta Ercolano.

### Un monumento tra archeologia e memoria

Pochi edifici pompeiani riuniscono tante storie differenti.

La Villa di Diomede racconta la ricchezza delle élite dell'età sannitica e romana.

Racconta il piacere del giardino e del banchetto.

Conserva le tracce delle persone che cercarono rifugio durante l'eruzione.

Fu una delle prime grandi scoperte degli scavi borbonici.

Divenne una tappa del Grand Tour e uno scenario della letteratura romantica.

Oggi è anche un laboratorio per l'archeologia digitale e la ricostruzione tridimensionale.

Per dimensioni, storia e posizione panoramica, la **Villa di Diomede – Area suburbana** è quindi uno dei monumenti fondamentali per comprendere non soltanto la Pompei antica, ma anche il modo in cui la città sepolta è stata scoperta, restaurata, immaginata e studiata nel corso degli ultimi due secoli e mezzo.

###  Approfondimenti

[Pompeiiinpictures](http://pompeiiinpictures.com/pompeiiinpictures/rv/Villa%20Diomedes.htm) Immagini dettagliate dell'edificio

###  3D reconstruction

###  Map

![Pompeii Ruins: Villa di Diomede](https://www.pompeionline.net/pompeii/pianta/p4.gif)

   Dettagli   Scritto da Pompei Online    Ultima modifica: 06 Settembre 2026

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Giardini, peristili, sale per il banchetto, un settore termale privato, terrazze panoramiche, una grande piscina e un vasto criptoportico trasformavano l&#039;edificio in una vera villa di lusso affacciata sul paesaggio del Golfo di Napoli. La sua storia è però legata anche a uno dei ritrovamenti più drammatici dei primi scavi di Pompei: nel complesso furono rinvenute numerose vittime dell&#039;eruzione del 79 d.C., alcune delle quali avevano cercato rifugio nei sotterranei della villa. Una villa fuori dalle mura La Villa di Diomede apparteneva al paesaggio suburbano che si sviluppava oltre Porta Ercolano. Uscendo dalla città si percorreva una strada fiancheggiata da monumenti funerari appartenenti ad alcune delle famiglie più importanti di Pompei. Più avanti comparivano grandi proprietà residenziali e agricole. La posizione della villa era quindi molto diversa da quella di una normale domus urbana. All&#039;interno delle mura lo spazio era limitato e le case si trovavano inserite in isolati densamente edificati. Fuori dalla città una famiglia ricca poteva invece disporre di un terreno molto più vasto, sfruttare il pendio e costruire terrazze, giardini e ambienti panoramici rivolti verso il mare. Un panorama completamente diverso da quello attuale Nel 79 d.C. la linea di costa era molto più vicina a Pompei. Dalle terrazze della villa lo sguardo poteva estendersi sulla pianura e verso il Golfo di Napoli. Questa relazione con il paesaggio era uno degli elementi fondamentali del progetto architettonico. La villa non era semplicemente costruita sopra un pendio: era progettata per sfruttarlo. Gli ambienti residenziali più prestigiosi, i giardini e le terrazze erano disposti in modo da creare prospettive aperte verso il territorio circostante. Il paesaggio diventava così parte integrante della stessa architettura. Perché si chiama Villa di Diomede Il nome con cui conosciamo oggi l&#039;edificio è moderno. Di fronte all&#039;ingresso della villa si trova un monumento funerario attribuito a Marcus Arrius Diomedes. Da questa vicinanza gli scavatori conclusero che l&#039;uomo potesse essere anche il proprietario della grande residenza. Da allora l&#039;edificio è conosciuto come Villa di Diomede. L&#039;associazione è possibile, ma non possediamo una prova definitiva che Marcus Arrius Diomedes fosse realmente il proprietario della villa. È quindi preferibile considerare “Villa di Diomede” come il nome tradizionale dell&#039;edificio piuttosto che come un&#039;identificazione certa del suo antico proprietario. Una storia lunga oltre due secoli La villa non venne costruita tutta nello stesso momento. Le ricerche archeologiche moderne hanno individuato almeno sei grandi fasi edilizie. Il primo nucleo monumentale risale alla metà del II secolo a.C. Nei decenni e nei secoli successivi l&#039;edificio venne ampliato, modificato e adattato alle esigenze dei diversi proprietari. Nuove stanze furono costruite, altre cambiarono funzione e l&#039;intero complesso venne progressivamente esteso lungo il pendio. L&#039;ultima grande fase di lavori appartiene agli anni successivi al terremoto del 62 d.C. Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., la villa era quindi il risultato di più di due secoli di trasformazioni. Tre livelli degradanti verso il mare Una delle caratteristiche più spettacolari della Villa di Diomede è l&#039;organizzazione su tre differenti livelli. Il nucleo superiore era quello maggiormente collegato alla strada e comprendeva gli ambienti residenziali più importanti. Più in basso si sviluppava il grande giardino porticato. Sotto la terrazza del giardino correva infine un vastissimo criptoportico, utilizzato anche come sostruzione per sostenere le strutture superiori. La disposizione permetteva agli architetti di adattarsi alla forte pendenza del terreno e contemporaneamente di creare una successione scenografica di spazi. L&#039;ingresso A differenza della tradizionale casa pompeiana organizzata intorno a un atrio, entrando nella Villa di Diomede si raggiungeva quasi immediatamente un peristilio. Questo elemento mostra già la particolare natura della residenza. Il visitatore non entrava in una normale domus urbana, ma in un complesso nel quale portici e spazi aperti svolgevano un ruolo dominante. Intorno al peristilio superiore erano distribuite alcune delle sale principali della villa. Il peristilio superiore Il peristilio superiore costituiva il centro della zona residenziale. Le colonne circondavano uno spazio aperto, mettendo in comunicazione i differenti ambienti della casa. Da qui era possibile raggiungere sale di soggiorno, camere da letto, ambienti destinati al banchetto e il settore termale. 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La presenza di ambienti così raffinati mostra quanto attenzione fosse riservata nella villa non soltanto alle grandi sale di rappresentanza, ma anche agli spazi privati. Pitture e decorazioni La Villa di Diomede conservava importanti decorazioni appartenenti a differenti fasi della pittura pompeiana. Alcuni ambienti possedevano pitture di Secondo Stile, nelle quali finte architetture e prospettive cercavano di superare visivamente i limiti delle pareti. Altri furono successivamente rinnovati secondo il Quarto Stile, diffuso negli ultimi decenni prima dell&#039;eruzione. Il susseguirsi dei differenti stili riflette la lunga storia della villa. Ogni generazione poteva rinnovare alcune stanze senza cancellare completamente le decorazioni precedenti. Il grande giardino inferiore Una scala conduceva dal livello residenziale al grandissimo giardino inferiore. Questo è uno degli spazi più spettacolari dell&#039;intera villa. Il giardino era circondato da un lungo porticato sostenuto da diciassette colonne per lato. La regolarità del colonnato creava prospettive molto profonde. Passeggiando sotto il portico, il proprietario e i suoi ospiti potevano godere contemporaneamente dell&#039;ombra, del verde e della vista sul paesaggio. Per dimensioni e concezione, questo settore supera ampiamente il normale giardino di una casa urbana. La piscina Al centro del grande giardino si trovava una piscina. La vasca aveva una forma articolata, con nicchie rettangolari e curve e un&#039;estremità absidata. L&#039;acqua contribuiva in maniera fondamentale alla scenografia del giardino. Rifletteva la luce e le colonne circostanti, rinfrescava l&#039;ambiente e creava un forte contrasto con la vegetazione. Giardino, piscina e portici formavano quindi un unico paesaggio artificiale accuratamente progettato. Il triclinio estivo In asse con la piscina si trovava una terrazza sopraelevata destinata al banchetto estivo. 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Dal punto di vista architettonico contribuiva a sostenere la terrazza superiore. Allo stesso tempo offriva un vasto spazio coperto che poteva essere utilizzato come deposito e per differenti attività di servizio. Questi lunghi corridoi sotterranei divennero però protagonisti della fase più tragica della storia della villa. Il rifugio durante l&#039;eruzione Quando il Vesuvio entrò in eruzione nel 79 d.C., diverse persone presenti nella villa cercarono rifugio nel criptoportico. La scelta poteva sembrare inizialmente ragionevole. Le robuste strutture sotterranee offrivano protezione dalla continua caduta di pomici che colpiva gli spazi aperti e provocava il crollo dei tetti. Ma durante le successive fasi dell&#039;eruzione anche questo rifugio divenne mortale. I materiali vulcanici riuscirono a penetrare negli ambienti e nessuna delle persone rimaste all&#039;interno riuscì a salvarsi. Le venti vittime del criptoportico Il 12 dicembre 1772, durante gli scavi diretti da Francesco La Vega, gli archeologi si trovarono davanti a una scena impressionante. Nel criptoportico furono rinvenuti i resti di venti persone. Il diario dello scavo registra diciotto adulti, un ragazzo e un bambino piccolo. La disposizione dei corpi indicava che avevano cercato riparo insieme nel lungo ambiente sotterraneo. Fu uno dei primi grandi ritrovamenti di vittime dell&#039;eruzione nella storia degli scavi di Pompei. In un&#039;epoca nella quale non era ancora stata inventata la tecnica dei calchi, gli scavatori si trovarono davanti direttamente agli scheletri delle persone morte quasi diciassette secoli prima. Altre due vittime Altre due persone furono rinvenute vicino a una porta collegata alla zona di servizio. Una di queste portava con sé oggetti particolarmente preziosi: un anello d&#039;oro, una chiave d&#039;argento e un gruppo di monete del valore complessivo di 1.356 sesterzi. 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Gli abitanti della villa affrontarono gli stessi problemi di chi si trovava all&#039;interno della città. La caduta delle pomici rendeva difficili gli spostamenti. I tetti potevano crollare. Le strade diventavano progressivamente impraticabili. Le persone dovevano decidere se tentare la fuga o cercare riparo. Le vittime della Villa di Diomede mostrano quanto rapidamente una grande residenza di lusso potesse trasformarsi in una trappola. Uno dei primi edifici scavati La Villa di Diomede occupa anche un posto particolarmente importante nella storia degli scavi di Pompei. Fu esplorata tra il 1771 e il 1774, sotto la direzione di Francesco La Vega. Era quindi già conosciuta molti decenni prima che grandi settori della città fossero portati alla luce. La monumentalità degli spazi, la posizione panoramica e il ritrovamento delle vittime la resero rapidamente una delle tappe più celebri del sito archeologico. Una meta del Grand Tour Tra Settecento e Ottocento Pompei divenne una tappa fondamentale del Grand Tour, il viaggio culturale attraverso l&#039;Italia compiuto da aristocratici, artisti, scrittori e studiosi europei. La Villa di Diomede era uno dei monumenti che i visitatori desideravano assolutamente vedere. La grande terrazza e il giardino offrivano un&#039;immagine particolarmente romantica della città antica. Numerosi viaggiatori lasciarono persino graffiti con il proprio nome sulle pareti. Tra questi viene ricordato anche il futuro statista italiano Camillo Benso, conte di Cavour. Oggi incidere il proprio nome su un monumento sarebbe naturalmente considerato un grave danneggiamento; nell&#039;Ottocento questo comportamento era purtroppo molto più comune. Pompei nell&#039;immaginario romantico La villa esercitò un&#039;enorme influenza anche sulla letteratura. Lo scrittore francese Théophile Gautier ambientò qui parte del racconto Arria Marcella, pubblicato nel 1852. Nella storia un giovane visitatore di Pompei viene trasportato in una città antica che sembra improvvisamente tornare in vita. La Villa di Diomede diventa uno degli scenari attraverso i quali passato e presente si sovrappongono. Il racconto testimonia quanto le rovine pompeiane avessero ormai conquistato l&#039;immaginazione europea. I restauri antichi Essendo stata scavata molto presto, la villa ha subito anche una lunga storia di restauri moderni. Tra XVIII, XIX e XX secolo furono ricostruite o consolidate diverse parti dell&#039;edificio. Gli interventi rispondevano ai criteri di conservazione delle rispettive epoche e non sempre utilizzavano i metodi che adotteremmo oggi. Per gli archeologi moderni è quindi necessario distinguere continuamente le strutture realmente antiche dalle ricostruzioni effettuate dopo lo scavo. La Villa di Diomede è così anche un documento della storia del restauro archeologico. Le nuove ricerche dal 2012 Dal 2012 la villa è al centro di un grande progetto internazionale e multidisciplinare di ricerca. Gli studiosi hanno realizzato un modello fotogrammetrico tridimensionale ad altissima precisione, utilizzando fotografie, rilievi e immagini ottenute anche tramite drone. Il modello 3D permette di studiare contemporaneamente l&#039;architettura, le differenti fasi costruttive e gli interventi di restauro moderni. Le tecnologie digitali consentono così di analizzare l&#039;edificio in modi che sarebbero stati impossibili per gli archeologi del Settecento e dell&#039;Ottocento. Sei grandi fasi edilizie Uno dei risultati più importanti delle ricerche è stato il riconoscimento di sei grandi cantieri edilizi antichi. La prima fase risale alla metà del II secolo a.C. Seguirono ampliamenti e trasformazioni che modificarono progressivamente la residenza. L&#039;ultima fase è collegata ai lavori compiuti dopo il terremoto del 62 d.C. Questa sequenza dimostra che la Villa di Diomede non deve essere osservata come una fotografia immobile del 79. Ogni muro e ogni ambiente possono appartenere a momenti differenti della sua lunga storia. Ricostruire virtualmente la villa del 79 d.C. Le indagini moderne mirano anche a ricostruire virtualmente l&#039;aspetto della villa poco prima dell&#039;eruzione. Il modello digitale integra: strutture conservate; antichi disegni; documentazione degli scavi; dati archeologici; analisi strutturali; tracce delle decorazioni. Questo permette di restituire virtualmente pareti, coperture e ambienti oggi scomparsi. La tecnologia non sostituisce l&#039;archeologia, ma diventa uno strumento per mettere insieme informazioni provenienti da oltre due secoli di studi. Una villa da leggere nel paesaggio La Villa di Diomede è particolarmente importante perché non può essere compresa osservando soltanto le singole stanze. Il progetto architettonico dipende completamente dal paesaggio. 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Giardini, peristili, sale per il banchetto, un settore termale privato, terrazze panoramiche, una grande piscina e un vasto criptoportico trasformavano l'edificio in una vera villa di lusso affacciata sul paesaggio del Golfo di Napoli. La sua storia è però legata anche a uno dei ritrovamenti più drammatici dei primi scavi di Pompei: nel complesso furono rinvenute numerose vittime dell'eruzione del 79 d.C., alcune delle quali avevano cercato rifugio nei sotterranei della villa. Una villa fuori dalle mura La Villa di Diomede apparteneva al paesaggio suburbano che si sviluppava oltre Porta Ercolano. Uscendo dalla città si percorreva una strada fiancheggiata da monumenti funerari appartenenti ad alcune delle famiglie più importanti di Pompei. Più avanti comparivano grandi proprietà residenziali e agricole. La posizione della villa era quindi molto diversa da quella di una normale domus urbana. All'interno delle mura lo spazio era limitato e le case si trovavano inserite in isolati densamente edificati. Fuori dalla città una famiglia ricca poteva invece disporre di un terreno molto più vasto, sfruttare il pendio e costruire terrazze, giardini e ambienti panoramici rivolti verso il mare. Un panorama completamente diverso da quello attuale Nel 79 d.C. la linea di costa era molto più vicina a Pompei. Dalle terrazze della villa lo sguardo poteva estendersi sulla pianura e verso il Golfo di Napoli. Questa relazione con il paesaggio era uno degli elementi fondamentali del progetto architettonico. La villa non era semplicemente costruita sopra un pendio: era progettata per sfruttarlo. Gli ambienti residenziali più prestigiosi, i giardini e le terrazze erano disposti in modo da creare prospettive aperte verso il territorio circostante. Il paesaggio diventava così parte integrante della stessa architettura. Perché si chiama Villa di Diomede Il nome con cui conosciamo oggi l'edificio è moderno. Di fronte all'ingresso della villa si trova un monumento funerario attribuito a Marcus Arrius Diomedes. Da questa vicinanza gli scavatori conclusero che l'uomo potesse essere anche il proprietario della grande residenza. Da allora l'edificio è conosciuto come Villa di Diomede. L'associazione è possibile, ma non possediamo una prova definitiva che Marcus Arrius Diomedes fosse realmente il proprietario della villa. È quindi preferibile considerare “Villa di Diomede” come il nome tradizionale dell'edificio piuttosto che come un'identificazione certa del suo antico proprietario. Una storia lunga oltre due secoli La villa non venne costruita tutta nello stesso momento. Le ricerche archeologiche moderne hanno individuato almeno sei grandi fasi edilizie. Il primo nucleo monumentale risale alla metà del II secolo a.C. Nei decenni e nei secoli successivi l'edificio venne ampliato, modificato e adattato alle esigenze dei diversi proprietari. Nuove stanze furono costruite, altre cambiarono funzione e l'intero complesso venne progressivamente esteso lungo il pendio. L'ultima grande fase di lavori appartiene agli anni successivi al terremoto del 62 d.C. Quando il Vesuvio eruttò nel 79 d.C., la villa era quindi il risultato di più di due secoli di trasformazioni. Tre livelli degradanti verso il mare Una delle caratteristiche più spettacolari della Villa di Diomede è l'organizzazione su tre differenti livelli. Il nucleo superiore era quello maggiormente collegato alla strada e comprendeva gli ambienti residenziali più importanti. Più in basso si sviluppava il grande giardino porticato. Sotto la terrazza del giardino correva infine un vastissimo criptoportico, utilizzato anche come sostruzione per sostenere le strutture superiori. La disposizione permetteva agli architetti di adattarsi alla forte pendenza del terreno e contemporaneamente di creare una successione scenografica di spazi. L'ingresso A differenza della tradizionale casa pompeiana organizzata intorno a un atrio, entrando nella Villa di Diomede si raggiungeva quasi immediatamente un peristilio. Questo elemento mostra già la particolare natura della residenza. Il visitatore non entrava in una normale domus urbana, ma in un complesso nel quale portici e spazi aperti svolgevano un ruolo dominante. Intorno al peristilio superiore erano distribuite alcune delle sale principali della villa. Il peristilio superiore Il peristilio superiore costituiva il centro della zona residenziale. Le colonne circondavano uno spazio aperto, mettendo in comunicazione i differenti ambienti della casa. Da qui era possibile raggiungere sale di soggiorno, camere da letto, ambienti destinati al banchetto e il settore termale. La disposizione permetteva alla luce e all'aria di raggiungere una parte considerevole della villa. Allo stesso tempo il colonnato creava uno spazio elegante nel quale passeggiare al riparo dal sole. Il triclinio Tra gli ambienti più importanti si trovava il triclinio, destinato ai banchetti. Nella società romana il banchetto aveva una funzione sociale fondamentale. Non era soltanto il momento del pasto. Ricevere ospiti significava mostrare la ricchezza della casa, le decorazioni, il panorama, la qualità del servizio e la cultura del proprietario. La posizione del triclinio nella Villa di Diomede permetteva di sfruttare la straordinaria vista sul paesaggio circostante. Gli antichi ospiti potevano quindi mangiare affacciandosi idealmente verso il mare. Una villa per l'otium La villa rappresentava perfettamente il concetto romano di otium. Per le élite l'otium non significava semplicemente non lavorare. Era il tempo dedicato alla lettura, alla conversazione, ai banchetti, alla contemplazione del paesaggio e alle relazioni sociali. Giardini, portici e ambienti panoramici permettevano di vivere lontano dalla confusione della città pur rimanendo a brevissima distanza dal centro di Pompei. La Villa di Diomede combinava quindi prestigio sociale, vita privata e rapporto con la natura. Le terme private La villa disponeva anche di un proprio quartiere termale. Avere terme all'interno della residenza rappresentava un notevole segno di ricchezza. La maggior parte degli abitanti di Pompei frequentava infatti i grandi impianti pubblici, come le Terme Stabiane o le Terme del Foro. Una famiglia aristocratica poteva invece permettersi di riprodurre nella propria casa una sequenza di ambienti riscaldati e freddi destinati al bagno. Il settore termale della villa comprendeva diversi ambienti, impianti di servizio e un sistema per l'approvvigionamento dell'acqua. I sandali del caldarium Uno dei particolari più curiosi del settore termale è la soglia musiva del caldarium, decorata con la rappresentazione di due sandali. L'immagine richiama direttamente l'uso dell'ambiente. Il caldarium era infatti la sala destinata al bagno caldo. Il pavimento e le pareti potevano raggiungere temperature elevate grazie al sistema di riscaldamento. La piccola decorazione dei sandali costituisce quindi un dettaglio quasi quotidiano all'interno di una villa altrimenti estremamente monumentale. Il cubicolo semicircolare Tra gli ambienti più singolari della villa si trova un cubicolo con alcova semicircolare. L'alcova poteva essere separata dal resto della stanza mediante una tenda. Durante gli scavi furono individuati elementi collegati proprio al sistema utilizzato per sospenderla. La soluzione permetteva di creare uno spazio più intimo all'interno della camera. La presenza di ambienti così raffinati mostra quanto attenzione fosse riservata nella villa non soltanto alle grandi sale di rappresentanza, ma anche agli spazi privati. Pitture e decorazioni La Villa di Diomede conservava importanti decorazioni appartenenti a differenti fasi della pittura pompeiana. Alcuni ambienti possedevano pitture di Secondo Stile, nelle quali finte architetture e prospettive cercavano di superare visivamente i limiti delle pareti. Altri furono successivamente rinnovati secondo il Quarto Stile, diffuso negli ultimi decenni prima dell'eruzione. Il susseguirsi dei differenti stili riflette la lunga storia della villa. Ogni generazione poteva rinnovare alcune stanze senza cancellare completamente le decorazioni precedenti. Il grande giardino inferiore Una scala conduceva dal livello residenziale al grandissimo giardino inferiore. Questo è uno degli spazi più spettacolari dell'intera villa. Il giardino era circondato da un lungo porticato sostenuto da diciassette colonne per lato. La regolarità del colonnato creava prospettive molto profonde. Passeggiando sotto il portico, il proprietario e i suoi ospiti potevano godere contemporaneamente dell'ombra, del verde e della vista sul paesaggio. Per dimensioni e concezione, questo settore supera ampiamente il normale giardino di una casa urbana. La piscina Al centro del grande giardino si trovava una piscina. La vasca aveva una forma articolata, con nicchie rettangolari e curve e un'estremità absidata. L'acqua contribuiva in maniera fondamentale alla scenografia del giardino. Rifletteva la luce e le colonne circostanti, rinfrescava l'ambiente e creava un forte contrasto con la vegetazione. Giardino, piscina e portici formavano quindi un unico paesaggio artificiale accuratamente progettato. Il triclinio estivo In asse con la piscina si trovava una terrazza sopraelevata destinata al banchetto estivo. Il triclinio era probabilmente protetto da una pergola. Durante la bella stagione gli ospiti potevano mangiare all'aperto, circondati dal giardino e con la piscina davanti. L'esperienza doveva essere particolarmente scenografica. Acqua, vegetazione, colonne e panorama trasformavano il banchetto in una vera rappresentazione della ricchezza del proprietario. Natura e architettura Il grande giardino permette di comprendere quanto sofisticata fosse la progettazione delle ville romane. La natura non era lasciata completamente libera. Veniva organizzata attraverso portici, terrazze, vasche, pergolati e assi prospettici. Il proprietario poteva così godere di un paesaggio apparentemente naturale ma in realtà attentamente progettato. La Villa di Diomede rappresenta uno dei migliori esempi pompeiani di questo rapporto tra architettura, acqua e giardino. Il criptoportico Sotto la terrazza del giardino correva un enorme criptoportico. La struttura aveva una doppia funzione. Dal punto di vista architettonico contribuiva a sostenere la terrazza superiore. Allo stesso tempo offriva un vasto spazio coperto che poteva essere utilizzato come deposito e per differenti attività di servizio. Questi lunghi corridoi sotterranei divennero però protagonisti della fase più tragica della storia della villa. Il rifugio durante l'eruzione Quando il Vesuvio entrò in eruzione nel 79 d.C., diverse persone presenti nella villa cercarono rifugio nel criptoportico. La scelta poteva sembrare inizialmente ragionevole. Le robuste strutture sotterranee offrivano protezione dalla continua caduta di pomici che colpiva gli spazi aperti e provocava il crollo dei tetti. Ma durante le successive fasi dell'eruzione anche questo rifugio divenne mortale. I materiali vulcanici riuscirono a penetrare negli ambienti e nessuna delle persone rimaste all'interno riuscì a salvarsi. Le venti vittime del criptoportico Il 12 dicembre 1772, durante gli scavi diretti da Francesco La Vega, gli archeologi si trovarono davanti a una scena impressionante. Nel criptoportico furono rinvenuti i resti di venti persone. Il diario dello scavo registra diciotto adulti, un ragazzo e un bambino piccolo. La disposizione dei corpi indicava che avevano cercato riparo insieme nel lungo ambiente sotterraneo. Fu uno dei primi grandi ritrovamenti di vittime dell'eruzione nella storia degli scavi di Pompei. In un'epoca nella quale non era ancora stata inventata la tecnica dei calchi, gli scavatori si trovarono davanti direttamente agli scheletri delle persone morte quasi diciassette secoli prima. Altre due vittime Altre due persone furono rinvenute vicino a una porta collegata alla zona di servizio. Una di queste portava con sé oggetti particolarmente preziosi: un anello d'oro, una chiave d'argento e un gruppo di monete del valore complessivo di 1.356 sesterzi. In passato l'uomo è stato spesso identificato come il proprietario della villa e la seconda vittima come un servo. È però più prudente evitare una identificazione certa. Gli oggetti dimostrano che almeno una delle persone stava cercando di fuggire portando con sé denaro e beni preziosi. La chiave e il denaro La presenza della chiave è particolarmente suggestiva. Chi lasciava la propria abitazione durante l'eruzione non sapeva necessariamente che non sarebbe mai tornato. Portare una chiave poteva significare pensare ancora a un ritorno dopo la fine dell'emergenza. Anche le monete mostrano il tentativo di portare con sé qualcosa di utile nel caso fosse stato necessario vivere lontano dalla villa per qualche tempo. Questi piccoli oggetti trasformano una catastrofe archeologica in una vicenda profondamente umana. L'eruzione vista da una villa suburbana La posizione fuori dalle mura non garantì quindi alcuna sicurezza particolare. Gli abitanti della villa affrontarono gli stessi problemi di chi si trovava all'interno della città. La caduta delle pomici rendeva difficili gli spostamenti. I tetti potevano crollare. Le strade diventavano progressivamente impraticabili. Le persone dovevano decidere se tentare la fuga o cercare riparo. Le vittime della Villa di Diomede mostrano quanto rapidamente una grande residenza di lusso potesse trasformarsi in una trappola. Uno dei primi edifici scavati La Villa di Diomede occupa anche un posto particolarmente importante nella storia degli scavi di Pompei. Fu esplorata tra il 1771 e il 1774, sotto la direzione di Francesco La Vega. Era quindi già conosciuta molti decenni prima che grandi settori della città fossero portati alla luce. La monumentalità degli spazi, la posizione panoramica e il ritrovamento delle vittime la resero rapidamente una delle tappe più celebri del sito archeologico. Una meta del Grand Tour Tra Settecento e Ottocento Pompei divenne una tappa fondamentale del Grand Tour, il viaggio culturale attraverso l'Italia compiuto da aristocratici, artisti, scrittori e studiosi europei. La Villa di Diomede era uno dei monumenti che i visitatori desideravano assolutamente vedere. La grande terrazza e il giardino offrivano un'immagine particolarmente romantica della città antica. Numerosi viaggiatori lasciarono persino graffiti con il proprio nome sulle pareti. Tra questi viene ricordato anche il futuro statista italiano Camillo Benso, conte di Cavour. Oggi incidere il proprio nome su un monumento sarebbe naturalmente considerato un grave danneggiamento; nell'Ottocento questo comportamento era purtroppo molto più comune. Pompei nell'immaginario romantico La villa esercitò un'enorme influenza anche sulla letteratura. Lo scrittore francese Théophile Gautier ambientò qui parte del racconto Arria Marcella, pubblicato nel 1852. Nella storia un giovane visitatore di Pompei viene trasportato in una città antica che sembra improvvisamente tornare in vita. La Villa di Diomede diventa uno degli scenari attraverso i quali passato e presente si sovrappongono. Il racconto testimonia quanto le rovine pompeiane avessero ormai conquistato l'immaginazione europea. I restauri antichi Essendo stata scavata molto presto, la villa ha subito anche una lunga storia di restauri moderni. Tra XVIII, XIX e XX secolo furono ricostruite o consolidate diverse parti dell'edificio. Gli interventi rispondevano ai criteri di conservazione delle rispettive epoche e non sempre utilizzavano i metodi che adotteremmo oggi. Per gli archeologi moderni è quindi necessario distinguere continuamente le strutture realmente antiche dalle ricostruzioni effettuate dopo lo scavo. La Villa di Diomede è così anche un documento della storia del restauro archeologico. Le nuove ricerche dal 2012 Dal 2012 la villa è al centro di un grande progetto internazionale e multidisciplinare di ricerca. Gli studiosi hanno realizzato un modello fotogrammetrico tridimensionale ad altissima precisione, utilizzando fotografie, rilievi e immagini ottenute anche tramite drone. Il modello 3D permette di studiare contemporaneamente l'architettura, le differenti fasi costruttive e gli interventi di restauro moderni. Le tecnologie digitali consentono così di analizzare l'edificio in modi che sarebbero stati impossibili per gli archeologi del Settecento e dell'Ottocento. Sei grandi fasi edilizie Uno dei risultati più importanti delle ricerche è stato il riconoscimento di sei grandi cantieri edilizi antichi. La prima fase risale alla metà del II secolo a.C. Seguirono ampliamenti e trasformazioni che modificarono progressivamente la residenza. L'ultima fase è collegata ai lavori compiuti dopo il terremoto del 62 d.C. Questa sequenza dimostra che la Villa di Diomede non deve essere osservata come una fotografia immobile del 79. Ogni muro e ogni ambiente possono appartenere a momenti differenti della sua lunga storia. Ricostruire virtualmente la villa del 79 d.C. Le indagini moderne mirano anche a ricostruire virtualmente l'aspetto della villa poco prima dell'eruzione. Il modello digitale integra: strutture conservate; antichi disegni; documentazione degli scavi; dati archeologici; analisi strutturali; tracce delle decorazioni. Questo permette di restituire virtualmente pareti, coperture e ambienti oggi scomparsi. La tecnologia non sostituisce l'archeologia, ma diventa uno strumento per mettere insieme informazioni provenienti da oltre due secoli di studi. Una villa da leggere nel paesaggio La Villa di Diomede è particolarmente importante perché non può essere compresa osservando soltanto le singole stanze. Il progetto architettonico dipende completamente dal paesaggio. Dall'ingresso superiore il complesso scende progressivamente verso il grande giardino e verso il mare. Le terrazze sfruttano la pendenza. La piscina crea un asse visivo nel giardino. Il portico inquadra il panorama. Gli ambienti destinati al banchetto occupano posizioni privilegiate. Tutta la villa è quindi costruita intorno al rapporto tra abitazione e territorio. Lusso e lavoro Come ogni grande residenza antica, però, la villa non era abitata soltanto dai proprietari. Per mantenere un complesso di oltre 3.500 metri quadrati erano necessari numerosi schiavi e lavoratori. Qualcuno doveva cucinare, pulire le stanze, mantenere i giardini, occuparsi delle terme, dell'acqua e delle attività quotidiane. Accanto agli ambienti monumentali esistevano quindi aree di servizio molto meno spettacolari ma essenziali. La ricchezza della villa dipendeva dal lavoro di una comunità molto più ampia della sola famiglia proprietaria. Una delle grandi ville suburbane di Pompei La Villa di Diomede appartiene allo stesso grande paesaggio suburbano della vicina Villa dei Misteri, ma possiede un carattere completamente diverso. La Villa dei Misteri è celebre soprattutto per il grande ciclo pittorico dionisiaco. La Villa di Diomede impressiona invece per la scala architettonica, l'organizzazione su terrazze, il grande giardino e il rapporto spettacolare con l'antica costa. Le due ville mostrano insieme quanto ricca e articolata fosse la fascia suburbana che si estendeva fuori Porta Ercolano. Un monumento tra archeologia e memoria Pochi edifici pompeiani riuniscono tante storie differenti. La Villa di Diomede racconta la ricchezza delle élite dell'età sannitica e romana. Racconta il piacere del giardino e del banchetto. Conserva le tracce delle persone che cercarono rifugio durante l'eruzione. Fu una delle prime grandi scoperte degli scavi borbonici. 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