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La Doria SpA - Risultato economico 2006
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Pubblicato in marzo 2007
La Doria SpA - Angri: assenza di piccoli azionisti all'assemblea per
l'approvazione del bilancio 2005.
Pubblicato il 16 giugno 2006
Il 20 aprile 2006 si è tenuta l’assemblea ordinaria della società La
Doria SpA, con sede sociale ad Angri (Salerno), per l’approvazione
del bilancio di esercizio 2005.
La lettera agli azionisti informa: “I risultati economico-finanziari
del Gruppo La Doria nell’esercizio 2005 mostrano un buon
miglioramento della redditività operativa. Tale miglioramento
risulta tanto più soddisfacente poiché conseguito nel difficile
scenario macroeconomico e di settore caratterizzato da consumi
alimentari pressoché stagnanti, da un forte ribasso dei prezzi di
vendita dei derivati del pomodoro e dei succhi di frutta, ma anche
da una competizione sempre più accesa dovuta alla crescente
pressione della Grande Distribuzione e alla conseguente aggressività
dei competitors.”
“Il 2005 è stato un anno in cui il Gruppo La Doria ha concentrato i
propri sforzi nel perseguimento di un complesso processo di
consolidamento della crescita per linee esterne realizzata nell’anno
precedente. L’Azienda è stata infatti impegnata nell’integrazione
delle società Sanafrutta SpA e Confruit SpA, entrambe con sede a
Faenza (Ravenna), acquisite nel 2004 e volta allo sviluppo di
sinergie commerciali, produttive e logistiche e all’ottimizzazione
di costi.
Il Gruppo oggi appare decisamente più forte sul mercato domestico
delle “private labels” (marchi delle catene distributive) avendo
centrato l’obiettivo della massima valorizzazione delle relazioni
con la grande distribuzione, anche attraverso l’unificazione delle
reti commerciali di Confruit e de La Doria, a presidio di tutti i
segmenti di mercato (segmento “private labels”, segmento marca,
segmento convenienza).”
La lettera prosegue: “A distanza di due anni, il Gruppo è più
efficiente da un punto di vista industriale grazie alla profonda
razionalizzazione e alla specializzazione dei cinque siti produttivi
che insieme alla centralizzazione dei processi di approvvigionamento
e di distribuzione hanno consentito il raggiungimento di una
struttura di costo medio di produzione più competitiva rispetto al
passato.
A compimento del processo di integrazione di Confruit e Sanafrutta
si è operato poi, con effetti dal 1° gennaio 2006, una
razionalizzazione dell’assetto del Gruppo attraverso la fusione per
incorporazione delle due società controllate nella Capogruppo La
Doria che garantirà una razionalizzazione dei costi di struttura,
processi decisionali accentrati, snelli e rapidi.”
I ricavi consolidati del Gruppo La Doria al 31.12.2005 sono pari a
387,8 milioni di euro con un incremento del 2,3% rispetto
all’esercizio 2004. Il 66,6% del fatturato è sviluppato all’estero.
Il risultato operativo lordo e quello netto ammontano a 28,5 e a
16,3 milioni di euro, in aumento rispetto ai 24,7 e 14,3 milioni
registrati al 31.12.2004. Il margine operativo lordo e quello netto,
rapportati ai ricavi conseguiti, si attestano al 7,3% e al 4,2%
contro il 6,5% e il 3,8% rilevati alla fine del 2004.
L’utile netto 2005 è pari a 10,9 milioni di euro, rispetto ai 5
milioni del 2004. Il risultato 2005 è stato fortemente influenzato
dalla plusvalenza di 5,6 milioni di euro registrata da La Doria a
seguito della dismissione della partecipazione di minoranza (24,73%)
nella società Delfino SpA. Senza detta plusvalenza (non ripetibile)
il risultato netto del 2005 sarebbe stato in linea rispetto a quello
conseguito nell’anno precedente. In bilancio l’”incasso da vendita
partecipazioni” è riportato per 7,5 milioni di euro, da cui é
scaturita la plusvalenza di 5,6 milioni di euro.
La Doria nel corso del 2005 ha acquisito il 20% del capitale di
Sanafrutta SpA di Faenza, esercitando una opzione put/call, con
esborso di 3,856 milioni di euro. In tal modo ha portato al 100% la
partecipazione di controllo del relativo capitale, circostanza alla
base dell’operazione di fusione per incorporazione.
Nell’ambito del conto economico de La Doria la plusvalenza sulla
vendita Delfino SpA ha influenzato in maniera anomala e fuorviante
la dimensione della voce “gestione caratteristica” che, a seguito
della stessa plusvalenza, denota un “salto” a 15,8 milioni di euro
da 9,6 del 2004.
Gli “oneri finanziari netti” evidenziati dallo stesso conto
economico, da 4,782 milioni di euro del 2004 si riducono a 491.000
euro al 31.12.2005 creando, a primo impatto, incertezza valutativa
ed esigenza di approfondimento. Alla pagina 20 del bilancio, a tal
proposito si spiega: “La gestione finanziaria ha generato nell’anno
oneri finanziari netti per 491.000 euro, contro oneri di 4,8 milioni
totalizzati al 31 dicembre 2004. Come già citato, tali oneri
derivano essenzialmente dalla plusvalenza realizzata a seguito della
dismissione della partecipazione di minoranza detenuta dalla
Capogruppo nella Delfino SpA pari a 5,6 milioni di euro, plusvalenza
che in sede di risultati consolidati è stata in parte erosa dalla
presenza di interessi passivi per 5,6 milioni di euro e perdite su
cambi per circa 500.000 euro rilevate a seguito dell’applicazione
del principio IAS 39 alle operazioni di copertura cambio effettuate
dalla controllata LDH (La Doria) Ltd. In base a tale principio,
infatti, tali operazioni sono state rivalutate al cambio
euro/sterlina al 31 dicembre 2005, risultato più sfavorevole
rispetto al cambio utilizzato alla data di copertura, a seguito del
rafforzamento della moneta inglese.” A pag. 50 della nota
integrativa al bilancio si precisa: “Il Gruppo utilizza strumenti
derivati per gestire il rischio di variazione nei flussi di cassa
attesi relativamente ad operazioni contrattualmente definite (cash
flow hedge). Le operazioni a termine in valuta, poste in essere
all’interno della gestione del rischio di cambio e considerate di
copertura da un punto di vista operativo, sono considerate di
negoziazione e sono rilevate al fair value (valore corrente di
mercato) con contropartita al conto economico. L’attuale operatività
di “hedging” del Gruppo riguarda, quindi, operazioni di “cash flow
hedge” su rischio tassi per finanziamenti.”
La necessità del consolidamento dei dati gestionali certamente non
aiuta a comprendere in maniera spedita il risultato di sintesi della
delicata voce di bilancio che rende conto, tra l’altro, della
politica e delle scelte di natura finanziaria della società.
Il valore aggiunto, importante dato segnaletico, denota un
miglioramento nel 2005, adeguandosi a 61,9 milioni di euro rispetto
ai 58,9 milioni dell’anno precedente. Il relativo rapporto con il
fatturato sviluppato, risulta pari al 15,96% ( era il 15,56% nel
2004).
L’indebitamento complessivo del Gruppo registra una riduzione: i
247,7 milioni di euro del 2004 si adeguano a 246,1 milioni a fine
2005. La cessione della partecipazione in Delfino SpA ha portato
benefici per tale comparto. Da segnalare uno slittamento
significativo dei debiti finanziari dal breve al medio termine (per
l’esattezza minori passività correnti e maggiori passività non
correnti). I debiti finanziari con scadenza oltre i 12 mesi passano
dai 49,3 milioni di euro del 2004 ai 66,2 milioni a fine 2005. I
debiti finanziari da regolare nei 12 mesi, partendo dai 74,4 milioni
di euro del 2004 si riducono a 66,8 milioni a fine 2005. La
posizione finanziaria netta del Gruppo La Doria (indebitamento a
breve e medio/lungo termine, al netto della liquidità) presenta un
saldo passivo di 115,1 milioni di euro (116,3 a fine 2004).
Evidentemente la Società ha preordinato parte della provvista per
l’incremento della quota di partecipazione detenuta in Pomagro Srl -
Fisciano (Salerno) dal 56% al 100%, avvenuta nel febbraio 2006,
quindi di competenza del prossimo bilancio societario. L’operazione,
con controvalore pari a 5,5 milioni di euro, consentirà a La Doria
di rafforzarsi ulteriormente nell’ambito delle produzioni a più alto
valore aggiunto. Infatti, Pomagro produce polpe e pelati destinati
prevalentemente a clienti e mercati particolarmente esigenti in
termini di qualità, quali Giappone, Paesi Scandinavi e Gran
Bretagna.
I debiti commerciali dai 74,6 milioni di euro del 2004 si riducono a
63,7 milioni a fine 2005, come conseguenza - informano gli
amministratori – in parte di minori investimenti e in parte
dell’assenza di acquisti di frutta destinata alla produzione di
macedonia che è stata dimessa nel 2005.
La struttura patrimoniale e finanziaria al 31.12.2005 del Gruppo La
Doria evidenzia un capitale immobilizzato netto di 101,8 milioni di
euro, in decremento rispetto ai 109,2 registrati a fine 2004,
essenzialmente per la mancata considerazione delle azioni proprie in
portafoglio, pari a 6,8 milioni di euro, a seguito dell’applicazione
dei principi IAS/IFRS. Il valore di dette azioni è stato inserito
tra le “disponibilità liquide ed equivalenti” nell’ambito delle
“attività correnti”.
Il capitale di funzionamento o circolante (crediti commerciali,
scorte e crediti correnti al netto di debiti commerciali e debiti di
funzionamento) è passato a 140,9 milioni di euro dai 128,8 milioni
registrati a fine 2004. L’aumento è dovuto principalmente al
ridimensionamento dei debiti commerciali, per le ragioni già
richiamate innanzi.
Il capitale investito netto (capitale immobilizzato + capitale di
funzionamento, al netto di passività non correnti, TFR ed altri
fondi) risulta pari a 213,7 milioni di euro, in aumento rispetto ai
212,6 registrati a fine 2004.
Il patrimonio netto al 31.12.2005 è pari a 98,5 milioni di euro e si
confronta con i 96,3 milioni registrati alla fine dell’anno
precedente.
Guardando in prospettiva, con riferimento ai mercati in cui La Doria
opera, gli amministratori stimano una ripresa dei prezzi di vendita
dei succhi di frutta e dei derivati del pomodoro. Per questi ultimi,
si ritiene che la riduzione della produzione registrata durante la
campagna di trasformazione dell’estate 2005, determinerà un
innalzamento dei prezzi a partire dal terzo trimestre dell’anno in
corso, quando cioè si sarà assorbito l’alto livello delle scorte e
si sarà verificato un riequilibrio del mercato. I benefici derivanti
da questo riequilibrio saranno più evidenti nell’esercizio 2007,
anche perché si prevede che la campagna di trasformazione del
pomodoro dell’estate 2006 sarà caratterizzata da un’ulteriore
riduzione rispetto a quella del 2005.
L’assemblea degli azionisti ha approvato all’unanimità il bilancio
2005 del Gruppo La Doria, chiuso con un utile netto di 10,9 milioni
di euro, con l’opportuna precisazione sopra segnalata.
Agli azionisti sarà riconosciuto un dividendo di 4,442 centesimi di
euro per azione, con stacco della cedola n.10 il 29 maggio e
pagamento dal 1° giugno 2006.
Solo undici erano gli azionisti presenti in assemblea, di cui dieci
esponenti della famiglia Ferraioli che detiene il 70 per cento del
capitale della società; l’undicesimo – lo dico sottovoce anche per
la esiguità del pacchetto di azioni esibito – era il sottoscritto.
Di fatto è stata un’assemblea svolta in famiglia, pur alla presenza
di un notaio, di numerosi esponenti del mondo bancario, di
giornalisti ed addetti ai lavori.
Lo scarso numero di partecipanti è motivo di rammarico, circostanza
che ho inteso sottolineare in quella sede, coniugando detto
sentimento con la positiva valutazione della gestione aziendale. La
Doria di Angri è l’unica azienda con sede sociale ed operativa nel
Mezzogiorno quotata alla Borsa valori di Milano e la partecipazione
all’assemblea per l’approvazione del relativo bilancio è
un’occasione importante per vivere un evento finanziario di rilievo
nazionale e per “vedere da vicino” una interessante realtà
industriale i cui soci nel 1995 ebbero il coraggio di fare il grande
passo, iscrivendo il proprio nome nel prestigioso listino di Piazza
Affari a Milano. Dico coraggio, poiché molti industriali italiani,
anche di grosso peso, si tengono alla larga dal listino ufficiale di
Borsa per non esporsi, evitando di rendere conto al grande pubblico
di investitori ed analisti finanziari delle scelte gestionali
operate, dei risultati registrati, della destinazione data agli
utili conseguiti, evitando di dover rispondere alla Consob -
Commissione nazionale che vigila su società quotate e borse - ma,
allo stesso tempo, rinunciando ad un’ampia visibilità della propria
azienda ed alle opportunità di agevole finanziamento dei programmi
di investimento.
E’ di questi giorni, ad esempio, la decisione dei fratelli Moratti
di quotare in borsa la società di famiglia Saras SpA, superando la
ritrosia di sempre e contando di poter incassare una considerevole
quantità di denaro mediante la cessione di una parte delle proprie
azioni, in un momento storico in cui il petrolio (oltre 70 $ per
barile) e tutto quanto gira intorno al mondo della raffinazione
registra valori mai visti in passato.
La scarsa partecipazione di piccoli azionisti alle assemblee di
società quotate in borsa è riconducibile, in linea generale, alla
mancanza di specifica cultura finanziaria e di adeguata
comunicazione. I giovani studenti, in particolare, avrebbero molto
da apprendere presenziando ad un’assemblea di bilancio di una
società quotata in Borsa. Sarebbe un’esperienza di grande momento
conoscitivo e formativo. Gli Istituti tecnico-commerciali, le
Università con corsi di laurea in economia (tra esse Napoli e
Fisciano) dovrebbero sollecitare in tal senso gli studenti,
invogliandoli a partecipare alle assemblee di società quotate, nel
nostro caso La Doria, consentendo loro di cogliere una preziosa
opportunità.
L’investitore non è più obbligato a comprare un “lotto minimo” di
azioni quotate in Borsa, che potrebbe richiedere, comunque, uno
sforzo finanziario non sostenibile da parte di un giovane studente;
oggi è possibile comprare anche un solo titolo azionario
dell’azienda prescelta (il costo di una azione La Doria, ad esempio,
è di circa 2,5 euro).
Le banche potrebbero contribuire alla crescita culturale in campo
economico e finanziario di giovani studenti e professionisti,
agevolandoli nell’acquisto di titoli azionari, anche in quantità
minima, evitandogli i costi connessi alla tenuta del conto di
deposito. In tal modo propizierebbero anche una migliore conoscenza
e valorizzazione della rete di aziende italiane ed una più avveduta
gestione del risparmio. Sarebbero ripagate con un miglioramento
della loro immagine complessiva e con la riconoscenza dei giovani
clienti che, in tal modo, si avvicinano al mondo bancario.
Dott. Sàntolo Cannavale
Via Lorenzo Fava, 33,
84014 Nocera Inferiore (Sa)
www.santolocannavale.it
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